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Eusapia Palladino "fa levitare" un tavolo a Milano (1892) 

Quando i premi Nobel credevano ai fantasmi

In un libro la storia della medium Eusapia Palladino, che con le sue sedute riuscì a incantare anche scienziati famosi come Cesare Lombroso e Pierre Curie
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Tavolini che ballano, trombette che suonano, tende che si gonfiano. E scienziati, veri scienziati, che credono di parlare con la propria cara, defunta, mamma, riapparsa dall'aldilà. A fine Ottocento in questo quadretto non avreste visto niente di strano: la scienza prendeva molto sul serio lo spiritismo, cioè l'evocazione degli spiriti dei morti. E i medium, furbacchioni, ne approfittavano per darsi l'etichetta di misteriosi possessori di misteriosissime facoltà umane. Venghino scienziati venghino: e a suon di messinscene sui "poteri della mente" ci fu chi riuscì a far fessi persino premi Nobel e intellettuali tutti d'un pezzo.

È la storia di Eusapia Palladino: nata poverissima nel paesino pugliese di Minervino Murge (Barletta-Andria-Trani), diventò medium celeberrima in tutto il mondo e morì un secolo fa, di nuovo poverissima, dopo una vita da avventurosa contaballe. Non fu mai né bella né sapie…
Tavolini che ballano, trombette che suonano, tende che si gonfiano. E scienziati, veri scienziati, che credono di parlare con la propria cara, defunta, mamma, riapparsa dall'aldilà. A fine Ottocento in questo quadretto non avreste visto niente di strano: la scienza prendeva molto sul serio lo spiritismo, cioè l'evocazione degli spiriti dei morti. E i medium, furbacchioni, ne approfittavano per darsi l'etichetta di misteriosi possessori di misteriosissime facoltà umane. Venghino scienziati venghino: e a suon di messinscene sui "poteri della mente" ci fu chi riuscì a far fessi persino premi Nobel e intellettuali tutti d'un pezzo.

È la storia di Eusapia Palladino: nata poverissima nel paesino pugliese di Minervino Murge (Barletta-Andria-Trani), diventò medium celeberrima in tutto il mondo e morì un secolo fa, di nuovo poverissima, dopo una vita da avventurosa contaballe. Non fu mai né bella né sapiente, non sapeva nemmeno scrivere il proprio nome, ma fu capace di sedurre e ingannare il gotha della scienza. Come? Lo ricostruiscono due storici della scienza dell'Università di Bari, Francesco Paolo de Ceglia e Lorenzo Leporiere, in un libro colto e divertente dal titolo La pitonessa, il pirata e l'acuto osservatore. Spiritismo e scienza nell'Italia della belle époque, appena pubblicato da Editrice Bibliografica, dove si sorride per l'ingenuità degli eruditi di un tempo, ma ci si interroga anche sulla fragilità della nostra ragione, così pronta, oggi come allora, a cadere nei tranelli dei truffatori.

Un passo indietro. La vicenda di Eusapia la "pitonessa" è una storia di spiritismo moderno: non c'è il contatto con i defunti da parte di personalità religiose, come nei tempi antichi. Siamo nella seconda metà dell'Ottocento e le cose sono un po' cambiate anche da quando, nel 1848, le adolescenti sorelle Fox hanno evocato uno spirito chiamato Splitfoot ("piede biforcuto") che comunica battendo colpi. Il loro è stato un gioco, uno scherzo che però è sfuggito di mano: le ragazzine sono state sfruttate dall'avida sorella maggiore che ne ha fatto dei fenomeni da baraccone. Decenni dopo, vecchie e alcolizzate, avrebbero ammesso tutto.

