Ma cosa hanno in testa gli adolescenti?
Giuliano Aluffi , di GIULIANO ALUFFII teenager appaiono autodistruttivi e lunatici perché il loro cervello è in ristrutturazione. Parola di neuroscienziata: non sono cattivi, è l'evoluzione che li disegna così
"Dammi retta, l'ultima cosa che vorresti in giro per casa è un teenager umano" consigliava Limbo, l'orango mercante di schiavi, nel film Il Pianeta delle scimmie. "Guarda, sono un'adolescente. Vorrei essere ovunque tranne che qui. Mi esprimo solo con lunghi silenzi imbronciati, seguiti da commenti acidi, e poi da altri silenzi" era invece la frase con cui l'eroe Marvel Deadpool, nel film del 2016, scimmiottava una giovane collega. Ma del resto già Shakespeare nel suo Racconto d'inverno scriveva: "Vorrei che non ci fosse età di mezzo tra i dieci e i ventitré anni, o che la gioventù dormisse tutto questo intervallo: poiché non c'è nulla in cotesto tempo se non ingravidare ragazze, vilipendere gli anziani, rubare e darsi legnate".
Sono solo tre esempi del tono irridente con cui vengono ritratti gli adolescenti: lunatici, inaffidabili, irrazionali. Eppure il loro modo di fare non &egrav…
Sono solo tre esempi del tono irridente con cui vengono ritratti gli adolescenti: lunatici, inaffidabili, irrazionali. Eppure il loro modo di fare non &egrav…
"Dammi retta, l'ultima cosa che vorresti in giro per casa è un teenager umano" consigliava Limbo, l'orango mercante di schiavi, nel film Il Pianeta delle scimmie. "Guarda, sono un'adolescente. Vorrei essere ovunque tranne che qui. Mi esprimo solo con lunghi silenzi imbronciati, seguiti da commenti acidi, e poi da altri silenzi" era invece la frase con cui l'eroe Marvel Deadpool, nel film del 2016, scimmiottava una giovane collega. Ma del resto già Shakespeare nel suo Racconto d'inverno scriveva: "Vorrei che non ci fosse età di mezzo tra i dieci e i ventitré anni, o che la gioventù dormisse tutto questo intervallo: poiché non c'è nulla in cotesto tempo se non ingravidare ragazze, vilipendere gli anziani, rubare e darsi legnate".
Sono solo tre esempi del tono irridente con cui vengono ritratti gli adolescenti: lunatici, inaffidabili, irrazionali. Eppure il loro modo di fare non è così insensato e distruttivo. Oggi a riabilitarli è la scienza. Da ultimo con gli studi pubblicati da Sarah-Jayne Blakemore, docente di neuroscienze cognitive presso lo University College di Londra e autrice del saggio Inventare se stessi: cosa succede nel cervello degli adolescenti (Bollati Boringhieri). "Gli adulti, spesso, si irritano con gli adolescenti perché li trovano così diversi da loro e così poco razionali" spiega Blakemore. "Ma il comportamento dei teenager non è arbitrario. A rendere i ragazzi così imperscrutabili per gli adulti sono cambiamenti naturali, e importantissimi, nella fisiologia del cervello". Insomma, non sono cattivi: è l'evoluzione che li ha disegnati così, irrazionali, strafottenti, introversi.
"Vale, del resto, per tutti i mammiferi: attraversano tra la pubertà e la maturità sessuale un periodo nel quale sono più inclini a esplorare l'ambiente e meno prevedibili". E, almeno negli umani, più conformisti nei confronti dei coetanei. "È una delle cose che ricordo di più della mia adolescenza, e di cui poi ho trovato conferma nelle mie ricerche" spiega Blakemore. "Negli anni Novanta mio padre, che faceva ricerca scientifica sugli animali, era stato preso di mira da estremisti del movimento animalista. Avevamo ricevuto diverse minacce, anche di rapimento, così la polizia ci sorvegliava 24 ore su 24. A pensarci ora mi appare folle, ma al tempo la mia preoccupazione principale non era la possibilità di un attentato, quanto il fatto che i miei coetanei potessero prendermi in giro vedendomi scortata. Detestavo sentirmi diversa".
