Una laurea in Achille Lauro
Valerio Millefoglie , di VALERIO MILLEFOGLIEL'antieroe della trap italiana racconta pezzi della sua vita (tipo: "Ho vissuto in una Smart"). Ora col suo producer Boss Doms dà lezioni di musica e marketing: "Fra', la prima cosa è la condotta"
FAGNANO OLONA (Varese). "Il francese è una lingua elegante. Non la so parlare, ma con mio fratello ho fatto il giro del mondo. A Tijuana siamo finiti in un nightclub alle tre del pomeriggio. Ho viaggiato tanto. Sempre. In America, in Asia, avoja. Ho girato l'Europa con qualsiasi mezzo di trasporto. Quando mio fratello è andato a vivere a Londra, a 19 anni sono rimasto senza casa. A Roma ho dormito per un anno in un hotel a Boccea e dentro una Smart. In case piene di cani e in altre con vasche idromassaggio. Il mio ideale di viaggio è questo: mi sveglio e cammino verso una direzione e non so che succede. Farei una vita così, senza soldi, senza meta, una vacanza che non è una visita guidata. Io, fra', appresso ho tre vite". Achille Lauro, 28 anni, all'anagrafe Lauro De Marinis, ha una biografia epica iniziata con l'album d'esordio Immortale, proseguita con Dio c'è e titoli da romanzo come Ragazzi madre: trama so…
FAGNANO OLONA (Varese). "Il francese è una lingua elegante. Non la so parlare, ma con mio fratello ho fatto il giro del mondo. A Tijuana siamo finiti in un nightclub alle tre del pomeriggio. Ho viaggiato tanto. Sempre. In America, in Asia, avoja. Ho girato l'Europa con qualsiasi mezzo di trasporto. Quando mio fratello è andato a vivere a Londra, a 19 anni sono rimasto senza casa. A Roma ho dormito per un anno in un hotel a Boccea e dentro una Smart. In case piene di cani e in altre con vasche idromassaggio. Il mio ideale di viaggio è questo: mi sveglio e cammino verso una direzione e non so che succede. Farei una vita così, senza soldi, senza meta, una vacanza che non è una visita guidata. Io, fra', appresso ho tre vite". Achille Lauro, 28 anni, all'anagrafe Lauro De Marinis, ha una biografia epica iniziata con l'album d'esordio Immortale, proseguita con Dio c'è e titoli da romanzo come Ragazzi madre: trama sonora rap e racconti di pischelli che, rimasti soli, si crescono l'un l'altro. L'ultimo disco, che fa convivere la samba con ritmi tribali e la trap, si intitola Pour l'amour, ma non è per questo che siamo qui.
Ci troviamo in quello che Lauro chiama il Villaggetto. Non c'è mare ma studi di registrazione. C'è il sole, ma rimaniamo al chiuso. Siamo a Fagnano Olona, in provincia di Varese. Per dieci giorni Achille Lauro e il produttore Boss Doms, Edoardo Manozzi, 30 anni, hanno affittato le sale di Phonica School, una scuola di musica elettronica. "Ci siamo portati qui dieci ragazzi, fra produttori e scrittori, dai 15 ai 20 anni. Alcuni arrivano dal nostro passato e dai nostri quartieri, altri sono nuove scoperte. La mattina si fa lezione, proprio seduti ai banchi, e al pomeriggio ci si divide nelle varie sale per lavorare ai pezzi. Gli facciamo la laurea breve". I temi delle lezioni vanno dal come si compone un brano a come si struttura l'immagine di un artista. "Ma la prima lezione è stata sulla condotta. Sveglia presto e la sera un pulmino riporta i più giovani in hotel". Lauro apre una serie di cartelle sul suo telefono: Instagram, Facebook, merchandising, live, video. "Li aiutiamo a gestire ogni aspetto della carriera. Sappiamo come far sì che una roba diventi virale. Sappiamo come unire il marketing con l'arte" precisa, poi aggiunge: "Le canzoni hanno colori. È il suono che te lo dà. E deve essere rispettato in tutta la comunicazione, dal video al vestito che indosserai. Amore mi ad esempio era verde e giallo".
