La pioggia e la neve fluttuano con Hiroshige
Luca Valtorta , di LUCA VALTORTAAlle Scuderie del Quirinale uno dei più grandi artisti dell'Ottocento giapponese, cantore dei paesaggi e del mitico passato del suo Paese, ma anche della società del suo tempo. E dotato di un notevole talento per il marketing
Genji è "il principe splendente". Lo racconta una donna, Murasaki Shikibu, intorno all'anno Mille, nel Genji Monogatari, considerato il capolavoro assoluto della letteratura nipponica, che in Italia abbiamo la fortuna di poter leggere nell'accuratissima traduzione di Maria Teresa Orsi (La storia di Genji, Einaudi). Impresa non facile questa traduzione, non solo perché il giapponese classico è completamente diverso da quello contemporaneo, e spesso e volentieri pensieri e sensazioni vengono espressi in forma poetica, ma anche perché i personaggi di questo imponente romanzo non vengono chiamati con i loro nomi. Sarebbe volgare. Così per gli uomini si usa un onorifico legato al rango e per le donne un riferimento alla loro residenza ma, soprattutto, al colore dei loro abiti. Come quelli che potete vedere nell'immagine della pagina a fianco, una delle 230 opere dell'eccezionale mostra che le Scuderie del Quirinale di Roma dedica…
Genji è "il principe splendente". Lo racconta una donna, Murasaki Shikibu, intorno all'anno Mille, nel Genji Monogatari, considerato il capolavoro assoluto della letteratura nipponica, che in Italia abbiamo la fortuna di poter leggere nell'accuratissima traduzione di Maria Teresa Orsi (La storia di Genji, Einaudi). Impresa non facile questa traduzione, non solo perché il giapponese classico è completamente diverso da quello contemporaneo, e spesso e volentieri pensieri e sensazioni vengono espressi in forma poetica, ma anche perché i personaggi di questo imponente romanzo non vengono chiamati con i loro nomi. Sarebbe volgare. Così per gli uomini si usa un onorifico legato al rango e per le donne un riferimento alla loro residenza ma, soprattutto, al colore dei loro abiti. Come quelli che potete vedere nell'immagine della pagina a fianco, una delle 230 opere dell'eccezionale mostra che le Scuderie del Quirinale di Roma dedicano a Utagawa Hiroshige, il "maestro della pioggia e della neve", che con Katsushika Hokusai e Utagawa Kunisada fu il più importante esponente dello stile ukiyo-e, le "immagini del mondo fluttuante".
Quella stampa è un mondo. Rappresenta per l'appunto l'elegantissimo principe Genji (con l'ombrello) insieme a una fanciulla, presumibilmente una delle sue tante amanti, e fa parte della serie Furyu Genji ovvero "Genji alla moda". Risale al 1853. La cosa interessante è anche l'aspetto che oggi chiameremmo di marketing, perché questo disegno non è del solo Hiroshige ma anche dell'altro grande artista della scuola, Utagawa Kunisada. Il primo, famoso per i paesaggi, ne ha disegnato il contesto (non a caso si intitola Yuki no nagame ovvero Veduta con la neve); il secondo, maestro della figura umana, ha ritratto invece i due personaggi. La contemporaneità non ha inventato nulla: quelli che oggi sono chiamati team up, collaborazioni tra due disegnatori famosi, esistevano già nel Giappone del 1850 e per gli stessi motivi di adesso, ovvero allargare il pubblico mettendo insieme due artisti con pubblici diversi in modo da guadagnare di più.
Oltre al periodo Heian (894-1185), come nell'immagine sopra, Hiroshige raccontò anche e soprattutto il suo tempo, gli anni Trenta dell'800, che segnarono l'apice della produzione ukiyo-e. La sua serie più famosa, le Cinquantatré stazioni di posta del Tokaido (tutte presenti nell'esposizione), risale al periodo tra il 1833 e il 1834. Come spiega la curatrice della mostra Rossella Menegazzo "il Tokaido era l'antica via costiera che congiungeva Kyoto con Edo (l'attuale Tokyo). A Roma si vedrà, come mai accaduto in Italia, la prima serie delle stampe, prestata dal Museum of Fine Arts di Boston". E a provare che si tratta di una delle prime stampe è un refuso presente nel disegno che rappresenta la bottega di un famoso venditore di tè, sulla cui insegna è scritto il nome "Maruko" anziché "Mariko", come appare nelle versioni successive. "Anche l'altra opera fondamentale di Hiroshige, le Cento vedute di Edo, è ben rappresentata nell'ultima sala: non a caso, perché l'artista morì mentre la stava realizzando, nel 1858".
