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Il degrado del lungomare di Lavagna (foto Fabio Bussalino) 

La troika dei commissari è un castigo per Lavagna

Sciolto per 'ndrangheta il Consiglio, ora nel paese ligure regna la legalità. Ma solo quella. Perché, tra tagli e rigore, a parte le giostre non si muove più niente. Reportage
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LAVAGNA (Genova). Chiusa la bocciofila. Stangata la banda cittadina. Proibita la sagra dell'Ascensione. Rimossa la bacheca dove un tempo si affiggeva l'Unità. Non fanno sconti a nessuno i tre commissari che amministrano Lavagna dopo lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose. Il gelo del rigore paralizza da oltre due anni Palazzo Franzoni, sede del Comune, dopo decenni di giunte spendaccione che hanno accumulato mutui per una ventina di milioni e altri tre o quattro milioni di debiti per contenziosi persi malamente. Chi è riuscito a ottenere udienza riferisce che la risposta della troika prefettizia è quasi sempre "No". Perché non ci sono soldi, non è legale, non è a norma. Sarà perché è novembre e il clima non aiuta, ma l'evento clou del sabato pomeriggio, oltre alle giostre, è un incontro parrocchiale sull'agopuntura. Un po' poco per una città di oltre 12 …
LAVAGNA (Genova). Chiusa la bocciofila. Stangata la banda cittadina. Proibita la sagra dell'Ascensione. Rimossa la bacheca dove un tempo si affiggeva l'Unità. Non fanno sconti a nessuno i tre commissari che amministrano Lavagna dopo lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose. Il gelo del rigore paralizza da oltre due anni Palazzo Franzoni, sede del Comune, dopo decenni di giunte spendaccione che hanno accumulato mutui per una ventina di milioni e altri tre o quattro milioni di debiti per contenziosi persi malamente. Chi è riuscito a ottenere udienza riferisce che la risposta della troika prefettizia è quasi sempre "No". Perché non ci sono soldi, non è legale, non è a norma. Sarà perché è novembre e il clima non aiuta, ma l'evento clou del sabato pomeriggio, oltre alle giostre, è un incontro parrocchiale sull'agopuntura. Un po' poco per una città di oltre 12 mila abitanti con una lunga e popolare spiaggia sul golfo del Tigullio.

"Non c'è programmazione, è una desolazione. E mancano i controlli: se cado per strada la sera, mi ritrovano il giorno dopo", protesta una residente, che però vuole comparire solo con le iniziali, A. P. Un rancore sordo e anonimo assedia i commissari, che molti considerano ologrammi, "entità astratte", ma ne hanno paura. Per capire come si vive in una città commissariata basta uscire dalla stazione-dormitorio di Lavagna e camminare sulla passeggiata a mare invasa da sabbia, detriti e cartelli stradali abbandonati. La "piastra" che domina il porto è un deserto di erbacce e palme secche, lampioni rotti, fili elettrici che pendono dalle pensiline. Spacciatori e teppisti bivaccano nel porticato Brignardello, come denuncia in una lettera aperta Alessandro Zucchi, 27 anni, volontario in parrocchia. In piazza Cordeviola i nuovi e sgraziati cassonetti di alluminio, che dovrebbero aprirsi solo con una tessera magnetica, sono già fuori uso. Il 16 luglio la processione della Madonna del Carmine, la più sentita nella cattolicissima Lavagna, è passata fra due ali di rifiuti. Gimmi Podestà, vicepresidente del circolo Lavagna Nautica Sport, è in spiaggia con la pala. "Un giorno sono andato in Comune con un topo in mano" racconta. "L'avevo schiacciato facendo retromarcia. Nessuno fa le derattizzazioni, la città è allo sbando totale".

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Il giorno del giudizio fu il 20 giugno 2016, quando l'operazione Conti di Lavagna mandò in carcere Paolo, Antonio, Francesco Nucera e Francesco e Antonio Rodà (quest'ultimo già assolto), accusati di aver creato un "locale" di 'ndrangheta nello storico dominio dei Fieschi sulla sponda sinistra dell'Entella. Ai domiciliari andarono l'ex sindaca Gabriella Mondello, già parlamentare di Forza Italia e poi dell'Udc, il sindaco in carica Pino Sanguineti e il consigliere Massimo Talerico. Venti persone a processo per associazione di stampo mafioso, voto di scambio, traffici illegali di rifiuti e di armi, ventimila pagine di intercettazioni in calabrese che otto periti stanno ancora cercando di tradurre. Nell'indifferenza rassegnata della popolazione, il Comune venne affidato al prefetto Paolo D'Attilio, livornese brusco e sanguigno. A marzo 2017 c'è il decreto di scioglimento e il potere passa a una commissione straordinaria che con qualche rimpasto regnerà fino alle prossime elezioni, maggio 2019.

