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Bill Clinton nell'aprile del 1995 nel giardino della Casa Bianca subito dopo l'attentato contro un edificio federale di Oklahoma City (Dirck Halstead/ Life/ Getty Images) 

Bill Clinton: “C’è un giallo alla Casa Bianca. E l'ho scritto io”

Che cosa accadrebbe se il Presidente degli Stati Uniti d’America scomparisse senza lasciar traccia? È la trama del nuovo romanzo che il maestro del thriller James Patterson ha scritto con l’ex Commander in Chief. Il quale ci ha detto che si è divertito un sacco, che il cyber-terrorismo ci darà filo da torcere e che non ha capito bene chi sia il nuovo premier italiano. Intervista
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NEW YORK. "È molto difficile che accada, ma non impossibile: un Presidente potrebbe davvero scomparire". Bill sorride, guarda James che fa un cenno di approvazione con la testa e continua:  "Certo, dovrebbe avere un motivo molto grave per abbandonare la Casa Bianca. Del resto è proprio questo il caso che raccontiamo".
Bill è William Jefferson Clinton, 42° Presidente degli Stati Uniti dal 1993 al 2001. James è James Patterson, celebre scrittore di spy story (300 milioni di libri venduti in ogni parte del mondo). Insieme hanno scritto Il Presidente è scomparso, attesissimo romanzo - cinquecento pagine di azione, spionaggio, tradimenti e cyberterrorismo - in libreria dal prossimo 4 giugno (in Italia per le edizioni Longanesi). Il Venerdì li ha incontrati in esclusiva a New York.

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"L'idea è nata…
NEW YORK. "È molto difficile che accada, ma non impossibile: un Presidente potrebbe davvero scomparire". Bill sorride, guarda James che fa un cenno di approvazione con la testa e continua:  "Certo, dovrebbe avere un motivo molto grave per abbandonare la Casa Bianca. Del resto è proprio questo il caso che raccontiamo".
Bill è William Jefferson Clinton, 42° Presidente degli Stati Uniti dal 1993 al 2001. James è James Patterson, celebre scrittore di spy story (300 milioni di libri venduti in ogni parte del mondo). Insieme hanno scritto Il Presidente è scomparso, attesissimo romanzo - cinquecento pagine di azione, spionaggio, tradimenti e cyberterrorismo - in libreria dal prossimo 4 giugno (in Italia per le edizioni Longanesi). Il Venerdì li ha incontrati in esclusiva a New York.

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"L'idea è nata casualmente. Io e James abbiamo lo stesso agente e lo stesso avvocato, ed entrambi sapevano che sono un grande appassionato del genere, anche se non avrei mai pensato di scrivere un romanzo d'azione. E meno che mai con protagonista un Presidente". "E io sapevo che Bill era un grande narratore e soprattutto che avrebbe contribuito a rendere il libro piuttosto eccitante grazie a dettagli cui nessuno scrittore potrebbe avere accesso".



Nel romanzo, il Presidente degli Stati Uniti, Jonathan Lincoln Duncan, scompare mentre l'America sta per essere messa in ginocchio da un attacco di cyberterroristi: "Oggi è esattamente questa una delle grandi minacce per il nostro Paese e per il mondo intero" racconta Clinton. "E così anche la fuga del Presidente l'abbiamo raccontata come davvero potrebbe accadere nella realtà. Compreso l'atteggiamento degli agenti del Secret Service". E compresi tutti gli altri dettagli? "Tutto vero" assicura Patterson. "Tutto realistico" precisa l'ex inquilino della Casa Bianca. "I luoghi e la descrizione della vita all'interno della Casa Bianca, i rapporti con lo staff e con i leader dei Paesi alleati, l'abnegazione di chi circonda il Presidente. E anche la sua solitudine di fronte alle scelte più difficili".

Come quando bisogna dialogare con i nemici.
"Come le dicevo, il cyberterrorismo è una minaccia reale di cui ancora non ci rendiamo completamente conto. È un campo che sta evolvendo molto ma molto rapidamente. Anche se la prima grande minaccia dei nostri giorni resta ancora quella delle armi atomiche e di una possibile guerra nucleare: in passato riguardava solo alcuni Stati, le grandi potenze, oggi sta diventando un problema anche regionale, e penso all'Iran, a Israele e all'Arabia Saudita. O alla penisola coreana, dove spero che presto il problema possa dirsi superato. Quanto ai terroristi, non hanno armi atomiche, non quelle classiche almeno, ma con la tecnologia possono essere in grado di costruire piccoli ordigni nucleari in grado di uccidere migliaia di persone. Discorso che vale anche per i cyberterroristi. Un gruppo di hacker preparati potrebbe fare parecchi danni".


