Quando la terapia è un'opera d'arte
Giulia Villoresi , di GIULIA VILLORESIIn mostra in Svizzera 164 lavori di pazienti di Carl Gustav Jung, che sulle tele dialogavano con il proprio inconscio. Poi l'uso di pennelli e colori per curare la mente ha fatto scuola
A pochi passi dalla riva del Lago di Zurigo, in una residenza circondata da roseti e giardini, si trova lo Jung Institut di Küsnacht, meta di pellegrinaggi e tempio della psicologia analitica, centro d'eccellenza dove ogni anno medici e psicologi di ogni continente vengono a studiare per diventare analisti junghiani. Proseguendo oltre soffitti stuccati e stanze con preziose carte da parati, un piano dopo l'altro, si arriva a una piccola mansarda chiusa al pubblico. È il Bildarchiv, l'archivio delle immagini; custodisce 4.500 opere - per lo più dipinti, ma anche disegni e ricami - eseguiti tra il 1917 e il 1955 dai pazienti privati di Carl Gustav Jung. Una testimonianza inconsueta, vivida, quasi indiscreta, dell'epoca d'oro della psicanalisi, svelata per la prima volta al pubblico da una mostra del Museo Lagerhaus di San Gallo, rinomato centro d'arte della Svizzera orientale.
Le opere selezionate sono 164: potenti, torbide, eteree, maniacali,…
Le opere selezionate sono 164: potenti, torbide, eteree, maniacali,…
A pochi passi dalla riva del Lago di Zurigo, in una residenza circondata da roseti e giardini, si trova lo Jung Institut di Küsnacht, meta di pellegrinaggi e tempio della psicologia analitica, centro d'eccellenza dove ogni anno medici e psicologi di ogni continente vengono a studiare per diventare analisti junghiani. Proseguendo oltre soffitti stuccati e stanze con preziose carte da parati, un piano dopo l'altro, si arriva a una piccola mansarda chiusa al pubblico. È il Bildarchiv, l'archivio delle immagini; custodisce 4.500 opere - per lo più dipinti, ma anche disegni e ricami - eseguiti tra il 1917 e il 1955 dai pazienti privati di Carl Gustav Jung. Una testimonianza inconsueta, vivida, quasi indiscreta, dell'epoca d'oro della psicanalisi, svelata per la prima volta al pubblico da una mostra del Museo Lagerhaus di San Gallo, rinomato centro d'arte della Svizzera orientale.
Le opere selezionate sono 164: potenti, torbide, eteree, maniacali, ricche di riferimenti storici (la Seconda guerra mondiale) e suggestioni estetiche provenienti dal Dadaismo, dall'Art Nouveau, dal Simbolismo. Tutte anonime, tutte di indubitabile valore artistico (tra i pazienti di Jung c'erano diversi pittori), rappresentano una fonte unica per comprendere il metodo dell'Immaginazione Attiva, una tecnica che Jung sperimentò su se stesso, prima che sui suoi pazienti, a partire dalla profonda crisi innescata dalla rottura con Freud, nel 1913.
La sua premessa era questa: ciascuno di noi è continuamente attraversato da immagini di cui non è consapevole o a cui non presta attenzione; queste immagini costituiscono un materiale simile a quello dei sogni, ma essendo concepite in stato di veglia sono un'opportunità unica per confrontarsi con l'inconscio in modo intenzionale. L'immaginazione attiva è una tecnica mentale (essenzialmente una forma di meditazione) che aiuta a recuperare queste immagini. Jung insegnava ai suoi pazienti a riconoscerle e infine concretizzarle attraverso la pittura, o qualsiasi altra forma espressiva. Le opere esposte al Lagerhaus mostrano dunque i dialoghi di uomini e donne del primo Novecento con il proprio inconscio. Un'esperienza tutt'altro che ordinaria in psicanalisi.
