I paladini della foresta polacca
Pietro Del Re , dal nostro inviato PIETRO DEL REÈ la più antica e selvaggia d'Europa. Ma il governo di Varsavia continua a disboscare, nonostante il divieto dell'Unione europea e la strenua resistenza di un manipolo di coraggiosi. Reportage
BIALOWIEZA (Polonia). Il quartier generale degli "angeli del bosco" sorge tra alberi ciclopici, che s'innalzano fino a quaranta metri da terra e con circonferenze da primato. Consiste in una casa di due piani e in una tenda con dentro una ventina di biciclette. "È pedalando che pattugliamo la foresta, per evitare che le autorità continuino a disboscarla nonostante una sentenza della Corte di giustizia dell'Unione Europea contro lo Stato polacco" spiega Asia Pawluskiewicz, 30 anni, occhi azzurri e capelli nerissimi, attivista di Oboz dla Puszczy, movimento nato un anno e mezzo fa per difendere dalle motoseghe Bialowieza, l'ultima foresta primigenia d'Europa, al confine tra la Polonia e la Bielorussia.
Di questo luogo fiabesco, che è il solo scampolo rimasto del manto verde che secoli fa ricopriva l'intero continente, e che è l'unico luogo dove ancora sopravvive brado il bisonte europeo, soltanto nel 2017 il govern…
Di questo luogo fiabesco, che è il solo scampolo rimasto del manto verde che secoli fa ricopriva l'intero continente, e che è l'unico luogo dove ancora sopravvive brado il bisonte europeo, soltanto nel 2017 il govern…
BIALOWIEZA (Polonia). Il quartier generale degli "angeli del bosco" sorge tra alberi ciclopici, che s'innalzano fino a quaranta metri da terra e con circonferenze da primato. Consiste in una casa di due piani e in una tenda con dentro una ventina di biciclette. "È pedalando che pattugliamo la foresta, per evitare che le autorità continuino a disboscarla nonostante una sentenza della Corte di giustizia dell'Unione Europea contro lo Stato polacco" spiega Asia Pawluskiewicz, 30 anni, occhi azzurri e capelli nerissimi, attivista di Oboz dla Puszczy, movimento nato un anno e mezzo fa per difendere dalle motoseghe Bialowieza, l'ultima foresta primigenia d'Europa, al confine tra la Polonia e la Bielorussia.
Di questo luogo fiabesco, che è il solo scampolo rimasto del manto verde che secoli fa ricopriva l'intero continente, e che è l'unico luogo dove ancora sopravvive brado il bisonte europeo, soltanto nel 2017 il governo di Varsavia ha tagliato 190 mila metri cubi di legna "per farne bancali". Decisamente troppi, anche per la Corte di Lussemburgo, che lo scorso aprile ha emesso una sentenza contro Varsavia per aver consentito un così ampio disboscamento in un luogo così prezioso, minacciandola di una multa di 100 mila euro al giorno se avesse portato avanti la sua campagna di tagli.
Ma per gli ambientalisti è stata solo una mezza vittoria, perché su Bialowieza gravano ancora molte minacce. Con il pretesto di combattere un piccolo coleottero nocivo all'abete rosso, nel 2016 il ministro dell'Ambiente locale aveva annunciato un intensivo quanto improvvido sfruttamento del legname di quest'antica foresta, sebbene per i suoi maestosi patriarchi arborei una decina d'anni fa sia stata riconosciuta patrimonio mondiale dall'Unesco. Il piano del governo, che fino al 2021 prevede "tagli sanitari e rimboschimenti di alberi non necessariamente endemici" ha subito scatenato una pacifica rivolta nel Paese, e appena le motoseghe hanno cominciato a intaccare il bosco s'è formata una sorta di spontanea Occupy Bialowieza, Oboz dla Puszczy, che letteralmente significa "Campo per la foresta". "Improvvisamente è stata presidiata da migliaia di persone di tutte le età e di ogni professione, attori, insegnanti, operai, impiegati e commercianti, che a rischio della loro vita hanno cercato di intralciare il lavoro delle guardie forestali denunciandone i crimini contro questo luogo che assieme al bisonte ospita lupi, linci, alci, cervi rossi, dieci specie di picchi, venti di rapaci, gufi reali, ma anche i più piccoli allocchi del pianeta".
