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Il vulcano Stromboli in eruzione (Alessandro Saffo/ Sime/ Siephoto) 

Stromboli. Anche Iddu ha un’anima. Piuttosto esplosiva

Sono 4.000 anni che il vulcano erutta ogni dieci minuti. E l’aperitivo davanti allo spettacolo della lava non ha prezzo. Ma sull’isola delle Eolie tante cose stanno cambiando
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ISOLA DI STROMBOLI (Messina). Raggiunta la vetta dopo il tramonto, 926 metri in tre ore di scarpinata, quando il paesaggio da mediterraneo si è fatto lunare, eccoci a sancire la fine di ogni ansia, il game over di qualsiasi paranoia. Se questa è l'energia del vulcano di cui tanto si parla, è un'energia buona. Purtroppo dura poco: 45 minuti, poi i regolamenti per la sicurezza impongono di scendere. Si scivola altre due ore nella cenere, a testa bassa dietro alle guide, fino a raggiungere il paese. Ormai è notte.

Lo Stromboli, Iddu per la sua gente, uno dei vulcani più attivi al mondo (erutta ogni dieci minuti da quattromila anni), è anche una comunità di circa cinquecento anime che d'estate moltiplica per dieci. C'è chi viene per salire ai crateri, chi per le belle spiagge semideserte, chi ci capita per caso e dopo tre ore scappa, e chi la sceglie per la sua aria di altrove esclusivo. A Stromboli infatti non sbarc…
ISOLA DI STROMBOLI (Messina). Raggiunta la vetta dopo il tramonto, 926 metri in tre ore di scarpinata, quando il paesaggio da mediterraneo si è fatto lunare, eccoci a sancire la fine di ogni ansia, il game over di qualsiasi paranoia. Se questa è l'energia del vulcano di cui tanto si parla, è un'energia buona. Purtroppo dura poco: 45 minuti, poi i regolamenti per la sicurezza impongono di scendere. Si scivola altre due ore nella cenere, a testa bassa dietro alle guide, fino a raggiungere il paese. Ormai è notte.

Lo Stromboli, Iddu per la sua gente, uno dei vulcani più attivi al mondo (erutta ogni dieci minuti da quattromila anni), è anche una comunità di circa cinquecento anime che d'estate moltiplica per dieci. C'è chi viene per salire ai crateri, chi per le belle spiagge semideserte, chi ci capita per caso e dopo tre ore scappa, e chi la sceglie per la sua aria di altrove esclusivo. A Stromboli infatti non sbarcano automobili, circolano solo Api Piaggio, scooter, macchinette da golf vestite da taxi. Stromboli non ha la luce elettrica nelle strade: di sera bisogna munirsi di torcia o sperare nella luna piena. Ed è forse grazie a questa sua indole contemplativa che l'isola ha sempre attratto gli artisti, come il solitario pittore tedesco Jürgen Wegner che, dopo aver lavorato anni in un capanno sulla spiaggia, un giorno del 1998 svanì tra le onde. Oppure star come Marina Abramovic, che l'ha frequentata a lungo. Così il regista Paolo Sorrentino, le scrittrici Paola Mastrocola e Lidia Ravera, che ci passa vari mesi all'anno. E poi gli stilisti Dolce & Gabbana e Giorgio Armani, che vi attracca volentieri con il suo yacht. Tuttavia la mondanità a Stromboli è risicata all'osso: al limite si beve sulla terrazza del bar Ingrid, o nel giardino del Pardès. E nei mesi più caldi quattro salti alla Tartana, sulla spiaggia di Fico Grande. Fine.

Se c'è un rito intramontabile è quello di andare a salutare la nave che parte il lunedì e il giovedì per Napoli: la mitica Laurana. Esistono anche gli aliscafi, certo, ma chi frequenta Stromboli si lega non solo all'idea romantica, letteraria del vulcano, ma anche a questo ferry-boat di medio cabotaggio e dai ritmi lenti. I passeggeri diretti a Stromboli si riconoscono tra loro ancora prima di salpare, perché esiste un tipo di visitatore tipicamente strombolano, "un'aristocrazia scalza" l'ha definita con rara esattezza Ravera.

Ma è ancora così? Secondo Mario Zaía, alias Zazà, 60 anni, il decano delle guide vulcanologiche, liparota che vive qui dal 1978, le cose stanno un po' cambiando: "Abbiamo perso i giovani e i viaggiatori solitari. Ci sta succedendo come a Venezia: arrivano dieci, dodici barche al giorno con trecento persone che scendono per qualche ora e poi ripartono. Stiamo camminando su un filo di lana". Fu Roberto Rossellini, nel 1949, a strappare l'isola dal suo isolamento quando decise di girarci Stromboli terra di Dio con Ingrid Bergman. Fino a qualche anno fa, i più anziani tra gli abitanti ricordavano l'arrivo della troupe, del regista e dell'attrice svedese, che fecero della casa dai muri rossi sulla via Vittorio Emanuele il loro nido d'amore, mentre su un'altra isola delle Eolie a poche miglia di distanza Anna Magnani, "tradita" dal regista, girava il contro-film Vulcano, affidandosi al cineasta tedesco-americano William Dieterle.

