La famiglia spadaccina ha una storia da film
Michele Gravino , di MICHELE GRAVINOGli antenati erano star mondiali. Lui e suo padre hanno insegnato ai divi come duellare sul set. Renzo Musumeci Greco racconta i primi 140 anni di una dinastia della scherma
ROMA. Ci vuole un bel po' di fantasia, ma in certe sere d'autunno, quando i turisti sono già chiusi nei ristoranti e la luce fioca dei lampioni si riflette sui sampietrini bagnati, puoi provare a immaginare di essere un gentiluomo dell'Ottocento che se ne va intabarrato a una lezione di scherma. Puoi incamminarti per via del Seminario, una di quelle strade del centro di Roma strette come un canyon, e bussare al portone di un'accademia d'armi che sta per festeggiare i 140 anni di attività. E pazienza - anzi, meglio - se una volta salito al piano nobile, nella grande sala dai mattoni a vista tappezzata di antiche lame, trofei, ritratti a olio, diplomi, lettere e foto di celebrità con la spada in pugno, non trovi ufficiali in divisa e aristocratici sfaccendati in attesa di un'onta da lavare in duello, ma sorridenti maestri in tuta e ragazzini vocianti e allegrissimi. Che magari di quei gentiluomini sono i pronipoti.
Pronipote d'arte lo &e…
Pronipote d'arte lo &e…
ROMA. Ci vuole un bel po' di fantasia, ma in certe sere d'autunno, quando i turisti sono già chiusi nei ristoranti e la luce fioca dei lampioni si riflette sui sampietrini bagnati, puoi provare a immaginare di essere un gentiluomo dell'Ottocento che se ne va intabarrato a una lezione di scherma. Puoi incamminarti per via del Seminario, una di quelle strade del centro di Roma strette come un canyon, e bussare al portone di un'accademia d'armi che sta per festeggiare i 140 anni di attività. E pazienza - anzi, meglio - se una volta salito al piano nobile, nella grande sala dai mattoni a vista tappezzata di antiche lame, trofei, ritratti a olio, diplomi, lettere e foto di celebrità con la spada in pugno, non trovi ufficiali in divisa e aristocratici sfaccendati in attesa di un'onta da lavare in duello, ma sorridenti maestri in tuta e ragazzini vocianti e allegrissimi. Che magari di quei gentiluomini sono i pronipoti.
Pronipote d'arte lo è di certo l'attuale patron dell'accademia: Renzo Musumeci Greco, 66 asciuttissimi anni, baffo d'ordinanza, camicia azzurra con un fioretto, una sciabola e una spada ricamati al posto del monogramma. Sullo stendardo appeso alla facciata del palazzo la sua faccia campeggia a fianco di quelle, tutte in vario grado baffute, degli antenati spadaccini: il bisnonno siciliano Salvatore Greco di Chiaramonte, eroe garibaldino con tanto di busto al Pincio; i prozii Agesilao e Aurelio, superstar mondiali della scherma a cavallo dei due secoli ("erano i Cristiano Ronaldo dell'epoca"); il padre Enzo, che in qualità di maestro d'armi di Cinecittà fece da istruttore (o da controfigura) a un paio di generazioni di divi italiani e hollywoodiani.
Ciascuno dei Greco fornisce abbastanza materiale per un film: "Mio figlio Enzo" dice Renzo (in casa i nomi tendono a riproporsi), "che fa il regista, sta preparando un soggetto sulla storia della famiglia, una specie di Meglio gioventù tra le lame". Il personaggio più ingombrante è Agesilao, venerato già in vita - morì a quasi 97 anni, nel 1963 - come sommo campione e insieme innovatore della scherma, negli anni cruciali del passaggio da pratica militare e cavalleresca a vero e proprio sport. Fondatore della Federazione scherma italiana, istruttore capo dell'esercito argentino, ammirato e pubblicamente lodato da D'Annunzio, Marinetti, Mussolini, immancabilmente gran dongiovanni, Agesilao Greco trionfò sulle pedane del mondo intero grazie, raccontano le cronache, a un colpo segreto in grado di disarmare qualunque avversario. È con lui che la famiglia debutta al cinema: nel 1913 recitò in un film, L'assalto fatale, in cui naturalmente uccideva in duello un rivale in amore. Gli mancarono titoli olimpici, "ma solo perché de Coubertin aveva escluso i professionisti dalla competizione" precisa oggi il pronipote. "Dopo le Olimpiadi lui sfidava la medaglia d'oro e puntualmente la batteva 10 a 0". Renzo ha fatto in tempo a conoscerlo: "Ai pranzi della domenica ci accoglieva tutto impettito, e per prima cosa ci faceva sentire i muscoli".
