Le vie del magna magna sono infinite
Filippo Ceccarelli , di FILIPPO CECCARELLII democristiani al ristorante, al bar i comunisti e in hotel i socialisti: erano questi i luoghi romani del potere ai tempi della Prima Repubblica. Poi arrivarono cellulari e talk show
Grosso modo, i democristiani mangiavano al ristorante, i craxiani vivevano in albergo e i comunisti, più frugali degli uni e degli altri, andavano al bar. Quest'ultimo però, a via dei Delfini, dietro Botteghe Oscure, era un bar parecchio speciale, gestito da Vezio, un compagno barista che per ragioni di fede e di coerente vicinato aveva trasformato l'esercizio in un piccolo, rutilante museo di kitsch iconografico comunista, da Che Guevara a Mao, da Stalin a Castro a Togliatti senza andare troppo per il sottile sulle varie scomuniche e gli impicci dogmatici. Tra parentesi: dopo la svolta di Occhetto e lo scisma di Rifondazione Vezio si disamorò e poi chiuse bottega, con tutti i suoi cimeli.
LEGGI Quella notte al Raphaël, quando finì la partitocrazia di M. Giannini
Ma la tripartizione di bar rossi, ristoranti bianchi e alberghi del garofano ebbe lungo corso, forse perché rispecchiava le rispettive identità mantenendole separate an…
LEGGI Quella notte al Raphaël, quando finì la partitocrazia di M. Giannini
Ma la tripartizione di bar rossi, ristoranti bianchi e alberghi del garofano ebbe lungo corso, forse perché rispecchiava le rispettive identità mantenendole separate an…
Grosso modo, i democristiani mangiavano al ristorante, i craxiani vivevano in albergo e i comunisti, più frugali degli uni e degli altri, andavano al bar. Quest'ultimo però, a via dei Delfini, dietro Botteghe Oscure, era un bar parecchio speciale, gestito da Vezio, un compagno barista che per ragioni di fede e di coerente vicinato aveva trasformato l'esercizio in un piccolo, rutilante museo di kitsch iconografico comunista, da Che Guevara a Mao, da Stalin a Castro a Togliatti senza andare troppo per il sottile sulle varie scomuniche e gli impicci dogmatici. Tra parentesi: dopo la svolta di Occhetto e lo scisma di Rifondazione Vezio si disamorò e poi chiuse bottega, con tutti i suoi cimeli.
LEGGI Quella notte al Raphaël, quando finì la partitocrazia di M. Giannini
Ma la tripartizione di bar rossi, ristoranti bianchi e alberghi del garofano ebbe lungo corso, forse perché rispecchiava le rispettive identità mantenendole separate anche negli stili di vita. Va da sé che nelle abituali trattorie, a loro volta classificabili a seconda delle varie convivialità correntizie, i democristiani regolarmente tramavano, in questo riattivando e affinando quell'ancestrale spartizione del cibo alla base dell'attitudine combinatoria dello scudo crociato. Le prime mappe risalgono agli anni 60: dal Pescatore Fanfani, insieme con Saragat e la Malfa, aveva messo nel mirino Tambroni; Rumor fece un governo da Ranieri, gli andreottiani organizzavano i franchi tiratori dal Pastarellaro, la sinistra si vedeva dal Moro, Colombo prediligeva le suorine esotiche dell'Eau Vive e così via. Allo stesso modo pare oggi abbastanza evidente che la vocazione alberghiera del garofano - Bettino e abbondanti seguaci al Raphaël, De Michelis al Plaza - corrispondeva a una condizione di moderna, quindi leggera, rapida e comoda provvisorietà tipica del craxismo, insieme rampante e gaudente oltre che disordinato nelle sue sollecitazioni mondane. Là dove il capo, che faceva la scarpetta nel piatto altrui, chiudeva la porta, metteva il cartellino do not disturb e la mattina lasciava gli asciugamani per terra nel bagno.