Un libro di fiction, dunque, che parla molto di realtà e di attualità. C'è anche il tema del ruolo delle donne.
"Sì, nel nostro racconto le donne ricoprono ruoli fondamentali: vicepresidente degli Stati Uniti, direttore dell'Fbi, premier israeliano, cecchino-killer. E tenga conto che, quando abbiamo iniziato a scrivere, il movimento #MeToo non era ancora nato. Forse ora avremmo scritto qualche pagina in più".

Lei crede che il futuro sia nelle mani delle donne?
"Io spero che apparterrà alle donne e agli uomini, insieme. Da Presidente ho nominato il primo Segretario di Stato donna, la prima ministra della Giustizia, ho scelto diversi giudici donne e...", Patterson lo interrompe "...e tutti e due abbiamo sperato che venisse eletta una donna come Presidente". Il profondo sospiro di Clinton è più che eloquente: "Prima o poi accadrà e spero che sia molto presto. Ma se dico donne e uomini insieme è perché questa è la grande sfida che attende tutti e due i generi: meno abusi, meno discriminazioni, ridistribuzione del potere. Quando due diversità si incontrano tutto diventa molto più interessante, possono nascere nuove idee, si possono avere nuove visioni. L'incontro fra gruppi diversi può dare vita a scelte e decisioni migliori. In questo caso stiamo parlando di sessi diversi, ma vale lo stesso in ogni campo. La diversità è una grande ricchezza, anche se nel mondo di oggi in molti pensano il contrario".   

Nel libro c'è un traditore all'interno della Casa Bianca...
"Mi sta chiedendo se è possibile che ciò accada veramente? Spero di no, ma nessuno può escluderlo al cento per cento. Il nostro racconto si è spinto parecchio più avanti di quanto uno possa oggi immaginare, ma le voglio raccontare una cosa che ho letto proprio nei giorni scorsi in una biografia di George Washington. Il primo Presidente degli Stati Uniti venne tradito, e venne tradito da uno degli uomini che gli erano più vicini, uno degli addetti alla sua sicurezza personale. È un episodio della storia americana molto poco conosciuto, ma è la dimostrazione - anche se oggi tutto è diverso - che un tradimento è sempre possibile. E poi ci sono altri tipi di tradimento, cose che conosco bene e per esperienza diretta. Un esempio? Può accadere, ed è accaduto molte volte, che ci sia qualcuno all'interno della Casa Bianca che ci prenda gusto a raccontare ai giornalisti politici cose riservate o anche semplici pettegolezzi. Lo fanno magari senza malignità, pensando di essere loro che impongono le notizie alla grande stampa e ai network televisivi con il vecchio trucco della "fonte anonima", e invece succede esattamente il contrario. Poi ci sono, pochi per fortuna, quelli che passano notizie per ripicche o tornaconto personale. Ecco, anche questi sono esempi di tradimenti, tradimenti minori ovviamente, ma chi tradisce una volta...".

Una Casa Bianca vista dall'interno, da chi ci ha vissuto per otto lunghi anni. Vi siete posti problemi relativi alla sicurezza durante la scrittura?
"Io no" risponde subito Patterson, "anche perché non so nulla e nulla potevo sapere".
"I dettagli non mancano, molte cose forse il grande pubblico non le conosce, ma da ex inquilino ho cercato di essere molto attento a tutto quello che svelavo, proprio per evitare che qualche rivelazione potesse danneggiare qualcuno o qualcosa. Però non dobbiamo dimenticare che il nostro è un libro di fiction. Quando 14 anni fa ho scritto la mia autobiografia, l'ho fatta vedere e rivedere in modo da essere certo che non venisse fuori qualcosa che era meglio non divulgare. E anche in questo caso sono stato attento, ma nulla di più. Può sempre capitare che racconti qualcosa che diventa rilevante magari in un secondo momento".

Il vostro è un romanzo sul potere. Ma anche sulla lealtà, sul tradimento, sulla capacità di comando e sulla solitudine dell'uomo più potente del mondo...
"Qual è la cosa più importante per un Presidente? Cercare di fare la cosa più giusta. Quando sei in campagna elettorale e speri di vincere le presidenziali non hai alcuna idea di quello che ti aspetta una volta entrato alla Casa Bianca. Nel momento in cui diventi Commander in Chief della più grande superpotenza che ci sia al mondo devi avere ben chiare tre cose. Primo: cercare di fare, per quanto possibile, quello che avevi promesso -   e questo credo che abbiano provato a farlo tutti i Presidenti. Secondo: devi essere pronto a rispondere a sfide che mai avevi previsto, pronto a entrare in una guerra, pronto a prendere decisioni che non ti aspettavi. Terzo: devi cercare di avere chiare, ed è forse la cosa più complicata, tutte le conseguenze che deriveranno dalle scelte che hai fatto. E provare a immaginare quello che ti aspetta dietro l'angolo".

