Sembra di stare in Giamaica invece è Padova
Lucio Luca , dal nostro inviato LUCIO LUCATredicimila metri quadrati pieni di serre dove cresce la cannabis (leggera). Viaggio nella Bioelix. "All'inizio c'era molta diffidenza, adesso la gente ha capito"
GALZIGNANO (Padova). All'una in punto dalle cucine sale un odore intenso di sugo fatto in casa. Andrea, il capo, raccoglie i lunghi capelli rossi in un elastico, chiama a raccolta i suoi collaboratori e dà il via al rito della pausa pranzo. Qui, nel cuore dei Colli Euganei, a due passi da Abano Terme, la regola è mangiar bene e bere almeno un bicchiere di rosso "che fa passare tutti i guai".
A tavola saranno sì e no una decina, molte ragazze giovani, un paio di immigrati ai quali non pare ancora vero di aver trovato un lavoro in quel ricco Nordest nel quale non sono mai stati troppo amati: "Oggi ho preparato i tortellacci alla canapa", spiega Andrea Rampado, il fondatore della Bioelix, una startup dedicata all'Agrobiotech. "Già, perché la canapa si può persino mangiare, anche se il principio attivo in questi casi dev'essere infinitesimale. È proprio vero, di questa pianta non si butta via nien…
A tavola saranno sì e no una decina, molte ragazze giovani, un paio di immigrati ai quali non pare ancora vero di aver trovato un lavoro in quel ricco Nordest nel quale non sono mai stati troppo amati: "Oggi ho preparato i tortellacci alla canapa", spiega Andrea Rampado, il fondatore della Bioelix, una startup dedicata all'Agrobiotech. "Già, perché la canapa si può persino mangiare, anche se il principio attivo in questi casi dev'essere infinitesimale. È proprio vero, di questa pianta non si butta via nien…
GALZIGNANO (Padova). All'una in punto dalle cucine sale un odore intenso di sugo fatto in casa. Andrea, il capo, raccoglie i lunghi capelli rossi in un elastico, chiama a raccolta i suoi collaboratori e dà il via al rito della pausa pranzo. Qui, nel cuore dei Colli Euganei, a due passi da Abano Terme, la regola è mangiar bene e bere almeno un bicchiere di rosso "che fa passare tutti i guai".
A tavola saranno sì e no una decina, molte ragazze giovani, un paio di immigrati ai quali non pare ancora vero di aver trovato un lavoro in quel ricco Nordest nel quale non sono mai stati troppo amati: "Oggi ho preparato i tortellacci alla canapa", spiega Andrea Rampado, il fondatore della Bioelix, una startup dedicata all'Agrobiotech. "Già, perché la canapa si può persino mangiare, anche se il principio attivo in questi casi dev'essere infinitesimale. È proprio vero, di questa pianta non si butta via niente, come il maiale. Un maiale verde, diciamo".
Rampado, 47 anni, è un esperto di chimica con la passione per l'innovazione. Fino a qualche tempo fa si occupava di sistemi cavitazionali, quelli che favoriscono la formazione di micro e nano bolle di aria nel fluido industriale e migliorano i processi produttivi: "Una roba assai complicata che consente di ridurre l'uso dei detergenti e i costi di smaltimento, ti permette di gestire i liquidi contaminati e garantisce un enorme risparmio energetico. Ci ho lavorato per anni, poi però ho litigato con i miei soci e improvvisamente mi sono trovato fuori dall'azienda. C'è ancora una vertenza legale in corso, meglio non parlarne".
Ci sono voluti mesi prima di smaltire quell'amarezza, poi la folgorazione: "C'era questa serra da 13 mila metri quadrati in campagna, con un paio di amici avevamo messo giù un progetto di coltivazione di alghe finalizzate alla produzione di energia. Nell'agosto scorso era tutto pronto, quando la ditta che avrebbe dovuto fornirci i macchinari ci ha informati di un ritardo: insomma, altri sei mesi di attesa prima di cominciare. A quel punto, dopo lunghe riunioni e notti insonni, abbiamo deciso di puntare sulla cannabis light, appena resa legale anche in Italia. Ed è stata la scelta vincente".
Grazie all'acqua termale, che qui è la principale risorsa economica, e a un sistema di illuminazione sperimentale, le piante della Bioelix hanno preso a crescere a un ritmo impressionante. La prima serra, quella che Rampado chiama "la nursery", è un vero e proprio laboratorio: "Coltiviamo diverse varietà di cannabis che arrivano da tutta l'Europa: c'è la Kompolti ungherese, la Fibra nova che è un prodotto italiano e soprattutto la Finola, una pianta finlandese che ha enormi potenzialità perché è in grado di generare varietà molto diverse fra di loro e quindi utilizzabili per vari scopi".
