Immaginate John Lennon e Yoko Ono
Giuseppe Videtti , di GIUSEPPE VIDETTIQuando fu incisa, nel 1971, la rivista Rolling Stone scrisse: "È una canzonetta irrilevante". Invece Imagine è diventata un inno globale contro violenza e guerre. Ora un libro ne ripercorre la storia. Che fu, soprattutto, una storia d'amore. Rivoluzionaria
Pablo Picasso? Guernica. Vincent van Gogh? I girasoli. Jackson Pollock? Sentieri ondulati. Dante Alighieri? La divina commedia. James Joyce? Ulisse. Ludwig van Beethoven? Sonata al chiaro di luna. Un artista, un'opera, un'epoca. Come la melodia e le parole di Imagine. Le ascolti, le canticchi, e sei immediatamente lì dentro: 1971, i Beatles alle spalle, John Lennon e Yoko Ono sfidano il mondo a colpi di bed-in e con un amore che a tutti sembra blasfemo, la pop music prepotentemente si fa strada dentro la controcultura, l'avanguardia miracolosamente diventa messaggio popolare.
A chi aveva maledetto "la vecchia strega" che aveva intossicato la vita dei Beatles, Imagine sembrò un'operazione commerciale di bassa lega. Qualche autorevole giornale di settore (anche Rolling Stone) scrisse che, tempo pochi mesi, "quella canzonetta" sarebbe diventata irrilevante, John Lennon aveva ben altre frecce al suo arco, dicevano, lo stesso album I…
A chi aveva maledetto "la vecchia strega" che aveva intossicato la vita dei Beatles, Imagine sembrò un'operazione commerciale di bassa lega. Qualche autorevole giornale di settore (anche Rolling Stone) scrisse che, tempo pochi mesi, "quella canzonetta" sarebbe diventata irrilevante, John Lennon aveva ben altre frecce al suo arco, dicevano, lo stesso album I…
Pablo Picasso? Guernica. Vincent van Gogh? I girasoli. Jackson Pollock? Sentieri ondulati. Dante Alighieri? La divina commedia. James Joyce? Ulisse. Ludwig van Beethoven? Sonata al chiaro di luna. Un artista, un'opera, un'epoca. Come la melodia e le parole di Imagine. Le ascolti, le canticchi, e sei immediatamente lì dentro: 1971, i Beatles alle spalle, John Lennon e Yoko Ono sfidano il mondo a colpi di bed-in e con un amore che a tutti sembra blasfemo, la pop music prepotentemente si fa strada dentro la controcultura, l'avanguardia miracolosamente diventa messaggio popolare.
A chi aveva maledetto "la vecchia strega" che aveva intossicato la vita dei Beatles, Imagine sembrò un'operazione commerciale di bassa lega. Qualche autorevole giornale di settore (anche Rolling Stone) scrisse che, tempo pochi mesi, "quella canzonetta" sarebbe diventata irrilevante, John Lennon aveva ben altre frecce al suo arco, dicevano, lo stesso album Imagine contiene gemme più preziose (da How Do You Sleep?, l'invettiva contro Paul McCartney, a Jealous Guy; da I Don't Wanna Be a Soldier a Gimme Some Truth).
Imagine è diventata un inno, potentissimo e transgenerazionale, per acclamazione popolare; semplice, diretta, folgorante. Difficile trovare un altro brano con lo stesso potenziale, a parte Gimme Shelter dei Rolling Stones.
Anticonformista come sempre, Yoko non ha voluto aspettare i cinquant'anni per celebrare Imagine, ha messo in moto una serie di operazioni a partire dalla settimana prossima (il singolo uscì l'11 ottobre 1971, l'album poco più di un mese prima): il 9 ottobre 2018, giorno in cui John avrebbe compiuto 78 anni, esce il libro Imagine John Yoko (L'Ippocampo, con oltre mille illustrazioni) curato dalla stessa Yoko Ono, che racconta la genesi, l'evoluzione e i retroscena del leggendario album attraverso i dialoghi di John, Yoko e i ricordi di chi c'era; la Universal Music pubblica Imagine. The Ultimate Collection, un box di sei dischi con molti inediti, e perfino Barbra Streisand omaggerà la canzone, con una cover presente nel suo nuovo album di inediti, Walls, in uscita il 2 novembre.
