Il vero miracolo di Padre Pio
Paola Zanuttini , di PAOLA ZANUTTINIDelle tv, delle radio, delle riviste e di tutto il merchandising a lui dedicato già sapevamo, ma adesso il santo con le stimmate va forte anche su Facebook e YouTube. A mezzo secolo dalla morte, qual è il segreto del suo successo? Indagine su un mistero. Della fede
MERCATO SAN SEVERINO (Salerno). Questo pezzo è datato così perché è nel laboratorio di Enzo Petrosino, artigiano cementista dell'hinterland salernitano, che può cominciare un capitolo del romanzone di Padre Pio nell'epoca della sua riproducibilità tecnica. Ma un reportage del genere potrebbe essere inviato da qualsiasi borgo o metropoli d'Italia, visto che non c'è angolo del nostro paesaggio, soprattutto nel Centro-Sud, intoccato dall'immagine - burbera, tenera, protettiva, miracolosa, kitsch, camp, trash, fate voi - del cappuccino con le Sante Piaghe. Un povero frate ostracizzato dal Sant'Uffizio, diffidente verso il culto popolare e anche un po' isterico che aveva suscitato, prima di essere canonizzato nel 2002 da papa Wojtyla, dopo infinite diatribe teologiche e beghe di sagrestia in vita e in morte. Ma, per il popolo, il povero frate era un santo vivo già dal lontano 1918, ovvero dall'epoca del…
MERCATO SAN SEVERINO (Salerno). Questo pezzo è datato così perché è nel laboratorio di Enzo Petrosino, artigiano cementista dell'hinterland salernitano, che può cominciare un capitolo del romanzone di Padre Pio nell'epoca della sua riproducibilità tecnica. Ma un reportage del genere potrebbe essere inviato da qualsiasi borgo o metropoli d'Italia, visto che non c'è angolo del nostro paesaggio, soprattutto nel Centro-Sud, intoccato dall'immagine - burbera, tenera, protettiva, miracolosa, kitsch, camp, trash, fate voi - del cappuccino con le Sante Piaghe. Un povero frate ostracizzato dal Sant'Uffizio, diffidente verso il culto popolare e anche un po' isterico che aveva suscitato, prima di essere canonizzato nel 2002 da papa Wojtyla, dopo infinite diatribe teologiche e beghe di sagrestia in vita e in morte. Ma, per il popolo, il povero frate era un santo vivo già dal lontano 1918, ovvero dall'epoca delle stimmate, delle quali si celebra il centenario il 20 settembre, mentre il 23 ricorre il cinquantennale dalla morte di san Pio che, concentrando in tre giorni due commemorazioni tanto significative, conferma la sua innegabile vocazione mediatica.
Enzo Petrosino ha 41 anni e fa statue da giardino da quando ne aveva 19, un mestiere imparato dallo zio. Merceologicamente parlando, quella di Padre Pio è una statua da giardino. Ed è esposta nella spianata davanti al laboratorio insieme a delfini che balzano, madonne che benedicono, sette nani che marciano, fontane intenzionate a zampillare, Veneri e altre belle signorine discinte. Oggi l'articolo che va di più sono le fontane, ma anche il frate si è venduto molto bene: in passato, un centinaio l'anno. "Abbiamo cominciato a farlo nel 1999, due mesi prima della beatificazione, poi il fenomeno si è ridimensionato, quest'anno ne sarà andata via una quarantina". Non sono tante, ma di queste almeno tre sono alte tre metri e mezzo, pesano cinque quintali anche se sono cave, richiedono dieci giorni di posa negli stampi di silicone affinché la miscela di cemento, povere di marmo e ghiaia si indurisca, e costano 3.800 euro.