Queste ansie rispetto al giudizio dei propri simili sono state evidenziate in diversi studi. Leah Somerville dell'Università di Harvard ha sottoposto a scansione cerebrale un gruppo di bambini, teenager e adulti. Ha detto loro che in un certo momento dell'esperimento, segnalato da una spia lampeggiante, sarebbero stati osservati da un coetaneo. "Si è visto che all'accendersi della luce, gli adolescenti mostravano segni di imbarazzo più marcati rispetto alle altre fasce di età. E, in loro, anche un indicatore di stress come il sudore era più alto. Alla risonanza magnetica appariva poi un picco dell'attività nella corteccia prefrontale mediale, regione che fa parte del cosiddetto "cervello sociale", la rete di neuroni che usiamo per comprendere gli altri".
C'è un'interpretazione evolutiva. "L'adolescente da un lato deve uscire dal nido, e quindi iniziare a contrapporsi alla famiglia. E dall'altro deve farsi accettare dalle persone con cui avrà a che fare più a lungo: i coetanei. Deve quindi intercettare i gusti dei compagni e farli propri per potersi integrare nel gruppo: gli studi mostrano che a partire dai 13 anni iniziamo a essere fortemente influenzati dall'opinione degli altri" sottolinea Blakemore. Vale anche per attività tutt'altro che giudiziose, come la guida spericolata. "Lo si vede sia in esperimenti fatti tramite videogiochi di guida (non sarebbe etico un esperimento che inducesse un adolescente a passare con il rosso su una strada vera), sia dai dati rilasciati dalle compagnie assicurative riguardo ai giovani tra 16 e 25 anni. Quando guidano da soli sono prudenti come gli adulti. Ma se hanno un coetaneo in auto, sale la probabilità di un incidente. D'altra parte se consideriamo le classiche decisioni "da teenager", come iniziare a fumare, o ubriacarsi, o mettere online un video imbarazzante di cui ci si pentirà, vediamo che quasi sempre non vengono prese quando i ragazzi sono da soli".
Sono tutte vulnerabilità caratteriali che hanno una spiegazione biologica: "Giunti alla soglia dell'adolescenza, il cervello contiene un numero di sinapsi, ovvero di connessioni tra neuroni, molto maggiore rispetto a quello che caratterizza gli adulti. Questo rende il cervello capace di adattarsi a qualsiasi ambiente. Durante l'adolescenza tante di queste sinapsi, quelle che vengono usate di meno perché meno stimolate dall'esterno, e che quindi sono meno utili nel contesto in cui si cresce, vengono sfoltite. E le altre si rafforzano". Tra le regioni cerebrali più investite da questo fenomeno c'è la corteccia prefrontale, sede del raziocinio e del controllo degli impulsi. "È soprattutto nella corteccia prefrontale che, per effetto di questa potatura di sinapsi, diminuisce la materia grigia: ne perdiamo fino al 17 per cento. Mentre il nostro centro dell'autocontrollo è attraversato da questi grandi cambiamenti, ed è quindi immaturo per gran parte dell'adolescenza, le regioni cerebrali che gestiscono le emozioni e in particolare l'eccitazione, ossia il sistema limbico, sono già del tutto formate. Così i ragazzi da un lato nel correre rischi provano un'euforia già piena, dall'altro hanno freni (la corteccia prefrontale) ancora in costruzione".