E ancora: la Eagle Vision mette in circolazione le versioni restaurate dei film Gimme Some Truth e Imagine - quest'ultimo (prodotto e diretto da John e Yoko con la partecipazione di George Harrison, Fred Astaire, Andy Warhol, Dick Cavett, Jack Palance e Jonas Mekas) con quindici minuti di contenuti inediti sarà anche proiettato nelle sale l'8, il 9 e il 10 ottobre. "Nel film volevo lo stesso ritmo e lo stesso beat di Imagine", scrive l'ambiziosa Yoko. "A influenzarmi erano le avanguardie, mi rifacevo vagamente a registi come Jean-Luc Godard".
La storia inizia all'alba degli anni Settanta, quando i fan non hanno ancora digerito lo scioglimento dei Beatles e John Lennon e Yoko Ono fanno costruire uno studio al pianterreno dell'elegante dimora di Tittenhurst Park, nel Berkshire. Yoko non riesce ancora ad accettare che John non l'avesse inserita nei crediti di Imagine (d'ora in poi lo sarà), giacché quel testo tutto pace, speranza e potere all'immaginazione era già abbozzato nel libro Grapefruit, che l'artista giapponese aveva pubblicato nel 1964, prima d'incontrare il celebre Beatle.
"Imagine è stata ispirata da Grapefruit di Yoko" riconosce Lennon in un testo pubblicato nelle prime pagine del libro, "non avrei mai potuto scriverla senza di lei, mi ha aiutato in molti versi, ma non ero abbastanza uomo da accreditarla, ero ancora tanto egoista e inconsapevole da appropriarmi del suo contributo senza riconoscerlo". Poi, riferendosi a Jealous Guy, ammette una malcelata componente maschilista: "Quando ami qualcuno tendi a esserne geloso e vuoi possederlo al cento per cento, proprio come me. Io amo Yoko, voglio possederla totalmente. Non voglio soffocarla: quello è il pericolo, possedere una persona fino a ucciderla".
John e Yoko cercarono di metabolizzare in arte sia la passione che la distanza che culturalmente li separava. Già nel 1969 John scriveva: "Ci siamo messi in cerca di un obiettivo comune, visto che lei non poteva darsi al rock'n'roll e io non potevo darmi all'avanguardia. In verità potevamo, ma ancora non lo sapevamo. Così finì che ad accomunarci fu l'amore, e dall'amore scaturì la pace. Per questo ci dedicammo alla pace del mondo".
I ricordi di George Harrison, del bassista Klaus Voormann, del pianista Nicky Hopkins, del batterista Alan White e del sassofonista King Curtis conducono tutti nella stessa direzione: Yoko era la forza motrice della coppia, John aveva l'abilità di trasformare anche le sperimentazioni più inaccessibili della compagna in "music for the people". "Imagine non sarebbe potuto esistere senza Yoko. Le idee - l'estetica - tutto nasceva da lei, e John, come artista, fu in grado di incarnare quelle idee e crescere con loro" commenta Dan Richter, che fu l'assistente personale a Tittenhurst, quando i due trascorrevano la maggior parte del tempo a letto, a caccia d'idee più che per esuberanza erotica.
Dello strapotere di Yoko fu subito consapevole anche Cynthia Powell (1939-2015), la prima moglie di John. "Vorrei provare ad avere una conversazione decente con lei, per conoscere la donna che in qualche modo ha cambiato il corso della storia del rock" ci confessò nel 2005. Ma non ci fu verso, Yoko non gliene diede mai l'opportunità.
Alla fine degli anni Sessanta, John stressò la situazione in modo che entrambi, Cynthia e il figlio Julian, uscissero dalla sua esistenza. Per farlo aveva bisogno di una complice, una compagna di vita meno posh, più spregiudicata e matura, più sfrenatamente artista. Yoko Ono si era insinuata nelle dinamiche dei Beatles quando ancora Cynthia neanche aveva il sospetto del tradimento. "John si nutriva ormai esclusivamente di esperienze straordinarie. Non posso biasimare Yoko per aver distrutto i Beatles. Sarebbe successo comunque. Ha solo accelerato i tempi" ci disse Cynthia. "A Yoko fu persino permesso di entrare negli studi di registrazione, cosa che a tutte noi mogli era stato vietato per anni. Paul (McCartney) fu l'unico a farsi vivo in quel periodo tremendo. Venne da me con una rosa, mi disse: "È spaventoso, non so come sia potuto succedere"".