Da allora, gli attivisti trascorrono notti all'addiaccio in attesa che all'alba arrivino i tagliaboschi, s'incatenano ai macchinari dell'Ente forestale, manifestano nelle più grandi città polacche e urlano al mondo la loro rabbia per i crimini ambientali che vedono compiere sotto i loro occhi. Già cinquecento di loro sono stati trascinati in tribunale, semplicemente per aver sostato in una zona vietata ai non addetti al disboscamento o per essersi sdraiati a terra al passaggio di camion carichi di tronchi appena tagliati. "Nessuno di noi è ancora stato condannato, ma per pagare gli avvocati abbiamo speso tanti soldi. Per fortuna, oltre a fornirci biciclette, walkie-talkie e scarpe calde per l'inverno, i donatori ci aiutano anche ad affrontare le spese legali" dice ancora Asia, che una volta arrivata a Bialowieza ha perduto il suo lavoro di sceneggiatrice alla tv polacca perché bollata dalle autorità come "ecoterrorista".
"È vero, la sentenza europea ha fatto spegnere le motoseghe, ma non tutte. Le guardie forestali continuano a disboscare, sia pure più di nascosto rispetto a prima. Dobbiamo vigilare, perché appena si saranno calmate le acque si rimetteranno alacremente al lavoro" dice il biologo Adam Bohdan, robusto trentottenne dagli zigomi sporgenti. È lui a farmi scoprire i misfatti operati nel bosco, percorrendo in bici la cosiddetta "via dei lupi", un sentiero che nell'ultimo anno i camion dell'Ente forestale ha trasformato in una pista larga come una strada a due corsie. "Adesso vogliono asfaltarlo, il che gli faciliterebbe il lavoro creando però un'orrenda cicatrice nella foresta" spiega il biologo. Dopo un'ora di pedalata arriviamo finalmente in un'ampia radura, lastricata di tronchi mozzati. "Molti di questi alberi avevano più di due secoli. Avrebbero almeno dovuto lasciarli lì, affinché il legno morto diventasse nutrimento per la foresta. Ma loro pensano solo a tagliare, vendere e guadagnare".
Agli occhi di un profano, la prima differenza tra questo bosco primario e le nostre pur splendide foreste vetuste è il gran numero di alberi colossali. Ci sono anche da noi, ma quasi sempre isolati, mentre qui compongono il grosso della selva. A Bialowieza le querce rocciose, i pini rossi o i tigli plurisecolari svettano altissimi, stretti uno accanto all'altro. Sorprende anche la stupefacente varietà di specie arboree, che ricorda quella di una giungla tropicale, ma con i colori e le forme dei nostri climi temperati. Alcuni di questi giganti lignei hanno un nome. C'è la quercia Grande Mamamuszi, con una circonferenza di circa sette metri. Ci sono l'Imperatore del Sud e l'Imperatore del Nord. La Quercia di Jagiello è la più famosa, perché si racconta che nel 1410 vi sostò re Ladislao II prima di massacrare a Grunwald i cavalieri dell'Ordine teutonico.
Lasciamo le biciclette e proseguiamo a piedi. Tra felci e arbusti carichi di bacche, Bohdan mi mostra ceppi di mastodonti appena tagliati, che distano l'uno dall'altro anche un centinaio di metri. "È la strategia che hanno adottato per disboscare più segretamente, perché in questo modo è quasi impossibile individuare il taglio adoperando le foto satellitari" spiega Bohdan, il quale teme che là dove ha appena disboscato l'Ente forestale ripianti adesso alberi a crescita rapida, magari provenienti da altre parti del Pianeta. "Il danno compiuto è gravissimo, ma se non si tocca nulla, in un paio di secoli la foresta può rigenerarsi da sé. Con il rimboschimento di specie aliene, il danno diverrebbe invece irreversibile".
