In Spagna también la destra alza la Vox
Marco Cicala , dal nostro inviato MARCO CICALALa nuova Voce del popolo: così si presenta agli elettori. Ha piccoli numeri ma già spaventa. A Madrid non c'era un partito ultrà. Ora sì. Siamo andati al suo primo maxiraduno
MADRID. Naso aquilino, barba scura, sguardo duro da antico conquistador, dal palco tuona: "Gli spagnoli per primi!". Magari non andrà lontano, ma guai a prenderlo sottogamba. Segnatevi questo nome: Santiago Abascal Conde, anni 42, da Bilbao. Caso unico in Europa, in Spagna non c'era ancora una forza di ultradestra; non c'era nulla alla derecha del vecchio, acciaccato Partido Popular o dei pimpanti, ma un po' erratici liberali di Ciudadanos. Adesso quel partito c'è, e ha l'espressione crucciata del suo condottiero Abascal. Vox - nel senso di "la voce del popolo" - esiste da soli quattro anni, ma negli ultimi mesi è balzato da tremila a 11 mila iscritti. Oggi sono praticamente tutti qui, accalcati nel palasport di Vistalegre, periferia madrilena. Sventolano bandiere spagnole, mentre gli altoparlanti sparano una playlist che è un singolare fritto misto di pasodoble, pop latino e marce guerriere tipo il sinistro inno dei …
MADRID. Naso aquilino, barba scura, sguardo duro da antico conquistador, dal palco tuona: "Gli spagnoli per primi!". Magari non andrà lontano, ma guai a prenderlo sottogamba. Segnatevi questo nome: Santiago Abascal Conde, anni 42, da Bilbao. Caso unico in Europa, in Spagna non c'era ancora una forza di ultradestra; non c'era nulla alla derecha del vecchio, acciaccato Partido Popular o dei pimpanti, ma un po' erratici liberali di Ciudadanos. Adesso quel partito c'è, e ha l'espressione crucciata del suo condottiero Abascal. Vox - nel senso di "la voce del popolo" - esiste da soli quattro anni, ma negli ultimi mesi è balzato da tremila a 11 mila iscritti. Oggi sono praticamente tutti qui, accalcati nel palasport di Vistalegre, periferia madrilena. Sventolano bandiere spagnole, mentre gli altoparlanti sparano una playlist che è un singolare fritto misto di pasodoble, pop latino e marce guerriere tipo il sinistro inno dei legionari intitolato El novio de la muerte, Lo sposo della morte: "Sono un uomo che la fortuna ha ferito con le sue grinfie di belva/ Sono uno sposo della morte che con nodo forte si unirà a una compagna così fedele". Roba da toccarsi. Però sugli spalti il clima è da stadio, si canta, si esulta, si fischia, si fa la ola. Circola perfino qualche birrozza.
Esaurito in ogni ordine di posti, el palacio di Vistalegre è anche una plaza de toros. E, per eccitare l'uditorio, sui maxischermi vengono agitate a mo' di panno rosso immagini di terroristi incappucciati dell'Eta, radicali islamici, attiviste Femen, migranti che assaltano frontiere, venditori ambulanti africani, bandiere comuniste e repubblicane, raduni di indipendentisti catalani... Il repertorio delle bestie nere è spiccicato a quello di altre destre antisistema, ma con l'aggiunta di qualche elemento autoctono: l'inasprimento della crisi in Catalogna e i sussulti patriottici che ne sono scaturiti per reazione hanno giocato un ruolo decisivo nella repentina crescita di Vox.
Abascal e soci sono in prima linea nelle battaglie giudiziarie contro i leader separatisti: "Puigdemont in galera!" si invoca dagli spalti. Niente sconti: soppressione dell'autogoverno di Barcellona e messa fuori legge di partiti e associazioni che ("con i soldi pubblici", è vero) minacciano l'unità nazionale. Ma c'è di più. Ad alta Vox si intona anche il de profundis per lo Stato delle autonomie, ossia l'organizzazione quasi federale che la Spagna si è data con la Costituzione post-franchista e di cui quest'anno ricorre il quarantennale. Un incastro che, così com'è, oggi denuncia un certo logorìo. "Diciassette parlamentini... Questo assetto territoriale ci divide e ci rovina". Basta, buttiamo giù tutto e rifacciamo nuovo, dai: "Un solo governo, un solo parlamento, una sola Spagna".
