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L’interno del Beverly Center di Los Angeles con le vetrate sul tetto e la grande piazza centrale volute da Fuksas (John Linden) 

Fuksas: il mio nuovo progetto farà centro. Commerciale

Monumento allo yuppismo anni 80, il Beverly Center di Los Angeles è stato ristrutturato dall'architetto romano. Che qui però parla poco di America: "Che fatica vivere e lavorare in Italia"  
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ROMA. Costruì ponti, archi di trionfo, terme. Ma a far passare definitivamente alla storia l'architetto Apollodoro di Damasco fu un'intuizione geniale, il moderno centro commerciale. Nei Mercati di Traiano riunì in un unico edificio di grande qualità architettonica botteghe artigiane di vario genere e uffici della pubblica amministrazione creando così un luogo d'incontro lungo il percorso segnato dalla via Biberatica. A quasi duemila anni di distanza il centro commerciale è ancora croce e delizia di architetti e urbanisti che lo esaltano come possibilità di innovazione o lo accusano di essere la rappresentazione materiale della disgregazione. Il luminoso non luogo delle solitudini.

Massimiliano e Doriana Fuksas non è la prima volta che si cimentano sul tema del mall. Lo avevano fatto con il Mab Zeil di Francoforte nel 2009, in cui avevano bucato la facciata frontale portando la luce attraverso due scenografici coni di vetro…
ROMA. Costruì ponti, archi di trionfo, terme. Ma a far passare definitivamente alla storia l'architetto Apollodoro di Damasco fu un'intuizione geniale, il moderno centro commerciale. Nei Mercati di Traiano riunì in un unico edificio di grande qualità architettonica botteghe artigiane di vario genere e uffici della pubblica amministrazione creando così un luogo d'incontro lungo il percorso segnato dalla via Biberatica. A quasi duemila anni di distanza il centro commerciale è ancora croce e delizia di architetti e urbanisti che lo esaltano come possibilità di innovazione o lo accusano di essere la rappresentazione materiale della disgregazione. Il luminoso non luogo delle solitudini.

Massimiliano e Doriana Fuksas non è la prima volta che si cimentano sul tema del mall. Lo avevano fatto con il Mab Zeil di Francoforte nel 2009, in cui avevano bucato la facciata frontale portando la luce attraverso due scenografici coni di vetro ai piani inferiori. Alla fine di ottobre a Los Angeles verrà inaugurata invece la riqualificazione dello storico Beverly Center, noto come The Mall of the Stars visto che tra i suoi clienti ci sono molte delle stelle del cinema di Hollywood. Costruito agli inizi degli anni Ottanta, divenne presto una celebrità anche grazie a Bret Easton Ellis che tra i suoi lussuosi negozi fece muovere i ragazzi della generazioni a consumismo sfrenato di Meno di zero. Film come Storie di amori e infedeltà con Woody Allen, o Selena con Jennifer Lopez, e casi di cronaca nera come l'omicidio del rapper Dolla - freddato nel parcheggio del mall nel 2009 - ne hanno esaltato la fama mondiale. "In realtà" dice Massimiliano Fuksas nel suo studio romano mentre su un grande foglio di carta disegna con un pennarello la sagoma dell'edificio, "negli ultimi anni era andato un po' giù e la sua facciata brutalista di un ocra scuro era molto invecchiata".

Il  Beverly Center è una sorta di monumento allo yuppismo. Come siete intervenuti?
"Non potendo abbattere la facciata l'abbiamo dipinta di bianco, il colore della California, e rivestita di una rete metallica a onde che crea sulle fiancate un bellissimo movimento. Abbiamo poi aperto il tetto per creare delle grandi vetrate che portano il sole fino al piano terreno, ed eliminato alcune pareti per recuperare un rapporto diretto con Los Angeles. Prima era un fortino chiuso, ora dialoga continuamente con la città".

Certo, la facciata "bucata" del Mab Zeil di Francoforte ha un impatto più forte...
"Non sono d'accordo. Qui il sistema di luci a led che "accendono" di notte la rete metallica è molto emozionante e rende il Beverly ogni volta diverso. Può essere tutto d'oro a Natale, arcobaleno durante il Gay Pride, di colori diversi durante l'anno. Abbiamo deciso di non programmare le variazioni cromatiche perché anche una versione molto pop fa parte della cultura americana".

