Giuliano Sangiorgi sfida la Tempesta (di Shakespeare)
Giuseppe Videtti , di GIUSEPPE VIDETTIMentre si prepara al tour negli stadi, il leader dei Negramaro mette in musica un balletto ispirato all'opera del grande drammaturgo inglese: "È stato facile, le sue parole hanno già un suono"
ROMA. Sta preparando con i Negramaro il tour negli stadi, un lavoro intenso, minuzioso, ma la giornata di Giuliano Sangiorgi, il cantante della band salentina, dura più di ventiquattr'ore. Di giorno è lì, a provare una scaletta di hit allineati ai suoni dell'ultimo album Amore che torni, "una sequenza festosa, quel che ci vuole negli stadi"; di notte sogna a occhi aperti e... scrive, scrive, scrive. "La priorità sono sempre i Negramaro, il resto lo faccio sacrificando il mio tempo libero. Tempo libero per me, ancora oggi, è fare tutto quello che mi piace. La musica non è sacrificio, non è rinuncia, non mi stanca mai, è amore", esordisce Sangiorgi in una pausa delle prove nella masseria che da tempo è il buen retiro della band che celebra i quindici anni dal primo album. "Ci divertiamo, lo spettacolo, tra musica e video, sta prendendo forma. La goliardia delle prove è un momento fanta…
ROMA. Sta preparando con i Negramaro il tour negli stadi, un lavoro intenso, minuzioso, ma la giornata di Giuliano Sangiorgi, il cantante della band salentina, dura più di ventiquattr'ore. Di giorno è lì, a provare una scaletta di hit allineati ai suoni dell'ultimo album Amore che torni, "una sequenza festosa, quel che ci vuole negli stadi"; di notte sogna a occhi aperti e... scrive, scrive, scrive. "La priorità sono sempre i Negramaro, il resto lo faccio sacrificando il mio tempo libero. Tempo libero per me, ancora oggi, è fare tutto quello che mi piace. La musica non è sacrificio, non è rinuncia, non mi stanca mai, è amore", esordisce Sangiorgi in una pausa delle prove nella masseria che da tempo è il buen retiro della band che celebra i quindici anni dal primo album. "Ci divertiamo, lo spettacolo, tra musica e video, sta prendendo forma. La goliardia delle prove è un momento fantastico, auguro ai miei figli di sperimentarlo, se verranno". Le date: il 24 giugno a Lignano, il 27 a Milano, il 30 a Roma, il 5 luglio a Pescara, l'8 a Messina e il 13 a Lecce.
Fino a pochi giorni fa Sangiorgi, 39 anni, era impegnato con l'orchestra negli Studi Forum di Roma (dove si è genuflesso davanti a una gigantografia di Ennio Morricone) con l'arrangiatore Stefano Nanni (che lavorò anche con Pavarotti) e il fonico e produttore Taketo Gohara (fido collaboratore dei Negramaro) a registrare le musiche composte per il balletto Tempesta, uno spettacolo di Arteballetto ispirato alla penultima opera di Shakespeare (1610-1611) che debutta al Piccolo Teatro Strehler di Milano il 12 giugno (contemporaneamente il commento sonoro sarà disponibile in digitale). "È stata un'idea del coreografo Giuseppe Spota" racconta Sangiorgi, "per me era la prima volta, ci sono andato con i piedi di piombo, finora mi ero cimentato solo con le colonne sonore. Ho fatto un demo di 25 minuti, che ho poi sottoposto alla sua attenzione: "Se ci trovi qualcosa di buono vuol dire che sarei in grado di farlo" gli ho detto. Pensavo mi ridesse in faccia, invece si è entusiasmato: "È esattamente quello che stavo cercando". Da lì è scaturito questo flusso continuo, inarrestabile, di suoni. La prima stesura l'ho registrata in casa suonando tutto da solo, come se la musica mi corresse davanti e io cercassi di inseguirla con gli strumenti".
