Per amore, non solo per amore
Paola Zanuttini , di PAOLA ZANUTTINIIn Italia un libro su cinque, tra quelli venduti, è un romance. Ma da qualche anno, complice la saga di Cinquanta sfumature, al sentimento si aggiungono consistenti dosi di sesso. I nuovi trucchi ce li hanno raccontati le autrici, anche straniere, ospiti della prima convention del genere nel nostro Paese. Affollata da centinaia di fan
ROMA. Ingollare oltre duemila pagine di romanzi rosa in cinque giorni per prepararsi con scrupolo al Rare, il primo festival del romance sbarcato in Italia in un sabato d'estate, può alterare la percezione. Visioni, trasfigurazioni, forse allucinazioni. Così, la sinuosa fila di lettrici che attendono di sciamare nello Sheraton per riverire una settantina di scrittrici, per lo più americane, assume la forma di processione, una di quelle processioni dell'Italia povera e contadina d'antan. Le signore e signorine spensierate, ma così devote da affannarsi e sventolarsi quando manca il fiato davanti all'autrice di culto, ricordano in modo commovente le pellegrine che, con la scusa del patrono, del santuario o chissà quale altra scadenza di fede, mollavano casa, famiglia e quotidianità sfiancante per starsene qualche ora per i fatti loro, consumando frivolezze e preghiere con le vicine, le amiche o delle perfette sconosciute.
Oggi la…
Oggi la…
ROMA. Ingollare oltre duemila pagine di romanzi rosa in cinque giorni per prepararsi con scrupolo al Rare, il primo festival del romance sbarcato in Italia in un sabato d'estate, può alterare la percezione. Visioni, trasfigurazioni, forse allucinazioni. Così, la sinuosa fila di lettrici che attendono di sciamare nello Sheraton per riverire una settantina di scrittrici, per lo più americane, assume la forma di processione, una di quelle processioni dell'Italia povera e contadina d'antan. Le signore e signorine spensierate, ma così devote da affannarsi e sventolarsi quando manca il fiato davanti all'autrice di culto, ricordano in modo commovente le pellegrine che, con la scusa del patrono, del santuario o chissà quale altra scadenza di fede, mollavano casa, famiglia e quotidianità sfiancante per starsene qualche ora per i fatti loro, consumando frivolezze e preghiere con le vicine, le amiche o delle perfette sconosciute.
Oggi la cosa è un po' più peccaminosa perché dal 2011, ovvero dalla rivoluzione copernicana della trilogia delle Cinquanta sfumature di E.L.James (innescata da Twilight, la sagra vampiresca di Stephenie Meyer, che ispirò una prima fanfiction di James), il romanzo sentimentale ha sviluppato un'ipertrofia erotica. E il fulcro delle trame e delle brame amorose è slittato molto a sud del cuore. Ma l'elemento dominante resta sempre l'evasione. Una fuga innocua e temporanea dalla noia, dalla solitudine, da mariti o compagni non proprio esaltanti e da altre e peggiori bruttezze della vita. Anche la bruttezza tout court è qualcosa da sfuggire, perché le protagoniste - ma soprattutto i protagonisti - delle storie sono sempre, o quasi sempre, insistentemente ben messi. Irrinunciabili per i maschi i glutei scultorei e tutta la muscolatura varia che deve guizzare sotto la T-shirt, meglio se strappata. Le autrici più disinibite si abbandonano anche alle descrizioni dell'oggetto virile, che è immenso, setoso, infuocato e magari corredato di piercing strategico. "Vorrei tanto saper dipingere perché dedicherei un'intera galleria alla bellezza del suo uccello e sicuramente i miei quadri andrebbero a ruba" scrive Karina Halle in Patto d'amore, il suo nuovo romanzo.