Nell'epoca dell'e-commerce ha ancora senso occuparsi di centri commerciali?
"Oggi tutto ciò che riguarda gli spazi urbani è in forte evoluzione. I centri commerciali che non hanno futuro sono quelli esterni al centro. Sono la rappresentazione di un mondo sbriciolato dove la domenica pomeriggio vengono esiliati i ceti più bassi. I department store interni alla città, invece, stanno vivendo una rinascita, trasformandosi in vetrine dove mostrare e provare gli abiti. Poi magari gli ordini si fanno online, perfino in una postazione interna al negozio dove il tuo corpo viene scannerizzato per ottenere la taglia perfetta, ma la sensazione di toccare un tessuto o di provare la comodità di un paio di scarpe è ancora legata alla fisicità del negozio".

Nel mall la funzione commerciale non prevarica quella sociale?
"Nel Beverly, per esempio, si incontrano le star che scendono dalle ville in collina e gli abitanti di Los Angeles. È proprio per questo che abbiamo creato delle piazze interne e delle aperture sulla città. Vogliamo che un posto così luminoso diventi un luogo di ritrovo per tutti, non solo per i fortunati consumatori del lusso".

Con i social, oggi la piazza non è principalmente quella virtuale?
"Attraverso i social ti fai facilmente nuovi amici e anche nuovi amanti. Ma poi per incontrarli devi avere dei luoghi di ritrovo. E, aggiungo, devi avere dei mezzi di trasporto adeguati e veloci per raggiungerli".

Cosa state costruendo in Italia?
"Niente, tranne una delle fermate d'artista della metropolitana di Napoli".

Perché da noi ogni volta che si deve realizzare un grande progetto ci sono sempre tanti problemi?
"Basta vedere cosa è successo con la Nuvola dell'Eur a Roma. O, ancora peggio, con il grattacielo della Regione Piemonte a Torino: la prima impresa costruttrice, la Coopsette, è fallita. Ora è intervenuta un'altra cooperativa che non sa dove mettere le mani. In questo momento è tutto fermo e chissà quando riprenderanno i lavori".

La Nuvola, progetto celebrato in tutto il mondo, in patria non vi ha creato molti amici. Costi rialzati, tempi lunghissimi di realizzazione e, oggi che è finita, è sottoutilizzata...
Su un foglio di carta Fuksas comincia a scrivere numeri, fa addizioni e sottrazioni. "L'appalto iniziale, con il 23 per cento di ribasso, era di 220 milioni. Negli anni la ditta aggiudicatrice ha chiesto altri 200 milioni, ma bene che le va, le verranno riconosciuti i 52 milioni del ribasso iniziale. Quindi alla fine il centro congressi sarà costato 272 milioni. Niente. Pensi solo che la ristrutturazione del Beverly Center ne è costata 760. Ai costi della Nuvola vanno anche sottratti i 50 milioni ricavati dalla vendita della Lama, l'hotel che le sta accanto. Il dramma dell'Italia è che è piena di chiacchieroni che parlano senza sapere le cose. Il problema vero è che quella struttura dovrebbe essere utilizzata a pieno ritmo. Ora ci fanno eventi e fiere ma pochi congressi. Ma non si può chiedere a un architetto anche di riempire l'edificio".

Ma se in Italia non lavora il vostro, che è uno dei due più importanti studi di progettazione del Paese, vuol dire che abbiamo smesso di costruire?
"È esattamente il contario. Si costruisce tantissimo ma si fanno solo cose brutte e di bassissima qualità. A Roma, per esempio, si continuano a tirare su periferie ma non si fanno né concorsi né opere importanti da anni. Non si riesce neanche a realizzare l'anello ferroviario, che in pratica già esiste, perché non si mandano via degli sfasciacarrozze che occupano una parte dell'area. Perché nessuno ne parla? Perché a nessuno interessa il futuro? Questa è la grande fatica di vivere in questo Paese".

Sul Venerdì del 5 ottobre 2018