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Elaborazione grafica di Ale+Ale 

Il doppio volto del veganesimo

Teneri con gli animali, aggressivi con i macellai. Normale? Non proprio. La parola all'autore di un manifesto filosofico su quella che "è una prassi di vita ben al di là della sola dieta"
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Questa estate Jean-François Guihard ha chiesto la protezione della polizia. Guihard, bretone, è il presidente della federazione dei macellai francesi. E  come molti suoi colleghi è stanco e spaventato per le minacce sui social e gli attacchi nel mondo reale (a colpi di colla nelle serrature e scritte minacciose sulle vetrine dei negozi). A perseguitarlo sono i vegani  che si battono contro l'uso di ogni alimento e prodotto di origine animale: quindi niente carne, cuoio, pellicce, ma neppure seta, latte, lana, uova, miele, medicinali testati su cavie. A gennaio aveva fatto rumore in Australia l'invasione in una steakhouse di Melbourne di una trentina di vegani che, armati di megafoni, avevano accusato i clienti di essere complici della strage degli animali. E la scorsa primavera Tim Bonner, della Countryside Alliance britannica, un'associazione che riunisce centomila agricoltori, allevatori e cacciatori, ha denunciato un'escalation di atta…
Questa estate Jean-François Guihard ha chiesto la protezione della polizia. Guihard, bretone, è il presidente della federazione dei macellai francesi. E  come molti suoi colleghi è stanco e spaventato per le minacce sui social e gli attacchi nel mondo reale (a colpi di colla nelle serrature e scritte minacciose sulle vetrine dei negozi). A perseguitarlo sono i vegani  che si battono contro l'uso di ogni alimento e prodotto di origine animale: quindi niente carne, cuoio, pellicce, ma neppure seta, latte, lana, uova, miele, medicinali testati su cavie. A gennaio aveva fatto rumore in Australia l'invasione in una steakhouse di Melbourne di una trentina di vegani che, armati di megafoni, avevano accusato i clienti di essere complici della strage degli animali. E la scorsa primavera Tim Bonner, della Countryside Alliance britannica, un'associazione che riunisce centomila agricoltori, allevatori e cacciatori, ha denunciato un'escalation di attacchi contro macellerie, mercati e macelli.

In Italia, per adesso, non si segnalano violenze di questo tipo, ma chiunque frequenti un po' il web sa che a dichiarazioni di apprezzamento per grigliate o bistecche seguono spesso insulti e commenti sprezzanti da parte dei "puri e duri anticarne". Insomma, in un mondo sempre più polarizzato fra posizioni politiche o religiose estreme e inconciliabili, ci mancava solo una lotta ideologica su base dietetica. "In realtà il veganesimo è una prassi di vita che va ben al di là della sola dieta" precisa Leonardo Caffo, 29enne filosofo e professore al Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino, autore del saggio Vegan, un manifesto filosofico (Einaudi). "La prima motivazione  per cui si diventa vegani dovrebbe essere etica: evitare sofferenze a esseri senzienti. È accaduto anche a me, dopo aver visitato un allevamento intensivo di maiali. È una scelta compiuta anche da "vegani ante litteram" come Pitagora o Leonardo da Vinci. Oggi il veganesimo dovrebbe essere anche il primo passo da compiere per chiunque desideri davvero una società meno violenta e ingiusta, ed è comunque una strada obbligata per salvare il mondo dal disastro ambientale e climatico. Insomma, è vero che essere vegani fa sentire meglio anche fisicamente, ma questo è solo un aspetto secondario della scelta".

Con simili aspettative salvifiche, non c'è da meravigliarsi se alcuni cercano di spingere gli onnivori a redimersi, con le buone o le cattive. "E sbagliano. Oggi i vegani si accostano agli onnivori con una violenza spesso ingiustificata. Se colpevolizziamo gli amici durante una cena dovremmo chiederci: quanto ci gratifica elevarci a maestri di una "vita etica" da imporre agli altri? O anche: quanto ci piace fare la parte del penitente che esibisce il proprio sacrificio dietetico, come un flagellante medioevale? A essere intolleranti sono però spesso vegani che non hanno ragionato a fondo sui motivi e la prassi da seguire, finendo per sembrare vendicatori armati di carote. Chi, come me, pensa che il veganesimo sia una strada obbligata per salvare il Pianeta, ritiene che serva invece un esempio personale dialogante e non arrogante verso gli onnivori, vissuto con flessibilità: mangiare un po' di pasta al ragù della nonna per farla contenta non  uccide nessuno. E poi va proposta una cucina vegana non penitenziale, ma varia e gustosa. I "talebani del veganesimo" fanno solo danni alla causa, suscitando derisione, diffidenza e speculari intolleranze, che possono degenerare in violenza". Come è successo a Milano, dove due fratelli sono stati insultati e aggrediti da un gruppo di giovani solo perché stavano cenando al Vegan World.