E infatti, come spiega Ruth Ammann, psicanalista junghiana e curatrice del Bildarchiv, nonché ideatrice della mostra, "l'immaginazione attiva non è per principianti. Richiede concentrazione, impegno, onestà. E tempo. Oggi facciamo poche righe sul foglio e subito chiediamo all'analista cosa significano. Guardando queste opere, invece, viene da pensare che gli uomini e soprattutto le donne di allora avessero tempo. Tempo da dedicare all'inconscio". In un caso una paziente ha lasciato anche delle note per Jung, in una serie di 90 fogli brevemente commentati sul retro. Sul primo c'è una donna che sale una fuga di gradini simile alla rampa di una ziggurat. Scrive l'autrice: "A metà strada - un punto collegato ai cinquant'anni di età - mi fermo. Poi riprendo a salire. In cima c'è l'entrata di un tempio, un sommo sacerdote mi attende all'interno". Se l'inizio è figurativo e quasi infantile, l'ultimo dipinto è un raffinato motivo Art Nouveau: un fiore cremisi da cui erompono piccole farfalle d'oro. Il commento per Jung: "Le farfalle me le ha suggerite il suo racconto di La vita delle termiti di Maeterlinck, il magnifico spreco del loro sacrificio annuale (le termiti sono disposte a dare la vita pur di salvare la colonia). Dopo un lungo periodo di economia e autoconservazione, arriva un giorno in cui esplodono alla rinfusa, migliaia di creaturine alate che per lo più muoiono. Forse una sopravvive".
Secondo Ruth Ammann, "possiamo fare delle ipotesi d'interpretazione, ma essenzialmente queste opere restano un mistero. Sicuramente non vengono da pazienti psichiatrici, perché per praticare l'immaginazione attiva ci vuole una coscienza stabile. In Svizzera ogni clinica psichiatrica ha la sua collezione d'arte realizzata dai pazienti, ma si tratta di materiali molto diversi da quelli dello Jung Institut". Se Jung aveva visto nella pittura e nelle altre espressioni creative un supporto alla tecnica dell'immaginazione attiva, a partire dalla Seconda guerra mondiale l'arte ha conquistato un ruolo nei più svariati contesti di cura. Come strumento per liberare la creatività, come ausilio terapeutico in scuole, ospedali, carceri, comunità; e in chiave analitica, intendendo il prodotto creativo come espressione di contenuti inconsci, da interpretare con il terapeuta.
È il campo di Laura Grignoli, psicoterapeuta specializzata in arteterapia che oggi lavora soprattutto con bambini, adolescenti e pazienti psicotici in una struttura da lei stessa ideata, Artelieu (Pescara). "Le opere dei pazienti psichiatrici sono originali e ripetitive" spiega. "Ne ho uno che fa grandiosi dipinti sui cartoni da imballaggio. Un altro crea figure con le cicche di sigaretta. Il delirio viene spostato nell'arte, che diventa il veicolo di comunicazione col mondo. Ma in generale l'arteterapia è consigliata a chiunque, soprattutto a chi fatica a esprimere le proprie emozioni. Si può dipingere, disegnare, modellare l'argilla, scolpire. Esprimersi con qualunque attività che bypassi il controllo dell'intelletto. Parlando si possono fare delle censure; quando ci si esprime attraverso i simboli, come avviene nell'arte, questo non accade. La mente è dormiente e le immagini interiori sono libere di fluire". A favorire questo processo è quel particolare stato di coscienza che l'attività artistica induce, osservabile anche in una risonanza magnetica cerebrale: il maggiore coinvolgimento dell'emisfero destro - che è spaziale, non verbale, intuitivo, in pratica sede dei processi inconsci - produce una sospensione del controllo.
