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Un giovane Vittorio Gassman in un fotoromanzo dell'epoca 

Fotoromanzo, resistenza tra le nuvole

Dai gloriosi fasti del dopoguerra a una sola testata al comando. Eppure, in tempi di web e fiction, per una generazione di italiane mantiene intatto il suo fascino
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ROMA. C'è il bacio: clic. L'abbandono: clic. La pace e il trionfo dell'amore: clic. Tutto senza dire una parola. Bastano i volti, pensosi o sognanti, e i fumetti appollaiati sulla testa. E una macchina fotografica. Se pensavate che quello strano ibrido tra fumetto, romanzo rosa e cinema, ovvero il fotoromanzo, fosse roba superata, vi sbagliate. Certo, nulla a che vedere con i fasti del passato, quando questa Cinecittà di carta faceva numeri impressionanti. Una cifra? Nel 1976 la tiratura della case editrici era di oltre otto milioni seicentomila copie al mese. Oggi, l'unico testimone rimasto è Grand Hotel. Nato nel 1946, il settimanale vende 130 mila copie alla settimana. Di tutto il resto, di riviste come Letizia, Sogno, Charme, Marina, Kolossal e molte altre non resta nulla.

Questo tipo di lettura, da sempre considerata di basso livello, molto ma molto pop, vanta, in realtà, padri nobilissimi come Cesare Zavattini e Damiano Damiani. …
ROMA. C'è il bacio: clic. L'abbandono: clic. La pace e il trionfo dell'amore: clic. Tutto senza dire una parola. Bastano i volti, pensosi o sognanti, e i fumetti appollaiati sulla testa. E una macchina fotografica. Se pensavate che quello strano ibrido tra fumetto, romanzo rosa e cinema, ovvero il fotoromanzo, fosse roba superata, vi sbagliate. Certo, nulla a che vedere con i fasti del passato, quando questa Cinecittà di carta faceva numeri impressionanti. Una cifra? Nel 1976 la tiratura della case editrici era di oltre otto milioni seicentomila copie al mese. Oggi, l'unico testimone rimasto è Grand Hotel. Nato nel 1946, il settimanale vende 130 mila copie alla settimana. Di tutto il resto, di riviste come Letizia, Sogno, Charme, Marina, Kolossal e molte altre non resta nulla.

Questo tipo di lettura, da sempre considerata di basso livello, molto ma molto pop, vanta, in realtà, padri nobilissimi come Cesare Zavattini e Damiano Damiani. Il primo, esponente di spicco del neorealismo, nel 1947 legò il suo nome alla rivista Bolero Film; il secondo (futuro regista di Il giorno della civetta e La piovra) sempre nel 1947, battezzò Il mio sogno: dodici pagine in bianco e nero, costo 20 lire.

La strada era tracciata. Le ragazze del dopoguerra - ma un terzo dei lettori erano uomini - sognavano e divoravano le storie. Trame semplici, dove amore, intrigo e lieto fine costituivano il tratto comune. Anche grazie a queste riviste un'Italia ancora semianalfabeta imparerà a leggere. Il fenomeno era talmente esteso che negli anni 70 il Partito comunista decise di produrre un fotoromanzo in proprio. Operai e amore, lotta di classe e feuilleton. Si chiamava Per chi vota Caterina Pipitone e raccontava delle difficoltà dei proletari che solo l'avvento del Pci poteva risolvere.

Quello che sembrava un fiume in piena, però, cominciò ad asciugarsi negli anni 80, con l'arrivo delle telenovelas e delle serie tv come Dallas e Dynasty, nient'altro che la trasposizione televisiva del fotoromanzo. Una dopo l'altra le riviste chiusero. Giulio Buffo, da dieci anni direttore di Grand Hotel, spiega che oggi il suo settimanale "è un giornale di attualità con un dorso dedicato ai fotoromanzi".Veloce rassegna di uno degli ultimi numeri in edicola: copertina dedicata al vincitore del Grande Fratello e ampio spazio alla presunta reunion amorosa tra Gigi D'Alessio e Anna Tatangelo. A pagina 37 si parte con i fotoromanzi. Sono tre. Nel primo, che ha come tema la ricostruzione dopo un terremoto (l'hanno girato in Valnerina con comparse locali), il vento è "gelido e sferzante" e il protagonista è un giovanotto diventato celebre per una storia di spinelli all'Isola dei famosi; nel secondo una moglie viene picchiata dal marito e salvata dal fratello di lui (perdutamente innamorato di lei); nell'ultimo c'è un adolescente con poca stima di se stesso che rischia la salute per una dieta sbagliata.