Immagini coordinate che porteranno i partecipanti di questa vacanza studio non a conseguire un diploma ma a entrare in una compilation che uscirà in autunno; distribuita da Sony e prodotta dalla No Face, l'agenzia-etichetta fondata da Achille. "Appena arrivati abbiamo ascoltato i brani di tutti e gli abbiamo spiegato come secondo noi andavano migliorati: come impostare una strofa, creare momenti diversi all'interno delle composizioni. Io sono dell'idea che la prima e l'ultima parola siano sempre dell'artista. Nel mezzo c'è tempo per prestare ascolto agli altri, perché magari lì c'è il segreto di un successo".
Così, spiega, se il mercato musicale cerca chi fa già i numeri, loro vanno in cerca di chi ancora non li fa. "Oggi nelle canzoni i ragazzini usano tutti la stessa parola che va di moda. Io, che sono della generazione a cavallo fra il citofono e l'iPhone, sono incuriosito da quelli che usano parole desuete. I talenti veri stanno ancora in camera oggi" dice. Indica un ragazzo seduto su una poltrona all'ingresso degli studi, indossa una maglia con scritto Keep trying anyway, si fa chiamare Uzi Lvke e arriva da Corviale. "Quando ho visto il suo video, Mama, mi sono innamorato subito di queste facce da neorealismo". Gli altri provengono da Vigne Nuove, Tufello, geografie romane di blocchi popolari che si ripetono nel paesaggio. "Tutti conoscono il percorso pazzo della nostra vita" dice Lauro, "se facciamo un pezzo introspettivo questa roba arriva perché è una sofferenza reale. Sul palco non c'è un interprete, la sofferenza l'abbiamo realmente provata. Io sono un autore. Ci sono canzoni come Lost for Life, La bella e la bestia, di cui ricordo esattamente il momento in cui le ho scritte. Ero disperato, vivevo situazioni di abbandono. Ho la terza media. Mi sono fatto una cultura generale da solo, per curiosità. Ho visto un sacco di documentari. E racconto di me facendo paragoni e metafore. La vita è una cosa surreale e questa che stiamo vivendo è una fiaba". Tornando a parlare di musica cita l'ultimo album, Pour l'amour. "Questo disco per noi non è questo disco: è questo anno. In ogni lavoro ci prefiguriamo la parabola di un anno. Abbiamo pezzi pensati per affrontare l'estate, per suonare nelle discoteche al mare. Poi arriverà l'inverno, e arriveranno le cose su cui piangere".
Boss Doms, produttore musicale di Lauro, che per tutto il tempo è rimasto seduto sulla spalliera di una poltrona in ascolto, prende la parola. "Ti devo raccontare questa storia. Un bimbo talentuoso e senza una lira vince un importante contest di produttori musicali. Il premio è poter suonare a un evento con dj professionisti". Cambia il racconto e dalla terza persona passa a sé. "Mi ritrovo sul primo Freccia Rossa della mia vita, con una valigia con dentro il computer fisso, lo schermo, la tastiera normale e quella midi, il mouse e le prese elettriche. Quando arrivo lì mi dicono: Ammazza quanto sei anni 90 col computer fisso!". Ripercorre racconti che s'intrecciano con l'epica di Achille: da una cella frigorifera trasformata in studio di registrazione a un volantino trovato per strada che pubblicizzava corsi di capoeira a cui si era iscritto per imparare a fare i salti mortali; fino al ricordo della sua catechista, "che aveva un figlio con quel nome strano, Lauro". Lauretto lo chiama mentre spiega come ha trasformato una base, rendendola più psichedelica quando entra la sua voce. "Stavo fino alle quattro del mattino a suonare, di giorno mi si chiudevano gli occhi davanti al computer. Aiutavo un commercialista a preparare le buste paga dei giornalisti. In altri periodi alle tre di notte andavo a fare il fioraio, oppure montavo palchi per concerti".
