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Via Fillak (a sud del ponte): da qui parte lo scuolabus per raggiungere, via autostrada, la scuola al di là del ponte crollato (Fabio Bussalino) 

Ora che il ponte non c’è più

I morti e gli sfollati, certo, ma il crollo del Morandi ha anche diviso Genova in due. Come si resiste tra strade chiuse, Zona rossa, traffico e allarmi? "Anzitutto, sveglia presto. Almeno un'ora prima"
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GENOVA. Non sono ancora le 7 quando i bambini di via Fillak si avvicinano allo scuolabus linea D, fermo nel buio vicino alle transenne a Sud del ponte. Silenzio nella strada che era fra le più trafficate di Genova e ora è un vicolo cieco. Un bacio ai genitori, che prima li accompagnavano a scuola a piedi o con uno strappo in auto di due minuti in fondo alla strada, di là dal ponte, e adesso li affidano a una rete di navette organizzata in dieci giorni dalle scuole e finanziata dal Miur. Tre tutor fanno l'appello con la lista aggiornata in tempo reale: Daniele, Ivan, Derek... Presenti. Vi siete messi la cintura? Si parte. Dal 14 agosto la sveglia di Genova suona almeno un'ora prima. La giornata ordinaria di una città senza il suo ponte è fatta di piccole storie come questa. Ci sono i morti, la rabbia di chi ha perso la casa, il porto che frena del 20 per cento e le imprese liguri che denunciano danni per 400 milioni di euro. Ma c'è …
GENOVA. Non sono ancora le 7 quando i bambini di via Fillak si avvicinano allo scuolabus linea D, fermo nel buio vicino alle transenne a Sud del ponte. Silenzio nella strada che era fra le più trafficate di Genova e ora è un vicolo cieco. Un bacio ai genitori, che prima li accompagnavano a scuola a piedi o con uno strappo in auto di due minuti in fondo alla strada, di là dal ponte, e adesso li affidano a una rete di navette organizzata in dieci giorni dalle scuole e finanziata dal Miur. Tre tutor fanno l'appello con la lista aggiornata in tempo reale: Daniele, Ivan, Derek... Presenti. Vi siete messi la cintura? Si parte. Dal 14 agosto la sveglia di Genova suona almeno un'ora prima. La giornata ordinaria di una città senza il suo ponte è fatta di piccole storie come questa. Ci sono i morti, la rabbia di chi ha perso la casa, il porto che frena del 20 per cento e le imprese liguri che denunciano danni per 400 milioni di euro. Ma c'è anche, nascosta e contagiosa, l'inquietudine crescente di una quotidianità stravolta. La terra di nessuno sotto i resti del ponte ha creato una sindrome da piccola Berlino. La ferrovia e le strade che riaprono sono l'unico antidoto, ma per molti mesi ancora il cuore industriale e popolare di Genova si sentirà diviso dalla Zona rossa. Un check point della vita quotidiana.

A scuola in autostrada
Alle sette e mezzo il pullman entra in autostrada a Genova Ovest. Nessuno dei 24 alunni a bordo fa più caso alle rovine del Morandi che sfilano accanto. Due minuti dopo è già coda. "Puoi accendere la luce che dobbiamo ripassare?". I ragazzini delle medie si fanno interrogare da Chiara, l'assistente  bionda e dolce che ha appena finito gli studi e ha accettato questo lavoro perché con i bambini ci sa fare. Lezione di congiuntivo francese in galleria, ma in fondo allo scuolabus vanno forte le app che creano i rumoracci e le battute su Fedez. "È più basso della Ferragni".
A Bolzaneto lasciamo l'autostrada e torniamo a Sud: i bambini scendono nelle scuole lungo la vallata, dove un bidello o un insegnante li aspetta alla fermata, e i tutor Alessandro e Francesco fanno la spunta: Jonathan, Manuel, Simone... Alle 8 il capolinea, a Certosa, e il disappunto per l'insolita puntualità: "Proprio oggi che c'è la verifica...". Fabio, l'autista, controlla il cruscotto: abbiamo fatto 20 chilometri, saranno 40 con il ritorno, per coprire una distanza reale di 200 metri. Come quando cerchiamo di correre nei sogni.

Chi compra più
Nell'area commerciale di Campi i grandi punti vendita hanno sofferto un settembre terribile. Però Massimiliano Ghidelli, 43 anni, romano da quattro anni a Genova, rianima i 186 dipendenti del negozio Leroy Merlin, quarto in Italia, di cui è direttore. Molti arrivano in ritardo giustificato dall'altra parte della Zona rossa. Molto più strano è che il 35-40 per cento dei clienti sia sparito con un danno al fatturato del 25-30 per cento anche se il magazzino è sempre stato raggiungibile dal centro di Genova. "Capisco i disagi per chi viene da Ponente, ma per la clientela del centro e del Levante penso che ci sia un freno puramente psicologico. Campi è aperta, raggiungibile e grazie alla nuova solidarietà fra i marchi sarà più forte di prima".