È forse anche per questo squilibrio di forze, insieme ad altri fattori come la genetica, che diversi problemi psicologici, dai disturbi d'ansia e di controllo degli impulsi a quelli dello spettro schizofrenico e alle dipendenze da sostanze, tendono a comparire nella fase tra l'adolescenza e i 25 anni. Nella stessa fascia d'età, la corteccia prefrontale dorsomediale, che fa parte del "cervello sociale", si sovraccarica quando si è insieme ai coetanei. Colpa dell'inesperienza: "Gli adulti, negli anni, incamerano dei "copioni sociali" utili in certe situazioni: come comportarsi a una festa, o corteggiare qualcuno, e così via" spiega Blakemore. "Gli adolescenti hanno meno "copioni" già pronti da consultare. Così il cervello, per ovviare, diventa ipersensibile a ciò che fanno gli altri e ha meno risorse per l'autocontrollo". Crescendo, la musica cambia: "L'attività neurale con cui cerchiamo di capire gli altri, con gli anni, si sposta via via verso la corteccia temporale, nella parte posteriore del cervello. Liberare da questo fardello la corteccia prefrontale fa sì che stare in mezzo agli altri non equivalga più ad abbandonare i freni inibitori".
Quel che, crescendo, cambia meno di quanto si pensi è invece la capacità di imparare, almeno per certe materie: "Non è vero che l'apprendimento precoce sia sempre il più proficuo" spiega Blakemore. "Uno studio condotto dalla psicologa Lisa Knoll su 558 adolescenti tra gli 11 e i 18 anni e 105 adulti tra i 19 e i 33 ha mostrato che i maggiori benefici dagli esercizi di ragionamento matematico si ottengono dai 16 ai 30 anni".
Sul Venerdì del 27 aprile 2018
Sono solo tre esempi del tono irridente con cui vengono ritratti gli adolescenti: lunatici, inaffidabili, irrazionali. Eppure il loro modo di fare non è così insensato e distruttivo. Oggi a riabilitarli è la scienza. Da ultimo con gli studi pubblicati da Sarah-Jayne Blakemore, docente di neuroscienze cognitive presso lo University College di Londra e autrice del saggio Inventare se stessi: cosa succede nel cervello degli adolescenti (Bollati Boringhieri). "Gli adulti, spesso, si irritano con gli adolescenti perché li trovano così diversi da loro e così poco razionali" spiega Blakemore. "Ma il comportamento dei teenager non è arbitrario. A rendere i ragazzi così imperscrutabili per gli adulti sono cambiamenti naturali, e importantissimi, nella fisiologia del cervello". Insomma, non sono cattivi: è l'evoluzione che li ha disegnati così, irrazionali, strafottenti, introversi.
"Vale, del resto, per tutti i mammiferi: attraversano tra la pubertà e la maturità sessuale un periodo nel quale sono più inclini a esplorare l'ambiente e meno prevedibili". E, almeno negli umani, più conformisti nei confronti dei coetanei. "È una delle cose che ricordo di più della mia adolescenza, e di cui poi ho trovato conferma nelle mie ricerche" spiega Blakemore. "Negli anni Novanta mio padre, che faceva ricerca scientifica sugli animali, era stato preso di mira da estremisti del movimento animalista. Avevamo ricevuto diverse minacce, anche di rapimento, così la polizia ci sorvegliava 24 ore su 24. A pensarci ora mi appare folle, ma al tempo la mia preoccupazione principale non era la possibilità di un attentato, quanto il fatto che i miei coetanei potessero prendermi in giro vedendomi scortata. Detestavo sentirmi diversa".
Queste ansie rispetto al giudizio dei propri simili sono state evidenziate in diversi studi. Leah Somerville dell'Università di Harvard ha sottoposto a scansione cerebrale un gruppo di bambini, teenager e adulti. Ha detto loro che in un certo momento dell'esperimento, segnalato da una spia lampeggiante, sarebbero stati osservati da un coetaneo. "Si è visto che all'accendersi della luce, gli adolescenti mostravano segni di imbarazzo più marcati rispetto alle altre fasce di età. E, in loro, anche un indicatore di stress come il sudore era più alto. Alla risonanza magnetica appariva poi un picco dell'attività nella corteccia prefrontale mediale, regione che fa parte del cosiddetto "cervello sociale", la rete di neuroni che usiamo per comprendere gli altri".