Anche Aurelio, fratello minore di Agesilao, ebbe la sua dose di fama, soprattutto per la sua acerrima rivalità con il maestro vercellese Candido Sassone: nel 1922, dopo anni di polemiche, finirono per sfidarsi in un duello al primo sangue. Un breve film muto reperibile su YouTube mostra bene come si svolgessero questi riti: l'arrivo dei duellanti circondati da una folla da stadio, l'irruzione dei gendarmi che sgombrano il campo, la carovana che si trasferisce in una località più appartata, l'assalto sotto gli alberi, il ferimento di Sassone che incassa la sconfitta ma se ne va comunque acclamato dagli spettatori. I giornali ne parlarono per settimane, lo battezzarono "il duello del secolo". Ma era praticamente l'ultimo.
"L'età d'oro del duello cavalleresco finisce con la Prima guerra mondiale" spiega Renzo. "Mio padre Enzo, classe 1911, era l'erede designato degli zii (negli anni 60 otterrà ufficialmente di unire il loro cognome al suo, ndr). Ma non può più contare sui loro nobili allievi: deve inventarsi qualcosa di nuovo. Per fortuna gli viene incontro il cinema". Per Mussolini è un'arma di propaganda fondamentale per esaltare le virtù guerriere del popolo italico. E quindi, giù filmoni in costume, con molte armi e molti duelli. "Enzo frequenta il bel mondo, conosce tanti produttori. E questi si rivolgono a lui perché insegni a tirare di scherma ai divi dell'epoca, come Amedeo Nazzari. O faccia da controfigura a quelli completamente negati, come Gino Cervi".
Enzo Musumeci Greco entra nell'appena fondata Cinecittà nel 1939. Vi resterà fino all'alba dei 70, vivendo nel frattempo tutta la stagione della Hollywood sul Tevere, addestrando divi come Errol Flynn, Tyrone Power, Charlton Heston, orchestrando combattimenti in film come Il corsaro dell'isola verde, Cleopatra, El Cid. "Ha praticamente inventato la figura del maestro d'armi. Il che significa documentarsi per poter mettere in scena tutto, dai duelli a colpi di clava a quelli con la spada laser. Passando per lo spadone medievale a due mani, lo stocco, la striscia, la scimitarra... ogni arma ha un suo stile".
Da suo padre Renzo ha ereditato il mestiere, la collaborazione ormai ottantennale con il Centro sperimentale di cinematografia e, soprattutto, la passione: "Mi contagiò portandomi a sei anni sul set di Ben Hur. Si girava la scena della battaglia navale nella piscina di Cinecittà. Lui urlava ordini a orde di romani e pirati, io gli tenevo il megafono. Non l'ho mai dimenticato".
E oggi? "Per insegnare davvero la scherma a un attore occorrono almeno tre mesi di lavoro: troppa spesa per il budget medio di un film italiano. Il teatro però continua ad aver bisogno di noi, e soprattutto la lirica: in certe opere come il Trovatore, il duello deve starci per forza. E quello è il lavoro più difficile e appassionante, perché i tempi sono dettati dalla musica, non si può sgarrare".
E poi c'è l'Accademia, nella sede storica - che è anche visitabile, su prenotazione, come casa-museo - e in una sala più nuova nel quartiere Prati. "Abbiamo circa 250 allievi, dai 5 ai 75 anni, con buoni risultati nei tornei Master e in quelli paralimpici. A una signora ultrasettantenne, che non tirava da quando aveva sedici anni, è tornata la voglia accompagnando a lezione i nipotini. Dopo tre mesi di lezioni individuali, l'abbiamo spedita ai mondiali di categoria. Con grande soddisfazione e divertimento".