L'anno scorso a Scampia si è scoperto che un'edicola sacra con una statuina del cappuccino con le stimmate presidiava lo spaccio, nascondendo un passaggio segreto. "Lo so, anche ai malandrini piace Padre Pio" dice Enzo, che ne sforna riproduzioni dai 40 centimetri (la misura più richiesta, 35 euro) in su, in varie posizioni: a mani aperte o con una sul cuore e l'altra benedicente, brune o decorate. E ammette che sì, effettivamente, tre metri e mezzo di san Pio in giardino possono essere una dimostrazione di fede, ma anche di potere, di status sociale. "Qui, per fortuna, i malandrini non sono mai venuti, quindi nessuno mi ha potuto spiegare che senso ha fare il male e poi mettersi questi monumenti in casa: magari pensano a una redenzione". Più in generale, l'artigiano cementista spiega così il primato, seppure in contrazione, del frate come immagine sacra: "Forse lo comprano di più perché l'hanno vissuto più direttamente delle madonne di Lourdes, di Medjugorje, di Loreto o dell'Immacolata che abbiamo in produzione. C'è chi l'ha conosciuto, il ricordo è ancora vivo".
Mastro Petrosino dimostra lo stesso pragmatismo parlando del mestiere. Anche se ogni anno rende omaggio al suo modello con il pellegrinaggio al santuario di San Giovanni Rotondo progettato da Renzo Piano, manipolandone l'effigie non ha mai avuto una delle tante visioni segnalate ancora oggi del santo, noto per le bilocazioni e le effusioni di profumi di viole o gelsomini. "Nessuna apparizione, né particolari sensazioni, è come produrre i sette nani". Giudizi estetici su queste icone che hanno colonizzato l'Italia non ne dà: "Non so dire, a me arrivano gli stampi da un'azienda di Lucca". Naturalmente anche la Cina partecipa al business, sul mercato sono arrivate statuine a marchio PRC: "Ma sono gli italiani che hanno deciso di fabbricarle laggiù".
A pochi chilometri c'è Nocera Inferiore, città in passato dilaniata dalla camorra, con il cimitero affollato di giovani morti ammazzati. Petrosino mi ha detto che Padre Pio è presente su tantissime tombe: a un primo sguardo non si nota, ma poi eccolo su quelle dei bambini, con i giocattoli; su quelle dei ragazzi, insieme allo scudetto della squadra del cuore; e pure su quelle di adulti e vecchi. Un pacifico esercito di Padri Pii veglia sui defunti. Manca però sulle sepolture dei ricchi, più raffinate e sobrie. Lui è un santo dei poveri. E dei semplici.
Nel suo basilare saggio del 2007 Padre Pio. Miracoli e politica nell'Italia del Novecento (Einaudi), lo storico Sergio Luzzatto scrive che il culto del cappuccino nasce dopo la Prima guerra mondiale (con l'immediata e reciproca benedizione del fascismo) ed esplode dopo la Seconda, ovvero in epoche di grandi tragedie e disperato bisogno di palingenesi. Anche oggi, sostiene, la devozione continua e continuerà, seppure in forme più ridotte, finché ci sarà dolore nel mondo. "Finché ci saranno ferite del corpo e dello spirito da risanare, nella nostra e in altre culture ci sarà bisogno di aiuti sovrannaturali, come appunto dei santi taumaturghi".
Dalla stesura del libro a oggi molte cose sono cambiate, per esempio l'avvento dei social ha influito anche sulle pratiche di devozione. Luzzatto non ha seguito l'evoluzione virtuale di Padre Pio: "Ma già quando facevo le mie ricerche c'era stata la svolta new age, gli oroscopi, le ricette di cucina, tutte connessioni con i fenomeni degli anni Cinquanta in cui, nella remota Puglia, un frate era diventato il primo santo vivo da rotocalco, l'unico nella Chiesa con le stimmate dopo san Francesco: senza, non sarebbe stato nessuno. E il suo era rimasto, come agli inizi, un fenomeno che mischiava l'alto e il basso, un bisogno indotto orizzontale, non gerarchico: come nella rete. Ma, quando un culto si diffonde tanto, inevitabilmente si banalizza e perde vitalità: già allora quando lo visitavo, il santuario di Piano mi sembrava sovradimensionato. E adesso che si fanno i pellegrinaggi virtuali?".