Quanto agli uomini del Pci, l'austerità quasi sacrificale di quel mondo "a parte" finiva per rinvigorire i presupposti di un monolitismo da cui si consentivano il lusso di deviare pochi esponenti della destra romana - Paolo Bufalini, Maurizio Ferrara, Antonello Trombadori - incalliti clienti de La Carbonara, a Campo de' Fiori, come attestato da una certa produzione di sonetti romaneschi. A tutto questo la Prima Repubblica aggiungeva luoghi e comprimari di controversa rispettabilità, dalle scorribande del gastronomo capo degli Affari Riservati ai pasti residenziali di Licio Gelli all'Excelsior, fino alle salette con separé del Toulà descritte da Pasolini in Petrolio. Dopo di che, almeno i politici, si ritrovavano tutti quanti nel Transatlantico di Montecitorio.
Con la dovuta approssimazione, si può dire che la topografia della Seconda Repubblica fu anticipata, qualche anno prima di Mani Pulite, dalla rivoluzione tecnologica dei telefonini che rese tutto più fluido. La fine delle ideologie e l'erosione delle culture politiche delinearono poi una logistica più trasversale, ma anche più castale che nel passato. A farla lunga si potrebbe verificare l'ipotesi secondo cui alle regole della polis, la città, da cui prese il nome la politica, subentrarono le logiche dell'oikia, la casa, da cui deriva l'"economia".
A farla breve, al posto dei luoghi pubblici, separati o deputati, nella mappa degli svaghi e degli "attovagliamenti" della Roma "potentona", come sintomaticamente prese a definirla l'autentico bollettino di quella stagione, e cioè Dagospia, si sono affermate destinazioni esclusive (stavolta dal latino excludo, escludere, chiudere fuori) tipo il night Gilda, il salotto Angiolillo, la Tribuna vip dello Stadio Olimpico o il Centro Benessere dell'Hotel de Russie. Quest'ultimo, a piazza del Popolo, quasi attaccato al Bolognese, dove i flash dei fotografi erano più numerosi dei coperti (venne anche Gheddafi col cuoco-assaggiatore), in tal modo identificandosi al massimo grado della visibilità.
Il culto dell'apparenza, d'altra parte, contribuì a far entrare fra le nuove località il Teatro Parioli (Maurizio Costanzo Show) e gli studi televisivi dei talk, le cui sale di trucco & parrucco tuttora assurgono a Paradiso del gossip. Per il resto, la Seconda Repubblica s'è accartocciata sui marciapiedi di Palazzo Grazioli e al Bibo Bar dei Santi Apostoli, location dell'Ulivo, per inaridirsi in via terminale al Nazareno.
Se si esclude l'Hotel Forum, scelto prima dal professor Monti e poi stabilizzato come casa romana di Beppe Grillo, la Terza Repubblica resta un'incognita. I nuovi arrivati troveranno certamente i loro luoghi del cuore, ma un ricordo abbastanza recente ravviva un possibile confine tra il prima e il poi. Fu quando, nei giorni in cui non si riusciva a eleggere il presidente della Repubblica (aprile 2013), una gran turba di grillini circondò Montecitorio. In un modo o nell'altro si riuscì a decongestionare l'assedio. A tarda sera un rumoroso gruppo di Cinque stelle vide dietro la vetrina di un ristorante Dario Franceschini che mangiava. Non furono tirate monetine, limitandosi quel popolo ad augurare crudamente, sull'aria di Come facette mammeta, però in romanesco: Che te vada pe' traverso!/ Che te vada pe' traverso! - variante del proverbio secondo il quale chi mangia da solo si strozza.
Sul Venerdì del 13 aprile 2018
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Ma la tripartizione di bar rossi, ristoranti bianchi e alberghi del garofano ebbe lungo corso, forse perché rispecchiava le rispettive identità mantenendole separate anche negli stili di vita. Va da sé che nelle abituali trattorie, a loro volta classificabili a seconda delle varie convivialità correntizie, i democristiani regolarmente tramavano, in questo riattivando e affinando quell'ancestrale spartizione del cibo alla base dell'attitudine combinatoria dello scudo crociato. Le prime mappe risalgono agli anni 60: dal Pescatore Fanfani, insieme con Saragat e la Malfa, aveva messo nel mirino Tambroni; Rumor fece un governo da Ranieri, gli andreottiani organizzavano i franchi tiratori dal Pastarellaro, la sinistra si vedeva dal Moro, Colombo prediligeva le suorine esotiche dell'Eau Vive e così via. Allo stesso modo pare oggi abbastanza evidente che la vocazione alberghiera del garofano - Bettino e abbondanti seguaci al Raphaël, De Michelis al Plaza - corrispondeva a una condizione di moderna, quindi leggera, rapida e comoda provvisorietà tipica del craxismo, insieme rampante e gaudente oltre che disordinato nelle sue sollecitazioni mondane. Là dove il capo, che faceva la scarpetta nel piatto altrui, chiudeva la porta, metteva il cartellino do not disturb e la mattina lasciava gli asciugamani per terra nel bagno.