LEGGI Un colore fantastico tendente al nero
Anche Amy Jennings, l'organizzatrice del Rare, ama il romance virato su orgasmo e sentimento. Le dinamiche della sua infatuazione non sono diverse da quelle di molte altre convenute, ma con il piglio imprenditoriale in più: "Mai letto un libro fino a Cinquanta sfumature di grigio. Una folgorazione". Originaria di Las Vegas, questa robusta signora immune da ogni civetteria si era trasferita con il marito militare in una piccola città della Virginia: noia mortale e depressione serpeggiante l'avevano spinta a cercare consolazione nella narrativa rosa shocking. La folgorazione, invece di stecchirla, l'ha rinvigorita e le ha fatto lasciare il noioso lavoro nel ramo assicurazioni per diventare la patronessa del secondo più importante festival del romance negli Stati Uniti (e uno dei cinque maggiori nel mondo). La nuova, brillante carriera è iniziata quasi per caso, a una convention di fan delle Sfumature nella natia Las Vegas: "Là ho intuito che anche l'Europa aveva bisogno di questi appuntamenti". Il debutto, in Scozia, nel 2014: 587 biglietti piazzati online e spariti in un baleno. Da allora, due eventi l'anno in diversi Paesi; in Italia, dove un libro - venduto - su cinque parla d'amore, 797 biglietti sono andati a ruba: 35 euro l'ordinario, 60 quello che consente di prolungare la visita. Anche le autrici sborsano: 500 euro per un banchetto dove ricevono le fan, vendono e firmano le loro copie stampate da editori veri o in self publishing su Amazon e smerciano gadget carucci.
LEGGI Fotoromanzo, resistenza tra le nuvole
La patronessa non si scompone se le chiedi che differenza c'è fra un film porno e un romance erotico. "Nessuna, ai fini pratici, ma un libro è una faccenda più mentale". E, a leggere come lei duecento romance l'anno, non c'è il rischio che l'impatto fra sogno e realtà sia frustrante? "Io voglio solo evadere: ho 48 anni e non mi interessa la storia di una mia coetanea, preferisco identificarmi con una studentessa al college. La maggior parte delle lettrici appartiene alla working class, ma si aspetta protagoniste con vite e lavori affascinanti, e principi azzurri pieni di soldi. È una cosa strana, l'identificazione: adesso fra le donne vanno moltissimo i romance sui maschi gay. Io questa non la capisco".
Anche Karina Halle (quella che ah, se fossi pittrice!) sostiene che il ritorno alla realtà non è troppo duro. Per una semplice ragione: "Chiuso un libro, se ne apre un altro. Sì, questi romanzi sono un po' tossici, producono dipendenza. E il materiale non manca. Io, per esempio, ne scrivo sei l'anno perché sono molto veloce". Karina, una bella signora bionda, giunonica, che firma autografi col bicchiere in mano, controlla gli umori del suo pubblico sui social e ammette che a volte è bizzarro. "In Patto d'amore, un ragazzo e una ragazza molto amici stabiliscono di sposarsi a trent'anni, se per allora non saranno già convolati a nozze con qualcun altro. E, nel frattempo, si danno da fare con partner vari: beh, questa cosa non è andata giù a molte lettrici che, sì, vogliono scene di sesso, anche molto hot, ma monogamico".
Nella decadenza generale della critica letteraria hanno preso piede i blog. E, nel caso del romance, schifato dai recensori ufficiali, hanno potere di vita e di morte. Alcune blogger diventano anche beta reader, cioè consulenti espertissime e gratuite che leggono i manoscritti delle autrici predilette prima degli editor, consigliando tagli e aggiustamenti o mettendo in guardia sugli eventuali plagi, spesso involontari, visto che la trama del romance si ripete da secoli: amore-contrastato-vince-ogni-ostacolo-e-trionfa. Al Rare incontro tre blogger: Vanessa, neurologa di 47 anni; Sara, 40 anni, moglie di un rapper (con delle scarpe che Cenerentola le ruberebbe) e Karin, 37 anni, tabaccaia. Sanno tutto del genere e dei sottogeneri - young adult, new adult, urban fantasy, sport-college, historical, contemporary, chick lit, regency, inspirational cioè religiosi (niente sesso libero), paranormal, suspense, medical, mafia, dark - , ma sono anche scanzonate, detestano le protagoniste zerbino, sottomesse a bad boy o patriarchi, e se la ridono di chi snobba le loro letture. Dice la neurologa: "Non capisco perché, per rilassarsi, gli uomini possono giocare alla PlayStation e noi non possiamo leggere quello che ci pare. Io, poi, leggo di tutto e preferibilmente in inglese, anche i romance, ma certe mie colleghe alzano il sopracciglio. La cosa buffa è che anche loro vanno pazze per il rosa, però si vergognano ad ammetterlo".
