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Tiziano, particolare della parte centrale del Polittico Averoldi (1520-1522) 

Il ciclone Tiziano che sconvolse Brescia

Con il suo polittico Averoldi, dipinto tra il 1520 e il 1522, il pittore innescò una rivoluzione artistica nella città. Che ora lo celebra esponendo opere - arrivate dai musei di tutto il mondo - sue e dei suoi ammirati allievi
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Le opere d'arte generano piccole e grandi rivoluzioni, paragonabili a quelle scientifiche o geografiche. Di grande portata fu l'effetto che produsse a Brescia, ma non solo, il polittico realizzato da Tiziano Vecellio su commissione del vescovo Altobello Averoldi per la collegiata dei Santi Nazaro e Celso, tra il 1520 e il 1522. È facile capire perché Girolamo Romanino, Alessandro Bonvicino detto il Moretto e Giovan Girolamo Savoldo, i tre grandi maestri del primo Rinascimento bresciano, dovettero restarne soggiogati: il Cristo risorto al centro del polittico è infatti un atleta del bene assoluto, dal fisico possente, che sembra uscire dalla cornice del quadro.

Proprio l'influenza esercitata dal Vecellio, e in particolare da questa opera, è al centro della mostra Tiziano e la pittura del Cinquecento tra Venezia e Brescia, al Museo di Santa Giulia di Brescia dal 21 marzo al 1° luglio. Il polittico Averoldi è una composizione di grande …
Le opere d'arte generano piccole e grandi rivoluzioni, paragonabili a quelle scientifiche o geografiche. Di grande portata fu l'effetto che produsse a Brescia, ma non solo, il polittico realizzato da Tiziano Vecellio su commissione del vescovo Altobello Averoldi per la collegiata dei Santi Nazaro e Celso, tra il 1520 e il 1522. È facile capire perché Girolamo Romanino, Alessandro Bonvicino detto il Moretto e Giovan Girolamo Savoldo, i tre grandi maestri del primo Rinascimento bresciano, dovettero restarne soggiogati: il Cristo risorto al centro del polittico è infatti un atleta del bene assoluto, dal fisico possente, che sembra uscire dalla cornice del quadro.

Proprio l'influenza esercitata dal Vecellio, e in particolare da questa opera, è al centro della mostra Tiziano e la pittura del Cinquecento tra Venezia e Brescia, al Museo di Santa Giulia di Brescia dal 21 marzo al 1° luglio. Il polittico Averoldi è una composizione di grande respiro teatrale, fatta di cinque pannelli secondo una tipologia ancora quattrocentesca: in quello centrale è la Resurrezione, con nuvole infuocate e un paesaggio sconvolto dall'evento miracoloso. Due scene, a destra e sinistra in alto, di più piccolo formato, sono dedicate all'Annunciazione, mentre sotto di queste, in tavole più lunghe, fanno la loro eroica comparsa san Nazaro, da una parte, e san Sebastiano legato a un tronco dall'altra. La critica ha ravvisato molte citazioni: dal Laocoonte, rinvenuto a Roma nei primi anni del Cinquecento, allo Schiavo morente di Michelangelo e perfino alla Trasfigurazione di Raffaello e al suo affresco con la Liberazione di san Pietro dal carcere, per certi effetti luministici sulle corazze dei soldati. In città Tiziano lasciò poi altre tele con le Allegorie di Brescia, che realizzò per il salone della Loggia negli anni Sessanta del Cinquecento, quando cioè viaggiava verso gli ottant'anni: un'età che fa tanto più impressione se si pensa che i dipinti, di formato ottagonale, misuravano probabilmente oltre cinque metri in altezza e larghezza. Opere, queste, andate distrutte durante un incendio nel 1575.

Tutta la mostra rivela la forte influenza del Vecellio sui maestri bresciani, da Romanino al Moretto, che oltretutto nel periodo giovanile frequentarono il contesto artistico lagunare e si formarono in un dialogo costante con le opere di Tiziano. Per Savoldo invece il rapporto con Tiziano si stabilì in coincidenza con il definitivo trasferimento dell'artista a Venezia, avvenuto intorno al 1515, quando il pittore aveva circa 35 anni.  
Francesco Frangi, curatore della mostra, ha selezionato oltre cinquanta capolavori, provenienti da importanti istituzioni museali italiane e internazionali, dispiegandoli in sezioni tematiche, necessarie per meglio comprendere lo tsunami rappresentato dalla pittura di Tiziano nel territorio bresciano. Con le diverse reazioni degli artisti.

Savoldo, pittore girovago, fu più incline a valorizzare la poesia del quotidiano con un senso naturalistico della luce e del colore, che arriverà fino a Caravaggio e si evidenzia nel suo celebre Tobiolo e l'Angelo (1523 circa) e nella notturna Adorazione dei pastori (1535-1540). Anche Romanino restò affascinato dalla magia visuale del Vecellio, di cui ammirò soprattutto la tecnica coloristica, ma complicò il suo classicismo terribile con influenze nordiche, soprattutto ricavate dalle incisioni del Dürer. Di altra tempra fu il Moretto, autore della Madonna col Bambino del Museo Puškin - opera mai esposta prima d'ora in Italia - e dello Sposalizio mistico di santa Caterina, da collezione privata. La Resurrezione del Moretto (1525) e quella del Romanino (1526) testimoniano, più di ogni altro dipinto, la reazione a caldo dei due autori all'impatto con il polittico Averoldi.

Per sganciarsi dall'imponente magistero tizianesco ci volle l'abilità di Lorenzo Lotto, di cui in mostra si potrà ammirare un bel San Girolamo. Una straordinaria via di fuga.

Speciale Arte sul Venerdì del 16 marzo 2018