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Peppino di Capri (Giuseppe Faiella) con la moglie Giuliana Gagliardi nel 1970 (Rino Petrosino/ Mondadori Portfolio) 

Peppino di Capri: “L’isola è umida, ma beati noi che ci viviamo”

Se ti ammali davvero è un guaio. Per studiare fai la spola in traghetto. E febbraio è un mese terribile. Ciò detto Peppino di Capri taglia corto: "Da qui a dire che siamo disagiati..."
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Peppino nel nome d'arte credeva di averci messo le sue radici e il glamour. A settantanove anni, di cui sessanta di carriera, celebrati tra fine maggio e inizio giugno con due concerti al Teatro San Carlo, gli tocca scoprire che addosso ora porta un marchio del disagio, dello svantaggiato. Peppino di Capri, che peccato. "Io però devo stare molto attento a come parlo, altrimenti a Capri mi tolgono il saluto. Non me lo posso permettere".

Champagne per brindare a un disagio?
"Non scherziamo".

Non scherziamo.
"Intendo dire che, a essere sincero, non mi viene in mente Capri quando devo pensare a un luogo disagiato o svantaggiato. Non sono i vocaboli che userei. Intanto perché credo che sia una delle poche località balneari ancora in attivo. E poi i capresi si offenderebbero. Siamo lieti di sentirci benestanti e di essere considerati tali. Chi vive a Capri vuol sentirsi dire: beato te. Non: poverino".

Però?
"Però l…
Peppino nel nome d'arte credeva di averci messo le sue radici e il glamour. A settantanove anni, di cui sessanta di carriera, celebrati tra fine maggio e inizio giugno con due concerti al Teatro San Carlo, gli tocca scoprire che addosso ora porta un marchio del disagio, dello svantaggiato. Peppino di Capri, che peccato. "Io però devo stare molto attento a come parlo, altrimenti a Capri mi tolgono il saluto. Non me lo posso permettere".

Champagne per brindare a un disagio?
"Non scherziamo".

Non scherziamo.
"Intendo dire che, a essere sincero, non mi viene in mente Capri quando devo pensare a un luogo disagiato o svantaggiato. Non sono i vocaboli che userei. Intanto perché credo che sia una delle poche località balneari ancora in attivo. E poi i capresi si offenderebbero. Siamo lieti di sentirci benestanti e di essere considerati tali. Chi vive a Capri vuol sentirsi dire: beato te. Non: poverino".

Però?
"Però la vita di un isolano è complicata. Specialmente in inverno, quando molti negozianti, artigiani, bottegai - da noi c'è questa abitudine - chiudono e partono per un viaggio. Così ti trovi precipitato dentro un intervallo di morte. Un tempo esisteva un occhio di riguardo per noi residenti, la vita costava di meno. Penso alle agevolazioni per i trasporti. Adesso è un salasso. Come per chi vive a Venezia, a Firenze, a Saint-Tropez. Tra noi isolani e il resto del mondo c'è sempre un elemento di ingovernabilità, che consiste nell'irriducibilità del mare. Nessuno su un'isola è mai davvero padrone del suo tempo. Ma, sulla bilancia, gli aspetti positivi prevalgono. Le negatività si smaltiscono. Capri distrae".

Com'è il suo tempo personale sull'isola di Capri?
"Per me rimane l'ombelico del mondo. Il mio rifugio. Dove mi ritiro per riposare o per comporre. Ma quando ho qualche amico a casa, confesso che spero non gli accada niente. La situazione dell'ospedale apre una questione di sicurezza seria. Qualcuno dovrebbe occuparsene. Vedo attraccare al porto certi yacht con attrezzature mediche a bordo spaventose. Io ancora ricordo un'indigestione che toccò a un mio ospite e la corsa al pronto soccorso sperando che non fosse nulla di grave, altrimenti come saremmo arrivati a Napoli in piena notte?".

Problemi con altri servizi? Le scuole?
"I miei figli hanno fatto le elementari sull'isola e il resto degli studi a Napoli perché all'epoca ci trasferimmo. Adesso a Napoli ho un ufficio e lo studio di registrazione. Faccio il pendolare. Ma le tabelline sanno insegnarle pure a Capri. Io stesso ho studiato sull'isola, fino al ginnasio. Di sera giravo i night dell'isola per cantare, di pomeriggio prendevo lezioni da una maestra tedesca e la mattina andavo a scuola come un fantasma. Ero diventato trasparente, pesavo 55 chili. Ci mancava solo il traghetto per la scuola a Napoli".

L'angolo di Capri più incantevole?
"La strada che dà sulla Costiera, una passeggiata non agevole ma bellissima, specialmente all'alba".

Il posto da cui scappare?
"Il porto. Si impiegano tre quarti d'ora per arrivare via mare da Napoli e mezz'ora per attraversarlo a piedi, per sfidare la corrente di persone che viene contromano. Qualche giorno fa sono riuscito a sbrigarmela solo perché ho preso la scia di un signore che aveva due cani enormi al guinzaglio. La folla li incrociava e si scansava. Mi sono infilato là dietro e sono passato".

Il turismo rende Capri un posto peggiore?
"Non il turismo, ma questo afflusso pazzesco, esagerato, superiore alla capacità ricettiva dell'isola. Come può un luogo in cui vivono quindicimila persone accoglierne altre quindicimila al giorno? È un abbraccio che soffoca. Tutti vogliono vedere Capri, noi ne siamo fieri, ma gli arrivi andrebbero regolamentati. I primi cento passi fuori dal porto sono micidiali. Io non capisco chi viene per restare tre o quattro ore. Mi fanno tenerezza, cosa sperano di vedere in così poco tempo? Incrocio file di centinaia e centinaia di persone che aspettano un tavolo libero al ristorante, o una toilette, code, code, code, tutta gente che spreca tempo e perde il senso della visita".

Peppino, alla fine diciamolo: qual è il grande disagio a Capri?
"L'umidità a febbraio. Guardate che di sera è veramente tremenda".

Sul Venerdì del 6 luglio 2018