Ovviamente, come impone la legge, Rampado e i suoi collaboratori tengono sotto stretto controllo il thc della canapa, quel principio attivo che non può superare lo 0,2 per cento anche se il margine tollerato può raggiungere lo 0,6. Perché in questa "Piccola Giamaica" in provincia di Padova, la cannabis serve per produrre tisane, creme, oli, prodotti dolciari, essenze, piante ornamentali, persino i tortellacci. Ma di sballo non se ne deve neanche parlare.
"All'inizio ti scontri con la diffidenza" racconta Andrea, "perché una serra di canapa di 13 mila metri quadrati non passa di certo inosservata. Poi, quando spieghi che fin dall'antichità questa pianta è stata utilizzata a scopo medico e che solo una campagna denigratoria orchestrata da Big Pharma nei primi decenni del Novecento ha trasformato in "erba cattiva", la gente comincia a capire. Del resto, se anche con colpevole ritardo l'Italia ha recepito una normativa europea che autorizza la coltivazione e la vendita di cannabis light, un motivo ci sarà, no? Basti pensare che oltre alle capacità terapeutiche, la fibra della canapa è una delle più resistenti al mondo, viene utilizzata per costruire le corde e dove viene coltivata arricchisce e bonifica il terreno. Come ti dicevo, non si butta via niente".
Dopo pranzo, le ragazze tornano a curare le piantine nella "nursery", gli altri riprendono a innaffiarle nelle altre serre: "Sono tutti della zona" continua Rampado. "Quei pochi che non sono scappati quando la crisi ha decimato gli alberghi che avevano puntato tutto sulle terme. Qui un tempo vivevano 22 mila persone, adesso siamo rimasti in poco più di quattromila. L'idea di poter dare lavoro alla mia gente mi emoziona: del resto, uno dei miei modelli è sempre stato Adriano Olivetti, la persona al centro di tutto, il lavoratore che vive nel raggio di sette minuti dall'azienda per sentirla davvero sua. I miei dipendenti mi dicono che sono felici di lavorare immersi nella natura, a qualcuno dispiace persino restare a casa nel weekend. Ok, magari esagerano, ma vuoi mettere la soddisfazione?".
Per la Bioelix, la svolta è arrivata grazie al contratto in esclusiva firmato con EasyJoint, l'azienda che produce e vende al dettaglio le infiorescenze: "Se tutto va bene" spiega Andrea Ostallari, che della startup è l'amministratore, "nel giro di un anno potremmo produrre qualcosa come due milioni di talee, un giro d'affari di 400 mila euro impensabile soltanto qualche mese fa. Ma è solo l'inizio, vogliamo creare una vera e propria filiera della canapa che coinvolga gli agricoltori e gli artigiani di questa zona. La Bioelix assumerà contadini ma anche chimici e biologi, l'obiettivo è quello di arrivare un giorno a creare anche prodotti farmaceutici. Oggi non è ancora possibile, ma siamo appena all'inizio di un mercato che ha enormi potenzialità. E il fatto di essere stati fra i primi ad averci creduto e investito, è sicuramente un enorme vantaggio".
Il prossimo passo sarà aprire altre sei serre a micropropagazione - una tecnica che permette alle piante di ottenere cloni in grado di sconfiggere infezioni batteriche e virali - e di distribuire talee in tutta Italia: "Ce le richiedono in tanti" dice Rampado. "Perché la legge 242 che ha legalizzato la coltivazione di canapa light ha anche creato nuove prospettive di lavoro. Se posso dare un consiglio, però, è quello di non partire all'avventura senza avere conoscenze scientifiche. L'Agrobiotech non si improvvisa. Pensare di prendere un terreno, convertirlo a cannabis e usare tecniche di coltivazione non adeguate è quanto di più sbagliato si possa fare".
Sul Venerdì dell'11 maggio
A tavola saranno sì e no una decina, molte ragazze giovani, un paio di immigrati ai quali non pare ancora vero di aver trovato un lavoro in quel ricco Nordest nel quale non sono mai stati troppo amati: "Oggi ho preparato i tortellacci alla canapa", spiega Andrea Rampado, il fondatore della Bioelix, una startup dedicata all'Agrobiotech. "Già, perché la canapa si può persino mangiare, anche se il principio attivo in questi casi dev'essere infinitesimale. È proprio vero, di questa pianta non si butta via niente, come il maiale. Un maiale verde, diciamo".
Rampado, 47 anni, è un esperto di chimica con la passione per l'innovazione. Fino a qualche tempo fa si occupava di sistemi cavitazionali, quelli che favoriscono la formazione di micro e nano bolle di aria nel fluido industriale e migliorano i processi produttivi: "Una roba assai complicata che consente di ridurre l'uso dei detergenti e i costi di smaltimento, ti permette di gestire i liquidi contaminati e garantisce un enorme risparmio energetico. Ci ho lavorato per anni, poi però ho litigato con i miei soci e improvvisamente mi sono trovato fuori dall'azienda. C'è ancora una vertenza legale in corso, meglio non parlarne".
