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L'urlo dell'anziana madre ai funerali del sindacalista Salvatore Carnevale, ucciso a Sciara nel 1955 (Enzo Brai / Mondadori Portfolio) 

Camilleri: io e Sciascia, a ciascuno il suo giallo

Come raccontare la mafia nei romanzi. E come scegliere gli investigatori (carabinieri o poliziotti?). Il metodo di Simenon e quello di Montalbano. Il grande giallista ricorda l’amico Leonardo
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ROMA. Mumble mumble... Zitti tutti: Andrea Camilleri ha rimesso in moto la macchina dei ricordi. "La deluderò: con Sciascia discutemmo di tante cose ma di gialli mai" dice, mentre in televisione Montalbano torna a mietere share plebiscitari. Dato che da qualche tempo la vista lo ha tradito, Camilleri mi spiega come fa a seguire gli episodi in tv: "Il produttore Carlo degli Esposti arriva col computer e mi mette l'auricolare nell'orecchio sinistro. Nell'altro orecchio mi descrive che cosa succede sullo schermo. Quando perdo il filo gli dico: ferma, torniamo indietro. Ma la recitazione, quella, riesco ancora a sentirla, a valutarla a pelle". La pellaccia di chi ha fatto regia per trent'anni.

A un certo punto Camilleri avrebbe voluto mettere in scena anche Il giorno della civetta: "Eravamo alle prime prove, la scenografia già pronta, ma poi tutto andò in fumo... M'è rimasta addosso 'na rabbia... Sul famoso mono…
ROMA. Mumble mumble... Zitti tutti: Andrea Camilleri ha rimesso in moto la macchina dei ricordi. "La deluderò: con Sciascia discutemmo di tante cose ma di gialli mai" dice, mentre in televisione Montalbano torna a mietere share plebiscitari. Dato che da qualche tempo la vista lo ha tradito, Camilleri mi spiega come fa a seguire gli episodi in tv: "Il produttore Carlo degli Esposti arriva col computer e mi mette l'auricolare nell'orecchio sinistro. Nell'altro orecchio mi descrive che cosa succede sullo schermo. Quando perdo il filo gli dico: ferma, torniamo indietro. Ma la recitazione, quella, riesco ancora a sentirla, a valutarla a pelle". La pellaccia di chi ha fatto regia per trent'anni.

A un certo punto Camilleri avrebbe voluto mettere in scena anche Il giorno della civetta: "Eravamo alle prime prove, la scenografia già pronta, ma poi tutto andò in fumo... M'è rimasta addosso 'na rabbia... Sul famoso monologo di don Mariano, il boss che suddivide l'umanità in "uomini, mezz'uomini, ominicchi, pigliainculo (con rispetto parlando) e quaquaraquà", avevo già previsto di proiettare immagini di ammazzamenti mafiosi, gente sconciata dalla lupara... In modo che il pubblico tenesse presente che cosa rappresentava davvero quel personaggio, che non se ne lasciasse affascinare".

Che nel romanzo lo stesso Sciascia abbia ceduto all'appeal del padrino vecchia maniera è una vexata quaestio, litigiosa. Anche lei lo crede?
"No. Ma Sciascia si meravigliava che a teatro la gente si divertisse durante il monologo di don Mariano. "Perché applaudono?" si chiedeva. Oggi gli risponderei: "Ma perché don Mariano dice battute simpatiche, Leonà!". Quando in letteratura come al cinema i mafiosi sono protagonisti, c'è sempre il rischio di farne figure un po' positive. Perciò nei Montalbano ho voluto mantenere la mafia in secondo piano. Con questo non intendo togliere nulla al valore del libro di Sciascia. Del resto è vero che a differenza dei killer, della manovalanza brutale, i capimafia di una volta avevano anche un certo gusto dell'ironia. Gusto pericolosissimo".

