Mi ricordo campagne verdi
Carmine Saviano , di CARMINE SAVIANONei partiti di destra e di sinistra l'ambientalismo sembra sparito e i Cinquestelle si sono fatti portavoce di molte battaglie ecologiste. Ma ora che sono al governo? Inchiesta
Scomparso dal dibattito pubblico, relegato nelle retrovie dei programmi politici, trasformato in un argomento retorico tra gli altri e, come gli altri, sacrificabile sull'altare del consenso. Ambientalismo, anno zero. La coscienza verde latita. Nonostante una montagna di studi certifichi come, anche nel nostro Paese, l'impatto dei cambiamenti climatici metta a rischio salute dei cittadini e tessuto economico. Nonostante catastrofi repentine come quella del Parco del Pollino, bombe ecologiche latenti - sono decine i siti che in Italia aspettano da anni di essere bonificati - e crisi dei rifiuti ormai non più relegate al Mezzogiorno. Nonostante, infine, i reati ambientali: 30 mila nel 2017, tre ogni ora, 40 mila le persone denunciate. E infatti, i dati sono dell'ultimo Eurobarometro, i temi ambientali sono "molto importanti" per il 50 per cento degli italiani e "abbastanza importanti" per un altro 45. Segno che la domanda c'è. È l…
Scomparso dal dibattito pubblico, relegato nelle retrovie dei programmi politici, trasformato in un argomento retorico tra gli altri e, come gli altri, sacrificabile sull'altare del consenso. Ambientalismo, anno zero. La coscienza verde latita. Nonostante una montagna di studi certifichi come, anche nel nostro Paese, l'impatto dei cambiamenti climatici metta a rischio salute dei cittadini e tessuto economico. Nonostante catastrofi repentine come quella del Parco del Pollino, bombe ecologiche latenti - sono decine i siti che in Italia aspettano da anni di essere bonificati - e crisi dei rifiuti ormai non più relegate al Mezzogiorno. Nonostante, infine, i reati ambientali: 30 mila nel 2017, tre ogni ora, 40 mila le persone denunciate. E infatti, i dati sono dell'ultimo Eurobarometro, i temi ambientali sono "molto importanti" per il 50 per cento degli italiani e "abbastanza importanti" per un altro 45. Segno che la domanda c'è. È l'offerta politica che manca, in parte recuperata solo dai Cinquestelle.
LEGGI ANCHE: NOVE RAGIONI PER TROVARE UN ANTIDOTO AI VELENI
I Verdi, come partito, non ci sono quasi più. Dopo gli anni d'oro del centrosinistra, sono in crisi da un decennio. "Quando eravamo al ministero dell'Ambiente, l'Italia guidava la svolta ecologista. Il conto energia, l'eco bonus, Rifkin e Rubbia consulenti del governo" dice l'ex ministro Alfonso Pecorario Scanio, uno dei leader storici del movimento ambientalista italiano. "Negli ultimi dieci anni si è innestata la retromarcia: prima il centrodestra con la volontà di tornare al nucleare, poi il centrosinistra di Renzi che puntava sulle trivelle. Per fortuna ci sono stati due referendum che hanno stoppato questi progetti". La cause dell'eclissi? "Se Veltroni non avesse rotto nel 2008 l'alleanza di centrosinistra con il ricatto del voto utile e il conseguente fallimento della Sinistra Arcobaleno, forse non avremmo abbandonato quella strada virtuosa". Ma non solo. I Verdi hanno dovuto lottare anche con problemi economici: "In questi dieci anni una delle preoccupazioni è stata quella di risanare un debito per noi drammatico: due milioni di euro. Ci siamo riusciti attraverso l'autofinanziamento" dice Angelo Bonelli, attuale presidente della Federazione dei Verdi. E ci sono anche ragioni congiunturali. Il 2008 è l'anno della grande crisi economica. "Gli ambientalisti si rendono conto che c'è bisogno di nuovi strumenti d'intervento sulla realtà, che la rappresentanza politica non è più sufficiente ma deve essere affiancata dalla messa a punto di analisi e pratiche innovative per influenzare i meccanismi economici. Una ricerca di profondità, di un modello di sviluppo ecologicamente sostenibile, che sicuramente non paga in termini di consenso politico immediato" è l'opinione dell'ex ministro all'Ambiente Edo Ronchi.
