Anne Hathaway: "Noi otto, ladre sì ma solidali"
Roberto Croci , di ROBERTO CROCICon Sandra (Bullock), Rihanna, Helena (Bonham Carter), Cate (Blanchett) e le altre, l'attrice è protagonista di Ocean's 8. Qui ci parla del film e del set. Dove ogni sera finiva a tequila
NEW YORK. O la ami o la odi. Questo sembra essere il destino professionale di Anne Hathaway. Per uno di quei meccanismi folli tipici dell'era dei social network, dopo il discorso tenuto all'Oscar 2013 - quando vinse come migliore attrice non protagonista per Les Miserables - Anne è stata perseguitata da un hashtag a lei dedicato, #hathahate, una sequenza sgradevole di commenti negativi sul suo talento, l'aspetto fisico, la goffaggine e l'artificiosità. D'altra parte, quella che oggi è una delle attrice più ammirate di Hollywood, è donna di scelte forti: dopo il successo planetario di Il diavolo veste Prada è diventata icona della comunità Lgbtq per aver sempre sostenuto con grande decisione i diritti di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali (e di chi si sta interrogando sulla propria identità sessuale), battaglia per la quale ha anche vinto lo Human Rights Campaign Award. Non solo: per mettere alla prova il…
NEW YORK. O la ami o la odi. Questo sembra essere il destino professionale di Anne Hathaway. Per uno di quei meccanismi folli tipici dell'era dei social network, dopo il discorso tenuto all'Oscar 2013 - quando vinse come migliore attrice non protagonista per Les Miserables - Anne è stata perseguitata da un hashtag a lei dedicato, #hathahate, una sequenza sgradevole di commenti negativi sul suo talento, l'aspetto fisico, la goffaggine e l'artificiosità. D'altra parte, quella che oggi è una delle attrice più ammirate di Hollywood, è donna di scelte forti: dopo il successo planetario di Il diavolo veste Prada è diventata icona della comunità Lgbtq per aver sempre sostenuto con grande decisione i diritti di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali (e di chi si sta interrogando sulla propria identità sessuale), battaglia per la quale ha anche vinto lo Human Rights Campaign Award. Non solo: per mettere alla prova il proprio talento, ha interpretato ruoli diversissimi, alternando donne cupe e pericolose ed eroine letterarie, principesse e tossicodipendenti, malate di Parkinson, scienziate, donne in carriera. Ora, in Ocean's 8, è una superdiva del cinema di nome Daphne Kluger.
Insieme a lei c'è anche Sandra Bullock (nei panni di Debbie Ocean, sorella di Danny Ocean, che nella trilogia di Steven Soderbergh ha il volto di George Clooney). Debbie organizza un furto al gala di beneficenza che apre la mostra annuale di moda del Metropolitan Museum di New York, aiutata da Cate Blanchett, Rihanna, Mindy Kaling, Awkwafina, Sarah Paulson e Helena Bonham Carter. Nel film ci sono diversi cameo, tra cui quelli di Matt Damon, Dakota Fanning, Katie Holmes, la direttrice di Vogue Anna Wintour, gli stilisti Alexander Wang e Zac Posen, Kim Kardashian e Adriana Lima. Il film è diretto da Gary Ross, regista di Hunger Games, e arriverà in sala il 26 luglio. Poi vedremo Anne Hathaway in The Hustle, remake in versione femminile della commedia Due figli di... con Steve Martin e Michael Caine. Abbiamo incontrato l'attrice proprio al Metropolitan Museum.
Signora Hathaway, eravate in molte sul set. Com'erano i rapporti?
"Una volta capito che eravamo tra amiche abbiamo avuto un rapporto fantastico, molto solidale. Solo gli uomini credono che quando un gruppo di donne si ritrova insieme si passi tutto il tempo a litigare. Invece zero discussioni, tutte d'amore e d'accordo, nessuna primadonna. La sera, vedendoci stanche, Sandy (Bullock, ndr) concludeva le riprese con brindisi di tequila. Sandra è una tosta, magnetica, carismatica. Il film è nato grazie a lei, anche se, quando glielo hanno proposto, più di tre anni fa, pensava che nessuno avrebbe avuto il coraggio di finanziarlo".
Perché?