Se i socialisti del premier Pedro Sánchez - che, dopo un ribaltone, stanno al potere grazie all'appoggio dei secessionisti catalani - sono visti come complici oggettivi del nemico, il Partito Popolare - dal quale pure Abascal proviene - è invece accusato di ignavia nella repressione del crimine separatista. "La Spagna non si discute, non si negozia, si difende e si onora".
Nella stessa plaza dove qualche anno fa gli odiati "neomarxisti e chavisti" di Podemos lanciarono, ma da sinistra, il loro assembleare assalto al cielo, parte ora la ringhiosa sfida di Vox con un programma di 100 misure emergenziali. Alcune assai precise, moltissime altre vaghe abbastanza da acchiappare consensi tra gli scontenti a destra e anche un po' a manca. Nel menù trovi qualsiasi cosa: dall'abrogazione delle leggi sulla Memoria storica che riabilitano le vittime del franchismo alla sospensione dello spazio Schengen; dal taglio delle tasse alla cancellazione della legge sulla violenza di genere; dalla deportación - è il termine utilizzato nel documento - degli immigrati clandestini nei Paesi d'origine alla riforma della legge sull'aborto; dal divieto degli uteri in affitto alla fine del finanziamento pubblico dei partiti, passando per un nuovo trattato Ue in linea con le ricette del "gruppo di Visegrad", cioè il cartello anti-Bruxelles dei governi Est-europei con cui flirtano tanto Salvini che la Le Pen.
Omologhi di Abascal? Fino a un certo punto. Don Santiago, per esempio, non ha gradito affatto la solidarietà espressa dal leghista ai separatisti catalani arrestati. E via Twitter gliele ha cantate così: "Tieni il naso negli affari italiani e smettila di comportarti come un burocrate globalista intromettendoti nella sovranità nazionale spagnola". Ricordandogli poi: "Tra i risultati di quel separatismo che tu appoggi c'è l'aver fatto della Catalogna la regione più islamizzata d'Europa". Ma qualche mese dopo, sempre in un cinguettìo, addolciva i toni: "Salvini si sbaglia terribilmente con il golpismo catalano. E a suo tempo gliel'ho fatto sapere. Però bisogna riconoscere che sa combattere come si deve le politiche suicide della sinistra in materia di immigrazione e gender". Quello che è giusto è giusto. Onore a Matteo.
Di separatismo Santiago Abascal se ne intende. Entrambi esponenti del Partido Popular nei Paesi Baschi, tanto suo nonno che suo padre hanno vissuto sotto la minaccia dell'Eta. Entrato a sua volta nel PP, lui è stato sotto scorta dai 23 ai 35 anni. Anche adesso che il terrorismo etarra sembra archiviato, Abascal continua a girare con una Smith & Wesson sotto la giacca. Le è rimasto affezionato. Divorziato, quattro figli, una laurea in sociologia, ama il bonsai e le moto, ne ha tre, compresa una Yamaha vintage "uguale a quella di James Bond nel film Il domani non muore mai".
Tessera numero 1.999 del PP, cinque anni fa se ne è andato dal partito di famiglia sbattendo la porta, amareggiato dai casi di corruzione, dalle promesse non mantenute da Rajoy in ambito fiscale, ma soprattutto in polemica con le politiche, giudicate troppo accomodanti, dell'allora premier verso i nazionalismi centrifughi e in materia di scarcerazione dei terroristi baschi. "Ancora non so come mi muoverò in politica. Non escludo nessuna opzione" disse all'epoca in un'intervista ribelle. Adesso invece Abascal si è mosso e comincia a far paura a molti. Specie a destra. "La destrucola codarda" del Partito Popolare" e "le banderuole" di Ciudadanos, sogghigna il centauro con la pistola. "Ci hanno chiamato fascisti, xenofobi, razzisti, retrogradi, machisti... Dicevano che tutti insieme avremmo sì e no riempito un taxi. E invece eccoci qua: la traversata del deserto è finita. Faremo straripare le urne" assicura.
