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A Milano, Impressionisti e Avanguardia dal Museo di Philadelphia

Per i ricchi della "Gilded Age" comprare i lavori degli artisti europei era quasi un dovere. Ora cinquanta opere delle loro collezioni hanno lasciato l'America (molte per la prima volta) e sono esposte a Palazzo Reale
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Negli Stati Uniti i ricchi e i ricchissimi erano tanti in quella seconda metà dell'Ottocento: agognavano i viaggi in Europa, dove la loro opulenza e generosità era molto apprezzata e le giovani ereditiere della Pennsylvania sposavano futili aristocratici squattrinati. Le nobili dame londinesi invitavano questi stranieri generosi nei loro palazzi e nelle loro ville di campagna, gli artisti e i mercanti d'arte parigini, come Paul Durand-Ruel, li aspettavano con tutta la loro alterigia e i loro artisti da lanciare e arricchire: anche dall'antica Philadelphia, in continua espansione, i padroni delle ferrovie, dell'acciaio, del tessile, di miniere e banche, lasciavano volentieri le loro dimore sovraccariche di velluti e damaschi e mobili antichi italiani, e quella loro città fumosa, fangosa, caotica, dove nel 1835 era scoppiato il primo sciopero generale del Nord America.

In quella Gilded Age, l'età dell'oro, Mary Cassatt, tra le prime n…
Negli Stati Uniti i ricchi e i ricchissimi erano tanti in quella seconda metà dell'Ottocento: agognavano i viaggi in Europa, dove la loro opulenza e generosità era molto apprezzata e le giovani ereditiere della Pennsylvania sposavano futili aristocratici squattrinati. Le nobili dame londinesi invitavano questi stranieri generosi nei loro palazzi e nelle loro ville di campagna, gli artisti e i mercanti d'arte parigini, come Paul Durand-Ruel, li aspettavano con tutta la loro alterigia e i loro artisti da lanciare e arricchire: anche dall'antica Philadelphia, in continua espansione, i padroni delle ferrovie, dell'acciaio, del tessile, di miniere e banche, lasciavano volentieri le loro dimore sovraccariche di velluti e damaschi e mobili antichi italiani, e quella loro città fumosa, fangosa, caotica, dove nel 1835 era scoppiato il primo sciopero generale del Nord America.

In quella Gilded Age, l'età dell'oro, Mary Cassatt, tra le prime nel suo Paese a entusiasmarsi per l'impressionismo che in Europa stentava ad affermarsi, era un'ammirevole pittrice ma soprattutto la sorella di Alexander Cassatt, uno degli uomini d'affari più noti della città. Lasciata la gestione delle ferrovie della Pennsylvania, con numerosi viaggi a Parigi e visite negli atelier di mercanti e artisti, Alexander si lasciò contagiare dalla passione di Mary, e con la moglie si inventò una straordinaria collezione di Manet, Monet, Degas, Pissarro. Tornato a Philadelphia la espose nelle tante sfarzose dimore di famiglia, contro il parere dei genitori che giudicavano troppo eccentrica la novità dell'impressionismo: invece presto amici influenti corsero a Parigi e una collezione di pittura moderna, non sempre fatta di soli capolavori, divenne indispensabile per abbellire le nuove residenze alto-borghesi.

Come la Cassatt aveva previsto, molte di queste opere, o addirittura intere collezioni, furono vendute, o donate, dagli eredi o da successivi proprietari al Philadelphia Museum of Art; che oggi possiede più di 250 mila opere di ogni tempo e luogo, compresa appunto una vasta raccolta di varie correnti moderne. Impressionismo e Avanguardie. Capolavori dal Philadelphia Museum of Art è il titolo della mostra milanese a Palazzo Reale che riunisce 50 opere di quelle correnti, provenienti dalle collezioni un tempo private e poi arrivate al museo americano. Questa scelta non propone quindi movimenti o correnti d'arte, ma punta sulle opere in sé, una per una e tutte assieme, impressioniste, sperimentali, surrealiste, ritratti, paesaggi, nature morte, per raccontare il gusto, il potere, di una società simile a quella della New York raccontata dai romanzi di Edith Wharton diventati poi film indimenticabili, come La casa della gioia di Terence Davies e L'età dell'innocenza di Martin Scorsese.

Quella passione per l'arte e quell'accumulare di opere era pagata dalle classi povere e dal loro lavoro: soprattutto immigrati tedeschi e irlandesi, più tardi europei dell'Est, russi, italiani, e naturalmente dai neri che fuggivano dagli Stati più razzisti. La città era in mano a gang in guerra e la ricca borghesia si spostava in periferie sempre più lontane, in nuove grandiose abitazioni con alle pareti i Renoir, i Van Gogh, i Cézanne... Quelli che, in piccola parte possiamo ammirare adesso in questa mostra milanese curata da Jennifer Thompson e Matthew Affron, conservatori del museo, alcuni mai visti al di fuori di Philadelphia.

Ogni opera racconta la passione di chi li acquistò: per esempio la statua in bronzo di Auguste Rodin L'atleta riproduce la schiena muscolosa e il viso pensoso del suo modello, Samuel Stockton White III, culturista e padrone della più grande industria di forniture per dentisti degli Stati Uniti. Lui e sua moglie Vera acquistarono molte altre opere, tra cui Cesta di pesci di Braque e Place du Tertre a Montmartre di Utrillo, ambedue in mostra. Altri generosi collezionisti furono Louise e Walter Arenberg, che acquistarono una dozzina di Paul Klee negli anni Trenta: a Palazzo Reale se ne può ammirare uno, Carnevale al villaggio.

Speciale Arte sul Venerdì del 16 marzo 2018