Quindi, finché ci sarà il dolore ci sarà Padre Pio. La pensa così anche il maestro d'arte Francesco Raimondi, rinomato ceramista di Vietri Sul Mare che ha realizzato una cinquantina di pannelli dedicati al suo santo preferito. Gli si affidò durante l'adolescenza povera, difficile e molto triste. Visto che suo padre se n'era andato, si rivolse a lui come un figlio. Poi conobbe un religioso che era stato vicino al frate a San Giovanni Rotondo e gli sembrò quasi un prodigio, o un segno del destino, ascoltare le sue testimonianze dirette. "Mi raccontava anche dettagli un po' impressionanti come quello sul sangue sgorgato dalle mani di Padre Pio mentre diceva messa: lui l'aveva raccolto in una fialetta che portava sempre al collo". Raimondi dipinge san Pio con l'espressione serena per restituirgli la pace che non ebbe in vita, con un angelo al posto dei diavoli che lo tormentavano, e lo ambienta sullo sfondo della Costiera Amalfitana perché gli dispiace che la sua terra non abbia avuto un santo come lui. Accanto ha anche molte lettere, quelle che gli spedivano a migliaia i fedeli. Ogni volta che lo tratteggia è una specie di estasi, sensazioni particolarissime. "È venuto a vedere i miei lavori padre Jozo, il testimone di Medjugordje: mi ha ordinato una Via Crucis, un San Francesco e una Madonna. È un omone che propaga magnetismo, ho sentito la scossa".
Mentre fotografiamo il ceramista in strada davanti a un suo pannello, scende una signora per mostrare un altro pannello di Padre Pio, sempre a firma Raimondi, ma più piccolo. Glielo commissionò per implorare la grazia per suo marito che aveva avuto un terribile incidente automobilistico. E che ora è in buona salute. Cosa ci fa una statua o un'immagine di P.P. - nominato con le iniziali anche negli scritti papali - all'ingresso di un paese, in un giardino pubblico, in un sagrato o in un crocicchio? Arredo urbano, per dirla elegante. Benedice e protegge, a vederla religiosamente. Oppure: "Produce socialità, intimità culturale, appartenenza. Paradossalmente, anche per un mafioso che si separa dagli altri per nascondersi, ma che in quella figura ritrova un elemento di comunità". Così sostiene l'antropologo Paolo Apolito che spiega la persistenza della devozione a Padre Pio con una religiosità legata alla memoria di un mondo sorpassato e forse un po' rimpianto.
Ma Apolito intravede anche motivi più pratici di questa sopravvivenza: "Padre Pio ha lasciato un ospedale e un ordine abituato organizzare la santità, ecco perché la sua presenza è molto più forte di un'altra figura con le stimmate e in odore di santità, Natuzza Evolo che, morta solo da nove anni, vede il suo ricordo impallidire perché non c'è alcuna istituzione forte a promuoverla. Tuttavia, se Padre Pio rimane potente istituzionalmente, con i vescovi, i parroci e i gruppi di preghiera a sostenerlo, vedo indebolirsi il suo potere taumaturgico: vent'anni fa sentivo in continuazione racconti di ubiquità e profumi. E oggi, comunque, qualsiasi santo avrebbe difficoltà ad affermarsi, perché non ci sono più radici territoriali, fisiche e simboliche. È tutto liquido o gassoso, come le ideologie dei politici o il successo delle star". Pare di capire che un aspirante santo non potrebbe farsi le ossa nei social. "Nei social si diventa come dei fuggiaschi nascosti nelle catacombe in cui ci si è portati i surrogati allucinatori di una pienezza sociale che ci sta sfuggendo". No, proprio no.
