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John Malkovich (Getty Images) 

John Malkovich, essere Abraham Lincoln in Ucraina

L'attore oggi si divide tra cinema (tanto) e teatro (tantissimo). A Kiev e a Ravenna, con Riccardo Muti, reciterà in un "melologo" con testi del presidente Usa: "Parole di libertà, di giustizia, di democrazia"
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Sembra perfino inconsapevole del fascino che ancora esercita sulle signore. Lo sguardo lontano, indifferente non si sa se per timidezza o orrore verso il prossimo, e il sorriso fanciullo sono sempre quelli di Le relazioni pericolose, Il tè nel deserto, Le stagioni del cuore, Urla del silenzio, Attenti al ladro! i vecchi film che lo hanno reso celebre e amato. Anche se a dicembre saranno 65, se i capelli non ci sono più e il pizzetto di barba grigia e una pancetta ben nascosta gli danno un’aria professorale, John Malkovich resta John Malkovich. E infatti non si riesce proprio a immaginarlo a dare voce e corpo al rude Harvey Weinstein. Succederà nel 2019 nel West End di Londra. Bitter Wheat (Grano amaro) di David Mamet sarà il primo spettacolo teatrale sulla brutta storia del rapace magnate di Hollywood. «Sarà una commedia costruita su due poli opposti, aspetti divertenti e altri odiosi» può dire per ora Malkovich. «Quant…
Sembra perfino inconsapevole del fascino che ancora esercita sulle signore. Lo sguardo lontano, indifferente non si sa se per timidezza o orrore verso il prossimo, e il sorriso fanciullo sono sempre quelli di Le relazioni pericolose, Il tè nel deserto, Le stagioni del cuore, Urla del silenzio, Attenti al ladro! i vecchi film che lo hanno reso celebre e amato. Anche se a dicembre saranno 65, se i capelli non ci sono più e il pizzetto di barba grigia e una pancetta ben nascosta gli danno un’aria professorale, John Malkovich resta John Malkovich. E infatti non si riesce proprio a immaginarlo a dare voce e corpo al rude Harvey Weinstein. Succederà nel 2019 nel West End di Londra. Bitter Wheat (Grano amaro) di David Mamet sarà il primo spettacolo teatrale sulla brutta storia del rapace magnate di Hollywood. «Sarà una commedia costruita su due poli opposti, aspetti divertenti e altri odiosi» può dire per ora Malkovich. «Quanto alla questione delle molestie sessuali e degli abusi, credo che bisognerebbe parlarne in tribunale, non sui giornali e nei media, lasciare che la polizia indaghi».

In attesa di essere Weinstein, l’attore americano in questi giorni è impegnato, con fervore, su altri progetti: il 1° luglio sarà nel grande “teatro all’aperto” di Piazza Sofiyska a Kiev, la capitale dell’Ucraina, un Paese dove è in corso un conflitto che ha già fatto diecimila morti tra nazionalisti ucraini e i ribelli separatisti filorussi. Lì, davanti alle cupole bianco-verdi della Basilica di Santa Sofia, Malkovich sarà la voce narrante della appassionante e commovente sinfonia di Aaron Copland, Lincoln Portrait, il “melologo” composto nel 1942 a partire da scritti del presidente americano, eseguito da Riccardo Muti con la “sua” Orchestra Cherubini unita a quella dell’Opera Nazionale Ucraina. Il concerto, replicato il 3 luglio alle 21 al Pala De André di Ravenna, che vedrà Copland affiancato a pezzi sacri di Verdi e arie e recitativi dal Nabucco, sarà il nuovo appuntamento di Le vie dell’Amicizia, il viaggio culturale e musicale che ogni anno da oltre un ventennio il Ravenna Festival organizza nei luoghi dei conflitti contemporanei, per portarvi suoni di pace e fratellanza. E, in questo caso, «parole di libertà, di giustizia, di democrazia» spiega Malkovich «che a Kiev, spero, risuoneranno ancora più forti».

Prima di lei, sono state voci recitanti di questa partitura Henry Fonda, Gregory Peck, Paul Newman, e politici come Al Gore, Ted Kennedy,  Barack Obama nel 2005, appena diventato senatore. Emozionato?
«Non lo sapevo. Me l’hanno detto quando lo scorso aprile, sempre con la direzione di Riccardo Muti, abbiamo eseguito il Lincoln Portrait con la Chicago Symphony. Una bellissima serata. Sono parole potenti, e potente è anche la partitura di Copland. Speriamo che le persone di Kiev capiscano il messaggio e che ne traggano un po’ di conforto».