In effetti abbandonare la carne implica spesso anche la sfida a pregiudizi radicati: la psicologa Emma Roe, della Southampton University, ha documentato che molti ragazzi vegetariani, quando sono al ristorante con gli amici, ordinano bistecche e hamburger, per non essere additati come femminucce.  Di fatto, secondo il rapporto Eurispes 2018, in Italia i numeri della conversione sono ancora bassi: è vegetariano il 7 per cento della popolazione, vegano solo lo 0,9.  In altri Paesi le cifre sono un po' più alte: in Israele è vegano il 5 per cento della popolazione, in Svezia il 4, negli Usa l'1,5. Di certo se si evitano eccessi con bistecche e salsicce la salute ne guadagna: uno studio di quest'anno dell'epidemiologa e nutrizionista Dirce Marchioni (Università di San Paolo del Brasile) ha concluso che le diete vegetariane riducono la formazione di placche nelle arterie anche del 60 per cento, rispetto a quelle con molta carne. Nel 2015 un altro epidemiologo, Paul Appleby, dell'Università di Oxford, esaminando  studi di lungo termine sulla salute di centomila appartenenti a comunità con molti vegetariani, per esempio gli Avventisti del settimo giorno, calcolò che chi non mangiava carne aveva un rischio inferiore di circa il 30 per cento di essere soggetto a obesità, infarti, ictus e diabete. Non c'era invece una differenza significativa quanto a tumori e longevità.

"La dieta vegana però non è semplice da seguire se ci si vuole alimentare in modo equilibrato" dice la nutrizionista Rosalba Giacco, dell'Istituto di scienze dell'alimentazione del Cnr. "Le piante mancano quasi del tutto di componenti come vitamina B12 e vitamina D, presenti invece nei cibi animali, e sono scarsi o hanno in forma poco assorbibile, altri elementi importanti come zinco o calcio. È rischioso diventare vegani senza saper accostare i vari vegetali per ottenere un giusto equilibrio, e comunque a questi vanno aggiunti integratori in pillole per le carenze meno risolvibili. La cosa è particolarmente vera per donne in gravidanza e allattamento e per i bambini. Purtroppo i casi di piccoli ricoverati per malnutrizione a causa di diete vegane improvvisate stanno diventando frequenti".

Obietta Caffo: "Ci sono migliaia di bambini obesi e con danni precoci a fegato e sistema circolatorio per effetto della dieta onnivora moderna. E questa storia degli integratori indispensabili, secondo me, è un tentativo di far apparire i vegani dipendenti dalle pillole per sopravvivere: le piante possono fornirci tutto quello di cui abbiamo bisogno, compresa la vitamina B12, che è presente, per esempio nel nori, l'alga giapponese viola".
"Vero, ma si tratta di cibi esotici, non facili da trovare e comunque dotati di quantità molto variabili di vitamina B12. Contare su quelli può essere rischioso" ribatte Iacopo Bertini, biologo, vicepresidente della Associazione italiana nutrizionisti e tra gli autori della prima guida scientifica italiana per seguire diete vegetariane bilanciate (https://bit.ly/2CBZ6X5).

"La questione centrale in ogni caso è la sostenibilità ambientale del sistema alimentare" prosegue Caffo. "Secondo la Fao già un quarto delle terre usate dall'uomo sono pascoli e un terzo dei campi coltivati serve a produrre soia e cereali per nutrire gli  animali nelle stalle industriali. Il risultato è che un settimo dei gas serra antropici deriva dall'allevamento, più di quelli dovuti ai trasporti. Quando centinaia di milioni di cinesi, africani o indiani vorranno anche loro grandi quantità di carne sulla tavola, come faremo a evitare di distruggere ambiente e clima?".

Non tutti concordano con questa analisi. Quest'anno l'agronoma Robin White, dell'Università del Wisconsin, ha pubblicato una ricerca in cui calcola che l'eliminazione della carne dal menù degli americani condurrebbe al contrario a un aumento dell'estensione dei campi ai danni delle foreste per sostituire i nutrienti animali con i vegetali, a una maggiore produzione di fertilizzanti, da usare al posto del letame, e allo spreco degli scarti agricoli, oggi usati come mangime. La ricerca è stata criticata, per esempio perché non considera l'uso degli scarti per fare biogas, ma va detto che nel 2016 un altro studio, del nutrizionista Christian Peters, della Tufts University, era arrivato a conclusioni simili: una dieta con un limitato uso di animali è più sostenibile di quella vegana, perché mucche, polli e maiali possono convertire risorse non commestibili per noi, dal fieno alle ghiande, fino agli insetti, in cibo di alta qualità. "Forse il compromesso giusto ai fini della salute, della sostenibilità e anche dell'accettabilità di massa, è la dieta mediterranea dei nostri nonni, che era a base prevalentemente vegetale, completata da consumi modesti, spesso occasionali, di pesce e carne, il più delle volte prodotti localmente" conclude Bertini. "Ci sono pochi studi sul confronto tra dieta vegana e dieta mediterranea riguardo la salute, ma, da quel che si sa, le differenze, in positivo o in negativo, dovrebbero essere minime".

Sul Venerdì del 21 settembre 2018