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Auguste Rodin La morte di Adone (marmo, 1891) 

A Treviso Rodin, che svelò il corpo

Si concludono nella città veneta le celebrazioni del centenario della morte dell'artista: cinquanta sculture e trenta disegni del rivoluzionario francese che voltò le spalle alle accademie. Creando visi e figure di potente disarmonia
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A cena per la prima volta da Auguste Rodin, il poeta Rainer Maria Rilke, che del sommo scultore fu nel 1905 segretario, si trova tra estranei, che non gli vengono presentati; capisce che la casa per Rodin non è nulla; "egli era il suo stesso cielo", in piena solitudine e concentrazione: ma, aggiunge, la sua opera cresceva come una foresta. Ora le celebrazioni a cent'anni dalla scomparsa dell'artista si concludono in Italia, a Treviso, con Rodin, un grande scultore al tempo di Monet a cura di Marco Goldin, al Museo Santa Caterina fino al 3 giugno. A Treviso, perché è la patria del nostro grande scultore Arturo Martini (di cui, in città, si tiene in contemporanea un'esposizione) e perché per Rodin il viaggio in Italia nel 1876 - per la visione di Michelangelo, soprattutto - fu una delle più profonde scuole. Tre volte, invece, gli era stata rifiutata l'ammissione all'École de Beaux Arts, ma forse così p…
A cena per la prima volta da Auguste Rodin, il poeta Rainer Maria Rilke, che del sommo scultore fu nel 1905 segretario, si trova tra estranei, che non gli vengono presentati; capisce che la casa per Rodin non è nulla; "egli era il suo stesso cielo", in piena solitudine e concentrazione: ma, aggiunge, la sua opera cresceva come una foresta. Ora le celebrazioni a cent'anni dalla scomparsa dell'artista si concludono in Italia, a Treviso, con Rodin, un grande scultore al tempo di Monet a cura di Marco Goldin, al Museo Santa Caterina fino al 3 giugno. A Treviso, perché è la patria del nostro grande scultore Arturo Martini (di cui, in città, si tiene in contemporanea un'esposizione) e perché per Rodin il viaggio in Italia nel 1876 - per la visione di Michelangelo, soprattutto - fu una delle più profonde scuole. Tre volte, invece, gli era stata rifiutata l'ammissione all'École de Beaux Arts, ma forse così per lui fu più facile dare le spalle all'accademismo, alle idealizzazioni, alle allegorie dell'Ottocento trionfale, all'impressionismo  rassicurante di Monet.

Rodin si guadagnava ancora da vivere decorando la Borsa di Bruxelles o lavorando alle manifatture di Sèvres quando creò L'uomo dal naso rotto, un viso irregolare e scomposto (quasi già un Boccioni) in cui le rughe e i piani di luce si accalcano come onde. Il modello era stato Bibi, un assistente sgraziato; di nuovo, l'Accademia delle Belle Arti rifiutò di esporlo. "Ma il corpo umano, quand'era l'ultima volta che lo si era visto?" si chiede Rilke, nel saggio stupendo che dedicò a Rodin e che è riprodotto nel catalogo della mostra - curato, con vera emozione, da Marco Goldin (con Silvia Zancanella per la descrizione delle opere). Allora Rodin cambiò tattica, e presentò un giovane perfetto, una fase dell'umanità: L'età del bronzo. Così perfetto che, prima di ravvedersi, i critici accusarono lo scultore di aver usato un calco.

Già quel giovanetto aveva però il braccio rialzato a proteggersi il capo e il volto; primo di tutte le statue ripiegate, accovacciate, pensierose, separate (anche le mani che sembrano votate a congiungersi in una preghiera, si rivelano, a un secondo sguardo, due mani destre!). Se ne avvidero i committenti, della separatezza delle opere di Rodin: quando gli chiesero una statua celebrativa del poeta Victor Hugo, lui lo rappresentò seduto, nudo, la testa ripiegata, senza braccia. Non lo accettarono. Rodin aggiunse poi solo dopo un braccio teso, anormalmente lungo, per aprirlo al mondo delle sue poesie maestose e della sua politica: o forse per tenere queste fuori dalla sua meditazione. E fu rifiutato pure Balzac, che Rodin rappresentò nudo e tarchiato, poi in bretelle, poi nel saio in cui lavorava: e infine informe, immenso, sbilanciato all'indietro per pensare intere generazioni di personaggi.
Gli amanti del celebratissimo Bacio, anche questo in mostra, sembrano appena sfiorarsi, persi e radicati, nel loro lucore canoviano, nel tipico basamento ruvido, roccioso, che separa le statue dalla civiltà e dal tempo. E lo stesso giustapporsi di superfici levigate e scabre si trova in un altro famoso bacio, quello di Venere, nella Morte di Adone.

Nella sezione dei disegni, compaiono découpages che precorrono Matisse, e nudi femminili, come nuvole d'acquarello rosa - nella statuaria, il volo di una ballerina che si afferra il piede disvela il sesso femminile come nell'Origine del mondo di Gustave Courbet.

Nel 1864 Rodin incontrò Rose, la sua compagna della vita. Quell'anno nasceva Camille Claudel, che fu poi sua allieva, amante e grande scultrice. In mostra, c'è il suo ritratto di Rodin, dagli occhi curiosi; Camille profitta della barba per radicare il volto negli anfratti del basamento. Lui ritrae il volto incantevole di Camille, definito da un cappello nuziale bretone, poggiandolo su una base dura e squadrata. Alla fine di dieci anni di amore, Camille diede segni di squilibrio, e il fratello, il poeta Paul Claudel, la chiuse in uno spaventoso manicomio; Rodin voleva organizzare una mostra della scultrice, ma il fratello era contrario.

Vicini entrambi alla morte, Rodin sposerà Rose nel 1917. Era carico di riconoscimenti, e ancora raccomandava ai giovani: non contate sull'ispirazione, non esiste; usate gli occhi e la pazienza.

Speciale Arte sul Venerdì del 16 marzo 2018