Tornando ai prodigi di cui sopra, il mensile Voce di Padre Pio ha una rubrica intitolata Testimonianze di gratitudine che raccoglie, senza indagarli o commentarli, racconti di eventuali miracoli, guarigioni, conversioni et alia inviati dai lettori. Nel numero di agosto ce ne sono quattro, non particolarmente paranormali. A San Giovanni Rotondo si vede subito che il miracolo più incontestabile di Padre Pio è la Casa Sollievo della Sofferenza, l'ospedale avviato nel secondo dopoguerra con in soldi raggranellati a Parigi da un discutibilissimo devoto del frate e poi con i più sostanziosi finanziamenti del piano Marshall e di tantissimi fedeli. Oggi occupa tremila persone, in maggioranza a tempo indeterminato, accoglie oltre 60 mila pazienti l'anno, ha un'ottima reputazione nel campo della ricerca e della cura di alcune patologie. E mantiene la direzione dei gruppi preghiera, che San Pio aveva istituito proprio per consentire ai ricoverati di pregare collegialmente.
Adesso bisogna capire chi, in loco, sostiene e detiene maggiormente il brand di Padre Pio. Il corpo primigenio dell'ospedale che si staglia bianco contro il verde della montagna conferisce alla località un'allure da stazione climatico-curativa, più che da destinazione religiosa. Ma Stefano Campanella, direttore di Tele Radio Padre Pio e Padre PioTv (una regionale e l'altra nazionale) snocciola i followers del santo: quasi 400 mila su Facebook e quasi 3,2 milioni su YouTube. E ricorda le folle oceaniche di 8 milioni di convenuti per la canonizzazione e i dieci milioni arrivati fra l'aprile 2008 e il settembre 2009 per la prima esposizione della salma del santo. Quest'anno, nella mattinata del 23 agosto la coda (per la salma) durava un quarto d'ora, ma era un giovedì e il grosso dei visitatori arriva nei weekend.
Se il conto pazienti dell'ospedale è registrato, e ipotizzabile senza tanti algoritmi quello degli accompagnatori, fino all'avvento della raccolta differenziata nel 2013 il conteggio dei visitatori (indifferenziati) di San Giovanni Rotondo si faceva in base alla raccolta dei rifiuti: nel 2013, appunto, furono 5.641 mila. Le comunioni distribuite furono invece 850 mila.
Entrando nella cittadina, s'incontra l'hotel Grand Paradiso che introduce all'atmosfera mistico-montana del luogo, ma anche al problema dell'offerta alberghiera superiore alla domanda. Prima della beatificazione si è grandeggiato nei progetti, si pensava che il richiamo di san Pio sarebbe stato eterno: giù a costruire hotel e pensioni. E pensare che i primi resoconti di pellegrinaggi a San Giovanni Rotondo erano ricchi di disavventure di viaggio che neanche Goethe nel Paese dove fioriscono i limoni. Nel 2017, ultimi dati disponibili, c'erano 126 strutture ricettive (ufficiali) per 5.934 posti letto. E quasi 403 mila arrivi, con 170. 985 pernottamenti. Nel 2008 le presenze di chi confidava in Padre Pio o nel suo ospedale erano state 750 mila.
E come andrà con il cinquantennale e il centennale in contemporanea? La novena che inizia il 14 settembre prevede la partecipazione di vescovi e arcivescovi. Poi, per la veglia e la festa, vertici dell'ordine e cardinali. E ancora conferenze, processioni e, il 18 e il 19, un convegno sulle stimmate di Padre Pio, tema ancora caldissimo. È atteso anche il presidente del consiglio Giuseppe Conte che qui è cresciuto coltivando una particolare devozione per il santo, inculcatagli anche dalla zio, fra Fedele del convento dei cappuccini. Ma nessuno può dire se l'illustre presenza farà da volano alle folle oceaniche d'antan.
Sul Venerdì del 7 settembre 2018
Enzo Petrosino ha 41 anni e fa statue da giardino da quando ne aveva 19, un mestiere imparato dallo zio. Merceologicamente parlando, quella di Padre Pio è una statua da giardino. Ed è esposta nella spianata davanti al laboratorio insieme a delfini che balzano, madonne che benedicono, sette nani che marciano, fontane intenzionate a zampillare, Veneri e altre belle signorine discinte. Oggi l'articolo che va di più sono le fontane, ma anche il frate si è venduto molto bene: in passato, un centinaio l'anno. "Abbiamo cominciato a farlo nel 1999, due mesi prima della beatificazione, poi il fenomeno si è ridimensionato, quest'anno ne sarà andata via una quarantina". Non sono tante, ma di queste almeno tre sono alte tre metri e mezzo, pesano cinque quintali anche se sono cave, richiedono dieci giorni di posa negli stampi di silicone affinché la miscela di cemento, povere di marmo e ghiaia si indurisca, e costano 3.800 euro.