In merito ai sottogeneri, è degno di citazione il commento di Raffaello Avanzini, amministratore delegato di Newton Compton, che con due collane di romance alimenta per il 15 per cento il fatturato (23 milioni) della casa editrice: "In America ci sono tante città sorte nel nulla dove leggono le cose più strane". E in questo universo parallelo o sotterraneo ci sono scrittrici del tutto ignote a chi non bazzica il settore, ma adorate quasi perversamente delle lettrici. E dagli editori cui procurano fantastici incassi. Qualche nome: Danielle Steel, Debbie Macomber, Nora Roberts, Meredith Wild, Audrey Carlan, Meghan March.
Questa narrativa conservatrice - però democratica, non repubblicana, mi garantiscono le americane - mantiene tutti i cliché del rosa, ma scarta nel postmoderno con l'avvento del sesso esplicito e con l'aggiornamento del linguaggio: dialoghi che sembrano rubati da WhatsApp e ironia forzata, un po' scemetta. Niente in comune con i troppi romanzi d'amore che Madame Bovary aveva letto in collegio e l'avevano condotta alla perdizione. Nelle mille sfumature del romance un'ulteriore discriminate è fra slow burn e quick burn, ovvero sul tempo necessario per finire a letto. Ma attenzione, a letto facendo sesso, perché un must del genere è la suspense erotica: sei sotto le lenzuola o in altre situazione favorevoli, ne hai una voglia matta, ma per un motivo o per l'altro non si consuma. In L'infinito fra me e te di Mariana Zapata si arriva davvero ai confini dell'infinito, quasi a pagina 500, perché i due poveri innamorati concludano. L'autrice, una texana coi capelli viola che lavorava al servizio clienti di una compagnia telefonica, dice che a lei interessa lo sviluppo della passione, perché solo così si attiva l'identificazione. D'accordo, ma perché tutte queste eroine s'innamorano di certi villanzoni che non se le filano? Risponde che è la legge del desiderio: "Vogliamo quello che non abbiamo e se non lo possiamo avere lo vogliamo ancora di più. Non c'è plot se la donna è desiderata". Eccola qui, la secolare fregatura che ci autoinfliggiamo.
C'è chi, come la mormona Amy Harmon, all'eros accenna di sfuggita. Nel nuovo romanzo Il segreto di Eva le cose si complicano perché la passione scoppia tra un'ebrea e un prete mutilato di una gamba nell'Italia delle leggi razziali. "È troppo facile usare il sesso per catturare le lettrici. E poi per scrivere buone scene erotiche bisogna essere molto molto bravi". Osservazione giustissima, e chi ha superato l'esame secondo lei? Lungo silenzio. Suggerisco: Lawrence? Con sollievo Amy Harmon annuisce: "Sì, Christina Lauren scrive del buon sesso". Inutile chiarire l'equivoco sull'assonanza per ristabilire il primato del povero D.H. Lawrence: seppur diplomate in giornalismo e dintorni, queste scrittrici americane che stazionano nelle classifiche del New York Times, non conoscono altro che il loro settore e, forse giusto per dovere, citano come muse solo Jane Austen e Charlotte Brontë.
Le italiane danno più soddisfazione. Maria Venturi, decana della stampa rosa italiana, laurea in lettere antiche con Mario Fubini (e spinta a scrivere bei romanzoni popolari da Oreste del Buono), a 85 anni continua a vendere cinquantamila copie senza contare le traduzioni in dieci lingue, e parla anche di letteratura: "Il termine romance è stato svuotato. E utilizzato per definire una produzione letteraria molto lontana dai suoi illustri precursori come Anna Karenina, il personaggio più emblematico, con la sua smania di amore assoluto che tutto distrugge". Come dire: la morte della tragedia, assassinata dal lieto fine e profanata dal sesso strombazzato. Nel suo ennesimo romanzo Tanto cielo per niente, Venturi inserisce tutti i dispositivi del feuilleton classico, compresa l'agnizione, ma anche molto senso di realtà. "Ho vissuto una vita lunga e complicata, continuo a tenere una rubrica di posta dei lettori: va bene l'evasione, ma bisogna anche scrivere storie che raccontino il mondo. Nel prossimo libro vorrei mettere un amore misto con un o una rom, il popolo più discriminato di tutti. Non venderà una copia, visti i tempi, ma vorrei proprio farlo".
