✕
 The Rock in una scena del film Skyscraper
  

The Rock: la mia vita è una scalata, dal ring ai grattacieli

La gioventù difficile, la depressione, il wrestling, il nuovo film Skyscraper. L'attore racconta: "Io e mia madre venimmo sfrattati in strada. Quel giorno decisi che sarei diventato un campione"
3 minuti di lettura
LOS ANGELES. "Quando lavorai con Christopher Walken in Il tesoro dell'Amazzonia, gli chiesi qual era la parte più gratificante del mestiere di attore. Mi disse: "Non si smette mai di imparare"". Da allora Dwayne Johnson - universalmente noto come The Rock - ha imparato parecchio, non solo come attore, ma anche come produttore, scrittore, doppiatore e persino cantante. Secondo la rivista Forbes è anche uno dei più pagati: solo nel 2017 ha superato con 65 milioni di dollari sia Robert Downey Jr. che Vin Diesel. Di persona è esattamente come lo vedi sullo schermo: solare, positivo, spontaneo. The Rock ha fondato la Seven Bucks, casa di produzione tv e cinematografica (prende il nome dagli ultimi sette dollari che aveva in tasca prima di iniziare ad avere successo come wrestler), ha una propria marca di tequila, nonché varie collaborazioni con marchi sportivi, una linea di proteine e diverse app.

Dopo una carriera mancata nel foo…
LOS ANGELES. "Quando lavorai con Christopher Walken in Il tesoro dell'Amazzonia, gli chiesi qual era la parte più gratificante del mestiere di attore. Mi disse: "Non si smette mai di imparare"". Da allora Dwayne Johnson - universalmente noto come The Rock - ha imparato parecchio, non solo come attore, ma anche come produttore, scrittore, doppiatore e persino cantante. Secondo la rivista Forbes è anche uno dei più pagati: solo nel 2017 ha superato con 65 milioni di dollari sia Robert Downey Jr. che Vin Diesel. Di persona è esattamente come lo vedi sullo schermo: solare, positivo, spontaneo. The Rock ha fondato la Seven Bucks, casa di produzione tv e cinematografica (prende il nome dagli ultimi sette dollari che aveva in tasca prima di iniziare ad avere successo come wrestler), ha una propria marca di tequila, nonché varie collaborazioni con marchi sportivi, una linea di proteine e diverse app.

Dopo una carriera mancata nel football professionale, è diventato famoso come The Rock seguendo le orme di padre e nonno nel mondo del wrestling e così ha ottenuto il suo primo grande ruolo, in La mummia. Il ritorno. Nel suo ultimo film, Skyscraper, in Italia dal 19 luglio, interpreta Will Sawyer, un veterano ed ex agente Fbi responsabile della sicurezza di un grattacielo immenso a Hong Kong. Nel cast anche Neve Campbell, Chin Han, Pablo Schreiber, Noah Taylor.

Dwayne, lei torna  con un film d'azione, un classico popcorn estivo. Non ne ha abbastanza?
"Per niente. È un film che vedrei volentieri con la mia famiglia. Rende omaggio a un genere che amo, cose come L'inferno di cristallo con Steve McQueen e Paul Newman o Trappola di cristallo con Bruce Willis. Volevo combinare in un personaggio le qualità migliori di questi attori, e così è nato Will. Il casino succede quando la sua famiglia viene sequestrata dai terroristi nell'edificio più alto del mondo".

Da wrestler ha vinto dieci campionati mondiali. Com'è stata la transizione al cinema?
"Molto semplice. Quando ho iniziato a combattere, nel 1996, volevo intrattenere il pubblico che pagava il biglietto per venirmi a vedere. Nel 2018 continuo a fare lo stesso, anche se adesso oltre a far ridere o commuovere, scelgo anche di produrre progetti importanti per i giovani, come Rock & A Hard Place per la riabilitazione dei ragazzi che hanno grandi problemi con la giustizia. È un progetto che mi sta a cuore perché dai 13 ai 17 anni sono stato arrestato nove volte. Ho fatto cose che non avrei dovuto fare, anch'io avrei potuto passare tutta la mia vita in galera, nonostante fossi fortunato ad avere una famiglia che mi amava. Da adulto mi sono reso conto che invece molti di questi ragazzi sono abbandonati a loro stessi. Cerco di aiutare giovani in difficoltà, di mostrare loro che si può avere successo anche dopo vari fallimenti".

Com'è nato il nome The Rock?
"All'inizio mi chiamavo Rocky Maivia (nome del padre e cognome del nonno, il leggendario wrestler samoano Peter Maivia, ndr). Ma contrariamente a quel che si potrebbe pensare, avevo una faccia da bravo ragazzo e la federazione mi chiese di scegliere un nome più da cattivo".

Perché ha deciso di diventare attore?
"Ho sempre amato il mondo dello spettacolo. Da bambino ammiravo Harrison Ford, Gene Wilder, Elvis, e le mosse di karate di Chuck Norris. A quei tempi Hollywood era lontana e non avevo nessuno che potesse aiutarmi ad arrivarci, in più non somigliavo a nessuno dei miei attori preferiti. Ero mezzo samoano e hawaiano, grosso e ricoperto di tatuaggi, ma ho sempre creduto che, se hai un obiettivo e sei determinato, niente ti può fermare. Ho sempre voluto diventare famoso, non certo perché volevo finire sui tabloid, ma perché è l'unico modo per cambiare il mondo. Sono cresciuto senza niente, la mia famiglia era povera, senza soldi, mia madre era depressa, ha cercato di suicidarsi. Anch'io sono stato depresso, soprattutto quando non mi rinnovarono il contratto nel football. Qualcuno una volta mi ha detto: "Se sei affamato, non sarai mai sazio. È quella fame a spingerti a non mollare mai, a farti ottenere quello che vuoi"".

E la sua depressione?
"La tengo sotto controllo, parlandone e facendo sport. Putroppo viviamo in una società che, soprattutto agli uomini, rende difficile parlare dei propri problemi e cercare l'aiuto di cui si ha bisogno. Per uno che si confessa, ce ne sono dieci che si nascondono e continuano a soffrire".

Come sceglie i suoi ruoli? Cosa cerca in un film?
"Non importa che sia commedia o un film di azione, cerco una connessione profonda, forse perché ho avuto una vita difficile. Quando avevo 14 anni una volta sono tornato a casa con mia madre e abbiamo scoperto che ci avevano sfrattato, tutte le poche cose che possedevamo erano sul marciapiede. Mia madre piangeva e io non sapevo cosa fare. Ero sicuro solo di una cosa: volevo che non succedesse mai più. Quindi ho cominciato ad andare in palestra per diventare un campione. Ho sempre ammirato Stallone e Schwarzenegger e pensavo che cambiando il mio corpo avrei potuto diventare come loro. Ecco perché, quando ho iniziato a recitare, ho cercato di variare i miei ruoli il più possibile: non volevo lavorare solo quando avevano bisogno di un attore muscoloso e volevo raggiungere persone lontane, di culture diverse, aiutare e motivare chi aveva difficoltà come le avevo avute io".

La prima cosa che fa al mattino?
"Medito sempre almeno venti minuti".

Sul Venerdì del 13 luglio 2018