Pausa pranzo
Già alle 11 gli operai del primo turno salgono sulla navetta interna che da Campi li porta alla mensa di Fegino, un paio di chilometri più a Nord. Da quando è crollato il ponte, i genovesi sono un popolo 'in navettà e non fanno eccezione i 2.600 dipendenti di Ansaldo Energia, 220 mila metri quadri, una città nella città. La mensa più vicina sarebbe nella Zona rossa, oltre quella rete invalicabile che taglia in due all'interno la navata dello stabilimento di Campi 1 e preclude l'accesso a una turbina pronta per la consegna. Si lavora a poche decine di metri dai resti del Morandi, protetti da pannellature di legno contro il rischio di essere bombardati dai detriti: una specie di scudo stellare. Ma all'ora di pranzo bisogna trasferire in autobus duemila persone, un centinaio la sera. Gli arrivi sono scaglionati ogni quarto d'ora, i dipendenti hanno 45 minuti in tutto per mangiare, compreso il trasferimento. Faccio fatica a tenere il ritmo, le conchiglie al sugo e il polpettone di carne con patate, ottimi e abbondanti, sarebbero piatti da gustare con più calma, ma in effetti non c'è coda e sembra di essere in una fabbrica svedese. A mezzogiorno abbiamo già finito.

Un caffè al circolo Arci
Il caffè va preso al Circolo Amici, a Certosa. È la Stalingrado dell'ottimismo in un quartiere assediato dalla depressione. Ha 250 soci Arci che non hanno tradito, ha ospitato una gara interregionale di biliardo, la Pompieropoli dei vigili del fuoco per i bambini, un concerto rap 'for the bridge'. Il presidente è Giampaolo Fabbricotti, 46 anni, che di notte fa la manutenzione delle funicolari di Genova, ha una figlia di 9 anni e impiega mezz'ora per raggiungere il suo circolo, un tempo a cinque minuti di scooter. "Ce la mettiamo tutta, mi creda, ma la gente è triste e preoccupata".

Ci pensa il medico
Alle cinque della sera l'ambulatorio del pediatra Alessandro Giannattasio di via Canepari, poche centinaia di metri a Nord del ponte, ribolle di storie che i politici di Roma non possono nemmeno immaginare. Lui, il pediatra, si è fermato oltre l'orario di visita per ascoltare le voci della città. C'è la mamma che deve fare i salti mortali per assistere a scuola la bambina diabetica rimasta senza infermiera Asl a causa dei divieti di accesso (il suo caso è stato risolto dall'Associazione culturale Pediatri). C'è Sabrina Farello, che viveva felicemente con il marito e una figlia di 4 anni in via Fillak a Sampierdarena. Dopo il crollo, i genitori si sono dovuti separare senza volerlo: lui è rimasto a casa perché lavora nei cantieri navali, a Sud del ponte, lei deve portare la bambina a scuola a Nord del blocco stradale e poi andare a lavorare a Marassi, a Est di Genova: ora madre e figlia vivono dalla nonna oltre le transenne per non svegliarsi ogni mattina alle 5 e mezzo. Ma lo stress si fa sentire e Sabrina vorrebbe un congedo dal lavoro, a costo di rimetterci un bel po' di reddito. "Molti mi chiedono i sonniferi per i loro bambini" dice il pediatra. "Io non li prescrivo, ma i genitori stanno prendendo l'abitudine ai farmaci".

Tornare a casa
Alle sei l'autobus procede a passo d'uomo in via Cornigliano, una delle arterie che cercano di sostituire l'autostrada interrotta. Quaranta minuti dal centro, quando ne basterebbero dieci. Scendo alla Farmacia Balbis, dove il titolare Massimo Oliveri, 42 anni, che ha il polso istituzionale di tutta la strada e preferisce arrivare al lavoro con una camminata a piedi di mezz'ora, racconta il paradosso di una via che rischia di morire per troppo traffico: prima si riusciva a posteggiare (anche in seconda fila) e fare acquisti lampo nei negozi. Ora non si ferma più nessuno. "Hanno solo voglia di tornare a casa". Sulla corsia opposta, quella verso il centro, dopo le 16 passano solo i mezzi di soccorso. Ed è questo l'altro incubo in una città insonne e sull'orlo di una crisi di nervi: l'inquinamento acustico da sirene. Uno strazio continuo.

Cena al Maracaibo
Sabato sera non c'è posto alla pizzeria Francesco, ultimo avamposto gastronomico a Nord del ponte. Francesco Russo ha mantenuto la sua clientela e non vuole trasferirsi "perché qui sono sempre stato". A Sud, invece, c'è solo qualche sparuto avventore al Maracaibo, l'unico locale venezuelano in Liguria. Rojas Mendez Soreidis Esther e suo marito Ivan Spagnolo, italiano, l'hanno aperto l'11 agosto in via Fillak 120 rosso, una manciata di passi dal ponte. Nei primi tre giorni avevano tanti clienti da disturbare il traffico per strada. Poi è crollato tutto e ora i due giovani lottano per non chiudere. Però le loro arepas, panini di mais cotto alla piastra ripieni di carne sfilacciata, fagioli stufati, platano e formaggio, meritano una visita. Sopra il banco c'è la foto simbolo di Maracaibo, il ponte sulla baia. L'ha progettato Morandi. Alle nove di sera, in un  silenzio medioevale, avanza in via Fillak una processione laica con lumini bianchi e rossi.

E poi andare a dormire
Genova va a dormire presto perché domani si ricomincia. Le prostitute si tengono in disparte. I bimbi sognano il camion bianco rimasto per ultimo sul ponte, estrema versione del soldatino di piombo o del brutto anatroccolo, e piangono perché nessuno voleva portarlo via. "È il simbolo della solitudine e dell'impossibilità di andare avanti", dice Federico Bianchi di Castelbianco, lo psicologo che collabora con il Miur per affrontare il trauma dei bambini di Genova. Ma tu dormi, piccolo, fra poco è l'alba e lo scuolabus non aspetta.   

Sul Venerdì del 19 ottobre 2018