Prevedibilmente, nei ricordi di Yoko e nelle parole di John tutto è assai più romantico. Fra i due fu amore a prima vista, e quando i Beatles affrontarono quel viaggio mistico alla corte del Maharishi Yogi, John era già pronto ad affondare il sottomarino giallo. "In India non pensavo che a Yoko. Nelle sue lettere mi scriveva cose come: "Sono una nuvola, cercami nel cielo". Adoravo quelle lettere. Immaginavo una copertina nella quale fosse nuda, perché il suo lavoro era puro. (...) Al ritorno dall'India, mi resi conto che avevo pensato tanto a lei perché mi ero innamorato" scrive Lennon. Il mondo la detestava, le altre mogli la odiavano, la stampa infieriva. "Così tanto da poterci scrivere almeno dieci libri" dice Yoko. "Secondo me molto ha avuto a che fare con il mio essere giapponese e artista. I pregiudizi contro di me sono sempre stati di natura razziale e sessuale. Era facile che una coppia come noi alimentasse quello che io chiamo "giornalismo creativo"".
L'immaginazione popolare non corrispondeva ai sentimenti di Lennon. Colei che tutti consideravano il brutto anatroccolo era la sua musa, più di Jeanne Hébuterne per Modigliani o Simone de Beauvoir per Sartre. "Ho scoperto che l'amore è il grande dono, come un fiore prezioso. Devi curarlo e farlo crescere. È come un gattino" scrive commentando la canzone Oh My Love. "L'amore deve essere allevato come un animale delicato, perché questa è la sua natura. L'amore richiede lavoro. Non puoi startene con le mani in mano aspettando che faccia tutto lui. Devi trattarlo con cura, è la cosa più delicata che ti possa essere offerta. (...) Yoko mi ha ricordato che esisteva la luce, e quando te ne ricordi non vuoi più restare nell'oscurità. Ecco cos'ha fatto per me". E a proposito di Oh Yoko!: "Vorremmo essere ricordati come i Romeo e Giulietta degli anni Settanta".
Grazie a Yoko, John aveva cominciato a porsi delle domande che ormai da Beatle non gli era neanche concesso di formulare. "Il mio ruolo nella società è essere un artista. Lo scopo di un artista è essere il più possibile onesto con se stesso e sopravvivere" scrive commentando Gimme Some Truth. "L'arte è una parte funzionale della società. Senza artisti, non c'è società. Non possiamo essere messi ai margini come uno spogliarello decadente. Siamo importanti al pari dei primi ministri o dei poliziotti". Forti di questa consapevolezza, immersi nell'atmosfera idilliaca di Tittenhurst, John e Yoko scrissero Imagine, un inno ben più corale della abrasiva e militante Give Peace a Chance, il loro manifesto politico del 1969, o della eversiva Power to the People, incisa durante le session di Imagine e pubblicata come singolo.
Quando il fotografo Kieron Murphy del Sounds Magazine ascoltò il nastro della canzone a Tittenhurst rimase folgorato: "Dissi a John: la gente la ascolterà ancora fra cinque, dieci anni. E lui rispose: non dire stronzate è solo una canzone pop". Ma poi Lennon intuisce il potere di Imagine e rettifica: "Non siamo stati certo i primi a dire "Immagina che non ci siano più Stati" o "Offri una possibilità alla pace", però stiamo portando avanti la fiaccola, come tedofori alle Olimpiadi, ce la passiamo di mano in mano, l'uno con l'altro, una generazione dopo l'altra, questa è la nostra missione. (...) Niente mi riempie di piacere più di scrivere parole e musica di una canzone in grado di durare più di un paio d'anni, canzoni che possono cantare tutti, canzoni che probabilmente mi sopravviveranno. (...) Tanti ragazzi non hanno bisogno della storia del rock'n'roll, s'identificano con noi, una coppia, una coppia mista che si batte per l'amore, la pace, il femminismo: dai una possibilità alla pace, non sparare alle persone in nome della pace, abbiamo solo bisogno d'amore. Io ci credo. È difficile da impazzire, ma ci credo fino in fondo". E aveva ragione.
