Jessa Crispin: "Siamo sicure di essere meglio dei maschi?"
Paola Zanuttini , di PAOLA ZANUTTINIBianco e d'élite. Alla femminista americana il nuovo femminismo proprio non va giù. E il #MeToo? "Se non darà spazio alla critica resterà un gioco di potere per fare carriera"
Jessa Crispin, americana, critica letteraria, blogger e attivista, non è mai stata in Islanda, ma due o tre cose su cos'è o non è un paradiso delle donne le può dire. Perché è una femminista critica, così critica che ha intitolato il suo ultimo libello Perché non sono femminista, uscito per Edizioni Sur. Il suo è un attacco senza sconti alla deriva mainstream del movimento, ormai complice del sistema, che un tempo voleva cambiare radicalmente, e del potere, che tenta di addomesticare con le ipocrisie del politically correct. Insomma: tutte queste donne occidentali, bianche, istruite, appartenenti a classi medio alte - "che dispensano pompini con zelo missionario", indossano scarpe col tacco a stiletto e felpe di Acne Studios con la scritta "Femminista radicale" (220 dollari), e usano il potere (quando lo ottengono) con la stessa violenza e crudeltà di cui accusavano gli uomini - hanno svuotat…
Jessa Crispin, americana, critica letteraria, blogger e attivista, non è mai stata in Islanda, ma due o tre cose su cos'è o non è un paradiso delle donne le può dire. Perché è una femminista critica, così critica che ha intitolato il suo ultimo libello Perché non sono femminista, uscito per Edizioni Sur. Il suo è un attacco senza sconti alla deriva mainstream del movimento, ormai complice del sistema, che un tempo voleva cambiare radicalmente, e del potere, che tenta di addomesticare con le ipocrisie del politically correct. Insomma: tutte queste donne occidentali, bianche, istruite, appartenenti a classi medio alte - "che dispensano pompini con zelo missionario", indossano scarpe col tacco a stiletto e felpe di Acne Studios con la scritta "Femminista radicale" (220 dollari), e usano il potere (quando lo ottengono) con la stessa violenza e crudeltà di cui accusavano gli uomini - hanno svuotato una battaglia collettiva e l'hanno trasformata in una scalata al successo individuale, accantonando questioni sgradevoli come la classe, il colore della pelle, le diseguaglianze, la disabilità, la miseria, le latitudini che ti decidono il destino prima ancora di venire al mondo. Naturalmente le sue dichiarazioni - queste sì, radicali - hanno suscitato reazioni più o meno inviperite. E anche nell'intervista che segue non le manda a dire.
In Islanda hanno bandito la prostituzione, la lap dance, lo spogliarello: è cosa buona e giusta per le donne?
"Io non ho mai condannato il lavoro sessuale, penso andrebbe regolamentato, reso più umano. Tutti abbiamo bisogno di essere toccati, ma non tutti sono in grado di accedere liberamente al sesso, infatti gli uomini sono culturalmente incoraggiati a pressare, ingannare, manipolare le donne per ottenere una scopata. Ma anche una donna potrebbe aver bisogno di un prostituto, e quindi sono favorevole alla prostituzione maschile: sarebbe proprio utile".
Le islandesi hanno anche una legge nuova di zecca che istituisce la parità salariale con severissime sanzioni per chi non la applica. E norme che concedono congedi parentali molto generosi a madri e padri. E un'altra legge che garantisce il 40 per cento dei posti nei cda. E un'altra che punisce draconianamente la violenza domestica.
"Le leggi indubbiamente aiutano, ma non bastano per creare un paradiso per le donne come per gli uomini, soprattutto quando ci sono crisi finanziarie e banchieri rapaci".
Naturalmente, disapprova anche la segregazione sessuale applicata negli asili femministi di quell'isola fredda, remota e bellissima. Giusto?
"Ai bambini bisognerebbe insegnare fin da piccoli a gestire l'aggressività. E alle bambine bisognerebbe insegnare a difendersi e ad affermarsi. Non si risolvono i problemi di convivenza separando i maschi dalle femmine".
Infatti i Repubblicani americani hanno fatto fronte comune, senatori e senatrici - con una sola eccezione - per votare a favore di Brett Kavanaugh alla Corte Suprema, nonostante le accuse di violenza sessuale. Il New York Times ha definito quello delle senatrici un tradimento di genere, mentre lei, sul Guardian, non si è scomposta più di tanto.
"Non penso sia auspicabile che la solidarietà politica passi sopra ogni cosa, può essere molto distruttiva. Ma non mi pare neanche il caso di definirlo tradimento di genere, argomento piuttosto scottante perché, se auspichiamo quest'inossidabile complicità fra le donne, poi non possiamo condannare complicità e connivenze degli uomini, ben più allenati di noi a coprirsi a vicenda. Non ha senso considerare le donne un unico fronte, un unico soggetto, un unico bisogno. Ci sono tante donne e tante idee differenti: è la complessità. E finiamola con la storia che siamo più sensibili, più empatiche, più solidali, più oneste: in altre parole, che siamo migliori. Questa è la tipica reazione dei gruppi sociali che si sono sentiti sminuiti per secoli: ribaltare il giudizio dell'avversario sull'avversario".