L'anno scorso a Scampia si è scoperto che un'edicola sacra con una statuina del cappuccino con le stimmate presidiava lo spaccio, nascondendo un passaggio segreto. "Lo so, anche ai malandrini piace Padre Pio" dice Enzo, che ne sforna riproduzioni dai 40 centimetri (la misura più richiesta, 35 euro) in su, in varie posizioni: a mani aperte o con una sul cuore e l'altra benedicente, brune o decorate. E ammette che sì, effettivamente, tre metri e mezzo di san Pio in giardino possono essere una dimostrazione di fede, ma anche di potere, di status sociale. "Qui, per fortuna, i malandrini non sono mai venuti, quindi nessuno mi ha potuto spiegare che senso ha fare il male e poi mettersi questi monumenti in casa: magari pensano a una redenzione". Più in generale, l'artigiano cementista spiega così il primato, seppure in contrazione, del frate come immagine sacra: "Forse lo comprano di più perché l'hanno vissuto più direttamente delle madonne di Lourdes, di Medjugorje, di Loreto o dell'Immacolata che abbiamo in produzione. C'è chi l'ha conosciuto, il ricordo è ancora vivo".
Mastro Petrosino dimostra lo stesso pragmatismo parlando del mestiere. Anche se ogni anno rende omaggio al suo modello con il pellegrinaggio al santuario di San Giovanni Rotondo progettato da Renzo Piano, manipolandone l'effigie non ha mai avuto una delle tante visioni segnalate ancora oggi del santo, noto per le bilocazioni e le effusioni di profumi di viole o gelsomini. "Nessuna apparizione, né particolari sensazioni, è come produrre i sette nani". Giudizi estetici su queste icone che hanno colonizzato l'Italia non ne dà: "Non so dire, a me arrivano gli stampi da un'azienda di Lucca". Naturalmente anche la Cina partecipa al business, sul mercato sono arrivate statuine a marchio PRC: "Ma sono gli italiani che hanno deciso di fabbricarle laggiù".
A pochi chilometri c'è Nocera Inferiore, città in passato dilaniata dalla camorra, con il cimitero affollato di giovani morti ammazzati. Petrosino mi ha detto che Padre Pio è presente su tantissime tombe: a un primo sguardo non si nota, ma poi eccolo su quelle dei bambini, con i giocattoli; su quelle dei ragazzi, insieme allo scudetto della squadra del cuore; e pure su quelle di adulti e vecchi. Un pacifico esercito di Padri Pii veglia sui defunti. Manca però sulle sepolture dei ricchi, più raffinate e sobrie. Lui è un santo dei poveri. E dei semplici.
Nel suo basilare saggio del 2007 Padre Pio. Miracoli e politica nell'Italia del Novecento (Einaudi), lo storico Sergio Luzzatto scrive che il culto del cappuccino nasce dopo la Prima guerra mondiale (con l'immediata e reciproca benedizione del fascismo) ed esplode dopo la Seconda, ovvero in epoche di grandi tragedie e disperato bisogno di palingenesi. Anche oggi, sostiene, la devozione continua e continuerà, seppure in forme più ridotte, finché ci sarà dolore nel mondo. "Finché ci saranno ferite del corpo e dello spirito da risanare, nella nostra e in altre culture ci sarà bisogno di aiuti sovrannaturali, come appunto dei santi taumaturghi".