Nel video di Thoiry Remix, girato in poche ore e montato la notte stessa, una giungla di ragazzi avanza in piano sequenza nel centro di Milano. "Nell'era dei social, dove tutti si beccano online" dice Achille "abbiamo dato appuntamento in piazza a duemila ragazzi". Il regista ha 21 anni, si chiama Mattia Di Tella e sta documentando queste dieci giornate. Ha conosciuto Achille all'uscita di un concerto a Roma, "lui era in macchina, io a piedi. Mi chiese dove fossi diretto, e visto che anche lui era di Vigne mi disse: ti ci porto io".
Prima di questo passaggio, Mattia racconta: "Da piccolo cambiavo sempre casa tra Roma e Terni e non riuscivo a farmi amici. A scuola ero carente. Negli ambienti nuovi non mi ci ritrovavo. Per un po' ho seguito una scuola di cinema ma non volevo stare al banco ad aspettare". "Io continuo a studiare" dice Yanke, 15 anni, "volevo fare rap da quando avevo 11 anni, ma la vedevo una cosa inarrivabile, tipo diventare calciatore". "Io mi vedo fra Tokyo, Los Angeles, Miami" dice qualcuno. "Io spero di pagare l'Inps", conclude un altro. Prima di andare via scatto ancora una foto ad Achille: la sua figura sottile, alta, si staglia di profilo fra l'ombra della porta e l'ultima luce del giorno. "Stiamo pensando ad altro" dice "stiamo pensando a stare apposto per altri trent'anni".
Sul Venerdì del 10 luglio 2018
Ci troviamo in quello che Lauro chiama il Villaggetto. Non c'è mare ma studi di registrazione. C'è il sole, ma rimaniamo al chiuso. Siamo a Fagnano Olona, in provincia di Varese. Per dieci giorni Achille Lauro e il produttore Boss Doms, Edoardo Manozzi, 30 anni, hanno affittato le sale di Phonica School, una scuola di musica elettronica. "Ci siamo portati qui dieci ragazzi, fra produttori e scrittori, dai 15 ai 20 anni. Alcuni arrivano dal nostro passato e dai nostri quartieri, altri sono nuove scoperte. La mattina si fa lezione, proprio seduti ai banchi, e al pomeriggio ci si divide nelle varie sale per lavorare ai pezzi. Gli facciamo la laurea breve". I temi delle lezioni vanno dal come si compone un brano a come si struttura l'immagine di un artista. "Ma la prima lezione è stata sulla condotta. Sveglia presto e la sera un pulmino riporta i più giovani in hotel". Lauro apre una serie di cartelle sul suo telefono: Instagram, Facebook, merchandising, live, video. "Li aiutiamo a gestire ogni aspetto della carriera. Sappiamo come far sì che una roba diventi virale. Sappiamo come unire il marketing con l'arte" precisa, poi aggiunge: "Le canzoni hanno colori. È il suono che te lo dà. E deve essere rispettato in tutta la comunicazione, dal video al vestito che indosserai. Amore mi ad esempio era verde e giallo".
Immagini coordinate che porteranno i partecipanti di questa vacanza studio non a conseguire un diploma ma a entrare in una compilation che uscirà in autunno; distribuita da Sony e prodotta dalla No Face, l'agenzia-etichetta fondata da Achille. "Appena arrivati abbiamo ascoltato i brani di tutti e gli abbiamo spiegato come secondo noi andavano migliorati: come impostare una strofa, creare momenti diversi all'interno delle composizioni. Io sono dell'idea che la prima e l'ultima parola siano sempre dell'artista. Nel mezzo c'è tempo per prestare ascolto agli altri, perché magari lì c'è il segreto di un successo".