"Raccontiamo la società senza avere tabù" spiega ancora Buffo. Siamo sempre stati avanti: nel 2012, ben prima delle unioni civili, abbiamo fatto il primo fotoromanzo gay. Ci leggono molte donne, dai 40 in su, che si tramandano l'abitudine di generazione in generazione". Insomma, una platea di lettori che, in tempi di web e social, non ha alcuna voglia di abbandonare la carta. Sarà per questo che "attori già conosciuti ci chiamano, perché sanno che possiamo dargli la popolarità alla cassa del supermercato che con Instagram non hai" continua Buffo. Ma per capire che cosa vuol dire girare uno di questi film fotografici bisogna parlare con chi ne ha fatto una professione da 40 anni. Carlo Micolano si presenta in un bar del quartiere Prati con una gran voglia di parlare. Abbronzato, camicia bianca, spiccato accento romano, dimostra meno dei 70 anni che ha. Fa il regista e lo chiamano il Cecil B. DeMille dei fotoromanzi. A lui non sembra dispiacere affatto.

"Sono uno veloce a girare, una mezza giornata e finisco la storia. Tanto le espressioni degli attori non sono mica tante: serio, arrabbiato, innamorato, sognante... Neanche gli leggo la battuta, dico di che si tratta e loro si mettono in posa. Tre scatti e via". Aneddoti? "Quanti ne vuole, come quella volta che ho girato con Kabir Bedi, il Sandokan televisivo, che interpretava un prete con la crisi di vocazione: a provocarla era un'avvenente Pamela Prati, ha presente quella del Bagaglino? Il problema era fotografarli mentre erano a letto, perché nel fotoromanzo i nudi sono vietati. Così feci uno scatto in cui si vedevano solo i contorni del seno della Prati, un capolavoro. Ci faccia caso, gli scatti dei momenti più hot sono sempre uguali: prima il bacio, e poi una foto dei due amanti abbracciati a letto con la frase "è stato bellissimo"".

Se il sesso viene lasciato all'immaginazione, la morte è bandita. "Se sei drogato ti disintossichi, se sei malato guarisci, se sei depresso ridiventi allegro... Solo una volta ho fatto morire un personaggio: era l'ex portiere della Juve Stefano Tacconi; ma per compensare ho fatto restare incinta la sua compagna. Così dopo la morte c'era la vita".  

Da chi dirige a chi recita: Daniele Quistelli ha 40 anni, una faccia da bravo ragazzo e un caschetto di capelli biondi. Forse per questo gli affidano spesso ruoli da buono. "Ho cominciato dieci anni fa" racconta Quistelli, che è anche un'apprezzata drag queen. "Avevo finito Carramba con Raffaella Carrà e me l'hanno proposto. È divertente e si guadagna abbastanza bene. Ma lo sa che i vestiti che indossiamo ce li portiamo da casa?". Per Umberto Salamone, 38 anni, siciliano trapiantato a Roma, la vera difficoltà è, per chi non è un attore, "saper far bene le espressioni". Perché essere belli non basta. "Hanno provato a mettere dei fotomodelli, ma erano inespressivi". Gilles Rocca ha alle spalle qualche serie tv (Carabinieri, Distretto di polizia...) e le passerelle di moda: "Al fotoromanzo sono arrivato per caso, pensavo di farlo per un anno e poi basta. E invece no. Poi sa, paga più una posa di una serie tv". La questione soldi, in realtà, è molto flessibile. Più famoso è il personaggio, più guadagna. Per una mezza giornata di lavoro si passa dai 250/300 euro per un protagonista, alle 50 per una comparsa, a cifre molto più alte per le star. La prossima è una delle più note della telenovela Il segreto. Il compenso è top secret. È di nuovo Micolano a raccontare: "Quando Beautiful faceva milioni di telespettori, creammo al volo una rivista che aveva la stessa testata e scritturammo Ronn Moss, alias Ridge, il "mascellone" della soap. Lo portammo a Roma. Fu un delirio, davanti all'hotel c'era la folla. Il bello è che quando andai in America con lui, non se lo filava nessuno...".

E di nomi noti passati per i fotoromanzi ce se sono a iosa: Lollobrigida, Loren, Gassman, Mike Bongiorno, Orietta Berti, Milly Carlucci, Barbara D'Urso, Massimo Ciavarro. "Alcuni fanno finta di essersene dimenticati, quasi si vergognano. Mi ricordo di un'attrice famosa, per anni le avevo prestato i soldi per la benzina, poi ha avuto successo e fingeva di non conoscermi" rievoca il DeMille romano.

C'è poi chi con i fotoromanzi c'è cresciuto nel vero senso della parola. Alessio Conti, 21 anni, ha iniziato da piccolo interpretando le parti da bambino. Ora che studia economia all'università fa lo studente: nella vita e sul set. "Con i soldi che guadagno mi levo qualche sfizio. Ma questo è un mondo complicato, in futuro mi vedo laureato e lontano dalla macchina fotografica" dice mentre si appresta a diventare il figlio di una contessa, innamorato di una ragazza non ricca e osteggiato dalla famiglia. Tranquilli, alla fine l'amore trionferà. Clic.

Sul Venerdì del 13 luglio 2018