Dalla stesura del libro a oggi molte cose sono cambiate, per esempio l'avvento dei social ha influito anche sulle pratiche di devozione. Luzzatto non ha seguito l'evoluzione virtuale di Padre Pio: "Ma già quando facevo le mie ricerche c'era stata la svolta new age, gli oroscopi, le ricette di cucina, tutte connessioni con i fenomeni degli anni Cinquanta in cui, nella remota Puglia, un frate era diventato il primo santo vivo da rotocalco, l'unico nella Chiesa con le stimmate dopo san Francesco: senza, non sarebbe stato nessuno. E il suo era rimasto, come agli inizi, un fenomeno che mischiava l'alto e il basso, un bisogno indotto orizzontale, non gerarchico: come nella rete. Ma, quando un culto si diffonde tanto, inevitabilmente si banalizza e perde vitalità: già allora quando lo visitavo, il santuario di Piano mi sembrava sovradimensionato. E adesso che si fanno i pellegrinaggi virtuali?".
Quindi, finché ci sarà il dolore ci sarà Padre Pio. La pensa così anche il maestro d'arte Francesco Raimondi, rinomato ceramista di Vietri Sul Mare che ha realizzato una cinquantina di pannelli dedicati al suo santo preferito. Gli si affidò durante l'adolescenza povera, difficile e molto triste. Visto che suo padre se n'era andato, si rivolse a lui come un figlio. Poi conobbe un religioso che era stato vicino al frate a San Giovanni Rotondo e gli sembrò quasi un prodigio, o un segno del destino, ascoltare le sue testimonianze dirette. "Mi raccontava anche dettagli un po' impressionanti come quello sul sangue sgorgato dalle mani di Padre Pio mentre diceva messa: lui l'aveva raccolto in una fialetta che portava sempre al collo". Raimondi dipinge san Pio con l'espressione serena per restituirgli la pace che non ebbe in vita, con un angelo al posto dei diavoli che lo tormentavano, e lo ambienta sullo sfondo della Costiera Amalfitana perché gli dispiace che la sua terra non abbia avuto un santo come lui. Accanto ha anche molte lettere, quelle che gli spedivano a migliaia i fedeli. Ogni volta che lo tratteggia è una specie di estasi, sensazioni particolarissime. "È venuto a vedere i miei lavori padre Jozo, il testimone di Medjugordje: mi ha ordinato una Via Crucis, un San Francesco e una Madonna. È un omone che propaga magnetismo, ho sentito la scossa".
Mentre fotografiamo il ceramista in strada davanti a un suo pannello, scende una signora per mostrare un altro pannello di Padre Pio, sempre a firma Raimondi, ma più piccolo. Glielo commissionò per implorare la grazia per suo marito che aveva avuto un terribile incidente automobilistico. E che ora è in buona salute. Cosa ci fa una statua o un'immagine di P.P. - nominato con le iniziali anche negli scritti papali - all'ingresso di un paese, in un giardino pubblico, in un sagrato o in un crocicchio? Arredo urbano, per dirla elegante. Benedice e protegge, a vederla religiosamente. Oppure: "Produce socialità, intimità culturale, appartenenza. Paradossalmente, anche per un mafioso che si separa dagli altri per nascondersi, ma che in quella figura ritrova un elemento di comunità". Così sostiene l'antropologo Paolo Apolito che spiega la persistenza della devozione a Padre Pio con una religiosità legata alla memoria di un mondo sorpassato e forse un po' rimpianto.
Ma Apolito intravede anche motivi più pratici di questa sopravvivenza: "Padre Pio ha lasciato un ospedale e un ordine abituato organizzare la santità, ecco perché la sua presenza è molto più forte di un'altra figura con le stimmate e in odore di santità, Natuzza Evolo che, morta solo da nove anni, vede il suo ricordo impallidire perché non c'è alcuna istituzione forte a promuoverla. Tuttavia, se Padre Pio rimane potente istituzionalmente, con i vescovi, i parroci e i gruppi di preghiera a sostenerlo, vedo indebolirsi il suo potere taumaturgico: vent'anni fa sentivo in continuazione racconti di ubiquità e profumi. E oggi, comunque, qualsiasi santo avrebbe difficoltà ad affermarsi, perché non ci sono più radici territoriali, fisiche e simboliche. È tutto liquido o gassoso, come le ideologie dei politici o il successo delle star". Pare di capire che un aspirante santo non potrebbe farsi le ossa nei social. "Nei social si diventa come dei fuggiaschi nascosti nelle catacombe in cui ci si è portati i surrogati allucinatori di una pienezza sociale che ci sta sfuggendo". No, proprio no.
