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John Berger (Ulf Andersen/ Getty Images) 

John Berger, lo sguardo politico sull'arte

Speciale Libri. Negli inferni dipinti da Hieronymus Bosch leggeva una profezia del mondo dominato da media e mercato. In una raccolta i Ritratti di un grande irregolare. Capace di dare un senso a tutte le immagini
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Francis Haskell è stato uno degli storici dell'arte europei più innovativi e influenti del Novecento. Per quanto compatibile con la naturale eterodossia di un professore di Oxford (con una madre russa, per giunta), egli è stato un accademico ortodosso e un maestro insuperato della lettura storica dell'opera d'arte. Eppure, proprio Haskell si è lasciato sfuggire una confessione straordinariamente illuminante: "Per conservare vivi e funzionanti i nostri rapporti con gli antichi maestri, in ultima analisi, è necessario forzarli". Ma cosa vuol dire forzarli? Ebbene, recensendo un libro dell'irregolare, liberissimo John Berger (sulla New York Review of Books nel 1969), il severissimo e integrato Haskell scrisse che i tre volumi che Berger aveva dedicato a Ernst Neizvestny, a Renato Guttuso e a Pablo Picasso "rappresentano una specie di trilogia sui problemi dell'artista di sinistra nella nostra società. Tutti e tr…
Francis Haskell è stato uno degli storici dell'arte europei più innovativi e influenti del Novecento. Per quanto compatibile con la naturale eterodossia di un professore di Oxford (con una madre russa, per giunta), egli è stato un accademico ortodosso e un maestro insuperato della lettura storica dell'opera d'arte. Eppure, proprio Haskell si è lasciato sfuggire una confessione straordinariamente illuminante: "Per conservare vivi e funzionanti i nostri rapporti con gli antichi maestri, in ultima analisi, è necessario forzarli". Ma cosa vuol dire forzarli? Ebbene, recensendo un libro dell'irregolare, liberissimo John Berger (sulla New York Review of Books nel 1969), il severissimo e integrato Haskell scrisse che i tre volumi che Berger aveva dedicato a Ernst Neizvestny, a Renato Guttuso e a Pablo Picasso "rappresentano una specie di trilogia sui problemi dell'artista di sinistra nella nostra società. Tutti e tre contengono idee stimolanti, ma i lettori che alla parola di Che Guevara, Frantz Fanon e compagni danno molta meno importanza dell'autore giudicheranno che la parte migliore in tutti e tre i libri è la descrizione intelligente e sensibile delle opere d'arte". Ora, conoscendo il modo in cui Berger è stato capace di tradurre in parole le opere d'arte, c'è da credere che Haskell apprezzasse proprio il modo di forzare i rapporti che ci legano a esse, tanto più impressionante quando viene applicato ad artisti del passato.

Oggi il lettore italiano può capire quanto Haskell avesse ragione, in quella ormai lontanissima recensione. Il Saggiatore ha infatti opportunamente tradotto Portraits, una meravigliosa raccolta di scritti di Berger sull'arte che si scalano dal 1952 al 2016, cioè alla vigilia della morte (Ritratti, a cura di Tom Overton, edizione italiana e traduzione di Maria Nadotti, pp. 656, euro 45). Scrittore di successo e pittore a sua volta, John Berger è stato un grande critico d'arte fuori dagli schemi: fuori dall'accademia, e fuori dalle ovvietà. La definizione gli stava stretta, come scrive egli stesso nella scoppiettante prefazione al volume: "Non ho mai sopportato di essere definito un critico d'arte. È vero che per un decennio o più ho scritto regolarmente di artisti, mostre, esposizioni nei musei su giornali e riviste, dunque il termine è giustificato. Ma, nell'ambiente in cui sono cresciuto fin da adolescente, dare del critico d'arte a qualcuno equivaleva a un insulto. Il critico d'arte era un tizio che sparava giudizi e pontificava su cose di cui sapeva poco o nulla. Non era spregevole come un mercante d'arte, ma era un rompicoglioni".

In un certo senso aveva ragione: l'ambigua etichetta di "critico d'arte" non viene mai in mente leggendo i testi - profondi, a tratti strazianti - di questa raccolta di ritratti: ritratti di opere, di artisti, e in fondo di se stesso, in forma di recensioni di mostre, poesie, pezzi teatrali, riflessioni ad alta voce, dialoghi epistolari o diretti. Una raccolta illustrata rigorosamente in bianco e nero perché "nel consumistico mondo odierno, le riproduzioni patinate a colori tendono a ridurre ciò che mostrano ad articoli di una lussuosa brochure per milionari". Sorprendentemente, in questo fiume di parole visceralmente legate alle vicende del Novecento e sempre profondamente politiche, non accade mai che la "forzatura" dell'opera divenga violenta, gratuita, totalizzante. Il risultato è che il lettore chiude il libro sentendo più vicine centinaia di opere d'arte, di venti secoli: dai ritratti del Fayyum del I secolo dopo Cristo alla crocifissione di Antonello da Messina, alle carni terribili di Francis Bacon.

Un esempio. Nel 1999 Berger pubblicò un saggio sulla rivista scientifica Race and Class, definita "uno dei pochi ponti tra la ricerca accademica e il ghetto". Quel saggio non era su opere contemporanee, ma sul Trittico delle delizie di Hieronymus Bosch, il terribile pittore visionario fiammingo, contemporaneo di Leonardo e Raffaello. Berger sapeva bene che, per quante ipotesi e ricerche siano state fatte, nessuno è in grado di spiegare fino in fondo la spaventosa visione di Bosch. E così egli costruisce uno sguardo attraverso il quale "forzare" i rapporti dei suoi lettori con quel quadro, con la sua parte più atroce, quella che rappresenta l'inferno: "Questo inferno è diventato una strana profezia del clima mentale che la globalizzazione e il nuovo ordine economico hanno imposto al mondo sul finire del nostro secolo. Lasciate che provi a spiegare come. Il simbolismo impiegato nel dipinto non c'entra. Se la visione che Bosch ha dell'inferno è profetica, la profezia non sta tanto nei dettagli - che pure sono ossessivi e grotteschi - quanto nell'insieme... Le sorprese e le sensazioni sono ovunque, ma manca una qualsiasi via d'uscita. Niente porta a niente: tutto si interrompe. Siamo di fronte a una specie di delirio spaziale. Confrontate questo spazio con quello dell'inserto pubblicitario standard, o del notiziario tipo della Cnn, o di qualsiasi commento alle notizie del giorno proposto dai mezzi di informazione di massa. La stessa incoerenza, la stessa giungla di emozioni sconnesse tra loro, lo stesso parossismo. La profezia di Bosch annuncia l'immagine del mondo che ci viene comunicata oggi dai media sotto l'impatto della globalizzazione, con il suo criminale bisogno di vendere incessantemente. Somigliano entrambe a un puzzle i cui miseri pezzi non stanno insieme". Non si tratta, insomma, di spiegare Bosch: ma di farlo parlare al nostro cuore. E, in questo, i Ritratti di John Berger sono davvero insuperabili.

Speciale libri sul Venerdì del 30 novembre 2018