Giuliano e/o i Negramaro hanno composto le colonne sonore de La febbre, Vallanzasca, Una notte blu cobalto e Non è un paese per giovani, Sangiorgi ha scritto canzoni per un'infinità di artisti, da Mina a Celentano, e nel 2012 ha esordito in narrativa con Lo spacciatore di carne (Einaudi). "Nel libro ho tolto la musica alle parole, nel balletto ho tolto le parole alla musica" scherza. "Per Tempesta, prima ancora di andare a leggermi Shakespeare, mi sono basato sulle illustrazioni di Fabio Visintin, che nel 2014 ha pubblicato L'isola, un libro liberamente ispirato al dramma. Avevo bisogno di un mood visuale, andavo a raccontare qualcosa di cui non conoscevo ancora scenari e colori. Nel balletto non hai l'ausilio delle parole, è il corpo che parla, così immaginavo i movimenti dei ballerini come fossero parole messe insieme, racconti. Mentre suonavo da solo chitarra, basso e pianoforte, mi muovevo continuamente - come uno stupido, dovrei aggiungere - avevo bisogno di una risposta fisica, immediata, inconscia, a quel che stavo facendo; cercavo nella mia musica un'anima mobile più che nobile. Avevo dalla mia le parole di Shakespeare, che hanno una luce e anche un suono. Miranda, Calibano, Ariel... 'Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d'un sogno è racchiusa la nostra breve vita', come dice Prospero. Il momento più emozionante per me, compositivamente, è quando Ariel si libera dalla roccia - nella commedia dall'albero in cui è stato imprigionato dalla strega africana Sicorace. Infine, nel momento in cui ho visto per la prima volta i movimenti abbinati alla musica... una bomba!".
Nessun punto di riferimento nella storia della musica per balletto, Sangiorgi ha in mente i creatori di soundscape e soundtrack: Sigur Rós, Jóhann Jóhannsson, la colonna sonora di Arrival di Denis Villeneuve, Thomas Newman (American Beauty) e Alexandre Desplat (The Tree of Life). "Ma quel che più mi ha conquistato è la malinconia di Tempesta" aggiunge. "Sono un malinconico di natura, riesco a trovare una grande malinconia anche in una festa di paese, non necessariamente per esplorare la dark side of the moon ma per sondare più in profondità. A un certo punto in quella Tempesta in cui tutto si allontana per l'ennesima volta dentro il mare, io ho visto un miraggio, una terra che per un attimo riemerge".
Malinconico, ma soprattutto entusiasta, pieno di curiosità, ambizioso quanto basta per affrontare sfide rischiose. Le sue canzoni girano vorticosamente nella musica leggera italiana, dentro e fuori i Negramaro. Ha scritto per Malika Ayane e Patty Pravo, Emma e Laura Pausini, Elisa; ha collaborato con Cristina Donà e Jovanotti, Battiato e Baglioni, Max Pezzali e Planet Funk. Tutti trovano il suo avant-pop irresistibile, una scrittura nuova, eppure carica di Modugno e melodramma; e lui si concede senza riserve, noncurante del fatto che spesso i profili non coincidono.
"Questo sono io, prendo alla leggera quel che scrivo, mi piace lasciar andare le canzoni piuttosto che chiuderle nel cassetto, farle vivere, magari attraverso qualcuno che possa cantarle meglio di me" confessa. "Ho una bassissima autostima, a volte sento di non combinare nulla di buono, mi metto sempre tra i mediocri; nonostante i sold out all'Olimpico o a San Siro so che il giorno dopo mi sentirò peggio di sempre. Sono sincero, se ho una bella canzone non la conservo in naftalina. Ho dato volentieri a Malika Ayane Come foglie, la mia compagna ancora rimpiange di non averla mai ascoltata dalla mia voce. Alla fine, dopo averla scritta, la canzone diventa una cosa piccola che già fa parte degli altri, appartiene al pubblico; la musica è di chi la vive e la fa sua. Da un certo momento in poi accade la magia della condivisione, che deve essere profonda. Sono solo canzonette? Col cazzo! In Parlami d'amore dico mille volte la parola "amore", il produttore Corrado Rustici disse che esageravo, ma io in quel momento stavo chiedendo "quella cosa" perché ne avevo bisogno, volevo essere asfissiato e asfissiare d'amore".