"Perché le protagoniste sono tutte donne. Hollywood non è famosa per essere paladina dei diritti femminili. È un fatto statistico. Ho avuto ruoli importanti e lavorato con molte altre donne, ma questa è la prima volta che siamo tutte protagoniste. Normalmente noi donne dobbiamo adattarci a una mentalità maschile: per questo è importante impegnarsi per cambiare il sistema. Per gli uomini è molto più facile, sin dal primo giorno sanno qual è il loro posto sul set. Non abbiamo nulla contro di loro, dico solo che questo film per me è stata una sorpresa: sentirmi a mio agio sul set, non dover ascoltare battute cretine, essere impegnata solo ad avere discussioni creative con attrici di talento. È una bella storia, originale, non è né un reboot né uno spin-off. Tutte abbiamo amato l'originale Ocean's 11 del 1960, con Frank Sinatra, Dean Martin e Sammy Davis Jr (in Italia il titolo era Colpo grosso, ndr), oltre che la trilogia di Soderbergh, ma questa è una storia parallela di un altro membro della famiglia Ocean".
E del suo personaggio che ci dice?
"È un'attrice, diva, egocentrica, egoista. Vive e lavora in un mondo che conosco molto bene e quindi per ritrarla ho potuto attingere a molte esperienze personali. Spero solo che il pubblico capisca che la mia è recitazione e non pensi che io sia così nella realtà. Ne ho abbastanza di #hathahate".
Chi le ha proposto il ruolo?
"È stato Gary Ross, ed erano anni che volevo lavorare con lui. Avevo saputo che stavano facendo il casting, speravo che mi avrebbero offerto una parte, ma lì per lì non mi propose nulla. Qualche mese dopo ho saputo che l'attrice che avevano scelto per quello che poi è diventato il mio ruolo aveva rinunciato per un conflitto di programmazione. Quando ho visto il nome di Gary sul mio cellulare sono quasi svenuta. È una storia molta bella anche per le ragazze della nuova generazione. Non voglio dire che sia cool o bello rubare, ovvio. Ma che possiamo sognare la vita che vogliamo, che c'è spazio per chiunque abbia voglia di rischiare".
E lei, ha sempre voluto diventare una star del cinema?
"No, mai mi sarei sognata di arrivare a Hollywood. Anzi, mi vedo come una persona normale: non ho grandi qualità, non sono una bellezza come Megan Fox o Kate Beckinsale. Mi piace la moda, mi piace indossare abiti eleganti, ma preferisco identificarmi con donne che hanno dato il meglio di sé per il bene del mondo. Un giorno, sul set, Cate mi ha detto: "Non voglio credere che facendo questo mestiere sia arrivata da qualche parte, perché appena arrivi è importante partire per altre destinazioni". Anche io mi sento così: non voglio credere di essere arrivata in cima alla montagna, spero che dopo ce ne sia un'altra da scalare".
Ci può dare qualche dettaglio sugli abiti indossati nel film?
"Sandra è molto elegante, Cate Blanchett invece è tutta rock'n'roll, il suo stile è ispirato a Keith Richards, David Bowie e Debbie Harry. Io sono molto classica, un po' alla maniera di Elizabeth Taylor. Lo stile di Helena Bonham Carter è simile al suo, nella vita privata, un misto di vittoriano con influenze giapponesi, Rihanna omaggia i colori di Bob Marley e Awkwafina è punk con influenze del mondo dello skateboard. Per quanto riguarda Anna Wintour, la produzione ha deciso che il vestito se lo sarebbe scelto da sola".
Sul Venerdì dell'8 giugno 2018
Insieme a lei c'è anche Sandra Bullock (nei panni di Debbie Ocean, sorella di Danny Ocean, che nella trilogia di Steven Soderbergh ha il volto di George Clooney). Debbie organizza un furto al gala di beneficenza che apre la mostra annuale di moda del Metropolitan Museum di New York, aiutata da Cate Blanchett, Rihanna, Mindy Kaling, Awkwafina, Sarah Paulson e Helena Bonham Carter. Nel film ci sono diversi cameo, tra cui quelli di Matt Damon, Dakota Fanning, Katie Holmes, la direttrice di Vogue Anna Wintour, gli stilisti Alexander Wang e Zac Posen, Kim Kardashian e Adriana Lima. Il film è diretto da Gary Ross, regista di Hunger Games, e arriverà in sala il 26 luglio. Poi vedremo Anne Hathaway in The Hustle, remake in versione femminile della commedia Due figli di... con Steve Martin e Michael Caine. Abbiamo incontrato l'attrice proprio al Metropolitan Museum.