"Il disegno" dice Grignoli "è l'attività meno disinibente, perché richiede più tecnica, quindi per insicurezza si tende a ricorrere a immagini stereotipate, che privano il processo di spontaneità. La pittura e l'argilla sono più potenti: coinvolgono il colore e il corpo. L'argilla è addirittura regressiva. Manipolare terra bagnata è un piacere infantile che fa benissimo". Ci sono casi, poi, in cui l'arteterapia può rivelare contenuti molto precisi. "Ricordo un episodio di vent'anni fa. Un'insegnante mi portò una bambina di otto anni. Regalava sempre caramelle ai compagni, ma non si capiva come facesse ad averne così tante, anche perché la sua famiglia era indigente. Le diedi carta e colori. Mi mostrò un disegno dicendomi "questo è un signore anziano che mi ruba il portafoglio". Ora, è difficile che una bambina di quell'età abbia il portafoglio. Immaginai che dovesse essere un oggetto simbolico. Attraverso una catena di associazioni arrivai alla domanda fatidica: qual è la cosa più preziosa che ti è stata rubata? Piano piano confessò che stava subendo abusi sessuali da un uomo anziano, che le regalava caramelle. Sporsi denuncia e l'uomo fu preso in flagranza di reato". Questo il potenziale comunicativo dell'arteterapia. "Purtroppo da noi è poco diffusa. In Francia, dove mi sono specializzata, si pratica in ogni ospedale, ospizio e istituzione per bambini".
Sul Venerdì dell'11 maggio 2018
Le opere selezionate sono 164: potenti, torbide, eteree, maniacali, ricche di riferimenti storici (la Seconda guerra mondiale) e suggestioni estetiche provenienti dal Dadaismo, dall'Art Nouveau, dal Simbolismo. Tutte anonime, tutte di indubitabile valore artistico (tra i pazienti di Jung c'erano diversi pittori), rappresentano una fonte unica per comprendere il metodo dell'Immaginazione Attiva, una tecnica che Jung sperimentò su se stesso, prima che sui suoi pazienti, a partire dalla profonda crisi innescata dalla rottura con Freud, nel 1913.
La sua premessa era questa: ciascuno di noi è continuamente attraversato da immagini di cui non è consapevole o a cui non presta attenzione; queste immagini costituiscono un materiale simile a quello dei sogni, ma essendo concepite in stato di veglia sono un'opportunità unica per confrontarsi con l'inconscio in modo intenzionale. L'immaginazione attiva è una tecnica mentale (essenzialmente una forma di meditazione) che aiuta a recuperare queste immagini. Jung insegnava ai suoi pazienti a riconoscerle e infine concretizzarle attraverso la pittura, o qualsiasi altra forma espressiva. Le opere esposte al Lagerhaus mostrano dunque i dialoghi di uomini e donne del primo Novecento con il proprio inconscio. Un'esperienza tutt'altro che ordinaria in psicanalisi.
E infatti, come spiega Ruth Ammann, psicanalista junghiana e curatrice del Bildarchiv, nonché ideatrice della mostra, "l'immaginazione attiva non è per principianti. Richiede concentrazione, impegno, onestà. E tempo. Oggi facciamo poche righe sul foglio e subito chiediamo all'analista cosa significano. Guardando queste opere, invece, viene da pensare che gli uomini e soprattutto le donne di allora avessero tempo. Tempo da dedicare all'inconscio". In un caso una paziente ha lasciato anche delle note per Jung, in una serie di 90 fogli brevemente commentati sul retro. Sul primo c'è una donna che sale una fuga di gradini simile alla rampa di una ziggurat. Scrive l'autrice: "A metà strada - un punto collegato ai cinquant'anni di età - mi fermo. Poi riprendo a salire. In cima c'è l'entrata di un tempio, un sommo sacerdote mi attende all'interno". Se l'inizio è figurativo e quasi infantile, l'ultimo dipinto è un raffinato motivo Art Nouveau: un fiore cremisi da cui erompono piccole farfalle d'oro. Il commento per Jung: "Le farfalle me le ha suggerite il suo racconto di La vita delle termiti di Maeterlinck, il magnifico spreco del loro sacrificio annuale (le termiti sono disposte a dare la vita pur di salvare la colonia). Dopo un lungo periodo di economia e autoconservazione, arriva un giorno in cui esplodono alla rinfusa, migliaia di creaturine alate che per lo più muoiono. Forse una sopravvive".
