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La critica d’arte Lea Vergine (Donatello Brogioni/ Contrasto) 

Il bagno sotto i Faraglioni? Poema omerico

Le botteghe artigiane e il boom delle boutique. Gli scrittori in fuga e lo yacht di Onassis... Storia postuma di un luogo leggendario. Raccontata da chi lo conosce bene
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«Capri è sempre stata nel mio cuore». Lea Vergine, la signora dell’arte decana della critica, celebre per le sue intuizioni, le sentenze lapidarie, i giudizi affilati, scioglie la sua arguzia severa nella tenerezza quando parla di quest’isola: «È legata a tanti ricordi della mia infanzia. Avevamo una casa in affitto. Ci andammo fino al 1953». Erede della buona borghesia di Napoli, dove nacque all’alba della Seconda guerra mondiale – «una città che amo moltissimo, di un amore mai ricambiato» – Lea Vergine ha firmato nel 1983 la prima edizione di un volume edito allora da Feltrinelli Capri 1905-1940. Frammenti postumi, ripubblicato oggi da Il Saggiatore.

Il suo ricordo più antico?
«Mio padre mi portava nelle botteghe degli artigiani per ordinare le camicie su misura che loro, miracolosamente, riuscivano a produrre in un’ora e mezza. All’epoca c’era un fiorire sull&rsquo…
«Capri è sempre stata nel mio cuore». Lea Vergine, la signora dell’arte decana della critica, celebre per le sue intuizioni, le sentenze lapidarie, i giudizi affilati, scioglie la sua arguzia severa nella tenerezza quando parla di quest’isola: «È legata a tanti ricordi della mia infanzia. Avevamo una casa in affitto. Ci andammo fino al 1953». Erede della buona borghesia di Napoli, dove nacque all’alba della Seconda guerra mondiale – «una città che amo moltissimo, di un amore mai ricambiato» – Lea Vergine ha firmato nel 1983 la prima edizione di un volume edito allora da Feltrinelli Capri 1905-1940. Frammenti postumi, ripubblicato oggi da Il Saggiatore.

Il suo ricordo più antico?
«Mio padre mi portava nelle botteghe degli artigiani per ordinare le camicie su misura che loro, miracolosamente, riuscivano a produrre in un’ora e mezza. All’epoca c’era un fiorire sull’isola di artigiani divini. Oggi non esistono più. Hanno lasciato il posto alle boutique».

Come nacque l’idea del libro?
«Nella frequenza delle mie visite a Capri, che sono proseguite sempre negli anni per ragioni d’affetto, mi sono accorta dell’enormità di materiale che riguardava la sua storia e la storia di chi vi aveva, in passato, trovato rifugio. Artisti e personaggi curiosi, poeti, politici in fuga, esuli illustri e uomini stravaganti».

Cosa li aveva attratti?
«Il senso di libertà. Il comportamento civile dei locali. La riservatezza. Ognuno poteva concedersi tutte le bizzarrie che voleva senza essere molestato. Penso a Gilbert Clavel, intellettuale svizzero di cui si sa pochissimo, amico di Depero. Nella sua casa, su un’altura di Anacapri, si isolò affinché nessuno lo sfottesse per quella gobba che la natura gli aveva regalato».

Nel libro i nomi noti sono tantissimi.
«Si va da Edwin Cerio, grande mediatore culturale fra l’isola e l’Europa, a Curzio Malaparte con la sua meravigliosa villa a Capo Massullo. Ci arrivarono anche tutti i grandi russi, come lo scrittore Maksim Gor’kij e l’amica, attrice e attivista bolscevica, Marija Fedorovna Andreeva; entrambi in fuga per motivi politici. Per non parlare di futuristi, da Prampolini a Marinetti e sua moglie Benedetta Cappa che ritrasse Capri nelle sue “aeropitture”, affascinata dalle geometrie fisiche».

Parliamo di natura.
«Da ragazza facevo il bagno sotto i Faraglioni. Visti dal basso, mi emozionavano moltissimo. Mi ricordavano Omero. Poi c’era un ristorante alloggiato in una limonaia. Sopravvisse fino all’83. Si cenava immersi nel profumo dei limoni. Basta questo per fare di Capri un luogo unico al mondo. Di un incanto assoluto».

Nel libro la definisce come «uno dei luoghi più eccitanti e più inquietanti». Cosa c’è di inquietante?
«In certi itinerari a piedi che si intraprendono per scovare le case dei vari personaggi che vi abitarono fra Otto e Novecento, arrampicandosi fino ad Anacapri, affiora adesso una Capri diversa... È tutto un po’ morboso. Il fascino ossessivo è dovuto ai ricordi di un’epoca, alle stigmate di figure che vissero dietro cancelli ora sprangati. Guardando attraverso le grate, si scorge una natura selvaggia e abbandonata. Che, di notte, spaventa e fa paura».

È finita un’epoca?
«Era già finita quando Jackie Kennedy correva fra le viuzze del centro mentre Onassis la faceva richiamare suonando la sirena del suo yacht per ricchi. Stava iniziando la decadenza. Cominciò a cambiare il gusto, sparirono gli artigiani e si riempì di gioiellerie».

Ci tornerà ancora?
«Capri dovrebbe manifestare un po’ di gratitudine verso una persona che l’ha amata così tanto, autrice di un libro che oggi si ristampa per la quarta volta. Mi accontenterei di poco: una cittadinanza onoraria, magari. E ci tornerei felice».

Sul Venerdì 6 luglio 2018