Se Bialowieza non è mai stata né bruciata né potata è perché i re polacchi, i granduchi lituani e gli zar russi ne avevano fatto una loro riserva privata per cacciarvi il bisonte. Quando chiedo a Bohdan com'è possibile che il governo ultranazionalista di Varsavia non la consideri un vanto per il Paese, lui risponde che ci sono in gioco altri interessi: "Al momento è parco naturale solo il 15 per cento del bosco, ma esistono progetti per aumentarne la superficie, fino a proteggerlo nella sua interezza. Nel qual caso, l'Ente forestale ne perderebbe il controllo. È anche per questo che fa di tutto per trasformarlo in un banale bosco ceduo". Secondo il biologo c'è anche una componente ideologica nell'atteggiamento biocida del governo di Varsavia. "Anche durante il comunismo Bialowieza veniva pesantemente disboscata. E se lo stesso accade oggi è perché, come allora, si è convinti che per sopravvivere la natura abbia bisogno dell'uomo". Dimenticando che per millenni l'uomo è sopravvissuto proprio grazie a foreste primigenie e selvatiche proprio come questa.
Sul Venerdì del 2 novembre 2018
Di questo luogo fiabesco, che è il solo scampolo rimasto del manto verde che secoli fa ricopriva l'intero continente, e che è l'unico luogo dove ancora sopravvive brado il bisonte europeo, soltanto nel 2017 il governo di Varsavia ha tagliato 190 mila metri cubi di legna "per farne bancali". Decisamente troppi, anche per la Corte di Lussemburgo, che lo scorso aprile ha emesso una sentenza contro Varsavia per aver consentito un così ampio disboscamento in un luogo così prezioso, minacciandola di una multa di 100 mila euro al giorno se avesse portato avanti la sua campagna di tagli.
Ma per gli ambientalisti è stata solo una mezza vittoria, perché su Bialowieza gravano ancora molte minacce. Con il pretesto di combattere un piccolo coleottero nocivo all'abete rosso, nel 2016 il ministro dell'Ambiente locale aveva annunciato un intensivo quanto improvvido sfruttamento del legname di quest'antica foresta, sebbene per i suoi maestosi patriarchi arborei una decina d'anni fa sia stata riconosciuta patrimonio mondiale dall'Unesco. Il piano del governo, che fino al 2021 prevede "tagli sanitari e rimboschimenti di alberi non necessariamente endemici" ha subito scatenato una pacifica rivolta nel Paese, e appena le motoseghe hanno cominciato a intaccare il bosco s'è formata una sorta di spontanea Occupy Bialowieza, Oboz dla Puszczy, che letteralmente significa "Campo per la foresta". "Improvvisamente è stata presidiata da migliaia di persone di tutte le età e di ogni professione, attori, insegnanti, operai, impiegati e commercianti, che a rischio della loro vita hanno cercato di intralciare il lavoro delle guardie forestali denunciandone i crimini contro questo luogo che assieme al bisonte ospita lupi, linci, alci, cervi rossi, dieci specie di picchi, venti di rapaci, gufi reali, ma anche i più piccoli allocchi del pianeta".
Da allora, gli attivisti trascorrono notti all'addiaccio in attesa che all'alba arrivino i tagliaboschi, s'incatenano ai macchinari dell'Ente forestale, manifestano nelle più grandi città polacche e urlano al mondo la loro rabbia per i crimini ambientali che vedono compiere sotto i loro occhi. Già cinquecento di loro sono stati trascinati in tribunale, semplicemente per aver sostato in una zona vietata ai non addetti al disboscamento o per essersi sdraiati a terra al passaggio di camion carichi di tronchi appena tagliati. "Nessuno di noi è ancora stato condannato, ma per pagare gli avvocati abbiamo speso tanti soldi. Per fortuna, oltre a fornirci biciclette, walkie-talkie e scarpe calde per l'inverno, i donatori ci aiutano anche ad affrontare le spese legali" dice ancora Asia, che una volta arrivata a Bialowieza ha perduto il suo lavoro di sceneggiatrice alla tv polacca perché bollata dalle autorità come "ecoterrorista".