Secondo Ruth Ammann, "possiamo fare delle ipotesi d'interpretazione, ma essenzialmente queste opere restano un mistero. Sicuramente non vengono da pazienti psichiatrici, perché per praticare l'immaginazione attiva ci vuole una coscienza stabile. In Svizzera ogni clinica psichiatrica ha la sua collezione d'arte realizzata dai pazienti, ma si tratta di materiali molto diversi da quelli dello Jung Institut". Se Jung aveva visto nella pittura e nelle altre espressioni creative un supporto alla tecnica dell'immaginazione attiva, a partire dalla Seconda guerra mondiale l'arte ha conquistato un ruolo nei più svariati contesti di cura. Come strumento per liberare la creatività, come ausilio terapeutico in scuole, ospedali, carceri, comunità; e in chiave analitica, intendendo il prodotto creativo come espressione di contenuti inconsci, da interpretare con il terapeuta.
È il campo di Laura Grignoli, psicoterapeuta specializzata in arteterapia che oggi lavora soprattutto con bambini, adolescenti e pazienti psicotici in una struttura da lei stessa ideata, Artelieu (Pescara). "Le opere dei pazienti psichiatrici sono originali e ripetitive" spiega. "Ne ho uno che fa grandiosi dipinti sui cartoni da imballaggio. Un altro crea figure con le cicche di sigaretta. Il delirio viene spostato nell'arte, che diventa il veicolo di comunicazione col mondo. Ma in generale l'arteterapia è consigliata a chiunque, soprattutto a chi fatica a esprimere le proprie emozioni. Si può dipingere, disegnare, modellare l'argilla, scolpire. Esprimersi con qualunque attività che bypassi il controllo dell'intelletto. Parlando si possono fare delle censure; quando ci si esprime attraverso i simboli, come avviene nell'arte, questo non accade. La mente è dormiente e le immagini interiori sono libere di fluire". A favorire questo processo è quel particolare stato di coscienza che l'attività artistica induce, osservabile anche in una risonanza magnetica cerebrale: il maggiore coinvolgimento dell'emisfero destro - che è spaziale, non verbale, intuitivo, in pratica sede dei processi inconsci - produce una sospensione del controllo.
"Il disegno" dice Grignoli "è l'attività meno disinibente, perché richiede più tecnica, quindi per insicurezza si tende a ricorrere a immagini stereotipate, che privano il processo di spontaneità. La pittura e l'argilla sono più potenti: coinvolgono il colore e il corpo. L'argilla è addirittura regressiva. Manipolare terra bagnata è un piacere infantile che fa benissimo". Ci sono casi, poi, in cui l'arteterapia può rivelare contenuti molto precisi. "Ricordo un episodio di vent'anni fa. Un'insegnante mi portò una bambina di otto anni. Regalava sempre caramelle ai compagni, ma non si capiva come facesse ad averne così tante, anche perché la sua famiglia era indigente. Le diedi carta e colori. Mi mostrò un disegno dicendomi "questo è un signore anziano che mi ruba il portafoglio". Ora, è difficile che una bambina di quell'età abbia il portafoglio. Immaginai che dovesse essere un oggetto simbolico. Attraverso una catena di associazioni arrivai alla domanda fatidica: qual è la cosa più preziosa che ti è stata rubata? Piano piano confessò che stava subendo abusi sessuali da un uomo anziano, che le regalava caramelle. Sporsi denuncia e l'uomo fu preso in flagranza di reato". Questo il potenziale comunicativo dell'arteterapia. "Purtroppo da noi è poco diffusa. In Francia, dove mi sono specializzata, si pratica in ogni ospedale, ospizio e istituzione per bambini".
Sul Venerdì dell'11 maggio 2018