Ilaria Macchia, la sua compagna, sceneggiatrice per Giovanni Veronesi (Non è un paese per giovani) e Piero Messina (L'attesa) e scrittrice (Ho visto un uomo a pezzi, Mondadori), è di San Donato, venti chilometri in linea d'aria da Nardò, il paese natale di Sangiorgi, ma si sono conosciuti a Torino. Hanno in comune la passione per la scrittura, lunghe ore di silenzio impegnati su due scrivanie. "Passiamo intere giornate senza parlarci, scriviamo, scriviamo sempre, viviamo in un romanzo aperto" dice Sangiorgi. Lascia intendere che il suo secondo libro è a buon punto, ma ora è concentrato sugli stadi e in trepidazione per la prima di Tempesta. Troppo curioso per non tentare un film. "Ahahahahaha, mi hanno offerto una regia. Ma il cinema è un'altra cosa, è l'arte più completa che c'è, lo lascerei a chi lo sa fare". Eppure, prima o poi...
Sul Venerdì dell'8 giugno 2018
Fino a pochi giorni fa Sangiorgi, 39 anni, era impegnato con l'orchestra negli Studi Forum di Roma (dove si è genuflesso davanti a una gigantografia di Ennio Morricone) con l'arrangiatore Stefano Nanni (che lavorò anche con Pavarotti) e il fonico e produttore Taketo Gohara (fido collaboratore dei Negramaro) a registrare le musiche composte per il balletto Tempesta, uno spettacolo di Arteballetto ispirato alla penultima opera di Shakespeare (1610-1611) che debutta al Piccolo Teatro Strehler di Milano il 12 giugno (contemporaneamente il commento sonoro sarà disponibile in digitale). "È stata un'idea del coreografo Giuseppe Spota" racconta Sangiorgi, "per me era la prima volta, ci sono andato con i piedi di piombo, finora mi ero cimentato solo con le colonne sonore. Ho fatto un demo di 25 minuti, che ho poi sottoposto alla sua attenzione: "Se ci trovi qualcosa di buono vuol dire che sarei in grado di farlo" gli ho detto. Pensavo mi ridesse in faccia, invece si è entusiasmato: "È esattamente quello che stavo cercando". Da lì è scaturito questo flusso continuo, inarrestabile, di suoni. La prima stesura l'ho registrata in casa suonando tutto da solo, come se la musica mi corresse davanti e io cercassi di inseguirla con gli strumenti".
Giuliano e/o i Negramaro hanno composto le colonne sonore de La febbre, Vallanzasca, Una notte blu cobalto e Non è un paese per giovani, Sangiorgi ha scritto canzoni per un'infinità di artisti, da Mina a Celentano, e nel 2012 ha esordito in narrativa con Lo spacciatore di carne (Einaudi). "Nel libro ho tolto la musica alle parole, nel balletto ho tolto le parole alla musica" scherza. "Per Tempesta, prima ancora di andare a leggermi Shakespeare, mi sono basato sulle illustrazioni di Fabio Visintin, che nel 2014 ha pubblicato L'isola, un libro liberamente ispirato al dramma. Avevo bisogno di un mood visuale, andavo a raccontare qualcosa di cui non conoscevo ancora scenari e colori. Nel balletto non hai l'ausilio delle parole, è il corpo che parla, così immaginavo i movimenti dei ballerini come fossero parole messe insieme, racconti. Mentre suonavo da solo chitarra, basso e pianoforte, mi muovevo continuamente - come uno stupido, dovrei aggiungere - avevo bisogno di una risposta fisica, immediata, inconscia, a quel che stavo facendo; cercavo nella mia musica un'anima mobile più che nobile. Avevo dalla mia le parole di Shakespeare, che hanno una luce e anche un suono. Miranda, Calibano, Ariel... 'Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d'un sogno è racchiusa la nostra breve vita', come dice Prospero. Il momento più emozionante per me, compositivamente, è quando Ariel si libera dalla roccia - nella commedia dall'albero in cui è stato imprigionato dalla strega africana Sicorace. Infine, nel momento in cui ho visto per la prima volta i movimenti abbinati alla musica... una bomba!".
