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Dal Piemonte alla Toscana, la mappa dei neoschiavi

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Pensavate che fossero, al massimo, un fenomeno del Sud? Sbagliato. Le agromafie oggi sono un fenomeno esteso anche in Toscana, Abruzzo, Emilia Romagna , Veneto e Lombardia. A lanciare l’allarme sono i rapporti Agromafie e caporalato dell’Osservatorio Placido Rizzotto della Flai Cgil e Agromafie dell’Eurispes. In Piemonte, le aree dove il caporalato è più organizzato sono i distretti di Cuneo (Saluzzo e Bra), Alessandria (con Tortona e Castelnuovo di Scrivia), Asti (con Canelli, Castigliole e Motta), Verbania (con Cusio-Ossola). Qui gli occupati nel settore agro-alimentare sono circa 71 mila, di cui oltre 20 mila  stranieri. Un lavoratore su quattro è immigrato, soprattutto cinesi, marocchini, romeni, indiani e albanesi, sfruttati in modo criminale. Qualche esempio? Tra Canelli e Carmagnola, la Guardia di Finanza ha scoperto ad agosto del 2016 106 lavoratori in nero e quasi 150 cooperative agricole che sottopagavano (anche 2 euro all’or…
Pensavate che fossero, al massimo, un fenomeno del Sud? Sbagliato. Le agromafie oggi sono un fenomeno esteso anche in Toscana, Abruzzo, Emilia Romagna , Veneto e Lombardia. A lanciare l’allarme sono i rapporti Agromafie e caporalato dell’Osservatorio Placido Rizzotto della Flai Cgil e Agromafie dell’Eurispes. In Piemonte, le aree dove il caporalato è più organizzato sono i distretti di Cuneo (Saluzzo e Bra), Alessandria (con Tortona e Castelnuovo di Scrivia), Asti (con Canelli, Castigliole e Motta), Verbania (con Cusio-Ossola). Qui gli occupati nel settore agro-alimentare sono circa 71 mila, di cui oltre 20 mila  stranieri. Un lavoratore su quattro è immigrato, soprattutto cinesi, marocchini, romeni, indiani e albanesi, sfruttati in modo criminale. Qualche esempio? Tra Canelli e Carmagnola, la Guardia di Finanza ha scoperto ad agosto del 2016 106 lavoratori in nero e quasi 150 cooperative agricole che sottopagavano (anche 2 euro all’ora) i braccianti. A Carmagnola, un bracciante di 45 anni romeno è morto a causa del superlavoro: giornate intere nei 50 gradi della serra. A Saluzzo la situazione è gravissima. Ilaria Ippolito, operatrice sociale e ricercatrice, racconta di «centinaia di migranti originari dell’Africa subsahariana che lavorano o sono alla ricerca di un impiego in agricoltura, accampati in tende e baracche auto».

In Lombardia spiccano, per numero di stagionali, soprattutto stranieri, i distretti di Lecco, Mantova, Pavia, Monza e Milano. Nel Bresciano nel settembre del 2016 un bracciante romeno di 66 anni è morto mentre lavorava con altri connazionali reclutati da una cooperativa in una vigna di Erbusco. Nella provincia di Bolzano, soprattutto a Laives, la situazione non cambia. In Emilia Romagna l’allarme riguarda anche le aree di Ravenna, Cesenatico e Ferrara.  Ci sono cooperative con sede in Veneto che organizzano lavoratori del Nord Africa per caricare i camion dei polli. In questo settore è prevalente manodopera migrante ma ci sono anche molti italiani. La Guardia di Finanza ha eseguito nel 2016 un ordine di custodia cautelare nei confronti di cinque caporali accusati di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento del lavoro e impiego di manodopera clandestina. Arresti sono stati eseguiti a Cesena e a San Bonifacio, in provincia di Verona. In questo caso l’organizzazione gestiva più di cinquanta lavoratori, tutti marocchini, di cui 15 irregolari impiegati, grazie alla copertura fornita loro da tre cooperative, nella raccolta dell’uva nelle vigne e nel facchinaggio all’interno degli allevamenti di polli e galline del Forlivese. In Veneto, fenomeni di caporalato si sono registrati anche nel Padovano.

In Toscana, diverse centinaia di braccianti migranti sono impiegati dall’alba, reclutati dai caporali, nelle aziende agricole tra Siena e Grosseto. È la vendemmia a costo zero, tra i vigneti preziosissimi del Chianti e della Maremma. Un sistema criminale con forme di impiego neo-schiavistiche, pienamente mafiose, nel Sud come nel Nord del Paese.

Sul Venerdì del 9 marzo 2018