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Amore e Psiche, da Pompei, Casa di Terenzio Neo, affresco 

Il poeta Ovidio ha insegnato a tutti l’arte di amare

A duemila anni dalla morte, Roma lo celebra con una grande mostra che fa dialogare versi e immagini. Con sculture e dipinti che riprendono le sue storie, così fortunate da essere entrate nella vita quotidiana. Anche la nostra
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C'è un po' di Ovidio in tutta la nostra vita quotidiana. Lo sapevate? Diciamo "quello è un Narciso" perché ce lo ha insegnato lui, il grande poeta latino. Oppure parliamo di Ermafrodito o di Pigmalione sempre perché lui ne ha inventato le storie. E le parole dell'amore? "In amor vince chi fugge" è la massima (di Ovidio) che tutti conosciamo e non sappiamo mettere in pratica. E che dire di "non posso vivere né con te né senza di te"? È un suo verso. Ma quel che più conta è che sull'amore lui ha detto proprio tutto. Specie in L'arte di amare dove ci ha spiegato come sedurre: come abbigliarci, come comportarci in ogni occasione, come usare belletti e profumi. Dicendo che ogni insegnamento era frutto della sua grande esperienza.

Immaginate voi un personaggio simile, viveur amante del lusso, della bella vita, delle feste notturne e trasgressive, nel clima moralista della…
C'è un po' di Ovidio in tutta la nostra vita quotidiana. Lo sapevate? Diciamo "quello è un Narciso" perché ce lo ha insegnato lui, il grande poeta latino. Oppure parliamo di Ermafrodito o di Pigmalione sempre perché lui ne ha inventato le storie. E le parole dell'amore? "In amor vince chi fugge" è la massima (di Ovidio) che tutti conosciamo e non sappiamo mettere in pratica. E che dire di "non posso vivere né con te né senza di te"? È un suo verso. Ma quel che più conta è che sull'amore lui ha detto proprio tutto. Specie in L'arte di amare dove ci ha spiegato come sedurre: come abbigliarci, come comportarci in ogni occasione, come usare belletti e profumi. Dicendo che ogni insegnamento era frutto della sua grande esperienza.

Immaginate voi un personaggio simile, viveur amante del lusso, della bella vita, delle feste notturne e trasgressive, nel clima moralista della Roma di Augusto? All'imperatore quell'Ovidio non andava proprio a genio, forse anche per le sue amicizie controcorrente. Ma il povero poeta deve aver commesso proprio un grave "errore", come lui stesso lo chiama, per finire esiliato nell'8 d.C. a Tomi sul Mar Nero. Qualcosa di veramente imperdonabile.

In ogni caso Augusto credeva così di aver messo a tacere il suo canto, ma in realtà nessuno può nulla contro la forza della poesia. Gli artisti suoi contemporanei hanno dato corpo ai versi di Ovidio con lo scalpello o col pennello; gli amanuensi medievali li hanno ricopiati diligentemente e illustrati; e dal Rinascimento in poi si sono ispirati a lui tutti i più grandi scrittori e artisti. Dante colloca Ovidio tra gli "spiriti magni" e ogni sua citazione della mitologia antica è presa dalle Metamorfosi, il capolavoro del poeta latino. Giulietta e Romeo non esisterebbero senza l'amore impossibile degli ovidiani Piramo e Tisbe. E così via fino agli amori e alle pene d'amore dei nostri giorni.

Oggi, a duemila anni dalla morte di Ovidio, una mostra alle Scuderie del Quirinale (dal 17 ottobre fino al 20 gennaio 2009) celebra non solo la vita ma anche l'immensa fortuna del grande poeta. "È una mostra che fa dialogare i versi con le immagini" osserva l'archeologa Francesca Ghedini, curatrice della mostra, "in fondo Ovidio è stato poeta visivo per eccellenza".

Ghedini studia da dieci anni la "visività" di Ovidio assieme al suo gruppo di ricerca dell'Università di Padova, e ha voluto presentare i risultati a tutti noi con questa grande mostra. Le istruzioni d'amore di Ovidio sono narrate da scene pompeiane e opere come la Venere Callipigia, una Venere sensuale, dai costumi liberi, che si fa vanto della propria bellezza e sa come sedurre gli uomini. Una dea ben diversa dalla composta Venere Genitrice da cui Augusto si vantava di essere discendente. E proprio Venere è uno dei temi affrontati per mostrare le divergenze di vedute tra Ovidio e Augusto. Poi Giove: serioso padre degli dèi per Augusto, e invece violentatore di fanciulle, donne maritate e giovinetti per Ovidio. Si fece toro per rapire Europa, pioggia d'oro per impalmare Danae, cigno per sedurre Leda.

E che dire di Apollo e Diana? Dei protettori per Augusto, e invece crudeli e vendicativi per Ovidio. Anche falliti, però. Inseguita da Apollo, Dafne ha implorato il padre di salvarla, e ha preferito essere tramutata in alloro piuttosto che cedere ai desideri del dio. E con la storia di Dafne, esempio per tutte le fanciulle capaci di reagire ai loro molestatori, entriamo nel mondo delle Metamorfosi, il poema epico in cui Ovidio narra attraverso i miti le trasformazioni della natura. Per lui in natura nulla si crea, la natura è un continuo divenire dove l'evoluzione si concretizza in ripetute variazioni della materia. Come è accaduto a Mirra, madre incestuosa di Adone, che fu tramutata nell'omonima pianta ancor prima di partorire. Mentre il figlio divenne il più bello di tutti i mortali; così bello da far innamorare di sé Venere stessa, la dea dell'amore.

La mostra utilizza vasi greci, sculture, sarcofagi, gemme romane, pitture pompeiane e oggetti d'ogni tipo, oltre ai codici miniati medievali e a capolavori rinascimentali, per passare in rassegna molti dei miti narrati o addirittura creati da Ovidio, come si è già detto per Ermafrodito o Pigmalione. La diffusione di tali miti, dal Rinascimento in poi, ha contribuito a plasmare la cultura europea. E senza il Pigmalione ovidiano non ci sarebbero mai stati né l'omonima commedia di George Bernard Shaw né il musical e il film My Fair Lady.

La chiusa della mostra è affidata a Ganimede, il mortale bellissimo rapito da Giove per servire gli dèi come coppiere, e diventato così immortale. Il Ganimede in bronzo di Benvenuto Cellini, che cavalcando l'aquila sta per salire al cielo, è metafora del poeta reso immortale dalla sua stessa poesia.

Speciale Arte nel Venerdì del 5 ottobre