Punta alle europee e alle municipali dell'anno prossimo, senza escludere le nuove politiche che sotto il fragile esecutivo Sánchez si profilano un giorno sì e l'altro pure. Durante le precedenti tornate elettorali, Vox non è mai riuscito a superare lo sbarramento che gli avrebbe permesso di piantare qualche bandierina in parlamento. Oggi gli assegnano tra l'1,5 e il 3 per cento dei consensi, fra trecentomila e mezzo milione di voti. I suoi primi seggi potrebbe conquistarli. Nell'attesa il partito si è regalato una nuova sede nell'elegante quartiere di Chamberí. Chi paga? I militanti. Quote e donazioni per 1,2 milioni di euro.
Ma Vox non ha margine di crescita, resterà inchiodato a percentuali da partito animalista, garantiscono i più "pompieri" tra gli analisti con un ottimismo che mai come di questi tempi appare improvvido. "Guardate che non siamo né la Francia né la Germania, qui non c'è spazio per un discorso anti-immigrazione" dicono; "in Europa la Spagna è un'isola, la presenza di stranieri non è percepita come problema". Sì, ma ancora per quanto? E se è vero che la comunità più importante resta quella ibero-americana, che non solleva preoccupazioni di convivenza, è anche vero che i tribuni di Vox usano i "fratelli latinos" come esempio di immigrazione virtuosa per contrapporli "all'invasione musulmana". All'inizio del suo intervento, un oratore che ha tenuto il conto ricorda che nell'ottobre di 447 anni fa, a Lepanto, una flotta guidata dalla Spagna salvò la civiltà occidentale dalla barbarie sbarrando la strada all'avanzata islamica.
Senti ripetere che oggi in Europa si respirerebbe un'ariaccia da anni Trenta. Di sicuro in certo linguaggio politico riaffiora molta freseologia messianica d'antan. E così Vox diventa "l'ultimo treno per salvare la Spagna dal marasma" ruggisce José Antonio Ortega Lara, personaggio ben conosciuto dagli spagnoli. Negli anni 90 era un funzionario delle carceri iscritto al Partido Popular. Fu rapito dall'Eta che lo tenne rinchiuso in un buco per 532 giorni. Venne liberato con un blitz della Guardia civil, e a giudizio di molti quello smacco segnò l'inizio della fine per l'ala militare del separatismo basco. Ortega è oggi tra i comizianti più infiammati di Vox. Chiama alla "resistenza" contro "i traditori che vogliono liquidare la Spagna". Accanto a lui, nel parterre dei Vip ci sono in veste di osservatori, ma affettuosi, un torero famoso e qualche opinionista di grido. All'indomani del raduno, uno di loro scriverà che dopo tante bugie mediatiche, con Vox "la verità sta tornando di moda".
Sugli spalti c'è di tutto: il piercing al sopracciglio come il fazzoletto nel taschino del blazer, coppie col passeggino e invalidi in carrozzella, il jeans sforacchiato e l'ultimo pantalone di gabardine con la piega della civiltà occidentale. A dominare sono i sovranisti di mezz'età. Tra un omaggio alle forze armate, un Viva el Rey! e un Viva España! qualcuno perde conoscenza dall'emozione. Se lo portano via in barella. Intanto in un video si vede il timoniere Abascal che attraversa un campo di grano, con la punta delle dita carezza le giovani spighe, poi si ferma e rivolge lontano il suo sguardo denso di futuro. Davanti a lui nessun ostacolo: solo sconfinate praterie.
Sul Venerdì del 19 ottobre 2018
Esaurito in ogni ordine di posti, el palacio di Vistalegre è anche una plaza de toros. E, per eccitare l'uditorio, sui maxischermi vengono agitate a mo' di panno rosso immagini di terroristi incappucciati dell'Eta, radicali islamici, attiviste Femen, migranti che assaltano frontiere, venditori ambulanti africani, bandiere comuniste e repubblicane, raduni di indipendentisti catalani... Il repertorio delle bestie nere è spiccicato a quello di altre destre antisistema, ma con l'aggiunta di qualche elemento autoctono: l'inasprimento della crisi in Catalogna e i sussulti patriottici che ne sono scaturiti per reazione hanno giocato un ruolo decisivo nella repentina crescita di Vox.