Il risultato è che dal 2008 il sentiero dell'ambientalismo non passa più per i palazzi della politica. Va altrove. Lontano da ministeri, aule del Parlamento e visibilità mediatica. Il tema dell'ambiente è riapparso come una supernova per il referendum sull'acqua pubblica del 2011, poi ha continuato a innervarsi sui territori laddove ambientalismo è sinonimo di lotta quotidiana per la qualità della vita. "L'abbandono del Palazzo è stato obbligato (se non vieni eletto, resti fuori) ma non voluto. La proposta politica di rappresentanza "verde" tradizionale - Verdi e "sinistra radicale" - è stata percepita distante e poco credibile: i movimenti non hanno dimenticato il cambiamento di politiche sulle grandi opere quando erano al governo guidato da Prodi (2006-2008). Questo probabilmente l'errore principale" ci dice Giovanni Piazza, docente di Sociologia dei fenomeni politici all'Università di Catania. Ancora: "La componente più radicale, e meno istituzionale, dai comitati di cittadini ai centri sociali, ha sempre visto la rappresentanza politica come una scelta tattica, spesso da compiere a livello locale: cercano di influenzare le politiche governative attraverso la protesta piuttosto che sperare di eleggere un governo amico". Storie, movimenti e proteste che hanno costituito, proprio negli ultimi dieci anni, il capitale politico del Movimento 5 Stelle. E la scommessa perduta di Sinistra Ecologia e Libertà.
Ancora Pecoraro Scanio: "Quattro delle cinque stelle del Movimento sono riferite a temi ambientali. Mi piace definirli come il più grande partito ecologista al mondo: No Ceta, le rinnovabili, gli Ogm e la Tav. Le stesse campagne che i Verdi hanno iniziato a veicolare nella società italiana. Del resto i Cinquestelle in Europa votano quasi sempre con il gruppo dei Verdi. Adesso però devono essere all'altezza della sfida del governo". Posizione non condivisa da Bonelli: "Ambientalismo significa anche porsi il problema dei diritti: è ecologista una forza che si allea con la xenofobia di Salvini?".
Oggi la proposta ecologista del movimento Cinquestelle è nelle mani del ministro Sergio Costa, artefice proprio con Pecoraro Scanio di quella riforma della Forestale incubatrice della sua azione per la Terra dei Fuochi. "Ma i primi segnali sulle vicende Tav in Val Susa, Gronda di Genova, Ilva di Taranto e Tap in Puglia fanno presagire un arretramento su questo fronte nei confronti della Lega e che certamente potrebbe costare cari al Cinquestelle in termini di credibilità e consensi elettorali" ci dice ancora Piazza.
La credibilità ambientalista dell'attuale governo passa anche sotto la lente d'ingrandimento delle analisi delle associazioni ecologiste. Oltre settante quelle censite dal ministero dell'Ambiente, una trentina le più attive sul territorio nazionale. Legambiente, Wwf, Italia Nostra, Greenpeace: incubatori di iniziative di green politics che hanno resistito - non senza sacrifici, tagli e chiusura di sedi - - agli ultimi dieci anni di crisi. Ventitré di queste associazioni hanno presentato all'attuale ministro dell'ambiente l'Agenda Ambientalista 2018: cinquanta proposte e diciotto filoni tematici per dare davvero un'impronta green al governo. Dall'energia al clima, dai trasporti alle infrastrutture. E poi la richiesta di massimo rigore sulle valutazioni ambientali e sulla difesa di suolo, biodiversità e aree protette. "Incontreremo Costa nei prossimi giorni sia sul tema dell'inquinamento da Pfas in Veneto che, più in generale, sui punti che abbiamo presentato" dice Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia. "Il ministro si è attivato sul tema plastica. E il grado di attenzione del governo sui temi ambientali, almeno stando al "contratto" siglato da Lega e M5S, è importante. Ma ovviamente giudicheremo come sempre i fatti e non solo le parole".