Quanto agli uomini del Pci, l'austerità quasi sacrificale di quel mondo "a parte" finiva per rinvigorire i presupposti di un monolitismo da cui si consentivano il lusso di deviare pochi esponenti della destra romana - Paolo Bufalini, Maurizio Ferrara, Antonello Trombadori - incalliti clienti de La Carbonara, a Campo de' Fiori, come attestato da una certa produzione di sonetti romaneschi. A tutto questo la Prima Repubblica aggiungeva luoghi e comprimari di controversa rispettabilità, dalle scorribande del gastronomo capo degli Affari Riservati ai pasti residenziali di Licio Gelli all'Excelsior, fino alle salette con separé del Toulà descritte da Pasolini in Petrolio. Dopo di che, almeno i politici, si ritrovavano tutti quanti nel Transatlantico di Montecitorio.
Con la dovuta approssimazione, si può dire che la topografia della Seconda Repubblica fu anticipata, qualche anno prima di Mani Pulite, dalla rivoluzione tecnologica dei telefonini che rese tutto più fluido. La fine delle ideologie e l'erosione delle culture politiche delinearono poi una logistica più trasversale, ma anche più castale che nel passato. A farla lunga si potrebbe verificare l'ipotesi secondo cui alle regole della polis, la città, da cui prese il nome la politica, subentrarono le logiche dell'oikia, la casa, da cui deriva l'"economia".
A farla breve, al posto dei luoghi pubblici, separati o deputati, nella mappa degli svaghi e degli "attovagliamenti" della Roma "potentona", come sintomaticamente prese a definirla l'autentico bollettino di quella stagione, e cioè Dagospia, si sono affermate destinazioni esclusive (stavolta dal latino excludo, escludere, chiudere fuori) tipo il night Gilda, il salotto Angiolillo, la Tribuna vip dello Stadio Olimpico o il Centro Benessere dell'Hotel de Russie. Quest'ultimo, a piazza del Popolo, quasi attaccato al Bolognese, dove i flash dei fotografi erano più numerosi dei coperti (venne anche Gheddafi col cuoco-assaggiatore), in tal modo identificandosi al massimo grado della visibilità.
Il culto dell'apparenza, d'altra parte, contribuì a far entrare fra le nuove località il Teatro Parioli (Maurizio Costanzo Show) e gli studi televisivi dei talk, le cui sale di trucco & parrucco tuttora assurgono a Paradiso del gossip. Per il resto, la Seconda Repubblica s'è accartocciata sui marciapiedi di Palazzo Grazioli e al Bibo Bar dei Santi Apostoli, location dell'Ulivo, per inaridirsi in via terminale al Nazareno.
Se si esclude l'Hotel Forum, scelto prima dal professor Monti e poi stabilizzato come casa romana di Beppe Grillo, la Terza Repubblica resta un'incognita. I nuovi arrivati troveranno certamente i loro luoghi del cuore, ma un ricordo abbastanza recente ravviva un possibile confine tra il prima e il poi. Fu quando, nei giorni in cui non si riusciva a eleggere il presidente della Repubblica (aprile 2013), una gran turba di grillini circondò Montecitorio. In un modo o nell'altro si riuscì a decongestionare l'assedio. A tarda sera un rumoroso gruppo di Cinque stelle vide dietro la vetrina di un ristorante Dario Franceschini che mangiava. Non furono tirate monetine, limitandosi quel popolo ad augurare crudamente, sull'aria di Come facette mammeta, però in romanesco: Che te vada pe' traverso!/ Che te vada pe' traverso! - variante del proverbio secondo il quale chi mangia da solo si strozza.
Sul Venerdì del 13 aprile 2018