Abascal e soci sono in prima linea nelle battaglie giudiziarie contro i leader separatisti: "Puigdemont in galera!" si invoca dagli spalti. Niente sconti: soppressione dell'autogoverno di Barcellona e messa fuori legge di partiti e associazioni che ("con i soldi pubblici", è vero) minacciano l'unità nazionale. Ma c'è di più. Ad alta Vox si intona anche il de profundis per lo Stato delle autonomie, ossia l'organizzazione quasi federale che la Spagna si è data con la Costituzione post-franchista e di cui quest'anno ricorre il quarantennale. Un incastro che, così com'è, oggi denuncia un certo logorìo. "Diciassette parlamentini... Questo assetto territoriale ci divide e ci rovina". Basta, buttiamo giù tutto e rifacciamo nuovo, dai: "Un solo governo, un solo parlamento, una sola Spagna".
Se i socialisti del premier Pedro Sánchez - che, dopo un ribaltone, stanno al potere grazie all'appoggio dei secessionisti catalani - sono visti come complici oggettivi del nemico, il Partito Popolare - dal quale pure Abascal proviene - è invece accusato di ignavia nella repressione del crimine separatista. "La Spagna non si discute, non si negozia, si difende e si onora".
Nella stessa plaza dove qualche anno fa gli odiati "neomarxisti e chavisti" di Podemos lanciarono, ma da sinistra, il loro assembleare assalto al cielo, parte ora la ringhiosa sfida di Vox con un programma di 100 misure emergenziali. Alcune assai precise, moltissime altre vaghe abbastanza da acchiappare consensi tra gli scontenti a destra e anche un po' a manca. Nel menù trovi qualsiasi cosa: dall'abrogazione delle leggi sulla Memoria storica che riabilitano le vittime del franchismo alla sospensione dello spazio Schengen; dal taglio delle tasse alla cancellazione della legge sulla violenza di genere; dalla deportación - è il termine utilizzato nel documento - degli immigrati clandestini nei Paesi d'origine alla riforma della legge sull'aborto; dal divieto degli uteri in affitto alla fine del finanziamento pubblico dei partiti, passando per un nuovo trattato Ue in linea con le ricette del "gruppo di Visegrad", cioè il cartello anti-Bruxelles dei governi Est-europei con cui flirtano tanto Salvini che la Le Pen.
Omologhi di Abascal? Fino a un certo punto. Don Santiago, per esempio, non ha gradito affatto la solidarietà espressa dal leghista ai separatisti catalani arrestati. E via Twitter gliele ha cantate così: "Tieni il naso negli affari italiani e smettila di comportarti come un burocrate globalista intromettendoti nella sovranità nazionale spagnola". Ricordandogli poi: "Tra i risultati di quel separatismo che tu appoggi c'è l'aver fatto della Catalogna la regione più islamizzata d'Europa". Ma qualche mese dopo, sempre in un cinguettìo, addolciva i toni: "Salvini si sbaglia terribilmente con il golpismo catalano. E a suo tempo gliel'ho fatto sapere. Però bisogna riconoscere che sa combattere come si deve le politiche suicide della sinistra in materia di immigrazione e gender". Quello che è giusto è giusto. Onore a Matteo.
Di separatismo Santiago Abascal se ne intende. Entrambi esponenti del Partido Popular nei Paesi Baschi, tanto suo nonno che suo padre hanno vissuto sotto la minaccia dell'Eta. Entrato a sua volta nel PP, lui è stato sotto scorta dai 23 ai 35 anni. Anche adesso che il terrorismo etarra sembra archiviato, Abascal continua a girare con una Smith & Wesson sotto la giacca. Le è rimasto affezionato. Divorziato, quattro figli, una laurea in sociologia, ama il bonsai e le moto, ne ha tre, compresa una Yamaha vintage "uguale a quella di James Bond nel film Il domani non muore mai".
