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La Guardia di Rocca di San Marino in alta uniforme (Alessandro Serranò/ Agf) 

San Marino ora rischia un crac titanico

Tangenti. Pil in picchiata. Aziende che chiudono. E banche al collasso, con lo spettro dell'intervento del Fondo monetario. Ma questo non era un paradiso fiscale? Reportage
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SAN MARINO. L'autunno caldo dell'ultima improbabilissima vittima dell'austerity è partito con il botto: "Basta tagli! Prendano i soldi agli evasori, non ai dipendenti pubblici" tuonano gli insegnanti, scesi in sciopero all'inizio dell'anno scolastico. "Siamo stufi di pagare noi per tutti" scrive nero su bianco in un bellicoso documento la Federazione nazionale pensionati. "È l'ora di mobilitarsi!". Prima che si materializzi, sottinteso, lo spettro del Fondo monetario internazionale per salvare il Paese dal crac.

La Grecia? Il Venezuela? L'Argentina? No. Le vie della crisi sono infinite. E sono arrivate dove nessuno si sarebbe mai immaginato: sulla Rocca di San Marino. L'ex terzo Paese più ricco del mondo (nel 2007, mica un secolo fa) naviga - per colpa delle banche su cui aveva costruito la sua fortuna - in pessime acque. "Il bilancio è in sostanziale pareggio" getta acqua sul fuoco il…
SAN MARINO. L'autunno caldo dell'ultima improbabilissima vittima dell'austerity è partito con il botto: "Basta tagli! Prendano i soldi agli evasori, non ai dipendenti pubblici" tuonano gli insegnanti, scesi in sciopero all'inizio dell'anno scolastico. "Siamo stufi di pagare noi per tutti" scrive nero su bianco in un bellicoso documento la Federazione nazionale pensionati. "È l'ora di mobilitarsi!". Prima che si materializzi, sottinteso, lo spettro del Fondo monetario internazionale per salvare il Paese dal crac.

La Grecia? Il Venezuela? L'Argentina? No. Le vie della crisi sono infinite. E sono arrivate dove nessuno si sarebbe mai immaginato: sulla Rocca di San Marino. L'ex terzo Paese più ricco del mondo (nel 2007, mica un secolo fa) naviga - per colpa delle banche su cui aveva costruito la sua fortuna - in pessime acque. "Il bilancio è in sostanziale pareggio" getta acqua sul fuoco il segretario di stato agli affari esteri Nicola Renzi. "Siamo un Paese sano e appetibile". Peccato non basti. Gli scudi fiscali italiani hanno svuotato del 'nerò degli evasori tricolori "la caverna di Ali Babà", come Giulio Tremonti chiamava i forzieri della spericolata finanza sanmarinese, dove dei 14 miliardi custoditi dieci anni fa ne sono rimasti solo 5. Una Tangentopoli locale ha decapitato la classe politica e i partiti che per decenni hanno guidato il paese. Il Pil è crollato del 30 per cento - peggio della Grecia - centinaia di aziende sono fallite. E i nodi stanno arrivando al pettine tutti in una volta sola: solo per risanare la Cassa di Risparmio di San Marino servirebbero 500 milioni. Come dire che ognuno dei 33 mila abitanti (neonati compresi) dovrebbe versare un obolo di 15 mila euro. Soldi che non ci sono, a meno di non smettere di pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici. Risultato: San Marino ha bussato all'Fmi chiedendo, si dice, un assegno da 300 milioni per tappare il buco.

"Abbiamo solo avviato un confronto" minimizza Renzi che aggiunge: "decideremo entro inizio 2019 e non è detto che avremo davvero un programma di assistenza da Washington". L'allarme sulla Rocca, però, è rosso. Le regole di ingaggio del Fondo - scritte nell'ultimo report di Washington sul Titano - le conoscono tutti. E fanno paura: i soldi arrivano in cambio di sacrifici e austerity. "Un taglio alle pensioni, una sforbiciata di 10 milioni alle spese statali" snocciolano ragionieristici i tecnici dell'Fmi. Un calice amarissimo che questo paese grande (per popolazione) come Cernusco sul Naviglio, poco abituato a tirare la cinghia e geloso di un'indipendenza che dura da 800 anni fatica a mandare giù.

"Di burro da tagliare, in teoria, ce n'è ancora molto", assicura un commerciante che vende balestre e pistole ad aria compressa in centro storico dietro garanzia dell'anonimato ("qui ci conosciamo tutti"). "La sanità è gratuita e senza ticket" spiega Renzi "come la scuola. Ai bambini di elementari e medie diamo anche i libri". E un insegnante, per dire, qui guadagna tremila euro. Un lusso difficile da permettersi ora che c'è da tappare il buco delle banche e il lavoro (la disoccupazione è salita dal 6 al 12 per cento) non tira più come una volta. "Quando mi sono diplomato nel 2007 ho ricevuto in poche ore dodici offerte dai big del credito" ricorda Giacomo Agostini, 30enne fondatore di Mister App, dinamicissima startup hi-tech locale. "Oggi invece i giovani vanno all'estero per lavorare".