Anche Anna Premoli, premio Bancarella 2013 e autrice da mezzo milione di copie, ha dimestichezza, almeno come lettrice, con la narrativa non di genere. E nel suo Non ho tempo per amarti gioca addirittura con il metaromanzo, raccontando la storia di un'autrice di romance che s'innamora di un rocker più giovane e ironizzando sulle differenze tra vita reale e letteratura rosa. Come altre colleghe, Premoli si è messa a scrivere quando era in maternità: le mancava il suo lavoro d'intermediatrice finanziaria. E la formazione bocconiana la porta a insistere molto sull'indipendenza economica dei personaggi femminili. "Non mi piace la sottomissione, non la trovo eccitante, ma bisogna ripensare l'idea di coppia. Non ha senso emanciparsi se poi ci piacciono i bad boy, o se non ammettiamo i fallimenti e la solitudine neanche con le amiche. E non trovo utile nemmeno fare tanti distinguo fra generi letterari: in Italia chi prende un libro in mano è già un miracolato, il rosa potrebbe anche essere il primo passo verso i grandi romanzi".
"È ora di sdoganare il romantico, di distinguere solo tra storie semplici e storie complesse. Con altri generi è già successo" dice Laura Donnini, amministratore delegato e publisher di HarperCollins Italia, che con le sue collane Harmony è il gigante del settore: 600 titoli l'anno in edicola e in digitale e quasi tre milioni di copie vendute che, prima della crisi, arrivavano anche a 15. Era lei il direttore generale della Mondadori Libri quando dagli scout newyorkesi arrivò la proposta di Cinquanta sfumature di grigio. "Io di solito non discuto le scelte editoriali, ma quella volta ho insistito con i miei che l'avevano snobbato, perché negli Stati Uniti lo pubblicava Knopf, non l'ultimo degli editori. Ne abbiamo vendute 3,5 milioni di copie". Ma Donnini ammette pure che lo stigma che circonda il romanzo d'amore è anche la sua forza: "Il ghetto crea comunità, legami. E rete e social sono stati un collante impensabile vent'anni fa. In un momento così difficile per l'editoria si continua a non tenere in conto il piacere del lettore, quel lettore che magari non ha il coraggio di entrare in libreria, trovando più rassicurante la serialità delle collane vendute in edicola. Se, nelle indagini sui consumi culturali, ai 43 italiani su cento che leggono almeno un libro l'anno si aggiungesse chi quel libro lo acquista in edicola il dato salirebbe al 61 per cento".
Nella quindicina di editori italiani presenti al Rare, Harmony non c'era, per semplice distrazione: rimedieranno il 21 luglio sulla Spiaggia delle donne a Riccione. Grande festa per il lancio di Privé, la nuova collana torrida che trasgredisce tutti i canoni, anche quello del lieto fine. Pellegrine, in marcia.
Sul Venerdì del 13 luglio 2018
Oggi la cosa è un po' più peccaminosa perché dal 2011, ovvero dalla rivoluzione copernicana della trilogia delle Cinquanta sfumature di E.L.James (innescata da Twilight, la sagra vampiresca di Stephenie Meyer, che ispirò una prima fanfiction di James), il romanzo sentimentale ha sviluppato un'ipertrofia erotica. E il fulcro delle trame e delle brame amorose è slittato molto a sud del cuore. Ma l'elemento dominante resta sempre l'evasione. Una fuga innocua e temporanea dalla noia, dalla solitudine, da mariti o compagni non proprio esaltanti e da altre e peggiori bruttezze della vita. Anche la bruttezza tout court è qualcosa da sfuggire, perché le protagoniste - ma soprattutto i protagonisti - delle storie sono sempre, o quasi sempre, insistentemente ben messi. Irrinunciabili per i maschi i glutei scultorei e tutta la muscolatura varia che deve guizzare sotto la T-shirt, meglio se strappata. Le autrici più disinibite si abbandonano anche alle descrizioni dell'oggetto virile, che è immenso, setoso, infuocato e magari corredato di piercing strategico. "Vorrei tanto saper dipingere perché dedicherei un'intera galleria alla bellezza del suo uccello e sicuramente i miei quadri andrebbero a ruba" scrive Karina Halle in Patto d'amore, il suo nuovo romanzo.