Nella parte finale del libro c'è un lungo speech del presidente Duncan: sembra quasi un programma politico per il futuro dei Democratici.
"In un certo senso lo è, anche se molte cose di quel discorso sono state dette realmente durante la campagna elettorale per le presidenziali del 2016, e non è che gli elettori vi abbiano prestato molta attenzione".
Clinton abbozza un sorriso, il ricordo della sconfitta di Hillary ("No, non ce l'aspettavamo") è una ferita ancora aperta. "Il punto più importante del discorso di Duncan è però un altro e non riguarda le scelte politiche che in quel discorso vengono elencate. È l'appello all'unità contro le divisioni, che è il vero punto discriminante nel mondo di oggi, sia in America sia negli altri Paesi occidentali. Come dicevo prima parlando delle donne, la diversità è una ricchezza e oggi gli Stati Uniti possono diventare un Paese migliore alimentando le proprie diversità. Quando Duncan dice "Questo è il mio punto di vista, altri sono i benvenuti" pone le basi per il futuro. È uno che parla in modo chiaro, perché le parole sono molto importanti - a maggior ragione quando le pronuncia un Presidente. Basti pensare ad alcune frasi celebri, a quella di John Fitzgerald Kennedy per esempio: "Non pensate a quello che il vostro Paese può fare per voi, pensate a quello che voi potete fare per il vostro Paese"; oppure a Michail Gorbaciov: "Il Muro deve cadere". Le parole contano, ma poi occorre decidere, ed è la qualità della decisione che fa premio su tutto. Quello di Presidente degli Stati Uniti è un vero lavoro difficile e, mi creda, molto stressante. Ogni sera guardi le news e sai che dovrai prendere una decisione che può costare molto, anche la vita delle persone".

L'America di oggi è l'America di Donald Trump...
"Scrivendo il libro non ci siamo fatti influenzare, anche se la realtà avrebbe potuto suggerirci molti spunti. Questo romanzo arriva in un momento storico in cui ci troviamo di fronte a problemi su cui ancora non siamo in grado di dare una vera risposta. Ci sono gli alti e bassi dell'economia, ci sono cambiamenti culturali, problemi con i flussi migratori. Il mondo è cambiato moltissimo dopo la fine della Guerra Fredda, si sono aperte nuove strade, si sono create nuove possibilità e sono sorti molti nuovi problemi. Qual è il vero dilemma di oggi? Scegliere il modello con cui andare avanti. È quello della cooperazione o è quello del conflitto? In un Paese come gli Stati Uniti, con la sua storia, le sue tradizioni e il suo potere, dobbiamo favorire l'inclusione o dare spazio all'esclusione? Io, ovviamente, spero e prego perché sia scelta la prima strada. So che la gente in genere non ama troppo le novità, ma questa è un'epoca di grandi cambiamenti. Che sono destinati ad andare avanti anche se tutto ciò può danneggiare la vita di qualcuno. Anche noi non sappiamo bene come rispondere. Saremo in grado in un prossimo futuro di stare - economicamente, socialmente e culturalmente - meglio di quanto siamo stati negli ultimi cinquant'anni? Io me lo auguro, ma non potrei giurarci".

Bill Clinton si ferma un attimo, sorseggia un bicchiere d'acqua e riprende.  "Sono tutte cose che riguardano anche l'Italia, Paese che amo molto". E si lascia andare ai ricordi del primo viaggio: "Uno dei più belli della mia vita, era il 1987. Durante una visita a Bologna e in altre città del Nord capii che il vostro comunismo era anti-sovietico, a favore delle imprese, pro-Nato e che l'economia basata sulle piccole aziende era una grande risorsa". Chiede della nostra situazione politica  attuale ("So che proprio da oggi avete un nuovo premier, ma non lo conosco. È un professore universitario? Mi dovrò informare bene"), poi un momento di commozione ricordando il padre biologico (morto tre mesi prima che Bill nascesse, annegato dopo un incidente in auto) che combatté in Italia e della cui vita seppe solo molti anni dopo. "Da voi, come da noi, va ricomposta la frattura politica che c'è stata. Quello americano è un sistema politico in cui il Presidente deve parlare sia con il Congresso che con il popolo. E questo oggi Trump non lo sta facendo. Per fare in modo che il sistema funzioni devi dialogare con gli altri. In Italia avete un sistema diverso ma al fondo il problema è lo stesso. Ed è lo stesso in Germania, in Francia o nei Paesi dell'Est europeo. Avete molti partiti, e questo per un verso è un bene - la diversità che arricchisce! - ma può essere anche un male perché rende più facilmente instabili. Anche voi sull'immigrazione dovete decidere se accogliere o se respingere, anche voi dovete scegliere tra il compromesso e il conflitto...".

Bill Clinton continuerebbe ancora a chiacchierare se non lo portassero via quasi a forza, gli impegni non gli mancano e vanno rispettati. Scriverete un altro romanzo insieme? Bill e James rispondono all'unisono: "Vedremo. Scrivendo Il Presidente è scomparso ci siamo molto divertiti".

Sul Venerdì del 1° giugno 2018