Con il contributo di una fondazione, Musumeci Greco ha lanciato anche l'iniziativa "Scherma senza limiti" per portare il suo sport nelle scuole coinvolgendo ragazzi disabili e normodotati. "La scherma impegna corpo e mente nella stessa misura" dice. "Io dico che è come giocare a scacchi a 200 all'ora: devi escogitare una strategia per ingannare l'avversario, ma farlo in una frazione di secondo. E poi insegna la correttezza, la tolleranza, l'educazione. In pedana non c'è posto per la violenza: per far scattare la lampadina basta esercitare con la lama una pressione di 500 grammi, se colpisci più forte sei squalificato".
Intanto ci si prepara alla tre giorni di celebrazioni per l'anniversario. Il 24 novembre, grande festa per il mondo dello spettacolo. "Abbiamo preparato una sorpresa, inaugureremo la nostra piccola hall of fame" annuncia Renzo. "Penso proprio che a tanti attori italiani farà piacere trovare una targa con il proprio nome accanto a quelli di Tyrone Power o Orson Welles...".
Sul Venerdì del 16 novembre 2018
Pronipote d'arte lo è di certo l'attuale patron dell'accademia: Renzo Musumeci Greco, 66 asciuttissimi anni, baffo d'ordinanza, camicia azzurra con un fioretto, una sciabola e una spada ricamati al posto del monogramma. Sullo stendardo appeso alla facciata del palazzo la sua faccia campeggia a fianco di quelle, tutte in vario grado baffute, degli antenati spadaccini: il bisnonno siciliano Salvatore Greco di Chiaramonte, eroe garibaldino con tanto di busto al Pincio; i prozii Agesilao e Aurelio, superstar mondiali della scherma a cavallo dei due secoli ("erano i Cristiano Ronaldo dell'epoca"); il padre Enzo, che in qualità di maestro d'armi di Cinecittà fece da istruttore (o da controfigura) a un paio di generazioni di divi italiani e hollywoodiani.
Ciascuno dei Greco fornisce abbastanza materiale per un film: "Mio figlio Enzo" dice Renzo (in casa i nomi tendono a riproporsi), "che fa il regista, sta preparando un soggetto sulla storia della famiglia, una specie di Meglio gioventù tra le lame". Il personaggio più ingombrante è Agesilao, venerato già in vita - morì a quasi 97 anni, nel 1963 - come sommo campione e insieme innovatore della scherma, negli anni cruciali del passaggio da pratica militare e cavalleresca a vero e proprio sport. Fondatore della Federazione scherma italiana, istruttore capo dell'esercito argentino, ammirato e pubblicamente lodato da D'Annunzio, Marinetti, Mussolini, immancabilmente gran dongiovanni, Agesilao Greco trionfò sulle pedane del mondo intero grazie, raccontano le cronache, a un colpo segreto in grado di disarmare qualunque avversario. È con lui che la famiglia debutta al cinema: nel 1913 recitò in un film, L'assalto fatale, in cui naturalmente uccideva in duello un rivale in amore. Gli mancarono titoli olimpici, "ma solo perché de Coubertin aveva escluso i professionisti dalla competizione" precisa oggi il pronipote. "Dopo le Olimpiadi lui sfidava la medaglia d'oro e puntualmente la batteva 10 a 0". Renzo ha fatto in tempo a conoscerlo: "Ai pranzi della domenica ci accoglieva tutto impettito, e per prima cosa ci faceva sentire i muscoli".
Anche Aurelio, fratello minore di Agesilao, ebbe la sua dose di fama, soprattutto per la sua acerrima rivalità con il maestro vercellese Candido Sassone: nel 1922, dopo anni di polemiche, finirono per sfidarsi in un duello al primo sangue. Un breve film muto reperibile su YouTube mostra bene come si svolgessero questi riti: l'arrivo dei duellanti circondati da una folla da stadio, l'irruzione dei gendarmi che sgombrano il campo, la carovana che si trasferisce in una località più appartata, l'assalto sotto gli alberi, il ferimento di Sassone che incassa la sconfitta ma se ne va comunque acclamato dagli spettatori. I giornali ne parlarono per settimane, lo battezzarono "il duello del secolo". Ma era praticamente l'ultimo.