LEGGI Un colore fantastico tendente al nero
Anche Amy Jennings, l'organizzatrice del Rare, ama il romance virato su orgasmo e sentimento. Le dinamiche della sua infatuazione non sono diverse da quelle di molte altre convenute, ma con il piglio imprenditoriale in più: "Mai letto un libro fino a Cinquanta sfumature di grigio. Una folgorazione". Originaria di Las Vegas, questa robusta signora immune da ogni civetteria si era trasferita con il marito militare in una piccola città della Virginia: noia mortale e depressione serpeggiante l'avevano spinta a cercare consolazione nella narrativa rosa shocking. La folgorazione, invece di stecchirla, l'ha rinvigorita e le ha fatto lasciare il noioso lavoro nel ramo assicurazioni per diventare la patronessa del secondo più importante festival del romance negli Stati Uniti (e uno dei cinque maggiori nel mondo). La nuova, brillante carriera è iniziata quasi per caso, a una convention di fan delle Sfumature nella natia Las Vegas: "Là ho intuito che anche l'Europa aveva bisogno di questi appuntamenti". Il debutto, in Scozia, nel 2014: 587 biglietti piazzati online e spariti in un baleno. Da allora, due eventi l'anno in diversi Paesi; in Italia, dove un libro - venduto - su cinque parla d'amore, 797 biglietti sono andati a ruba: 35 euro l'ordinario, 60 quello che consente di prolungare la visita. Anche le autrici sborsano: 500 euro per un banchetto dove ricevono le fan, vendono e firmano le loro copie stampate da editori veri o in self publishing su Amazon e smerciano gadget carucci.
LEGGI Fotoromanzo, resistenza tra le nuvole
La patronessa non si scompone se le chiedi che differenza c'è fra un film porno e un romance erotico. "Nessuna, ai fini pratici, ma un libro è una faccenda più mentale". E, a leggere come lei duecento romance l'anno, non c'è il rischio che l'impatto fra sogno e realtà sia frustrante? "Io voglio solo evadere: ho 48 anni e non mi interessa la storia di una mia coetanea, preferisco identificarmi con una studentessa al college. La maggior parte delle lettrici appartiene alla working class, ma si aspetta protagoniste con vite e lavori affascinanti, e principi azzurri pieni di soldi. È una cosa strana, l'identificazione: adesso fra le donne vanno moltissimo i romance sui maschi gay. Io questa non la capisco".
Anche Karina Halle (quella che ah, se fossi pittrice!) sostiene che il ritorno alla realtà non è troppo duro. Per una semplice ragione: "Chiuso un libro, se ne apre un altro. Sì, questi romanzi sono un po' tossici, producono dipendenza. E il materiale non manca. Io, per esempio, ne scrivo sei l'anno perché sono molto veloce". Karina, una bella signora bionda, giunonica, che firma autografi col bicchiere in mano, controlla gli umori del suo pubblico sui social e ammette che a volte è bizzarro. "In Patto d'amore, un ragazzo e una ragazza molto amici stabiliscono di sposarsi a trent'anni, se per allora non saranno già convolati a nozze con qualcun altro. E, nel frattempo, si danno da fare con partner vari: beh, questa cosa non è andata giù a molte lettrici che, sì, vogliono scene di sesso, anche molto hot, ma monogamico".