Tessera numero 1.999 del PP, cinque anni fa se ne è andato dal partito di famiglia sbattendo la porta, amareggiato dai casi di corruzione, dalle promesse non mantenute da Rajoy in ambito fiscale, ma soprattutto in polemica con le politiche, giudicate troppo accomodanti, dell'allora premier verso i nazionalismi centrifughi e in materia di scarcerazione dei terroristi baschi. "Ancora non so come mi muoverò in politica. Non escludo nessuna opzione" disse all'epoca in un'intervista ribelle. Adesso invece Abascal si è mosso e comincia a far paura a molti. Specie a destra. "La destrucola codarda" del Partito Popolare" e "le banderuole" di Ciudadanos, sogghigna il centauro con la pistola. "Ci hanno chiamato fascisti, xenofobi, razzisti, retrogradi, machisti... Dicevano che tutti insieme avremmo sì e no riempito un taxi. E invece eccoci qua: la traversata del deserto è finita. Faremo straripare le urne" assicura.
Punta alle europee e alle municipali dell'anno prossimo, senza escludere le nuove politiche che sotto il fragile esecutivo Sánchez si profilano un giorno sì e l'altro pure. Durante le precedenti tornate elettorali, Vox non è mai riuscito a superare lo sbarramento che gli avrebbe permesso di piantare qualche bandierina in parlamento. Oggi gli assegnano tra l'1,5 e il 3 per cento dei consensi, fra trecentomila e mezzo milione di voti. I suoi primi seggi potrebbe conquistarli. Nell'attesa il partito si è regalato una nuova sede nell'elegante quartiere di Chamberí. Chi paga? I militanti. Quote e donazioni per 1,2 milioni di euro.
Ma Vox non ha margine di crescita, resterà inchiodato a percentuali da partito animalista, garantiscono i più "pompieri" tra gli analisti con un ottimismo che mai come di questi tempi appare improvvido. "Guardate che non siamo né la Francia né la Germania, qui non c'è spazio per un discorso anti-immigrazione" dicono; "in Europa la Spagna è un'isola, la presenza di stranieri non è percepita come problema". Sì, ma ancora per quanto? E se è vero che la comunità più importante resta quella ibero-americana, che non solleva preoccupazioni di convivenza, è anche vero che i tribuni di Vox usano i "fratelli latinos" come esempio di immigrazione virtuosa per contrapporli "all'invasione musulmana". All'inizio del suo intervento, un oratore che ha tenuto il conto ricorda che nell'ottobre di 447 anni fa, a Lepanto, una flotta guidata dalla Spagna salvò la civiltà occidentale dalla barbarie sbarrando la strada all'avanzata islamica.
Senti ripetere che oggi in Europa si respirerebbe un'ariaccia da anni Trenta. Di sicuro in certo linguaggio politico riaffiora molta freseologia messianica d'antan. E così Vox diventa "l'ultimo treno per salvare la Spagna dal marasma" ruggisce José Antonio Ortega Lara, personaggio ben conosciuto dagli spagnoli. Negli anni 90 era un funzionario delle carceri iscritto al Partido Popular. Fu rapito dall'Eta che lo tenne rinchiuso in un buco per 532 giorni. Venne liberato con un blitz della Guardia civil, e a giudizio di molti quello smacco segnò l'inizio della fine per l'ala militare del separatismo basco. Ortega è oggi tra i comizianti più infiammati di Vox. Chiama alla "resistenza" contro "i traditori che vogliono liquidare la Spagna". Accanto a lui, nel parterre dei Vip ci sono in veste di osservatori, ma affettuosi, un torero famoso e qualche opinionista di grido. All'indomani del raduno, uno di loro scriverà che dopo tante bugie mediatiche, con Vox "la verità sta tornando di moda".
Sugli spalti c'è di tutto: il piercing al sopracciglio come il fazzoletto nel taschino del blazer, coppie col passeggino e invalidi in carrozzella, il jeans sforacchiato e l'ultimo pantalone di gabardine con la piega della civiltà occidentale. A dominare sono i sovranisti di mezz'età. Tra un omaggio alle forze armate, un Viva el Rey! e un Viva España! qualcuno perde conoscenza dall'emozione. Se lo portano via in barella. Intanto in un video si vede il timoniere Abascal che attraversa un campo di grano, con la punta delle dita carezza le giovani spighe, poi si ferma e rivolge lontano il suo sguardo denso di futuro. Davanti a lui nessun ostacolo: solo sconfinate praterie.
Sul Venerdì del 19 ottobre 2018