"L'età d'oro del duello cavalleresco finisce con la Prima guerra mondiale" spiega Renzo. "Mio padre Enzo, classe 1911, era l'erede designato degli zii (negli anni 60 otterrà ufficialmente di unire il loro cognome al suo, ndr). Ma non può più contare sui loro nobili allievi: deve inventarsi qualcosa di nuovo. Per fortuna gli viene incontro il cinema". Per Mussolini è un'arma di propaganda fondamentale per esaltare le virtù guerriere del popolo italico. E quindi, giù filmoni in costume, con molte armi e molti duelli. "Enzo frequenta il bel mondo, conosce tanti produttori. E questi si rivolgono a lui perché insegni a tirare di scherma ai divi dell'epoca, come Amedeo Nazzari. O faccia da controfigura a quelli completamente negati, come Gino Cervi".
Enzo Musumeci Greco entra nell'appena fondata Cinecittà nel 1939. Vi resterà fino all'alba dei 70, vivendo nel frattempo tutta la stagione della Hollywood sul Tevere, addestrando divi come Errol Flynn, Tyrone Power, Charlton Heston, orchestrando combattimenti in film come Il corsaro dell'isola verde, Cleopatra, El Cid. "Ha praticamente inventato la figura del maestro d'armi. Il che significa documentarsi per poter mettere in scena tutto, dai duelli a colpi di clava a quelli con la spada laser. Passando per lo spadone medievale a due mani, lo stocco, la striscia, la scimitarra... ogni arma ha un suo stile".
Da suo padre Renzo ha ereditato il mestiere, la collaborazione ormai ottantennale con il Centro sperimentale di cinematografia e, soprattutto, la passione: "Mi contagiò portandomi a sei anni sul set di Ben Hur. Si girava la scena della battaglia navale nella piscina di Cinecittà. Lui urlava ordini a orde di romani e pirati, io gli tenevo il megafono. Non l'ho mai dimenticato".
E oggi? "Per insegnare davvero la scherma a un attore occorrono almeno tre mesi di lavoro: troppa spesa per il budget medio di un film italiano. Il teatro però continua ad aver bisogno di noi, e soprattutto la lirica: in certe opere come il Trovatore, il duello deve starci per forza. E quello è il lavoro più difficile e appassionante, perché i tempi sono dettati dalla musica, non si può sgarrare".
E poi c'è l'Accademia, nella sede storica - che è anche visitabile, su prenotazione, come casa-museo - e in una sala più nuova nel quartiere Prati. "Abbiamo circa 250 allievi, dai 5 ai 75 anni, con buoni risultati nei tornei Master e in quelli paralimpici. A una signora ultrasettantenne, che non tirava da quando aveva sedici anni, è tornata la voglia accompagnando a lezione i nipotini. Dopo tre mesi di lezioni individuali, l'abbiamo spedita ai mondiali di categoria. Con grande soddisfazione e divertimento".
Con il contributo di una fondazione, Musumeci Greco ha lanciato anche l'iniziativa "Scherma senza limiti" per portare il suo sport nelle scuole coinvolgendo ragazzi disabili e normodotati. "La scherma impegna corpo e mente nella stessa misura" dice. "Io dico che è come giocare a scacchi a 200 all'ora: devi escogitare una strategia per ingannare l'avversario, ma farlo in una frazione di secondo. E poi insegna la correttezza, la tolleranza, l'educazione. In pedana non c'è posto per la violenza: per far scattare la lampadina basta esercitare con la lama una pressione di 500 grammi, se colpisci più forte sei squalificato".
Intanto ci si prepara alla tre giorni di celebrazioni per l'anniversario. Il 24 novembre, grande festa per il mondo dello spettacolo. "Abbiamo preparato una sorpresa, inaugureremo la nostra piccola hall of fame" annuncia Renzo. "Penso proprio che a tanti attori italiani farà piacere trovare una targa con il proprio nome accanto a quelli di Tyrone Power o Orson Welles...".
Sul Venerdì del 16 novembre 2018