Le piace la musica classica?
«Una volta ascoltavo il rap, ma adesso, anche per lavoro, sento molto più la musica classica. In Report on the Blind, che ho portato in Italia l’anno scorso, c’erano brani di Bach e Alfred Schnittke, in The Music Critic, dove prendo in giro la mediocrità dei critici, si sentono Bach, Mozart, Beethoven, Chopin, Brahms, Schumann, Debussy, Prokofiev, Giya Kancheli. Sì, la classica mi piace».

E la politica?
«No. Mi interessa che si trovi una soluzione ai problemi sociali, ma non credo che la politica sia un ottimo mezzo. Non è proprio il mio mondo».

E di Trump che dice ?
«Secondo lei?».

Me lo dica lei.
«È stato eletto».

Lei lavora tantissimo: cinque, sei film l’anno, più il teatro e i suoi recital. Bulimia?
«È che ancora mi piace lavorare, mi piaccionoil lavoro di squadra del cinema e il teatro, che è stata la mia formazione».

È vero che prima di Weinstein sarà il mitico Hercule Poirot  in tv?
«Sì, sto girando in queste settimane.Si intitola The ABC Murders ed è una serie in tre parti per la Bbc molto ben scritta da Sarah Phelps, tratta dai romanzi di Agatha Christie. Poi forse farò anche uno dei miei recital a Roma, ma non è ancora sicuro. E poi i film. Dopo Deepwater Horizon, sempre con Peter Berg ho girato, accanto a Mark Wahlberg, la spy story  Mile 22, e Bird Box di Susanne Bier con Sandra Bullock, un horror di quelli godibili. Mi dispiace che non sia ancora uscito Dominion di Steven Bernstein, sulla  morte  di Dylan Thomas, dove interpreto il dottore Felton. È una storia molto in sintonia con me. Ci sono stati alcuni problemi di soldi e Dio sa se andrà mai nei cinema».

Lei lavora nelle grandi produzioni hollywoodiane come in progetti più indipendenti e in teatro. Ha bisogno di fare tutte queste cose per sentirsi soddisfatto?
«Una volta i set duravano mesi, poi dieci settimane, poi sei, ora in tre minuti dovresti fare tutto. Ecco perché mi piace fare cose diverse e fare teatro, il posto dove ho passato la maggior parte del mio tempo, un luogo vivo, una cosa organica».

Con il teatro fa tantissime tournée. Non le pesa stare lontano da casa?
«I miei figli vivono per conto loro e mia moglie di solito viene con me. Faccio tour di  anni, sono stato anche in Australia con Philip Glass, e nell’ex Jugoslavia con Alberto Iglesias. Più si invecchia e meno divertente è  viaggiare. Ma ormai sono abituato».

Più si invecchia, dice… Come è cambiato lei nel corso degli anni?
«Sono diventato più tranquillo, paziente, sopporto anche di non avere più privacy. Però con internet è peggiorato tutto: puoi essere seguito, molestato. Se sono in palestra o mangio in un ristorante rischio di finire in un tweet. Le persone, anche quelle non famose, stanno iniziando a capire che è come fossero sempre braccate».

Non ama i social?
«Mi fa ridere che si chiamino social, quando sono la cosa più antisociale che esiste. Una delle tante parole della vita moderna usate a sproposito».

Ma essere una persona famosa le fa piacere?
«È così lontano dal modo in cui sono cresciuto. Penso che la fama sia... Anzi,  non voglio generalizzare. Per me la fama è stata uno strumento: mi ha permesso di fare cose che mi interessavano, di lavorare con persone fantastiche e di visitare posti che desideravo conoscere. Voglio dire, se qualcuno mi avesse detto che avrei recitato nei teatri di Parigi, che avrei lavorato con Bertolucci o Antonioni, Schlöndorff o Steven Spielberg, non ci avrei creduto. Sì, ho avuto una vita privilegiata».

Ha molti amici tra i suoi colleghi?
«Sì certo, anche se quest’anno, con quattro film e due tour, li ho visti poco.  Ma ho la fortuna di avere amici sparsi un po’ dovunque: a Vienna, New York, Chicago... Julian Sands è un caro amico. Quando posso, vedo Kevin Kline, che mi ha appena mandato una email per chiedermi informazioni su Shanghai. Tra i miei migliori amici ci sono l’attrice lituana Ingeborga Dapkunaité, Stephen Frears, Chris Hampton, il direttore d’orchestra Martin Haselböck».

E a Hollywood?
«Non sono mai riuscito a vivere a Hollywood. Da quando ho girato Le relazioni pericolose con Frears, nell’88, trascorro molto tempo in Europa. Ho anche una casa in Francia, dove proprio pochi giorni fa ho piantato un po’ di verdure, così, quando tornerà, mia moglie avrà qualcosa da cucinare».

Speciale spettacoli nel Venerdì del 22 giugno 2018