Ci sono voluti mesi prima di smaltire quell'amarezza, poi la folgorazione: "C'era questa serra da 13 mila metri quadrati in campagna, con un paio di amici avevamo messo giù un progetto di coltivazione di alghe finalizzate alla produzione di energia. Nell'agosto scorso era tutto pronto, quando la ditta che avrebbe dovuto fornirci i macchinari ci ha informati di un ritardo: insomma, altri sei mesi di attesa prima di cominciare. A quel punto, dopo lunghe riunioni e notti insonni, abbiamo deciso di puntare sulla cannabis light, appena resa legale anche in Italia. Ed è stata la scelta vincente".
Grazie all'acqua termale, che qui è la principale risorsa economica, e a un sistema di illuminazione sperimentale, le piante della Bioelix hanno preso a crescere a un ritmo impressionante. La prima serra, quella che Rampado chiama "la nursery", è un vero e proprio laboratorio: "Coltiviamo diverse varietà di cannabis che arrivano da tutta l'Europa: c'è la Kompolti ungherese, la Fibra nova che è un prodotto italiano e soprattutto la Finola, una pianta finlandese che ha enormi potenzialità perché è in grado di generare varietà molto diverse fra di loro e quindi utilizzabili per vari scopi".
Ovviamente, come impone la legge, Rampado e i suoi collaboratori tengono sotto stretto controllo il thc della canapa, quel principio attivo che non può superare lo 0,2 per cento anche se il margine tollerato può raggiungere lo 0,6. Perché in questa "Piccola Giamaica" in provincia di Padova, la cannabis serve per produrre tisane, creme, oli, prodotti dolciari, essenze, piante ornamentali, persino i tortellacci. Ma di sballo non se ne deve neanche parlare.
"All'inizio ti scontri con la diffidenza" racconta Andrea, "perché una serra di canapa di 13 mila metri quadrati non passa di certo inosservata. Poi, quando spieghi che fin dall'antichità questa pianta è stata utilizzata a scopo medico e che solo una campagna denigratoria orchestrata da Big Pharma nei primi decenni del Novecento ha trasformato in "erba cattiva", la gente comincia a capire. Del resto, se anche con colpevole ritardo l'Italia ha recepito una normativa europea che autorizza la coltivazione e la vendita di cannabis light, un motivo ci sarà, no? Basti pensare che oltre alle capacità terapeutiche, la fibra della canapa è una delle più resistenti al mondo, viene utilizzata per costruire le corde e dove viene coltivata arricchisce e bonifica il terreno. Come ti dicevo, non si butta via niente".
Dopo pranzo, le ragazze tornano a curare le piantine nella "nursery", gli altri riprendono a innaffiarle nelle altre serre: "Sono tutti della zona" continua Rampado. "Quei pochi che non sono scappati quando la crisi ha decimato gli alberghi che avevano puntato tutto sulle terme. Qui un tempo vivevano 22 mila persone, adesso siamo rimasti in poco più di quattromila. L'idea di poter dare lavoro alla mia gente mi emoziona: del resto, uno dei miei modelli è sempre stato Adriano Olivetti, la persona al centro di tutto, il lavoratore che vive nel raggio di sette minuti dall'azienda per sentirla davvero sua. I miei dipendenti mi dicono che sono felici di lavorare immersi nella natura, a qualcuno dispiace persino restare a casa nel weekend. Ok, magari esagerano, ma vuoi mettere la soddisfazione?".
Per la Bioelix, la svolta è arrivata grazie al contratto in esclusiva firmato con EasyJoint, l'azienda che produce e vende al dettaglio le infiorescenze: "Se tutto va bene" spiega Andrea Ostallari, che della startup è l'amministratore, "nel giro di un anno potremmo produrre qualcosa come due milioni di talee, un giro d'affari di 400 mila euro impensabile soltanto qualche mese fa. Ma è solo l'inizio, vogliamo creare una vera e propria filiera della canapa che coinvolga gli agricoltori e gli artigiani di questa zona. La Bioelix assumerà contadini ma anche chimici e biologi, l'obiettivo è quello di arrivare un giorno a creare anche prodotti farmaceutici. Oggi non è ancora possibile, ma siamo appena all'inizio di un mercato che ha enormi potenzialità. E il fatto di essere stati fra i primi ad averci creduto e investito, è sicuramente un enorme vantaggio".
Il prossimo passo sarà aprire altre sei serre a micropropagazione - una tecnica che permette alle piante di ottenere cloni in grado di sconfiggere infezioni batteriche e virali - e di distribuire talee in tutta Italia: "Ce le richiedono in tanti" dice Rampado. "Perché la legge 242 che ha legalizzato la coltivazione di canapa light ha anche creato nuove prospettive di lavoro. Se posso dare un consiglio, però, è quello di non partire all'avventura senza avere conoscenze scientifiche. L'Agrobiotech non si improvvisa. Pensare di prendere un terreno, convertirlo a cannabis e usare tecniche di coltivazione non adeguate è quanto di più sbagliato si possa fare".
Sul Venerdì dell'11 maggio