Assassinato l'8 dicembre del 1980 a Central Park davanti al Dakota, il lussuoso condominio di Manhattan in cui la coppia viveva col figlio Sean, Lennon (all'epoca aveva 40 anni, otto meno di Yoko) non fece in tempo a valutare il potere della sua "preghiera". Non c'era più quando Imagine fu sommessamente cantata per celebrare le vittime dell'11 settembre né tutte le volte in cui il popolo disarmato davanti alle violenze dell'ultimo mezzo secolo è tornato a scandirne le parole in piazza; anche molte chiese ne hanno riconosciuto la sacralità accettandola - come un moderno spiritual, nonostante un verso reciti "Immagina che non ci sia il paradiso...". Col tempo anche Yoko, avanguardista a oltranza, ha compreso il potere della comunicazione semplice e diretta. Nell'introduzione scrive: "Il mondo si divide in due grandi industrie, quella della guerra e quella della pace. Coloro che fanno parte dell'industria della guerra sono d'accordo su tutto. Vogliono fare la guerra, uccidere e far soldi. Pertanto in quel senso sono incredibilmente potenti. Le persone dell'industria della pace invece sono come me: idealiste e perfezioniste. Per questo non riescono a mettersi d'accordo".
Le parole di Phil Spector, il leggendario produttore che partecipò alle session di Imagine e collaborò a lungo con Lennon, sono definitive: "Quando morì Kurt Cobain, qualcuno del Time mi telefonò: "Non ero così sconvolto dalla morte di John Lennon" mi disse. E io: "Non sai la differenza tra Cobain e Lennon?". "No, qual è?", chiese. "Peccato, perché Kurt Cobain la sapeva bene. È già stato detto tutto! È già stato fatto tutto!"".
Leggi anche: Yoko Ono: quando mi chiamavano Yellow Girl
Filmai per caso la fine di John Lennon. E di un'epoca
Sul Venerdì del 5 ottobre 2018
A chi aveva maledetto "la vecchia strega" che aveva intossicato la vita dei Beatles, Imagine sembrò un'operazione commerciale di bassa lega. Qualche autorevole giornale di settore (anche Rolling Stone) scrisse che, tempo pochi mesi, "quella canzonetta" sarebbe diventata irrilevante, John Lennon aveva ben altre frecce al suo arco, dicevano, lo stesso album Imagine contiene gemme più preziose (da How Do You Sleep?, l'invettiva contro Paul McCartney, a Jealous Guy; da I Don't Wanna Be a Soldier a Gimme Some Truth).
Imagine è diventata un inno, potentissimo e transgenerazionale, per acclamazione popolare; semplice, diretta, folgorante. Difficile trovare un altro brano con lo stesso potenziale, a parte Gimme Shelter dei Rolling Stones.
Anticonformista come sempre, Yoko non ha voluto aspettare i cinquant'anni per celebrare Imagine, ha messo in moto una serie di operazioni a partire dalla settimana prossima (il singolo uscì l'11 ottobre 1971, l'album poco più di un mese prima): il 9 ottobre 2018, giorno in cui John avrebbe compiuto 78 anni, esce il libro Imagine John Yoko (L'Ippocampo, con oltre mille illustrazioni) curato dalla stessa Yoko Ono, che racconta la genesi, l'evoluzione e i retroscena del leggendario album attraverso i dialoghi di John, Yoko e i ricordi di chi c'era; la Universal Music pubblica Imagine. The Ultimate Collection, un box di sei dischi con molti inediti, e perfino Barbra Streisand omaggerà la canzone, con una cover presente nel suo nuovo album di inediti, Walls, in uscita il 2 novembre.
E ancora: la Eagle Vision mette in circolazione le versioni restaurate dei film Gimme Some Truth e Imagine - quest'ultimo (prodotto e diretto da John e Yoko con la partecipazione di George Harrison, Fred Astaire, Andy Warhol, Dick Cavett, Jack Palance e Jonas Mekas) con quindici minuti di contenuti inediti sarà anche proiettato nelle sale l'8, il 9 e il 10 ottobre. "Nel film volevo lo stesso ritmo e lo stesso beat di Imagine", scrive l'ambiziosa Yoko. "A influenzarmi erano le avanguardie, mi rifacevo vagamente a registi come Jean-Luc Godard".
La storia inizia all'alba degli anni Settanta, quando i fan non hanno ancora digerito lo scioglimento dei Beatles e John Lennon e Yoko Ono fanno costruire uno studio al pianterreno dell'elegante dimora di Tittenhurst Park, nel Berkshire. Yoko non riesce ancora ad accettare che John non l'avesse inserita nei crediti di Imagine (d'ora in poi lo sarà), giacché quel testo tutto pace, speranza e potere all'immaginazione era già abbozzato nel libro Grapefruit, che l'artista giapponese aveva pubblicato nel 1964, prima d'incontrare il celebre Beatle.