Nella decadenza generale della critica letteraria hanno preso piede i blog. E, nel caso del romance, schifato dai recensori ufficiali, hanno potere di vita e di morte. Alcune blogger diventano anche beta reader, cioè consulenti espertissime e gratuite che leggono i manoscritti delle autrici predilette prima degli editor, consigliando tagli e aggiustamenti o mettendo in guardia sugli eventuali plagi, spesso involontari, visto che la trama del romance si ripete da secoli: amore-contrastato-vince-ogni-ostacolo-e-trionfa. Al Rare incontro tre blogger: Vanessa, neurologa di 47 anni; Sara, 40 anni, moglie di un rapper (con delle scarpe che Cenerentola le ruberebbe) e Karin, 37 anni, tabaccaia. Sanno tutto del genere e dei sottogeneri - young adult, new adult, urban fantasy, sport-college, historical, contemporary, chick lit, regency, inspirational cioè religiosi (niente sesso libero), paranormal, suspense, medical, mafia, dark - , ma sono anche scanzonate, detestano le protagoniste zerbino, sottomesse a bad boy o patriarchi, e se la ridono di chi snobba le loro letture. Dice la neurologa: "Non capisco perché, per rilassarsi, gli uomini possono giocare alla PlayStation e noi non possiamo leggere quello che ci pare. Io, poi, leggo di tutto e preferibilmente in inglese, anche i romance, ma certe mie colleghe alzano il sopracciglio. La cosa buffa è che anche loro vanno pazze per il rosa, però si vergognano ad ammetterlo".
In merito ai sottogeneri, è degno di citazione il commento di Raffaello Avanzini, amministratore delegato di Newton Compton, che con due collane di romance alimenta per il 15 per cento il fatturato (23 milioni) della casa editrice: "In America ci sono tante città sorte nel nulla dove leggono le cose più strane". E in questo universo parallelo o sotterraneo ci sono scrittrici del tutto ignote a chi non bazzica il settore, ma adorate quasi perversamente delle lettrici. E dagli editori cui procurano fantastici incassi. Qualche nome: Danielle Steel, Debbie Macomber, Nora Roberts, Meredith Wild, Audrey Carlan, Meghan March.
Questa narrativa conservatrice - però democratica, non repubblicana, mi garantiscono le americane - mantiene tutti i cliché del rosa, ma scarta nel postmoderno con l'avvento del sesso esplicito e con l'aggiornamento del linguaggio: dialoghi che sembrano rubati da WhatsApp e ironia forzata, un po' scemetta. Niente in comune con i troppi romanzi d'amore che Madame Bovary aveva letto in collegio e l'avevano condotta alla perdizione. Nelle mille sfumature del romance un'ulteriore discriminate è fra slow burn e quick burn, ovvero sul tempo necessario per finire a letto. Ma attenzione, a letto facendo sesso, perché un must del genere è la suspense erotica: sei sotto le lenzuola o in altre situazione favorevoli, ne hai una voglia matta, ma per un motivo o per l'altro non si consuma. In L'infinito fra me e te di Mariana Zapata si arriva davvero ai confini dell'infinito, quasi a pagina 500, perché i due poveri innamorati concludano. L'autrice, una texana coi capelli viola che lavorava al servizio clienti di una compagnia telefonica, dice che a lei interessa lo sviluppo della passione, perché solo così si attiva l'identificazione. D'accordo, ma perché tutte queste eroine s'innamorano di certi villanzoni che non se le filano? Risponde che è la legge del desiderio: "Vogliamo quello che non abbiamo e se non lo possiamo avere lo vogliamo ancora di più. Non c'è plot se la donna è desiderata". Eccola qui, la secolare fregatura che ci autoinfliggiamo.
C'è chi, come la mormona Amy Harmon, all'eros accenna di sfuggita. Nel nuovo romanzo Il segreto di Eva le cose si complicano perché la passione scoppia tra un'ebrea e un prete mutilato di una gamba nell'Italia delle leggi razziali. "È troppo facile usare il sesso per catturare le lettrici. E poi per scrivere buone scene erotiche bisogna essere molto molto bravi". Osservazione giustissima, e chi ha superato l'esame secondo lei? Lungo silenzio. Suggerisco: Lawrence? Con sollievo Amy Harmon annuisce: "Sì, Christina Lauren scrive del buon sesso". Inutile chiarire l'equivoco sull'assonanza per ristabilire il primato del povero D.H. Lawrence: seppur diplomate in giornalismo e dintorni, queste scrittrici americane che stazionano nelle classifiche del New York Times, non conoscono altro che il loro settore e, forse giusto per dovere, citano come muse solo Jane Austen e Charlotte Brontë.