Le stampe del "mondo fluttuante" rappresentano un momento particolare della società giapponese, in evoluzione dalla fine del Seicento per l'affermarsi di una classe di ricchi mercanti che vanno a formare la borghesia: la cosiddetta "cultura chonin", destinata a diventare il nuovo soggetto letterario, strutturalmente improntata alla schizofrenia. Da un lato infatti c'era la volontà di acquistare ricchezze e l'aspirazione a una vita migliore ma, una volta raggiunto questo traguardo, ci si doveva scontrare con l'impossibilità di trasformare il potere economico acquisito in potere politico. Questo restava infatti saldamente in mano alla classe dei guerrieri, i famosi samurai. I quali però, a loro volta, aspiravano ai lussi dei chonin, e per entrare nei quartieri di piacere lasciavano a casa la spada, simbolo della propria condizione. Questa mancanza da entrambe le parti si specchiava nella pulsione di morte, il cui fantasma aleggia nel concetto di "mondo fluttuante", come narrato nei romanzi del più importante scrittore del periodo Edo (1603-1868), Ihara Saikaku, quali Vita di un libertino o Vita di una donna licenziosa, il suo contraltare femminile. I fantasmi di uomini e donne si specchiano nella solitudine legata all'impermanenza.
Bellezza e tristezza come sempre si scontrano nella cultura giapponese, dando origine a espressioni artistiche particolari e raffinatissime come quelle che si possono ammirare in questa mostra.
Speciale Arte sul Venerdì del 16 marzo 2018
Quella stampa è un mondo. Rappresenta per l'appunto l'elegantissimo principe Genji (con l'ombrello) insieme a una fanciulla, presumibilmente una delle sue tante amanti, e fa parte della serie Furyu Genji ovvero "Genji alla moda". Risale al 1853. La cosa interessante è anche l'aspetto che oggi chiameremmo di marketing, perché questo disegno non è del solo Hiroshige ma anche dell'altro grande artista della scuola, Utagawa Kunisada. Il primo, famoso per i paesaggi, ne ha disegnato il contesto (non a caso si intitola Yuki no nagame ovvero Veduta con la neve); il secondo, maestro della figura umana, ha ritratto invece i due personaggi. La contemporaneità non ha inventato nulla: quelli che oggi sono chiamati team up, collaborazioni tra due disegnatori famosi, esistevano già nel Giappone del 1850 e per gli stessi motivi di adesso, ovvero allargare il pubblico mettendo insieme due artisti con pubblici diversi in modo da guadagnare di più.
Oltre al periodo Heian (894-1185), come nell'immagine sopra, Hiroshige raccontò anche e soprattutto il suo tempo, gli anni Trenta dell'800, che segnarono l'apice della produzione ukiyo-e. La sua serie più famosa, le Cinquantatré stazioni di posta del Tokaido (tutte presenti nell'esposizione), risale al periodo tra il 1833 e il 1834. Come spiega la curatrice della mostra Rossella Menegazzo "il Tokaido era l'antica via costiera che congiungeva Kyoto con Edo (l'attuale Tokyo). A Roma si vedrà, come mai accaduto in Italia, la prima serie delle stampe, prestata dal Museum of Fine Arts di Boston". E a provare che si tratta di una delle prime stampe è un refuso presente nel disegno che rappresenta la bottega di un famoso venditore di tè, sulla cui insegna è scritto il nome "Maruko" anziché "Mariko", come appare nelle versioni successive. "Anche l'altra opera fondamentale di Hiroshige, le Cento vedute di Edo, è ben rappresentata nell'ultima sala: non a caso, perché l'artista morì mentre la stava realizzando, nel 1858".
Le stampe del "mondo fluttuante" rappresentano un momento particolare della società giapponese, in evoluzione dalla fine del Seicento per l'affermarsi di una classe di ricchi mercanti che vanno a formare la borghesia: la cosiddetta "cultura chonin", destinata a diventare il nuovo soggetto letterario, strutturalmente improntata alla schizofrenia. Da un lato infatti c'era la volontà di acquistare ricchezze e l'aspirazione a una vita migliore ma, una volta raggiunto questo traguardo, ci si doveva scontrare con l'impossibilità di trasformare il potere economico acquisito in potere politico. Questo restava infatti saldamente in mano alla classe dei guerrieri, i famosi samurai. I quali però, a loro volta, aspiravano ai lussi dei chonin, e per entrare nei quartieri di piacere lasciavano a casa la spada, simbolo della propria condizione. Questa mancanza da entrambe le parti si specchiava nella pulsione di morte, il cui fantasma aleggia nel concetto di "mondo fluttuante", come narrato nei romanzi del più importante scrittore del periodo Edo (1603-1868), Ihara Saikaku, quali Vita di un libertino o Vita di una donna licenziosa, il suo contraltare femminile. I fantasmi di uomini e donne si specchiano nella solitudine legata all'impermanenza.
Bellezza e tristezza come sempre si scontrano nella cultura giapponese, dando origine a espressioni artistiche particolari e raffinatissime come quelle che si possono ammirare in questa mostra.
Speciale Arte sul Venerdì del 16 marzo 2018