Fatti e parole. Il movimento ambientalista sarà schiacciato tra gli ingranaggi della macchina populista gialloverde o c'è la possibilità di un nuovo rinascimento? "Il rapporto tra movimenti e politica non mi sembra soddisfacente: i temi possono essere inseriti in programmi di governo però il passaggio tra la programmazione e la realizzazione manca" commenta Sandro Pignatti, presidente della Federazione nazionale Pro Natura, decana degli ambientalisti italiani. E una politica che non realizza non è all'altezza del suo compito. Un compito urgente, che in alcune zone del Paese è oramai drammatico. Lo si può anche visualizzare: basta aprire il sito atlanteitaliano.cdca.it: una mappa di tutte le questioni ecologiche aperte nel nostro Paese realizzato dal Cdca, il Centro per la documentazione dei conflitti ambientali. Una cartina che mostra sia la mole dei problemi, sia quanta sensibilità ecologista c'è in Italia. Alla politica tocca metter via slogan e promesse e fornire, finalmente, soluzioni.
Sul Venerdì del 21 settembre 2018
LEGGI ANCHE: NOVE RAGIONI PER TROVARE UN ANTIDOTO AI VELENI
I Verdi, come partito, non ci sono quasi più. Dopo gli anni d'oro del centrosinistra, sono in crisi da un decennio. "Quando eravamo al ministero dell'Ambiente, l'Italia guidava la svolta ecologista. Il conto energia, l'eco bonus, Rifkin e Rubbia consulenti del governo" dice l'ex ministro Alfonso Pecorario Scanio, uno dei leader storici del movimento ambientalista italiano. "Negli ultimi dieci anni si è innestata la retromarcia: prima il centrodestra con la volontà di tornare al nucleare, poi il centrosinistra di Renzi che puntava sulle trivelle. Per fortuna ci sono stati due referendum che hanno stoppato questi progetti". La cause dell'eclissi? "Se Veltroni non avesse rotto nel 2008 l'alleanza di centrosinistra con il ricatto del voto utile e il conseguente fallimento della Sinistra Arcobaleno, forse non avremmo abbandonato quella strada virtuosa". Ma non solo. I Verdi hanno dovuto lottare anche con problemi economici: "In questi dieci anni una delle preoccupazioni è stata quella di risanare un debito per noi drammatico: due milioni di euro. Ci siamo riusciti attraverso l'autofinanziamento" dice Angelo Bonelli, attuale presidente della Federazione dei Verdi. E ci sono anche ragioni congiunturali. Il 2008 è l'anno della grande crisi economica. "Gli ambientalisti si rendono conto che c'è bisogno di nuovi strumenti d'intervento sulla realtà, che la rappresentanza politica non è più sufficiente ma deve essere affiancata dalla messa a punto di analisi e pratiche innovative per influenzare i meccanismi economici. Una ricerca di profondità, di un modello di sviluppo ecologicamente sostenibile, che sicuramente non paga in termini di consenso politico immediato" è l'opinione dell'ex ministro all'Ambiente Edo Ronchi.
Il risultato è che dal 2008 il sentiero dell'ambientalismo non passa più per i palazzi della politica. Va altrove. Lontano da ministeri, aule del Parlamento e visibilità mediatica. Il tema dell'ambiente è riapparso come una supernova per il referendum sull'acqua pubblica del 2011, poi ha continuato a innervarsi sui territori laddove ambientalismo è sinonimo di lotta quotidiana per la qualità della vita. "L'abbandono del Palazzo è stato obbligato (se non vieni eletto, resti fuori) ma non voluto. La proposta politica di rappresentanza "verde" tradizionale - Verdi e "sinistra radicale" - è stata percepita distante e poco credibile: i movimenti non hanno dimenticato il cambiamento di politiche sulle grandi opere quando erano al governo guidato da Prodi (2006-2008). Questo probabilmente l'errore principale" ci dice Giovanni Piazza, docente di Sociologia dei fenomeni politici all'Università di Catania. Ancora: "La componente più radicale, e meno istituzionale, dai comitati di cittadini ai centri sociali, ha sempre visto la rappresentanza politica come una scelta tattica, spesso da compiere a livello locale: cercano di influenzare le politiche governative attraverso la protesta piuttosto che sperare di eleggere un governo amico". Storie, movimenti e proteste che hanno costituito, proprio negli ultimi dieci anni, il capitale politico del Movimento 5 Stelle. E la scommessa perduta di Sinistra Ecologia e Libertà.