"È vero, la sentenza europea ha fatto spegnere le motoseghe, ma non tutte. Le guardie forestali continuano a disboscare, sia pure più di nascosto rispetto a prima. Dobbiamo vigilare, perché appena si saranno calmate le acque si rimetteranno alacremente al lavoro" dice il biologo Adam Bohdan, robusto trentottenne dagli zigomi sporgenti. È lui a farmi scoprire i misfatti operati nel bosco, percorrendo in bici la cosiddetta "via dei lupi", un sentiero che nell'ultimo anno i camion dell'Ente forestale ha trasformato in una pista larga come una strada a due corsie. "Adesso vogliono asfaltarlo, il che gli faciliterebbe il lavoro creando però un'orrenda cicatrice nella foresta" spiega il biologo. Dopo un'ora di pedalata arriviamo finalmente in un'ampia radura, lastricata di tronchi mozzati. "Molti di questi alberi avevano più di due secoli. Avrebbero almeno dovuto lasciarli lì, affinché il legno morto diventasse nutrimento per la foresta. Ma loro pensano solo a tagliare, vendere e guadagnare".
Agli occhi di un profano, la prima differenza tra questo bosco primario e le nostre pur splendide foreste vetuste è il gran numero di alberi colossali. Ci sono anche da noi, ma quasi sempre isolati, mentre qui compongono il grosso della selva. A Bialowieza le querce rocciose, i pini rossi o i tigli plurisecolari svettano altissimi, stretti uno accanto all'altro. Sorprende anche la stupefacente varietà di specie arboree, che ricorda quella di una giungla tropicale, ma con i colori e le forme dei nostri climi temperati. Alcuni di questi giganti lignei hanno un nome. C'è la quercia Grande Mamamuszi, con una circonferenza di circa sette metri. Ci sono l'Imperatore del Sud e l'Imperatore del Nord. La Quercia di Jagiello è la più famosa, perché si racconta che nel 1410 vi sostò re Ladislao II prima di massacrare a Grunwald i cavalieri dell'Ordine teutonico.
Lasciamo le biciclette e proseguiamo a piedi. Tra felci e arbusti carichi di bacche, Bohdan mi mostra ceppi di mastodonti appena tagliati, che distano l'uno dall'altro anche un centinaio di metri. "È la strategia che hanno adottato per disboscare più segretamente, perché in questo modo è quasi impossibile individuare il taglio adoperando le foto satellitari" spiega Bohdan, il quale teme che là dove ha appena disboscato l'Ente forestale ripianti adesso alberi a crescita rapida, magari provenienti da altre parti del Pianeta. "Il danno compiuto è gravissimo, ma se non si tocca nulla, in un paio di secoli la foresta può rigenerarsi da sé. Con il rimboschimento di specie aliene, il danno diverrebbe invece irreversibile".
Se Bialowieza non è mai stata né bruciata né potata è perché i re polacchi, i granduchi lituani e gli zar russi ne avevano fatto una loro riserva privata per cacciarvi il bisonte. Quando chiedo a Bohdan com'è possibile che il governo ultranazionalista di Varsavia non la consideri un vanto per il Paese, lui risponde che ci sono in gioco altri interessi: "Al momento è parco naturale solo il 15 per cento del bosco, ma esistono progetti per aumentarne la superficie, fino a proteggerlo nella sua interezza. Nel qual caso, l'Ente forestale ne perderebbe il controllo. È anche per questo che fa di tutto per trasformarlo in un banale bosco ceduo". Secondo il biologo c'è anche una componente ideologica nell'atteggiamento biocida del governo di Varsavia. "Anche durante il comunismo Bialowieza veniva pesantemente disboscata. E se lo stesso accade oggi è perché, come allora, si è convinti che per sopravvivere la natura abbia bisogno dell'uomo". Dimenticando che per millenni l'uomo è sopravvissuto proprio grazie a foreste primigenie e selvatiche proprio come questa.
Sul Venerdì del 2 novembre 2018