È un momento di demarcazione nella storia di Stromboli, il cui fascino selvaggio di colpo fa il giro del mondo attraendo i primi viaggiatori, un contingente pre-hippy in cerca del paradiso perduto. Nel 1930, la grande eruzione del vulcano aveva dissestato la comunità già provata dalla crisi della malvasia, i cui vitigni, negli anni Venti, erano stati decimati dal diffondersi della fillossera. Il grosso era emigrato in America e Australia. Zazà se la ricorda ancora la malvasia di Stromboli, quella sopravvissuta: "Era densa, profumata. Nell'Ottocento gli inglesi in Sicilia e i francesi in Calabria l'esportavano in quantità".

I segni del passato sono ancora qui: salendo la montagna, tra i cespugli di cisto e i canneti che un tempo erano usati come frangivento, si scorgono i muri a secco degli antichi terrazzamenti. Fino a cinquecento metri si coltivava, laddove oggi fioriscono spontanee le ginestre. Secondo Zazà l'agricoltura, ora ridotta a economia familiare e a riserva per l'inverno, potrebbe risorgere: "La pesca non assicura più un futuro, e neppure l'edilizia" dice, "non c'è quasi più nulla da costruire: quello che ci resta sono la terra e il vulcano: oggi molti dei nostri giovani vogliono fare le guide".

Una passione per la montagna che dal 2002 si è trasformata in una professione: alla fine di quell'anno il collasso del cratere in seguito a una forte eruzione aveva provocato una frana e un'onda gigantesca con relativi danni. Da allora sono comparsi i cartelli gialli che avvertono del rischio tsunami e non è più consentito salire ai crateri senza guide autorizzate. Oggi le agenzie sono diverse e si spartiscono il grande flusso di turisti. C'è tutto un indotto, che va dal noleggio delle attrezzature da trekking alle escursioni, che gravita intorno al vulcano. La stagione comincia a marzo e si conclude a novembre, ma il picco è fra aprile e maggio, francesi e tedeschi soprattutto. "Ti senti fortunato a poter mostrare questo spettacolo della natura, noi isolani ci siamo molto legati", racconta lo strombolano Manuel, che a venticinque anni è una delle guide vulcanologiche più giovani in servizio sull'isola.

"È bello vedere l'emozione negli occhi delle persone quando le porti in cima e per la prima volta si trovano di fronte alla lava" gli fa eco Marco, quarantenne di Catania, che divide la sua stagione tra lo Stromboli e l'Etna e d'inverno fa il maestro di sci sulle montagne francesi. Entrambi fanno parte dell'équipe che lavora con Zazà e i suoi soci. Lui, osservando lo Stromboli da sotto il berretto, riflette: "Per noi isolani la montagna è buona, ma i vulcanologi dicono che non esistono vulcani buoni e vulcani cattivi. Nel 2002 abbiamo avuto a disposizione quattro secondi per capire cosa stava succedendo... A volte mi chiedono se non ho paura: certo che ho paura, ma è grazie al vulcano che ho mandato un figlio all'università".

Stromboli in effetti è un vulcano apparentemente gentile: sebbene in attività perpetua, scarica i suoi detriti sempre dalla stessa parte, lungo la cosiddetta "sciara del fuoco", un vallone ormai incenerito sul versante occidentale, che scivola per duemila metri nelle profondità marine, lontano dagli abitati di Stromboli e Ginostra. Quando l'attività vulcanica supera gli standard di sicurezza (è accaduto, per esempio, nell'estate del 2014), le escursioni vengono sospese. Stromboli è costantemente monitorato da specialisti dell'Università di Firenze e dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv).

Di sera, le lance portano i turisti a bere l'aperitivo davanti allo spettacolo della Sciara che accoglie le eruzioni fumanti. Di giorno, in quello stesso punto, il mare ha un colore unico, come se l'acqua fosse vetro soffiato dal fuoco che inghiotte. Fare il bagno in quell'abisso marmoreo è uno dei motivi, forse il primo, per visitare l'isola. I vulcanologi, se glielo chiedi, ti dicono che sotto un vulcano ci sono dieci chilometri di lava in lotta per trovare una via di uscita. "È una montagna che parla" dice Zazà, come a suggerire, sardonico, che bisogna saperla ascoltare. Quello che dice, il suo segreto, è forse ciò che blandisce le orecchie di chi una volta arrivato a Stromboli ci torna per tutta la vita. Tu chiamala, se vuoi, energia.

Sul Venerdì del 3 agosto 2018