Così, spiega, se il mercato musicale cerca chi fa già i numeri, loro vanno in cerca di chi ancora non li fa. "Oggi nelle canzoni i ragazzini usano tutti la stessa parola che va di moda. Io, che sono della generazione a cavallo fra il citofono e l'iPhone, sono incuriosito da quelli che usano parole desuete. I talenti veri stanno ancora in camera oggi" dice. Indica un ragazzo seduto su una poltrona all'ingresso degli studi, indossa una maglia con scritto Keep trying anyway, si fa chiamare Uzi Lvke e arriva da Corviale. "Quando ho visto il suo video, Mama, mi sono innamorato subito di queste facce da neorealismo". Gli altri provengono da Vigne Nuove, Tufello, geografie romane di blocchi popolari che si ripetono nel paesaggio. "Tutti conoscono il percorso pazzo della nostra vita" dice Lauro, "se facciamo un pezzo introspettivo questa roba arriva perché è una sofferenza reale. Sul palco non c'è un interprete, la sofferenza l'abbiamo realmente provata. Io sono un autore. Ci sono canzoni come Lost for Life, La bella e la bestia, di cui ricordo esattamente il momento in cui le ho scritte. Ero disperato, vivevo situazioni di abbandono. Ho la terza media. Mi sono fatto una cultura generale da solo, per curiosità. Ho visto un sacco di documentari. E racconto di me facendo paragoni e metafore. La vita è una cosa surreale e questa che stiamo vivendo è una fiaba". Tornando a parlare di musica cita l'ultimo album, Pour l'amour. "Questo disco per noi non è questo disco: è questo anno. In ogni lavoro ci prefiguriamo la parabola di un anno. Abbiamo pezzi pensati per affrontare l'estate, per suonare nelle discoteche al mare. Poi arriverà l'inverno, e arriveranno le cose su cui piangere".
Boss Doms, produttore musicale di Lauro, che per tutto il tempo è rimasto seduto sulla spalliera di una poltrona in ascolto, prende la parola. "Ti devo raccontare questa storia. Un bimbo talentuoso e senza una lira vince un importante contest di produttori musicali. Il premio è poter suonare a un evento con dj professionisti". Cambia il racconto e dalla terza persona passa a sé. "Mi ritrovo sul primo Freccia Rossa della mia vita, con una valigia con dentro il computer fisso, lo schermo, la tastiera normale e quella midi, il mouse e le prese elettriche. Quando arrivo lì mi dicono: Ammazza quanto sei anni 90 col computer fisso!". Ripercorre racconti che s'intrecciano con l'epica di Achille: da una cella frigorifera trasformata in studio di registrazione a un volantino trovato per strada che pubblicizzava corsi di capoeira a cui si era iscritto per imparare a fare i salti mortali; fino al ricordo della sua catechista, "che aveva un figlio con quel nome strano, Lauro". Lauretto lo chiama mentre spiega come ha trasformato una base, rendendola più psichedelica quando entra la sua voce. "Stavo fino alle quattro del mattino a suonare, di giorno mi si chiudevano gli occhi davanti al computer. Aiutavo un commercialista a preparare le buste paga dei giornalisti. In altri periodi alle tre di notte andavo a fare il fioraio, oppure montavo palchi per concerti".
Nel video di Thoiry Remix, girato in poche ore e montato la notte stessa, una giungla di ragazzi avanza in piano sequenza nel centro di Milano. "Nell'era dei social, dove tutti si beccano online" dice Achille "abbiamo dato appuntamento in piazza a duemila ragazzi". Il regista ha 21 anni, si chiama Mattia Di Tella e sta documentando queste dieci giornate. Ha conosciuto Achille all'uscita di un concerto a Roma, "lui era in macchina, io a piedi. Mi chiese dove fossi diretto, e visto che anche lui era di Vigne mi disse: ti ci porto io".
Prima di questo passaggio, Mattia racconta: "Da piccolo cambiavo sempre casa tra Roma e Terni e non riuscivo a farmi amici. A scuola ero carente. Negli ambienti nuovi non mi ci ritrovavo. Per un po' ho seguito una scuola di cinema ma non volevo stare al banco ad aspettare". "Io continuo a studiare" dice Yanke, 15 anni, "volevo fare rap da quando avevo 11 anni, ma la vedevo una cosa inarrivabile, tipo diventare calciatore". "Io mi vedo fra Tokyo, Los Angeles, Miami" dice qualcuno. "Io spero di pagare l'Inps", conclude un altro. Prima di andare via scatto ancora una foto ad Achille: la sua figura sottile, alta, si staglia di profilo fra l'ombra della porta e l'ultima luce del giorno. "Stiamo pensando ad altro" dice "stiamo pensando a stare apposto per altri trent'anni".
Sul Venerdì del 10 luglio 2018