Anche lei ribalta, però. Smentisce la parola d'ordine di lungo corso che "bisogna credere alle donne". E afferma che pure le sorelle mentono. E neanche poco.
"A volte le donne mentono: su violenze, molestie, abusi. Vorrei ricordare le false denunce di stupro che portarono al linciaggio di molti neri. Chissà perché una donna mente: per difendersi? Per avere un po' d'attenzione o di ruolo? Dopo tutti questi secoli di oppressione in cui non ci hanno prese sul serio è normale voler vedere riconosciuta la nostra affidabilità, ma non credo che insistere sul nostro essere sempre e comunque dalla parte del giusto ci aiuti: per ottenere considerazione devi mettere in campo una vita e un comportamento affidabili. E proporti come un essere umano, non come un angelo. In fin dei conti anche una stimatissima docente della New York University, Avital Ronell, è stata sospesa un anno per molestie sessuali a un suo studente. Ma molte femministe l'hanno difesa".
E ora tocca parlare di #MeToo, tema non trattato nel suo libro, pubblicato qualche mese prima che esplodesse il fenomeno. Però, tra le righe, sembra di leggere una critica preventiva.
"Abbiamo scambiato la libertà con il libertarismo. Abbiamo definito femminista ogni scelta, anche la più idiota, per il semplice fatto che è un'affermazione della nostra volontà. Abbiamo abbandonato i progetti di riforma della società concentrandoci sul miglioramento della nostra condizione individuale in questa società così com'è. Ci siamo convinte che una sfolgorante carriera, molti soldi e un bel matrimonio fossero la felicità. #MeToo nasce in questo habitat: mi sembra un gioco di potere per rimpiazzare la vecchia guardia bianca e chi ne trae beneficio sono le più giovani donne bianche agiate, piazzate nelle élite: cultura, spettacolo, stampa, politica. E una specie di carro dei vincitori, se ci sali sopra e ti fai un nome. Oggi ci vuole poco a farsi un nome, anche in ambito femminista. Magari come opinionista: non serve lavorare a livello accademico, basta andare a un talk show e discettare sul grado di femminismo dell'ultima supereroina cinematografica".
Ci voleva più coraggio vent'anni fa oppure oggi a denunciare il Weinstein di turno?
"Vent'anni fa. Perché non c'era un sistema dietro, la sanzione automatica, come oggi. Sul lungo periodo #MeToo può aiutare a cambiare le cose, ma se ascolta le critiche, che sono molte. E poi bisogna fare un discorso serio sulle molestie, senza creare un panico morale e ragionando su conseguenze proporzionate per i colpevoli, evitando pubbliche gogne e bandi a vita. Però questo tasto fa infuriare molte persone".
Cos'è che proprio non le va giù di #MeToo?
"È autoreferenziale come sono autoreferenziali molti movimenti di questi tempi. Prendiamo i matrimoni gay: è stata una battaglia borghese e piccolo-borghese, perché ci sono tantissimi cittadini che per motivi di soldi, di pelle, di salute, di handicap sono definitivamente insposabili. Quindi si elimina una discriminazione chiudendo gli occhi su tutte le altre. Per esempio, a settembre, #MeToo ha totalmente ignorato lo storico sciopero nazionale delle lavoratrici McDonald's contro le molestie sessuali che l'azienda non ha perseguito. Non si è vista nessuna, nessuna ci ha messo la faccia, portato solidarietà, notorietà o magari qualche dollaro per le spese".
Sul Venerdì del 19 ottobre 2018
In Islanda hanno bandito la prostituzione, la lap dance, lo spogliarello: è cosa buona e giusta per le donne?
"Io non ho mai condannato il lavoro sessuale, penso andrebbe regolamentato, reso più umano. Tutti abbiamo bisogno di essere toccati, ma non tutti sono in grado di accedere liberamente al sesso, infatti gli uomini sono culturalmente incoraggiati a pressare, ingannare, manipolare le donne per ottenere una scopata. Ma anche una donna potrebbe aver bisogno di un prostituto, e quindi sono favorevole alla prostituzione maschile: sarebbe proprio utile".
Le islandesi hanno anche una legge nuova di zecca che istituisce la parità salariale con severissime sanzioni per chi non la applica. E norme che concedono congedi parentali molto generosi a madri e padri. E un'altra legge che garantisce il 40 per cento dei posti nei cda. E un'altra che punisce draconianamente la violenza domestica.
"Le leggi indubbiamente aiutano, ma non bastano per creare un paradiso per le donne come per gli uomini, soprattutto quando ci sono crisi finanziarie e banchieri rapaci".
Naturalmente, disapprova anche la segregazione sessuale applicata negli asili femministi di quell'isola fredda, remota e bellissima. Giusto?