In totale, tre anni di ordinaria amministrazione che pesano sul declino di una città già in crisi, con scelte anche bizzarre. Il Comune ha troppo personale? Ecco che un bravo bibliotecario viene trasferito allo stato civile, sostituito fra i libri da un impiegato digiuno di servizi culturali. In piazza della Libertà, dove un tempo Lavagna surclassava Sestri Levante per i suoi maxi-banchetti all'aperto, i commissari impongono di demolire tutte le verande. Anche quella, datata 1957, del ristorante Spinnaker, il cui titolare fa ricorso al Tar. Ricorrono, e vincono, i cittadini della frazione di Cavi Borgo, dove i commissari volevano piazzare un'ottantina di migranti in dieci container. Ad assisterli è l'avvocato Daniele Granara, che ha imbastito una ventina di cause contro un "commissariamento imbarazzante, capace solo di creare più problemi di quanti ne abbia risolti, perché è totalmente insensibile alle esigenze della collettività". Raccontano che un arciprete, don Stefano Queirolo, esasperato dal furore legalitario, abbia concluso una predica in Basilica con una domanda provocatoria: "Che ci faccio io in mezzo a tanti immacolati?".

Nella città in odore di mafia, la banda che faceva corsi di musica per una quarantina di bambini si vede dimezzare il contributo comunale ed è costretta a pagare l'affitto e il riscaldamento. La sagra dell'Ascensione, organizzata dalla chiesa di Nostra Signora del Ponte, viene bloccata tre giorni prima. Un campeggio riceve l'ingiunzione di chiusura il 27 luglio, quando ha già un migliaio di ospiti, perché non ha l'agibilità. La sala Rocca non può più essere usata dall'Auser per il ballo degli anziani. La sede del Genoa Club viene messa a bando.

Ma gli attuali commissari Fabrizia Triolo, Gianfranco Parente e Marco Serra, che vivono in città due giorni alla settimana ciascuno, non ci stanno a passare per un feroce comitato di salute pubblica. Triolo, viceprefetto a Savona, arrivata a Lavagna a settembre, è gentile ma ferma: "I commissariamenti comportano sempre alterazioni della vita politica e sociale. Abbiamo un piano di riequilibrio, cerchiamo di non incidere sui servizi essenziali. Quest'anno abbiamo dovuto aumentare Imu e Tosap, ma non abbiamo toccato mense scolastiche o scuolabus. La bocciofila? Aveva un contratto di affitto di mille lire, ora si farà una gara. La sala Rocca? Era inagibile. Tutto si può migliorare, ma mi sembra che la macchina comunale stia andando avanti".

Nel 2014 il Comune aveva un indebitamento pro capite altissimo, 703 euro. Oggi non si sa. Restano da recuperare 9 milioni di tributi evasi e soprattutto bisogna controllare meglio il porto, vero peccato originale di Lavagna: la concessione scadrà nel 2024, toccherà alla prossima giunta occuparsene.  Nella sede del circolo Pd "Massimo Boggiano", cinquanta iscritti, il segretario Marco Ostigoni e il leader della Federazione del Tigullio Alessio Chiappe spiegano la strategia per riconquistare il Comune con un'alleanza trasversale senza insegne di partito, Officina lavagnese, costruita dal basso ascoltando i residenti che nel 2014 bocciarono il centrosinistra dopo i dieci anni della giunta di Giuliano Vaccarezza. Il Pd ha incontrato i commissari per chiedere consigli su una gestione a prova di inchieste, ma la risposta sarebbe stata quasi beffarda: "Appena ce ne andremo il malaffare rientrerà a palazzo".

Come dire: dopo di noi il diluvio. Lavagna come Malebolge, inferno dantesco di corruzione endemica? Gabriella Mondello è ricandidabile malgrado il processo in corso. All'epoca della contestata telefonata a Paolo Nucera, nell'aprile 2014, non aveva incarichi pubblici. Era stata sindaca per 24 anni, consigliera per altri dieci, deputata per tre legislature, ma in quei giorni era soltanto sciâ Gabriella, ex campionessa di Rischiatutto e insegnante di lettere al liceo. Giura di non volersi ripresentare, "ho 74 anni, faccio la nonna, sono stanca", ma sa di avere ancora un popolo di fedelissimi che si ricordano di quando lei li aiutava a trovare casa o lavoro, a sistemare i figli e i nipoti, e la vedevano arrivare a tutti i matrimoni e funerali. Quelli che "la 'ndrangheta in Liguria non esiste", e Paolo Nucera "è un gran lavoratore, praticamente un santo". Minuta ma tenace, Mondello ha affisso vicino al municipio un poster con l'ingrandimento di un'intervista rilasciata al Secolo XIX in cui annuncia un documentario sulla sua vita politica e dichiara: "Tutto quello che si vede a Lavagna l'ho fatto io". I commissari lo hanno rimosso: la bacheca non era a norma.

Sul Venerdì del 23 novembre 2018