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Manifestazione degli esodati a Roma, sotto il ministero dell'Economia e delle finanze (Cristiano Minichiello / Agf) 

Gabriella e gli ultimi seimila esodati come lei

Quando è passata la Fornero erano 390 mila. Ora restano loro: chi vive di carità, chi a casa dei figli, chi vuole farla finita. Una sola speranza: che la Legge di Bilancio li mandi in pensione
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Gabriella Stojan, milanese, ha lavorato per oltre trent'anni come pr in grandi società e associazioni di categoria; è passata per l'industria farmaceutica, per l'editoria, anche per l'ufficio internazionale dell'Università Bocconi; parla inglese, francese, tedesco e hindi. Nel 2010 ha perso il lavoro dopo un grave incidente e non è più riuscita a ricollocarsi. Ha mandato centinaia di curriculum e tentato ogni genere di lavoro occasionale, dalle sostituzioni di portineria ai call center. Lo Stato le ha offerto corsi di aggiornamento e - da ultimo - 180 euro al mese di sussidio. In poche parole, vive di prestiti e carità. Dovrebbe essere in pensione, invece, per la riforma Fornero, dovrà attendere altri sette anni. Nella sua stessa situazione ci sono altre seimila persone. Come ben sappiamo si chiamano esodati e sono il prodotto di un "errore" straordinario: quando nel 2012 è entrata in vigore la rifor…
Gabriella Stojan, milanese, ha lavorato per oltre trent'anni come pr in grandi società e associazioni di categoria; è passata per l'industria farmaceutica, per l'editoria, anche per l'ufficio internazionale dell'Università Bocconi; parla inglese, francese, tedesco e hindi. Nel 2010 ha perso il lavoro dopo un grave incidente e non è più riuscita a ricollocarsi. Ha mandato centinaia di curriculum e tentato ogni genere di lavoro occasionale, dalle sostituzioni di portineria ai call center. Lo Stato le ha offerto corsi di aggiornamento e - da ultimo - 180 euro al mese di sussidio. In poche parole, vive di prestiti e carità. Dovrebbe essere in pensione, invece, per la riforma Fornero, dovrà attendere altri sette anni. Nella sua stessa situazione ci sono altre seimila persone. Come ben sappiamo si chiamano esodati e sono il prodotto di un "errore" straordinario: quando nel 2012 è entrata in vigore la riforma Fornero, che innalzava sensibilmente l'età pensionabile, 390 mila italiani ultracinquantenni e disoccupati (i più dimessi con un incentivo aziendale, altri semplicemente licenziati) stavano contando i giorni che li separavano dalla pensione. Invece si sono trovati davanti a sette anni senza reddito. Lì per lì, nessuno ci ha creduto fino in fondo. Si diceva: è stata una svista, ora rimedieranno. Il rimedio non è stato risolutivo.

Ora, mentre la legge di bilancio viene discussa in Parlamento, un libro chiede conto del loro destino. Si initola L'esodo (D&M Edizioni. pp. 126, euro 12,90) e lo ha scritto Ciro Formisano, regista e scrittore che si occupa della vicenda dal 2012. Il libro, che segue l'omonimo film premiato con il Globo d'Oro 2018, si ispira alla storia vera di un'esodata con una nipote a carico costretta a chiedere l'elemosina per strada. "È successo a molti" racconta Formisano. "C'è chi è finito a dormire sotto i ponti o in aeroporto; professionisti qualificati che hanno dovuto rivolgersi alla Caritas. Chi non ha avuto la forza di chiedere l'elemosina è svanito nel nulla".

A Carlo Filippa, ex dirigente aziendale, mancava un anno alla pensione quando l'azienda gli ha offerto una buonuscita: "Ho pensato: un anno passa. Con la riforma gli anni sono diventati sei. Senza stipendio, senza pensione, con una famiglia da mantenere. E io sono tra i fortunati, mia moglie lavorava. Ho amici che stavano per comprare casa. Che hanno dovuto far rientrare i figli dall'estero. Qualcuno si è suicidato". Anche Gabriella Stojan ha pensato di farla finita. "Quando è passata la riforma speravo ancora di ritrovare lavoro" racconta oggi. "E ne ero quasi certa quando hanno aperto l'Expo: mi sono detta, ho esperienza, conosco le lingue. Neanche per sogno. Chi ha più di 40 anni un posto non lo ritrova. Ci sono andata da volontaria all'Expo, nella speranza di trovare contatti, ma niente. Ho scritto al sindaco Pisapia, ai sindacati, alla Regione, ai servizi sociali. L'unica cosa che mi hanno fornito sono stati corsi di orientamento. Anche accedere alla Caritas è stato un parto. L'anno scorso avevo la tessera della mensa dei poveri, un euro a cena. Ci andavo tutte le sere, poi ho calcolato che con quello che spendevo facevo prima a fare la spesa al supermercato. Almeno evito la robaccia. Sono arrivata così a 61 anni. È chiaro che non resisterò altri sette".

L. (preferisce restare anonima) vive poco fuori L'Aquila, è vedova e terremotata: "Sono stata licenziata nel 2008, a 52 anni, facevo la commessa da quando ne avevo 16: troppo qualificata per ritrovare lavoro. Nel 2009, il terremoto. Quando è passata la Fornero ho pensato: sono condannata. Ho finito i risparmi di una vita. Ora vivo con le pensione di reversibilità di mio marito, 450 euro, e sono costretta a stare da mia figlia. Non ho più la mia dignità e neanche quel poco per farle un regalo di compleanno. A lei non ho il coraggio di chiedere nulla che non sia strettamente necessario. Vivo come nel braccio della morte, aspetto la fine".

Il punto è che i soldi per mandare in pensione queste persone ci sarebbero. "Dall'ultima salvaguardia sono avanzati circa 720 milioni: ne basterebbe la metà", spiega la coordinatrice del comitato esodati Elide Alboni. Ma temono che la legge di bilancio venga licenziata senza che il Parlamento abbia deliberato un intervento risolutivo. "Il Pd ha presentato un emendamento" fa sapere il deputato dem Claudio Mancini, segretario della commissione Finanze, "e siamo pronti a collaborare con la maggioranza". Ma la maggioranza è pronta a collaborare con l'opposizione? "Il nostro timore" dice Alboni "è che il M5S respinga l'emendamento per le consuete dinamiche parlamentari, e che ci si dimentichi ancora una volta di noi".

Sul Venerdì del 23 novembre 2018