"Ai bambini bisognerebbe insegnare fin da piccoli a gestire l'aggressività. E alle bambine bisognerebbe insegnare a difendersi e ad affermarsi. Non si risolvono i problemi di convivenza separando i maschi dalle femmine".
Infatti i Repubblicani americani hanno fatto fronte comune, senatori e senatrici - con una sola eccezione - per votare a favore di Brett Kavanaugh alla Corte Suprema, nonostante le accuse di violenza sessuale. Il New York Times ha definito quello delle senatrici un tradimento di genere, mentre lei, sul Guardian, non si è scomposta più di tanto.
"Non penso sia auspicabile che la solidarietà politica passi sopra ogni cosa, può essere molto distruttiva. Ma non mi pare neanche il caso di definirlo tradimento di genere, argomento piuttosto scottante perché, se auspichiamo quest'inossidabile complicità fra le donne, poi non possiamo condannare complicità e connivenze degli uomini, ben più allenati di noi a coprirsi a vicenda. Non ha senso considerare le donne un unico fronte, un unico soggetto, un unico bisogno. Ci sono tante donne e tante idee differenti: è la complessità. E finiamola con la storia che siamo più sensibili, più empatiche, più solidali, più oneste: in altre parole, che siamo migliori. Questa è la tipica reazione dei gruppi sociali che si sono sentiti sminuiti per secoli: ribaltare il giudizio dell'avversario sull'avversario".
Anche lei ribalta, però. Smentisce la parola d'ordine di lungo corso che "bisogna credere alle donne". E afferma che pure le sorelle mentono. E neanche poco.
"A volte le donne mentono: su violenze, molestie, abusi. Vorrei ricordare le false denunce di stupro che portarono al linciaggio di molti neri. Chissà perché una donna mente: per difendersi? Per avere un po' d'attenzione o di ruolo? Dopo tutti questi secoli di oppressione in cui non ci hanno prese sul serio è normale voler vedere riconosciuta la nostra affidabilità, ma non credo che insistere sul nostro essere sempre e comunque dalla parte del giusto ci aiuti: per ottenere considerazione devi mettere in campo una vita e un comportamento affidabili. E proporti come un essere umano, non come un angelo. In fin dei conti anche una stimatissima docente della New York University, Avital Ronell, è stata sospesa un anno per molestie sessuali a un suo studente. Ma molte femministe l'hanno difesa".
E ora tocca parlare di #MeToo, tema non trattato nel suo libro, pubblicato qualche mese prima che esplodesse il fenomeno. Però, tra le righe, sembra di leggere una critica preventiva.
"Abbiamo scambiato la libertà con il libertarismo. Abbiamo definito femminista ogni scelta, anche la più idiota, per il semplice fatto che è un'affermazione della nostra volontà. Abbiamo abbandonato i progetti di riforma della società concentrandoci sul miglioramento della nostra condizione individuale in questa società così com'è. Ci siamo convinte che una sfolgorante carriera, molti soldi e un bel matrimonio fossero la felicità. #MeToo nasce in questo habitat: mi sembra un gioco di potere per rimpiazzare la vecchia guardia bianca e chi ne trae beneficio sono le più giovani donne bianche agiate, piazzate nelle élite: cultura, spettacolo, stampa, politica. E una specie di carro dei vincitori, se ci sali sopra e ti fai un nome. Oggi ci vuole poco a farsi un nome, anche in ambito femminista. Magari come opinionista: non serve lavorare a livello accademico, basta andare a un talk show e discettare sul grado di femminismo dell'ultima supereroina cinematografica".
Ci voleva più coraggio vent'anni fa oppure oggi a denunciare il Weinstein di turno?
"Vent'anni fa. Perché non c'era un sistema dietro, la sanzione automatica, come oggi. Sul lungo periodo #MeToo può aiutare a cambiare le cose, ma se ascolta le critiche, che sono molte. E poi bisogna fare un discorso serio sulle molestie, senza creare un panico morale e ragionando su conseguenze proporzionate per i colpevoli, evitando pubbliche gogne e bandi a vita. Però questo tasto fa infuriare molte persone".
Cos'è che proprio non le va giù di #MeToo?
"È autoreferenziale come sono autoreferenziali molti movimenti di questi tempi. Prendiamo i matrimoni gay: è stata una battaglia borghese e piccolo-borghese, perché ci sono tantissimi cittadini che per motivi di soldi, di pelle, di salute, di handicap sono definitivamente insposabili. Quindi si elimina una discriminazione chiudendo gli occhi su tutte le altre. Per esempio, a settembre, #MeToo ha totalmente ignorato lo storico sciopero nazionale delle lavoratrici McDonald's contro le molestie sessuali che l'azienda non ha perseguito. Non si è vista nessuna, nessuna ci ha messo la faccia, portato solidarietà, notorietà o magari qualche dollaro per le spese".
Sul Venerdì del 19 ottobre 2018