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Una scena di Natale a 5 stelle. Massimo Ghini è il presidente del Consiglio Franco Rispoli 

Massimo Ghini: in "Natale a 5 stelle" sono un premier disposto a tutto

L'attore racconta il suo personaggio nel film di Marco Risi con la sceneggiatura di Enrico Vanzina: "È la storia di un uomo potente che si ritrova dentro un ciclone e per uscirne s'inventa qualsiasi cosa"
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Interpretato da Massimo Ghini, il premier Franco Rispoli non è avvocato, ma commercialista. Non è pugliese, ma romanissimo. Non ha i capelli scuri, ma brizzolati, più un paio di baffetti alla Clark Gable. A occhio nudo, di sovranista ha soltanto la suoneria del cellulare con l'Inno di Mameli. E quando squilla ci tiene a far vedere a tutti che è una chiamata di lavoro, che lui non usa per faccende private il telefonino pagato coi soldi del contribuente. Anzi del "cittadino", parola che ripete con voluttà ossessiva. Lo manda in sollucchero il fatto che nel Grand hotel di Budapest gli abbiano dato la stessa suite nella quale ha dormito Macron. Però quando arriva il conto salato del room service sbotta: "Ma gli extra je l'avete fatti pagà pure a Macron?". Insomma, un cialtronaccio.

Per costruire il personaggio s'è studiato qualche politico in particolare?
"No, non ci interessavano le imitazioni …
Interpretato da Massimo Ghini, il premier Franco Rispoli non è avvocato, ma commercialista. Non è pugliese, ma romanissimo. Non ha i capelli scuri, ma brizzolati, più un paio di baffetti alla Clark Gable. A occhio nudo, di sovranista ha soltanto la suoneria del cellulare con l'Inno di Mameli. E quando squilla ci tiene a far vedere a tutti che è una chiamata di lavoro, che lui non usa per faccende private il telefonino pagato coi soldi del contribuente. Anzi del "cittadino", parola che ripete con voluttà ossessiva. Lo manda in sollucchero il fatto che nel Grand hotel di Budapest gli abbiano dato la stessa suite nella quale ha dormito Macron. Però quando arriva il conto salato del room service sbotta: "Ma gli extra je l'avete fatti pagà pure a Macron?". Insomma, un cialtronaccio.

Per costruire il personaggio s'è studiato qualche politico in particolare?
"No, non ci interessavano le imitazioni tipo Bagaglino né reinterpretare la figura di un politico come hanno fatto Sorrentino e Servillo con Andreotti o Berlusconi. Non è una sceneggiatura scritta ad hoc. Qui si parte dall'ingranaggio geniale di una commedia inglese del 1990 che a sua volta richiama Feydeau, Labiche... C'è gente nascosta negli armadi, dietro le porte. È la storia di un uomo potente che si ritrova dentro un ciclone e per uscirne s'inventa qualsiasi cosa".

Pur di non calare nei sondaggi è disposto a rinnegare amore, famiglia, amicizia, identità sessuale...
"È uno che non respira mai, ragiona sempre su cosa è più giusto fare per restare popolari".

E populisti.
"Sì, ma il suo è l'eterno populismo demagogico del potere. Oggi il potere è nelle mani di questi politici e nel film sono loro a essere graffiati, però potrebbero essere anche altri. Da sempre il compito della commedia è di dire che il re è nudo. Sotto lo sguardo satirico i meccanismi della politica si ripetono sempre identici".

Da uomo molto vicino al Pd, come guarda oggi a quel che ne resta?
"Con lo stato d'animo di chi si aspetta un'intelligente presa di coscienza. Dell'elettorato prima che del partito. Sono in attesa che qualcuno si risvegli".

Ma a forza di ripetere che il Potere si riproduce sempre identico a se stesso non si rischia di dare guazza alla politologia da bar, genere "tanto so' tutti uguali".
"La democrazia è il bene più prezioso. Certo, può succedere che risulti un po' noiosa. Ma l'alternativa a questa noia quale sarebbe?".

Non diciamolo, va'.
"Allora viva la meravigliosa, noiosa democrazia".

Sempre sia lodata. Amen.

Sul Venerdì del 23 novembre 2018