"Imagine è stata ispirata da Grapefruit di Yoko" riconosce Lennon in un testo pubblicato nelle prime pagine del libro, "non avrei mai potuto scriverla senza di lei, mi ha aiutato in molti versi, ma non ero abbastanza uomo da accreditarla, ero ancora tanto egoista e inconsapevole da appropriarmi del suo contributo senza riconoscerlo". Poi, riferendosi a Jealous Guy, ammette una malcelata componente maschilista: "Quando ami qualcuno tendi a esserne geloso e vuoi possederlo al cento per cento, proprio come me. Io amo Yoko, voglio possederla totalmente. Non voglio soffocarla: quello è il pericolo, possedere una persona fino a ucciderla".
John e Yoko cercarono di metabolizzare in arte sia la passione che la distanza che culturalmente li separava. Già nel 1969 John scriveva: "Ci siamo messi in cerca di un obiettivo comune, visto che lei non poteva darsi al rock'n'roll e io non potevo darmi all'avanguardia. In verità potevamo, ma ancora non lo sapevamo. Così finì che ad accomunarci fu l'amore, e dall'amore scaturì la pace. Per questo ci dedicammo alla pace del mondo".
I ricordi di George Harrison, del bassista Klaus Voormann, del pianista Nicky Hopkins, del batterista Alan White e del sassofonista King Curtis conducono tutti nella stessa direzione: Yoko era la forza motrice della coppia, John aveva l'abilità di trasformare anche le sperimentazioni più inaccessibili della compagna in "music for the people". "Imagine non sarebbe potuto esistere senza Yoko. Le idee - l'estetica - tutto nasceva da lei, e John, come artista, fu in grado di incarnare quelle idee e crescere con loro" commenta Dan Richter, che fu l'assistente personale a Tittenhurst, quando i due trascorrevano la maggior parte del tempo a letto, a caccia d'idee più che per esuberanza erotica.
Dello strapotere di Yoko fu subito consapevole anche Cynthia Powell (1939-2015), la prima moglie di John. "Vorrei provare ad avere una conversazione decente con lei, per conoscere la donna che in qualche modo ha cambiato il corso della storia del rock" ci confessò nel 2005. Ma non ci fu verso, Yoko non gliene diede mai l'opportunità.
Alla fine degli anni Sessanta, John stressò la situazione in modo che entrambi, Cynthia e il figlio Julian, uscissero dalla sua esistenza. Per farlo aveva bisogno di una complice, una compagna di vita meno posh, più spregiudicata e matura, più sfrenatamente artista. Yoko Ono si era insinuata nelle dinamiche dei Beatles quando ancora Cynthia neanche aveva il sospetto del tradimento. "John si nutriva ormai esclusivamente di esperienze straordinarie. Non posso biasimare Yoko per aver distrutto i Beatles. Sarebbe successo comunque. Ha solo accelerato i tempi" ci disse Cynthia. "A Yoko fu persino permesso di entrare negli studi di registrazione, cosa che a tutte noi mogli era stato vietato per anni. Paul (McCartney) fu l'unico a farsi vivo in quel periodo tremendo. Venne da me con una rosa, mi disse: "È spaventoso, non so come sia potuto succedere"".
Prevedibilmente, nei ricordi di Yoko e nelle parole di John tutto è assai più romantico. Fra i due fu amore a prima vista, e quando i Beatles affrontarono quel viaggio mistico alla corte del Maharishi Yogi, John era già pronto ad affondare il sottomarino giallo. "In India non pensavo che a Yoko. Nelle sue lettere mi scriveva cose come: "Sono una nuvola, cercami nel cielo". Adoravo quelle lettere. Immaginavo una copertina nella quale fosse nuda, perché il suo lavoro era puro. (...) Al ritorno dall'India, mi resi conto che avevo pensato tanto a lei perché mi ero innamorato" scrive Lennon. Il mondo la detestava, le altre mogli la odiavano, la stampa infieriva. "Così tanto da poterci scrivere almeno dieci libri" dice Yoko. "Secondo me molto ha avuto a che fare con il mio essere giapponese e artista. I pregiudizi contro di me sono sempre stati di natura razziale e sessuale. Era facile che una coppia come noi alimentasse quello che io chiamo "giornalismo creativo"".