Tornando ai prodigi di cui sopra, il mensile Voce di Padre Pio ha una rubrica intitolata Testimonianze di gratitudine che raccoglie, senza indagarli o commentarli, racconti di eventuali miracoli, guarigioni, conversioni et alia inviati dai lettori. Nel numero di agosto ce ne sono quattro, non particolarmente paranormali. A San Giovanni Rotondo si vede subito che il miracolo più incontestabile di Padre Pio è la Casa Sollievo della Sofferenza, l'ospedale avviato nel secondo dopoguerra con in soldi raggranellati a Parigi da un discutibilissimo devoto del frate e poi con i più sostanziosi finanziamenti del piano Marshall e di tantissimi fedeli. Oggi occupa tremila persone, in maggioranza a tempo indeterminato, accoglie oltre 60 mila pazienti l'anno, ha un'ottima reputazione nel campo della ricerca e della cura di alcune patologie. E mantiene la direzione dei gruppi preghiera, che San Pio aveva istituito proprio per consentire ai ricoverati di pregare collegialmente.
Adesso bisogna capire chi, in loco, sostiene e detiene maggiormente il brand di Padre Pio. Il corpo primigenio dell'ospedale che si staglia bianco contro il verde della montagna conferisce alla località un'allure da stazione climatico-curativa, più che da destinazione religiosa. Ma Stefano Campanella, direttore di Tele Radio Padre Pio e Padre PioTv (una regionale e l'altra nazionale) snocciola i followers del santo: quasi 400 mila su Facebook e quasi 3,2 milioni su YouTube. E ricorda le folle oceaniche di 8 milioni di convenuti per la canonizzazione e i dieci milioni arrivati fra l'aprile 2008 e il settembre 2009 per la prima esposizione della salma del santo. Quest'anno, nella mattinata del 23 agosto la coda (per la salma) durava un quarto d'ora, ma era un giovedì e il grosso dei visitatori arriva nei weekend.
Se il conto pazienti dell'ospedale è registrato, e ipotizzabile senza tanti algoritmi quello degli accompagnatori, fino all'avvento della raccolta differenziata nel 2013 il conteggio dei visitatori (indifferenziati) di San Giovanni Rotondo si faceva in base alla raccolta dei rifiuti: nel 2013, appunto, furono 5.641 mila. Le comunioni distribuite furono invece 850 mila.
Entrando nella cittadina, s'incontra l'hotel Grand Paradiso che introduce all'atmosfera mistico-montana del luogo, ma anche al problema dell'offerta alberghiera superiore alla domanda. Prima della beatificazione si è grandeggiato nei progetti, si pensava che il richiamo di san Pio sarebbe stato eterno: giù a costruire hotel e pensioni. E pensare che i primi resoconti di pellegrinaggi a San Giovanni Rotondo erano ricchi di disavventure di viaggio che neanche Goethe nel Paese dove fioriscono i limoni. Nel 2017, ultimi dati disponibili, c'erano 126 strutture ricettive (ufficiali) per 5.934 posti letto. E quasi 403 mila arrivi, con 170. 985 pernottamenti. Nel 2008 le presenze di chi confidava in Padre Pio o nel suo ospedale erano state 750 mila.
E come andrà con il cinquantennale e il centennale in contemporanea? La novena che inizia il 14 settembre prevede la partecipazione di vescovi e arcivescovi. Poi, per la veglia e la festa, vertici dell'ordine e cardinali. E ancora conferenze, processioni e, il 18 e il 19, un convegno sulle stimmate di Padre Pio, tema ancora caldissimo. È atteso anche il presidente del consiglio Giuseppe Conte che qui è cresciuto coltivando una particolare devozione per il santo, inculcatagli anche dalla zio, fra Fedele del convento dei cappuccini. Ma nessuno può dire se l'illustre presenza farà da volano alle folle oceaniche d'antan.
Sul Venerdì del 7 settembre 2018