C'è un'interpretazione evolutiva. "L'adolescente da un lato deve uscire dal nido, e quindi iniziare a contrapporsi alla famiglia. E dall'altro deve farsi accettare dalle persone con cui avrà a che fare più a lungo: i coetanei. Deve quindi intercettare i gusti dei compagni e farli propri per potersi integrare nel gruppo: gli studi mostrano che a partire dai 13 anni iniziamo a essere fortemente influenzati dall'opinione degli altri" sottolinea Blakemore. Vale anche per attività tutt'altro che giudiziose, come la guida spericolata. "Lo si vede sia in esperimenti fatti tramite videogiochi di guida (non sarebbe etico un esperimento che inducesse un adolescente a passare con il rosso su una strada vera), sia dai dati rilasciati dalle compagnie assicurative riguardo ai giovani tra 16 e 25 anni. Quando guidano da soli sono prudenti come gli adulti. Ma se hanno un coetaneo in auto, sale la probabilità di un incidente. D'altra parte se consideriamo le classiche decisioni "da teenager", come iniziare a fumare, o ubriacarsi, o mettere online un video imbarazzante di cui ci si pentirà, vediamo che quasi sempre non vengono prese quando i ragazzi sono da soli".
Sono tutte vulnerabilità caratteriali che hanno una spiegazione biologica: "Giunti alla soglia dell'adolescenza, il cervello contiene un numero di sinapsi, ovvero di connessioni tra neuroni, molto maggiore rispetto a quello che caratterizza gli adulti. Questo rende il cervello capace di adattarsi a qualsiasi ambiente. Durante l'adolescenza tante di queste sinapsi, quelle che vengono usate di meno perché meno stimolate dall'esterno, e che quindi sono meno utili nel contesto in cui si cresce, vengono sfoltite. E le altre si rafforzano". Tra le regioni cerebrali più investite da questo fenomeno c'è la corteccia prefrontale, sede del raziocinio e del controllo degli impulsi. "È soprattutto nella corteccia prefrontale che, per effetto di questa potatura di sinapsi, diminuisce la materia grigia: ne perdiamo fino al 17 per cento. Mentre il nostro centro dell'autocontrollo è attraversato da questi grandi cambiamenti, ed è quindi immaturo per gran parte dell'adolescenza, le regioni cerebrali che gestiscono le emozioni e in particolare l'eccitazione, ossia il sistema limbico, sono già del tutto formate. Così i ragazzi da un lato nel correre rischi provano un'euforia già piena, dall'altro hanno freni (la corteccia prefrontale) ancora in costruzione".
È forse anche per questo squilibrio di forze, insieme ad altri fattori come la genetica, che diversi problemi psicologici, dai disturbi d'ansia e di controllo degli impulsi a quelli dello spettro schizofrenico e alle dipendenze da sostanze, tendono a comparire nella fase tra l'adolescenza e i 25 anni. Nella stessa fascia d'età, la corteccia prefrontale dorsomediale, che fa parte del "cervello sociale", si sovraccarica quando si è insieme ai coetanei. Colpa dell'inesperienza: "Gli adulti, negli anni, incamerano dei "copioni sociali" utili in certe situazioni: come comportarsi a una festa, o corteggiare qualcuno, e così via" spiega Blakemore. "Gli adolescenti hanno meno "copioni" già pronti da consultare. Così il cervello, per ovviare, diventa ipersensibile a ciò che fanno gli altri e ha meno risorse per l'autocontrollo". Crescendo, la musica cambia: "L'attività neurale con cui cerchiamo di capire gli altri, con gli anni, si sposta via via verso la corteccia temporale, nella parte posteriore del cervello. Liberare da questo fardello la corteccia prefrontale fa sì che stare in mezzo agli altri non equivalga più ad abbandonare i freni inibitori".
Quel che, crescendo, cambia meno di quanto si pensi è invece la capacità di imparare, almeno per certe materie: "Non è vero che l'apprendimento precoce sia sempre il più proficuo" spiega Blakemore. "Uno studio condotto dalla psicologa Lisa Knoll su 558 adolescenti tra gli 11 e i 18 anni e 105 adulti tra i 19 e i 33 ha mostrato che i maggiori benefici dagli esercizi di ragionamento matematico si ottengono dai 16 ai 30 anni".
Sul Venerdì del 27 aprile 2018