Che gialli erano quelli sciasciani?
"Sciascia si serve del poliziesco come di una rete da letto sulla quale dormire facendo sogni che nulla hanno a che fare con il giallo classico. In precedenza c'era stato il Pasticciaccio di Gadda. In un colpo solo abbatté lo steccato che separava la letteratura dalla paraletteratura. Mosse le acque dei giallisti più intelligenti. Dopo, il problema fu semmai di arrivare all'altezza di Gadda, o almeno di provarci".

Quando gli chiesero che investigatore avrebbe scelto per sciogliere i misteri italiani, Sciascia disse: "Un maresciallo dei Carabinieri. Hanno sempre fatto il loro dovere". Lei invece ha sbancato con un poliziotto: Montalbano.
"Sciascia preferiva i Carabinieri perché sono dei militari. Garantivano una lealtà. In Sicilia eravamo convinti che il carabiniere la bustina di coca in tasca non te l'avrebbe mai messa, il poliziotto sì... È stata questa possibilità di trasgredire le regole che mi ha fatto scegliere un poliziotto. Non volevo un commissario di quelli che dicono sempre di sì... Doveva fare anche qualcosa di non perfettamente legale. Ho scelto la Polizia più per i suoi possibili difetti che per i suoi pur innegabili pregi".

Sciascia amava il metodo di Maigret. Mentre quello di Montalbano com'è?
"Montalbano ragiona moltissimo. Non è un Maigret, non gliene fotte nulla di calarsi in ambienti e atmosfere. Vuole ragionare e cogliere le contraddizioni di chi gli sta di fronte, preparare la possibilità di farlo cadere in contraddizione. Montalbano segue sempre il filo di un ragionamento e se si rivela sbagliato lui ricomincia da capo. Ricominciare non significa cambiare metodo ma cercare di capire dove si è sbagliato. Capirlo prima della persona che stai interrogando".

Che l'Italia sia un "Paese senza verità ufficiali" non sembra scoraggiare la letteratura gialla.
"Al contrario, secondo me la incoraggia. Montalbano vuole raggiungere una sua verità. Che poi questa verità venga confermata e diventi o meno processuale a lui non gliene frega niente. Gli basta la sua di verità. Raggiungere una verità obiettiva, valida per tutti? In Italia è già difficile, figuriamoci in Sicilia".

Forse però ha ragione chi dice: basta, finiamola di interpretare la Sicilia ancora con Sciascia, Pirandello, Tomasi...
"Ma vede, io non ho mai interpretato un popolo attraverso i suoi libri. La letteratura è una specie di quintessenza, di dado Liebig che è molto difficile sciogliere nella realtà. Quando vado in un Paese che non conosco non lo giudico mai con le opere d'arte, ma attraverso le persone. Passo i primi giorni girovagando da un bar all'altro, attaccando discorso, guardando come si comportano le persone, come litigano, come tengono abbracciata la ragazza... Solo dopo entro nei musei".

Sciascia diceva di sé: "Ho introdotto il dramma pirandelliano nel giallo"...
 "Parafrasando Benedetto Croce, con lui fabbricammo il motto:  "Perché non possiamo non dirci pirandelliani". Le racconto una storia: a Porto Empedocle c'era una bella ragazza che sposò un delinquentello. Manco un mese dopo il matrimonio a lui lo arrestano. Se lo tennero dentro per anni. Rimasta sola, la ragazza cominciò, come si usa dire, "a ricevere". Quando si seppe che l'uomo sarebbe uscito di galera, tutti eravamo convinti che appena fuori avrebbe ammazzato la moglie per onore. Invece non se ne fece niente. Lui tornò a frequentarla, ma senza abitare in casa con lei. Andandola a trovare di notte, non passava dalla porta ma dalla finestra. "Perché dalla finestra l'amanti traseno" mi spiegò, "e io l'amante sugnu, mica u maritu". C'è storia più pirandelliana di questa?".

Allora lo vede che qualche volta la letteratura aiuta a capire le genti?
Camilleri sorride. Il nuovo Montalbano uscirà da Sellerio a maggio. Titolo: Il metodo Catalanotti.

Sul Venerdì del 2 marzo 2018