Nessun punto di riferimento nella storia della musica per balletto, Sangiorgi ha in mente i creatori di soundscape e soundtrack: Sigur Rós, Jóhann Jóhannsson, la colonna sonora di Arrival di Denis Villeneuve, Thomas Newman (American Beauty) e Alexandre Desplat (The Tree of Life). "Ma quel che più mi ha conquistato è la malinconia di Tempesta" aggiunge. "Sono un malinconico di natura, riesco a trovare una grande malinconia anche in una festa di paese, non necessariamente per esplorare la dark side of the moon ma per sondare più in profondità. A un certo punto in quella Tempesta in cui tutto si allontana per l'ennesima volta dentro il mare, io ho visto un miraggio, una terra che per un attimo riemerge".
Malinconico, ma soprattutto entusiasta, pieno di curiosità, ambizioso quanto basta per affrontare sfide rischiose. Le sue canzoni girano vorticosamente nella musica leggera italiana, dentro e fuori i Negramaro. Ha scritto per Malika Ayane e Patty Pravo, Emma e Laura Pausini, Elisa; ha collaborato con Cristina Donà e Jovanotti, Battiato e Baglioni, Max Pezzali e Planet Funk. Tutti trovano il suo avant-pop irresistibile, una scrittura nuova, eppure carica di Modugno e melodramma; e lui si concede senza riserve, noncurante del fatto che spesso i profili non coincidono.
"Questo sono io, prendo alla leggera quel che scrivo, mi piace lasciar andare le canzoni piuttosto che chiuderle nel cassetto, farle vivere, magari attraverso qualcuno che possa cantarle meglio di me" confessa. "Ho una bassissima autostima, a volte sento di non combinare nulla di buono, mi metto sempre tra i mediocri; nonostante i sold out all'Olimpico o a San Siro so che il giorno dopo mi sentirò peggio di sempre. Sono sincero, se ho una bella canzone non la conservo in naftalina. Ho dato volentieri a Malika Ayane Come foglie, la mia compagna ancora rimpiange di non averla mai ascoltata dalla mia voce. Alla fine, dopo averla scritta, la canzone diventa una cosa piccola che già fa parte degli altri, appartiene al pubblico; la musica è di chi la vive e la fa sua. Da un certo momento in poi accade la magia della condivisione, che deve essere profonda. Sono solo canzonette? Col cazzo! In Parlami d'amore dico mille volte la parola "amore", il produttore Corrado Rustici disse che esageravo, ma io in quel momento stavo chiedendo "quella cosa" perché ne avevo bisogno, volevo essere asfissiato e asfissiare d'amore".
Ilaria Macchia, la sua compagna, sceneggiatrice per Giovanni Veronesi (Non è un paese per giovani) e Piero Messina (L'attesa) e scrittrice (Ho visto un uomo a pezzi, Mondadori), è di San Donato, venti chilometri in linea d'aria da Nardò, il paese natale di Sangiorgi, ma si sono conosciuti a Torino. Hanno in comune la passione per la scrittura, lunghe ore di silenzio impegnati su due scrivanie. "Passiamo intere giornate senza parlarci, scriviamo, scriviamo sempre, viviamo in un romanzo aperto" dice Sangiorgi. Lascia intendere che il suo secondo libro è a buon punto, ma ora è concentrato sugli stadi e in trepidazione per la prima di Tempesta. Troppo curioso per non tentare un film. "Ahahahahaha, mi hanno offerto una regia. Ma il cinema è un'altra cosa, è l'arte più completa che c'è, lo lascerei a chi lo sa fare". Eppure, prima o poi...
Sul Venerdì dell'8 giugno 2018