Manoscritto Voynich: sei secoli di bufale e misteri
Michele Gravino , di MICHELE GRAVINOSpeciale Libri. Piante immaginarie, bagnanti nude, e un testo scritto in un alfabeto indecifrabile: in libreria l’edizione integrale del codice del Quattrocento che ha fatto impazzire generazioni di studiosi
È un trattato di erboristeria. O di astrologia. O di ginecologia. O di teologia slava. Nasconde i segreti degli alchimisti. O quelli dei catari. È scritto in latino, ma semplificato. O in inglese medievale. O in un dialetto fiammingo. O in ucraino, ma senza le vocali. Lo ha scritto e disegnato Ruggero Bacone, filosofo inglese del Duecento. O John Dee, mago e astrologo della regina Elisabetta I. E perché non Leonardo da Vinci in persona? Forse però è un falso del primo Novecento. E invece no, è autentico, ma non significa niente.
Sono solo alcune delle ipotesi avanzate negli anni a proposito del Manoscritto Voynich, di cui l'editore Bompiani pubblica la riproduzione integrale a colori, opportunamente sottotitolata Il codice più misterioso ed esoterico del mondo (pp. 294, euro 40). Per capire perché basta sfogliare, se non l'originale in pergamena (oggi conservato alla Beinecke Library dell'Università di Yale) a…
Sono solo alcune delle ipotesi avanzate negli anni a proposito del Manoscritto Voynich, di cui l'editore Bompiani pubblica la riproduzione integrale a colori, opportunamente sottotitolata Il codice più misterioso ed esoterico del mondo (pp. 294, euro 40). Per capire perché basta sfogliare, se non l'originale in pergamena (oggi conservato alla Beinecke Library dell'Università di Yale) a…
È un trattato di erboristeria. O di astrologia. O di ginecologia. O di teologia slava. Nasconde i segreti degli alchimisti. O quelli dei catari. È scritto in latino, ma semplificato. O in inglese medievale. O in un dialetto fiammingo. O in ucraino, ma senza le vocali. Lo ha scritto e disegnato Ruggero Bacone, filosofo inglese del Duecento. O John Dee, mago e astrologo della regina Elisabetta I. E perché non Leonardo da Vinci in persona? Forse però è un falso del primo Novecento. E invece no, è autentico, ma non significa niente.
Sono solo alcune delle ipotesi avanzate negli anni a proposito del Manoscritto Voynich, di cui l'editore Bompiani pubblica la riproduzione integrale a colori, opportunamente sottotitolata Il codice più misterioso ed esoterico del mondo (pp. 294, euro 40). Per capire perché basta sfogliare, se non l'originale in pergamena (oggi conservato alla Beinecke Library dell'Università di Yale) almeno questo elegante volume. Il codice è composto da 102 pagine (anzi folii, alcuni dei quali ripiegati su se stessi; 14 sono andati perduti) e decorato da enigmatiche illustrazioni: disegni di piante, di costellazioni, di fasi lunari, bizzarrissime scene con sfilze di donne nude che fanno il bagno. Ma il mistero principale è il testo che le accompagna: migliaia di parole scritte in un alfabeto totalmente inventato, e che nessuno finora è riuscito a decifrare.
Partiamo dalle certezze, o almeno dalle ricostruzioni più attendibili. La datazione al radiocarbonio prova che la pergamena risale alla prima metà del Quattrocento: sull'autore c'è buio pesto, ma alcuni dettagli fanno pensare che il manoscritto sia stato confezionato in Austria o nell'Italia del Nord. A fine Cinquecento sarebbe stato venduto (non si sa da chi) a Rodolfo II d'Asburgo, imperatore bibliofilo e occultista, il quale lo avrebbe poi regalato a un suo medico personale. Da qui, attraverso varie eredità, passò con certezza a un erudito praghese, che nel 1665 lo spedì a Roma al gesuita Athanasius Kircher, uno dei grandi dotti del suo tempo, perché lo decifrasse. Kircher non ci riuscì ma il libro se lo tenne. Dalla sua biblioteca, dopo altre peripezie, il manoscritto finì al collegio gesuitico di Villa Mondragone, vicino Frascati. Dove, nel 1912, lo scovò e acquistò l'antiquario polacco Wilfid Voynich, che lo rese celebre ma morì - anche lui - senza venirne a capo.
Insieme a Voynich e dopo di lui nell'ultimo secolo ci hanno provato centinaia di storici, scienziati, filologi, botanici, linguisti, archivisti, esperti di alchimia e magia, complottisti, ufologi, criptologi militari che già avevano decifrato il codice nazista Enigma, pionieri dell'informatica ingaggiati dall'Ibm. La facilità di comunicazione e consultazione consentita da Internet ha naturalmente moltiplicato sia gli studi seri sia le bufale: un quadro completo di teorie e interpretazioni è disponibile al sito www.voynich.nu. Ma i grandi interrogativi restano irrisolti: quante delle piante disegnate sono reali e quante immaginarie? Che cosa raffigura quel complicato sistema di vasche comunicanti in cui si bagnano le donnine? Da quanti caratteri è composto l'alfabeto Voynich e quale lingua dovrebbe rappresentare?