Ancora Pecoraro Scanio: "Quattro delle cinque stelle del Movimento sono riferite a temi ambientali. Mi piace definirli come il più grande partito ecologista al mondo: No Ceta, le rinnovabili, gli Ogm e la Tav. Le stesse campagne che i Verdi hanno iniziato a veicolare nella società italiana. Del resto i Cinquestelle in Europa votano quasi sempre con il gruppo dei Verdi. Adesso però devono essere all'altezza della sfida del governo". Posizione non condivisa da Bonelli: "Ambientalismo significa anche porsi il problema dei diritti: è ecologista una forza che si allea con la xenofobia di Salvini?".
Oggi la proposta ecologista del movimento Cinquestelle è nelle mani del ministro Sergio Costa, artefice proprio con Pecoraro Scanio di quella riforma della Forestale incubatrice della sua azione per la Terra dei Fuochi. "Ma i primi segnali sulle vicende Tav in Val Susa, Gronda di Genova, Ilva di Taranto e Tap in Puglia fanno presagire un arretramento su questo fronte nei confronti della Lega e che certamente potrebbe costare cari al Cinquestelle in termini di credibilità e consensi elettorali" ci dice ancora Piazza.
La credibilità ambientalista dell'attuale governo passa anche sotto la lente d'ingrandimento delle analisi delle associazioni ecologiste. Oltre settante quelle censite dal ministero dell'Ambiente, una trentina le più attive sul territorio nazionale. Legambiente, Wwf, Italia Nostra, Greenpeace: incubatori di iniziative di green politics che hanno resistito - non senza sacrifici, tagli e chiusura di sedi - - agli ultimi dieci anni di crisi. Ventitré di queste associazioni hanno presentato all'attuale ministro dell'ambiente l'Agenda Ambientalista 2018: cinquanta proposte e diciotto filoni tematici per dare davvero un'impronta green al governo. Dall'energia al clima, dai trasporti alle infrastrutture. E poi la richiesta di massimo rigore sulle valutazioni ambientali e sulla difesa di suolo, biodiversità e aree protette. "Incontreremo Costa nei prossimi giorni sia sul tema dell'inquinamento da Pfas in Veneto che, più in generale, sui punti che abbiamo presentato" dice Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia. "Il ministro si è attivato sul tema plastica. E il grado di attenzione del governo sui temi ambientali, almeno stando al "contratto" siglato da Lega e M5S, è importante. Ma ovviamente giudicheremo come sempre i fatti e non solo le parole".
Fatti e parole. Il movimento ambientalista sarà schiacciato tra gli ingranaggi della macchina populista gialloverde o c'è la possibilità di un nuovo rinascimento? "Il rapporto tra movimenti e politica non mi sembra soddisfacente: i temi possono essere inseriti in programmi di governo però il passaggio tra la programmazione e la realizzazione manca" commenta Sandro Pignatti, presidente della Federazione nazionale Pro Natura, decana degli ambientalisti italiani. E una politica che non realizza non è all'altezza del suo compito. Un compito urgente, che in alcune zone del Paese è oramai drammatico. Lo si può anche visualizzare: basta aprire il sito atlanteitaliano.cdca.it: una mappa di tutte le questioni ecologiche aperte nel nostro Paese realizzato dal Cdca, il Centro per la documentazione dei conflitti ambientali. Una cartina che mostra sia la mole dei problemi, sia quanta sensibilità ecologista c'è in Italia. Alla politica tocca metter via slogan e promesse e fornire, finalmente, soluzioni.
Sul Venerdì del 21 settembre 2018