Lo spiritismo ai tempi di Eusapia è diventato una moda. "I medium sono soprattutto donne normali: normali ma, apparentemente, con una sensibilità particolare" spiega de Ceglia. "Ecco perché l'interesse della scienza, che vuole capirci di più". Altri fattori decidono il successo dello spiritismo: le guerre hanno causato la morte di molti giovani nel fiore degli anni che i genitori sperano di poter ricontattare. Intanto gli scienziati  hanno cominciato a investigare l'invisibile e "si è scoperto che la materia può emettere energia attraverso le radiazioni". Pochi anni prima era arrivato anche il telegrafo: si può portare la voce a distanza senza toccare niente! "Il nostro immaginario, perciò, è cambiato. Ma è cambiata anche la scienza" prosegue de Ceglia "e gli scienziati si allargano un po', finendo spesso per parlare di cose di cui non sono esattamente esperti...".

Eusapia Palladino è arrivata a Napoli nel 1866, dodicenne, per fare la cameriera. È maleducata, volgare e renitente a qualsiasi educazione. Però impara qualche giochetto di prestigio e viene presentata a tal Giovanni Damiani, diplomatico (o faccendiere) convertito allo spiritismo dopo il contatto con il fantasma di una certa sua defunta sorella Marietta. Damiani sta cercando una medium su indicazione di uno spirito chiamato John King (il pirata del titolo del libro) ed Eusapia lo accontenta. Nasce così una collaborazione che porta la donna alla fama. E gli scienziati cominciano a interessarsene con sincera curiosità.

"Si consideri che era periodo di diffusione e consolidamento della psichiatria, e molte di queste medium venivano viste come portatrici di fenomeni patologici della mente che crea esperienze extracorporee". Ecco perché intorno al tavolo ballerino di Eusapia accorrono soprattutto medici, tra cui il futuro premio Nobel francese Charles Richet, e l'inizialmente scettico Cesare Lombroso.

A leggerla oggi la cronaca di queste sedute spiritiche fa sorridere. Il severo Lombroso si convince dei poteri di Eusapia quando, al riaccendersi di una luce nella stanza, vede una ciotola di farina ribaltata sul tavolo e il tavolo correre verso di lui. Chi sarà stato? Altri si fanno afferrare da "mani invisibili" nel buio, oppure sentono la voce della mamma, e pazienza se invece di parlare in veneto questa ha un accento, guarda caso, meridionale. Anche quando Eusapia viene smascherata con grande disdoro, come succede più volte, gli scienziati continuano a dirsi che la pitonessa è solo pigra ed è colpa di chi non la controlla se lei, invece di fare il suo lavoro, si mette a giocherellare. "Siamo dinanzi a un intero campo di stati fisici completamente nuovi" scrive entusiasta Pierre Curie paragonando i poteri della mente di Eusapia alla radioattività. Mentre il fisiologo Filippo Bottazzi (l'acuto osservatore) decide di studiare la cosa in maniera davvero scientifica, raccogliendo dati, foto, tabelle, che non porteranno a niente.

Attenzione, però, "nell'interesse di Lombroso e degli altri scienziati non c'era niente di alternativo alla scienza, erano indagini sperimentali su forze presunte naturali" spiega Silvano Montaldo, professore di storia contemporanea all'Università di Torino e direttore scientifico del Museo Lombroso, dove sono conservate molte fotografie di quelle sedute spiritiche. "Poi, certo, tra gli intellettuali ci fu anche chi criticò questo interesse, che ebbe un ruolo cruciale nella costruzione della fama della medium" ma sarebbe improprio parlare, oggi, di "antiscienza". Per Lombroso lo spiritismo si inquadrava nella sua idea della natura: "Ci credeva così tanto che si diceva si fosse impegnato a mandare, dopo la morte, un segnale dall'oltretomba".

Le cronache della vicenda, pietosamente, si fermano qui. Quello che rimane è una lezione. Per de Ceglia, che "la retorica scientifica a volte rischia di far passare delle solenni baggianate. Ma anche che scienza e razionalità sono fragili, e vanno protette: per questo è importante vagliare le loro cantonate, serenamente, e continuare a studiarle".

Sul Venerdì del 18 maggio 2018