L'immaginazione popolare non corrispondeva ai sentimenti di Lennon. Colei che tutti consideravano il brutto anatroccolo era la sua musa, più di Jeanne Hébuterne per Modigliani o Simone de Beauvoir per Sartre. "Ho scoperto che l'amore è il grande dono, come un fiore prezioso. Devi curarlo e farlo crescere. È come un gattino" scrive commentando la canzone Oh My Love. "L'amore deve essere allevato come un animale delicato, perché questa è la sua natura. L'amore richiede lavoro. Non puoi startene con le mani in mano aspettando che faccia tutto lui. Devi trattarlo con cura, è la cosa più delicata che ti possa essere offerta. (...) Yoko mi ha ricordato che esisteva la luce, e quando te ne ricordi non vuoi più restare nell'oscurità. Ecco cos'ha fatto per me". E a proposito di Oh Yoko!: "Vorremmo essere ricordati come i Romeo e Giulietta degli anni Settanta".
Grazie a Yoko, John aveva cominciato a porsi delle domande che ormai da Beatle non gli era neanche concesso di formulare. "Il mio ruolo nella società è essere un artista. Lo scopo di un artista è essere il più possibile onesto con se stesso e sopravvivere" scrive commentando Gimme Some Truth. "L'arte è una parte funzionale della società. Senza artisti, non c'è società. Non possiamo essere messi ai margini come uno spogliarello decadente. Siamo importanti al pari dei primi ministri o dei poliziotti". Forti di questa consapevolezza, immersi nell'atmosfera idilliaca di Tittenhurst, John e Yoko scrissero Imagine, un inno ben più corale della abrasiva e militante Give Peace a Chance, il loro manifesto politico del 1969, o della eversiva Power to the People, incisa durante le session di Imagine e pubblicata come singolo.
Quando il fotografo Kieron Murphy del Sounds Magazine ascoltò il nastro della canzone a Tittenhurst rimase folgorato: "Dissi a John: la gente la ascolterà ancora fra cinque, dieci anni. E lui rispose: non dire stronzate è solo una canzone pop". Ma poi Lennon intuisce il potere di Imagine e rettifica: "Non siamo stati certo i primi a dire "Immagina che non ci siano più Stati" o "Offri una possibilità alla pace", però stiamo portando avanti la fiaccola, come tedofori alle Olimpiadi, ce la passiamo di mano in mano, l'uno con l'altro, una generazione dopo l'altra, questa è la nostra missione. (...) Niente mi riempie di piacere più di scrivere parole e musica di una canzone in grado di durare più di un paio d'anni, canzoni che possono cantare tutti, canzoni che probabilmente mi sopravviveranno. (...) Tanti ragazzi non hanno bisogno della storia del rock'n'roll, s'identificano con noi, una coppia, una coppia mista che si batte per l'amore, la pace, il femminismo: dai una possibilità alla pace, non sparare alle persone in nome della pace, abbiamo solo bisogno d'amore. Io ci credo. È difficile da impazzire, ma ci credo fino in fondo". E aveva ragione.
Assassinato l'8 dicembre del 1980 a Central Park davanti al Dakota, il lussuoso condominio di Manhattan in cui la coppia viveva col figlio Sean, Lennon (all'epoca aveva 40 anni, otto meno di Yoko) non fece in tempo a valutare il potere della sua "preghiera". Non c'era più quando Imagine fu sommessamente cantata per celebrare le vittime dell'11 settembre né tutte le volte in cui il popolo disarmato davanti alle violenze dell'ultimo mezzo secolo è tornato a scandirne le parole in piazza; anche molte chiese ne hanno riconosciuto la sacralità accettandola - come un moderno spiritual, nonostante un verso reciti "Immagina che non ci sia il paradiso...". Col tempo anche Yoko, avanguardista a oltranza, ha compreso il potere della comunicazione semplice e diretta. Nell'introduzione scrive: "Il mondo si divide in due grandi industrie, quella della guerra e quella della pace. Coloro che fanno parte dell'industria della guerra sono d'accordo su tutto. Vogliono fare la guerra, uccidere e far soldi. Pertanto in quel senso sono incredibilmente potenti. Le persone dell'industria della pace invece sono come me: idealiste e perfezioniste. Per questo non riescono a mettersi d'accordo".
Le parole di Phil Spector, il leggendario produttore che partecipò alle session di Imagine e collaborò a lungo con Lennon, sono definitive: "Quando morì Kurt Cobain, qualcuno del Time mi telefonò: "Non ero così sconvolto dalla morte di John Lennon" mi disse. E io: "Non sai la differenza tra Cobain e Lennon?". "No, qual è?", chiese. "Peccato, perché Kurt Cobain la sapeva bene. È già stato detto tutto! È già stato fatto tutto!"".
Leggi anche: Yoko Ono: quando mi chiamavano Yellow Girl
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Sul Venerdì del 5 ottobre 2018