Le italiane danno più soddisfazione. Maria Venturi, decana della stampa rosa italiana, laurea in lettere antiche con Mario Fubini (e spinta a scrivere bei romanzoni popolari da Oreste del Buono), a 85 anni continua a vendere cinquantamila copie senza contare le traduzioni in dieci lingue, e parla anche di letteratura: "Il termine romance è stato svuotato. E utilizzato per definire una produzione letteraria molto lontana dai suoi illustri precursori come Anna Karenina, il personaggio più emblematico, con la sua smania di amore assoluto che tutto distrugge". Come dire: la morte della tragedia, assassinata dal lieto fine e profanata dal sesso strombazzato. Nel suo ennesimo romanzo Tanto cielo per niente, Venturi inserisce tutti i dispositivi del feuilleton classico, compresa l'agnizione, ma anche molto senso di realtà. "Ho vissuto una vita lunga e complicata, continuo a tenere una rubrica di posta dei lettori: va bene l'evasione, ma bisogna anche scrivere storie che raccontino il mondo. Nel prossimo libro vorrei mettere un amore misto con un o una rom, il popolo più discriminato di tutti. Non venderà una copia, visti i tempi, ma vorrei proprio farlo".
Anche Anna Premoli, premio Bancarella 2013 e autrice da mezzo milione di copie, ha dimestichezza, almeno come lettrice, con la narrativa non di genere. E nel suo Non ho tempo per amarti gioca addirittura con il metaromanzo, raccontando la storia di un'autrice di romance che s'innamora di un rocker più giovane e ironizzando sulle differenze tra vita reale e letteratura rosa. Come altre colleghe, Premoli si è messa a scrivere quando era in maternità: le mancava il suo lavoro d'intermediatrice finanziaria. E la formazione bocconiana la porta a insistere molto sull'indipendenza economica dei personaggi femminili. "Non mi piace la sottomissione, non la trovo eccitante, ma bisogna ripensare l'idea di coppia. Non ha senso emanciparsi se poi ci piacciono i bad boy, o se non ammettiamo i fallimenti e la solitudine neanche con le amiche. E non trovo utile nemmeno fare tanti distinguo fra generi letterari: in Italia chi prende un libro in mano è già un miracolato, il rosa potrebbe anche essere il primo passo verso i grandi romanzi".
"È ora di sdoganare il romantico, di distinguere solo tra storie semplici e storie complesse. Con altri generi è già successo" dice Laura Donnini, amministratore delegato e publisher di HarperCollins Italia, che con le sue collane Harmony è il gigante del settore: 600 titoli l'anno in edicola e in digitale e quasi tre milioni di copie vendute che, prima della crisi, arrivavano anche a 15. Era lei il direttore generale della Mondadori Libri quando dagli scout newyorkesi arrivò la proposta di Cinquanta sfumature di grigio. "Io di solito non discuto le scelte editoriali, ma quella volta ho insistito con i miei che l'avevano snobbato, perché negli Stati Uniti lo pubblicava Knopf, non l'ultimo degli editori. Ne abbiamo vendute 3,5 milioni di copie". Ma Donnini ammette pure che lo stigma che circonda il romanzo d'amore è anche la sua forza: "Il ghetto crea comunità, legami. E rete e social sono stati un collante impensabile vent'anni fa. In un momento così difficile per l'editoria si continua a non tenere in conto il piacere del lettore, quel lettore che magari non ha il coraggio di entrare in libreria, trovando più rassicurante la serialità delle collane vendute in edicola. Se, nelle indagini sui consumi culturali, ai 43 italiani su cento che leggono almeno un libro l'anno si aggiungesse chi quel libro lo acquista in edicola il dato salirebbe al 61 per cento".
Nella quindicina di editori italiani presenti al Rare, Harmony non c'era, per semplice distrazione: rimedieranno il 21 luglio sulla Spiaggia delle donne a Riccione. Grande festa per il lancio di Privé, la nuova collana torrida che trasgredisce tutti i canoni, anche quello del lieto fine. Pellegrine, in marcia.
Sul Venerdì del 13 luglio 2018