Gli stessi testi che accompagnano il libro Bompiani giungono a conclusioni differenti. Nella prefazione l'esperto americano Stephen Skinner si dice abbastanza certo che il libro sia "il vademecum di lavoro di un medico-erborista-astrologo vissuto in Italia settentrionale". Le illustrazioni di bagnanti rappresenterebbero il mikveh, il bagno rituale di purificazione cui si sottopongono le donne ebree; e l'origine ebraica del manoscritto sarebbe confermata dall'assenza di iconografia cristiana. Il testo, conclude Skinner, "verrà decifrato... perché sono sicuro che non si tratti di un insieme di segni privi di significato". Ma nella postfazione, gli altrettanto esperti Rafal T Prinke e René Zandbergen adombrano l'ipotesi opposta, e con argomenti altrettanto stringenti: se nemmeno i computer più potenti riescono a decrittarlo, non sarà che l'autore ci prende in giro da sei secoli? Il mistero Voynich continua.
Speciale Libri sul Venerdì del 30 novembre 2018
Sono solo alcune delle ipotesi avanzate negli anni a proposito del Manoscritto Voynich, di cui l'editore Bompiani pubblica la riproduzione integrale a colori, opportunamente sottotitolata Il codice più misterioso ed esoterico del mondo (pp. 294, euro 40). Per capire perché basta sfogliare, se non l'originale in pergamena (oggi conservato alla Beinecke Library dell'Università di Yale) almeno questo elegante volume. Il codice è composto da 102 pagine (anzi folii, alcuni dei quali ripiegati su se stessi; 14 sono andati perduti) e decorato da enigmatiche illustrazioni: disegni di piante, di costellazioni, di fasi lunari, bizzarrissime scene con sfilze di donne nude che fanno il bagno. Ma il mistero principale è il testo che le accompagna: migliaia di parole scritte in un alfabeto totalmente inventato, e che nessuno finora è riuscito a decifrare.
Partiamo dalle certezze, o almeno dalle ricostruzioni più attendibili. La datazione al radiocarbonio prova che la pergamena risale alla prima metà del Quattrocento: sull'autore c'è buio pesto, ma alcuni dettagli fanno pensare che il manoscritto sia stato confezionato in Austria o nell'Italia del Nord. A fine Cinquecento sarebbe stato venduto (non si sa da chi) a Rodolfo II d'Asburgo, imperatore bibliofilo e occultista, il quale lo avrebbe poi regalato a un suo medico personale. Da qui, attraverso varie eredità, passò con certezza a un erudito praghese, che nel 1665 lo spedì a Roma al gesuita Athanasius Kircher, uno dei grandi dotti del suo tempo, perché lo decifrasse. Kircher non ci riuscì ma il libro se lo tenne. Dalla sua biblioteca, dopo altre peripezie, il manoscritto finì al collegio gesuitico di Villa Mondragone, vicino Frascati. Dove, nel 1912, lo scovò e acquistò l'antiquario polacco Wilfid Voynich, che lo rese celebre ma morì - anche lui - senza venirne a capo.
Insieme a Voynich e dopo di lui nell'ultimo secolo ci hanno provato centinaia di storici, scienziati, filologi, botanici, linguisti, archivisti, esperti di alchimia e magia, complottisti, ufologi, criptologi militari che già avevano decifrato il codice nazista Enigma, pionieri dell'informatica ingaggiati dall'Ibm. La facilità di comunicazione e consultazione consentita da Internet ha naturalmente moltiplicato sia gli studi seri sia le bufale: un quadro completo di teorie e interpretazioni è disponibile al sito www.voynich.nu. Ma i grandi interrogativi restano irrisolti: quante delle piante disegnate sono reali e quante immaginarie? Che cosa raffigura quel complicato sistema di vasche comunicanti in cui si bagnano le donnine? Da quanti caratteri è composto l'alfabeto Voynich e quale lingua dovrebbe rappresentare?
Gli stessi testi che accompagnano il libro Bompiani giungono a conclusioni differenti. Nella prefazione l'esperto americano Stephen Skinner si dice abbastanza certo che il libro sia "il vademecum di lavoro di un medico-erborista-astrologo vissuto in Italia settentrionale". Le illustrazioni di bagnanti rappresenterebbero il mikveh, il bagno rituale di purificazione cui si sottopongono le donne ebree; e l'origine ebraica del manoscritto sarebbe confermata dall'assenza di iconografia cristiana. Il testo, conclude Skinner, "verrà decifrato... perché sono sicuro che non si tratti di un insieme di segni privi di significato". Ma nella postfazione, gli altrettanto esperti Rafal T Prinke e René Zandbergen adombrano l'ipotesi opposta, e con argomenti altrettanto stringenti: se nemmeno i computer più potenti riescono a decrittarlo, non sarà che l'autore ci prende in giro da sei secoli? Il mistero Voynich continua.
Speciale Libri sul Venerdì del 30 novembre 2018