Il mondo, insomma, si è capovolto. E far passare una dose anche omeopatica di austerity non è facile. Le due mini-patrimoniali varate negli anni scorsi sono state digerite con molta fatica. E i primi accenni di spending review hanno mandato in fibrillazione i sindacati. "La ricetta per far quadrare il bilancio è fatta solo di nuove tasse, patrimoniale, giri di vite fiscali e sulle pensioni più il taglio degli stipendi pubblici" dicono Alessio Muccioli e Milena Frulli segretari del sindacato del pubblico impiego. "Inaccettabile per un Paese dove le famiglie hanno perso nel 2017 oltre tremila euro di reddito".

Le entrate sono pari a 38.900 euro pro/capite, poco meno di Svizzera e Usa. Tutto però è relativo. L'austerity brucia ovunque. E anche il "no" al ricovero nel pronto soccorso sanmarinese di un ferito italiano - scelta che ha scatenato polemiche nei giorni scorsi - è stato letto da molti come un tassello della politica di sacrifici e tagli ai costi imposta in modo preventivo dall'Fmi. "Il segreto di San Marino è che per secoli abbiamo fatto gruppo respingendo persino il Vaticano" dice Roberto Ciavatta, leader dell'opposizione di Movimento Rete che molti danno per strafavorita in caso di elezioni anticipate. "Ma ora che hanno tagliato investimenti e ricerca il Paese è in rivolta e scende in piazza".

"Servono tre anni di transizione ora per stare meglio dopo" afferma con realismo Renzi. "E prima di chiedere sacrifici ai concittadini, dobbiamo risanare le banche e individuare le responsabilità". Non sarà facile. Gli intrecci tra politica e credito a San Marino sono stati spesso al limite dell'incestuoso. "Le forze della conservazione" butta lì sibillino Renzi "hanno tutto da perdere se presenteremo a qualcuno il conto della crisi".

Il motivo? "Le parentele attraversano l'intero sistema. Sono stati permessi comportamenti che altrove sarebbero inaccettabili" ha spiegato dimettendosi l'ex direttore generale della Banca centrale Lorenzo Savorelli. Salvo poi finire pure lui nel mirino dei pm in una complicatissima vicenda che ruota attorno alla Cassa di Risparmio locale (caso che ha sinistre somiglianze con il Monte Paschi di Siena) e a presunti favori al finanziere Francesco Confuorti. Vicenda a base di veline, corvi, perquisizioni della magistratura che ha portato in questi giorni alle polemiche dimissioni del segretario di Stato alle finanze Simone Celli.

Capire chi ha ragione o torto e dove stia il bianco o il nero in un mondo complicato come quello del Titano non è facile. Di sicuro, dice l'Fmi - va rivista tutta la governance del credito che oggi non funziona. Il rischio è che la politica non abbia le spalle abbastanza larghe e il consenso per gestire un cambiamento così drastico. La maggioranza è fatta di giovani dinamici fuoriusciti in buona parte dai vecchi partiti storici azzoppati da Tangentopoli. "Sono le seconde file di quelli che c'erano prima. Siamo al Gattopardo, cambiano volti ma logiche e burattinai sono sempre gli stessi" accusa Ciavatta. Il Fondo in realtà ha riconosciuto all'esecutivo di aver iniziato a fare un buon lavoro. Ma la strada è lunga.

"Il mio sogno è quello di trasformare un ex paradiso fiscale in un paradiso e basta" sottolinea Renzi. E qualche spiraglio di ottimismo c'è. Quest'anno il pil crescerà dell'1,8 per cento, abbiamo creato 600 posti di lavoro. E in fondo nessun risparmiatore, nemmeno gli italiani che avevano messo i soldi da noi, ha mai perso una lira". L'ultimo tratto di questa "traversata nel deserto" - come la chiama lui - iniziata nel 2008 ha alcuni punti fermi: "Non si toccano salute gratuita, istruzione e la multiutility che è stata un ammortizzatore sociale in questo periodo nero". Il resto si discute e ognuno dovrà fare la propria parte. Fondo Monetario, forse, compreso.

"Bisogna rendere più snella una burocrazia che ci ha messo tre mesi a darmi una licenza impedendomi di fatturare" dice Agostini. "Punteremo sul turismo della terza età e del benessere e stiamo negoziando un accordo di associazione con la Ue che ci consentirà di rilanciare le banche. Lussemburgo, in fondo, ha 47 finanziarie..." snocciola Renzi. Bei progetti che rischiano di fare a pugni con la realtà. La bomba ad orologeria delle banche può riesplodere in qualsiasi momento e anche i sanmarinesi lo sanno bene: "Provi ad andare a chiedere agli sportelli di Cerasolo, appena dopo il confine in Italia, quanti di noi hanno portato i soldi lì" dice ridendo il commerciante di balestre. A Roma in effetti, con il governo che traballa e l'Fmi preoccupato per l'incertezza politica e le inchieste giudiziarie sul credito, guardano in molti. "Per l'Italia siamo un'opportunità" conclude Renzi. "E grazie a seimila frontalieri siamo la prima industria dell'Emilia Romagna".

Tradotto in soldoni, se tutto andrà a rotoli, partirà l'sos al grande vicino. Magari l'onnipresente Cdp (Cassa depositi e prestiti che in passato ha già garantito un prestito a San Marino) può dare una mano anche qui. Trecento milioni, in fondo, sono meno dei soldi necessari per salvare Alitalia.

Sul Venerdì del 2 novembre 2018