Signora Hathaway, eravate in molte sul set. Com'erano i rapporti?
"Una volta capito che eravamo tra amiche abbiamo avuto un rapporto fantastico, molto solidale. Solo gli uomini credono che quando un gruppo di donne si ritrova insieme si passi tutto il tempo a litigare. Invece zero discussioni, tutte d'amore e d'accordo, nessuna primadonna. La sera, vedendoci stanche, Sandy (Bullock, ndr) concludeva le riprese con brindisi di tequila. Sandra è una tosta, magnetica, carismatica. Il film è nato grazie a lei, anche se, quando glielo hanno proposto, più di tre anni fa, pensava che nessuno avrebbe avuto il coraggio di finanziarlo".
Perché?
"Perché le protagoniste sono tutte donne. Hollywood non è famosa per essere paladina dei diritti femminili. È un fatto statistico. Ho avuto ruoli importanti e lavorato con molte altre donne, ma questa è la prima volta che siamo tutte protagoniste. Normalmente noi donne dobbiamo adattarci a una mentalità maschile: per questo è importante impegnarsi per cambiare il sistema. Per gli uomini è molto più facile, sin dal primo giorno sanno qual è il loro posto sul set. Non abbiamo nulla contro di loro, dico solo che questo film per me è stata una sorpresa: sentirmi a mio agio sul set, non dover ascoltare battute cretine, essere impegnata solo ad avere discussioni creative con attrici di talento. È una bella storia, originale, non è né un reboot né uno spin-off. Tutte abbiamo amato l'originale Ocean's 11 del 1960, con Frank Sinatra, Dean Martin e Sammy Davis Jr (in Italia il titolo era Colpo grosso, ndr), oltre che la trilogia di Soderbergh, ma questa è una storia parallela di un altro membro della famiglia Ocean".
E del suo personaggio che ci dice?
"È un'attrice, diva, egocentrica, egoista. Vive e lavora in un mondo che conosco molto bene e quindi per ritrarla ho potuto attingere a molte esperienze personali. Spero solo che il pubblico capisca che la mia è recitazione e non pensi che io sia così nella realtà. Ne ho abbastanza di #hathahate".
Chi le ha proposto il ruolo?
"È stato Gary Ross, ed erano anni che volevo lavorare con lui. Avevo saputo che stavano facendo il casting, speravo che mi avrebbero offerto una parte, ma lì per lì non mi propose nulla. Qualche mese dopo ho saputo che l'attrice che avevano scelto per quello che poi è diventato il mio ruolo aveva rinunciato per un conflitto di programmazione. Quando ho visto il nome di Gary sul mio cellulare sono quasi svenuta. È una storia molta bella anche per le ragazze della nuova generazione. Non voglio dire che sia cool o bello rubare, ovvio. Ma che possiamo sognare la vita che vogliamo, che c'è spazio per chiunque abbia voglia di rischiare".
E lei, ha sempre voluto diventare una star del cinema?
"No, mai mi sarei sognata di arrivare a Hollywood. Anzi, mi vedo come una persona normale: non ho grandi qualità, non sono una bellezza come Megan Fox o Kate Beckinsale. Mi piace la moda, mi piace indossare abiti eleganti, ma preferisco identificarmi con donne che hanno dato il meglio di sé per il bene del mondo. Un giorno, sul set, Cate mi ha detto: "Non voglio credere che facendo questo mestiere sia arrivata da qualche parte, perché appena arrivi è importante partire per altre destinazioni". Anche io mi sento così: non voglio credere di essere arrivata in cima alla montagna, spero che dopo ce ne sia un'altra da scalare".
Ci può dare qualche dettaglio sugli abiti indossati nel film?
"Sandra è molto elegante, Cate Blanchett invece è tutta rock'n'roll, il suo stile è ispirato a Keith Richards, David Bowie e Debbie Harry. Io sono molto classica, un po' alla maniera di Elizabeth Taylor. Lo stile di Helena Bonham Carter è simile al suo, nella vita privata, un misto di vittoriano con influenze giapponesi, Rihanna omaggia i colori di Bob Marley e Awkwafina è punk con influenze del mondo dello skateboard. Per quanto riguarda Anna Wintour, la produzione ha deciso che il vestito se lo sarebbe scelto da sola".
Sul Venerdì dell'8 giugno 2018