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Agricoltura biodinamica, quello che c'è da sapere

Pratica sostenibile e utile o disciplina esoterica? Dopo le polemiche per il convegno al Politecnico di Milano, inchiesta tra ricercatori pro e contro. Con qualche sorpresa
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Prendete un corno di vacca che abbia partorito e riempitelo di letame stagionato.  Seppellitelo in inverno, ed esumatelo sei mesi dopo, così che abbia ben assorbito lo spirito vitale del terreno. Estraetene il contenuto e scioglietelo in qualche  litro di acqua calda, "dinamizzandolo" con il mescolamento, spruzzate poi il tutto sui campi per incrementarne la fertilità".  Una magia medioevale? O forse il rito suggerito da un Veda indiano? No, è la ricetta per il cornoletame, il cui uso, insieme a quello di altri otto composti di simile preparazione,  è uno dei precetti irrinunciabili dell'agricoltura biodinamica, inventata nel 1924  dal filosofo austriaco (ma sapeva anche di chimica, fisica e biologia) Rudolf Steiner, oggi forse più noto per le scuole che portano il suo nome.

Steiner fu anche il fondatore dell'antroposofia, che si proponeva di studiare "scientificamente" la dimensione spiritua…
Prendete un corno di vacca che abbia partorito e riempitelo di letame stagionato.  Seppellitelo in inverno, ed esumatelo sei mesi dopo, così che abbia ben assorbito lo spirito vitale del terreno. Estraetene il contenuto e scioglietelo in qualche  litro di acqua calda, "dinamizzandolo" con il mescolamento, spruzzate poi il tutto sui campi per incrementarne la fertilità".  Una magia medioevale? O forse il rito suggerito da un Veda indiano? No, è la ricetta per il cornoletame, il cui uso, insieme a quello di altri otto composti di simile preparazione,  è uno dei precetti irrinunciabili dell'agricoltura biodinamica, inventata nel 1924  dal filosofo austriaco (ma sapeva anche di chimica, fisica e biologia) Rudolf Steiner, oggi forse più noto per le scuole che portano il suo nome.

Steiner fu anche il fondatore dell'antroposofia, che si proponeva di studiare "scientificamente" la dimensione spirituale della realtà fisica. E anche la biodinamica, nata nel 1924, è un confuso mix fra scienza e spiritualismo, che affianca a validi principi di agroecologia, concetti esoterici di "energie vitali" e "forze cosmiche". Non sorprende quindi che quando, qualche settimana fa, il Politecnico di Milano ha accettato di ospitare un convegno sulla biodinamica, disciplina seguita da 4.100 aziende agricole in Italia (sulle 60 mila biologiche totali), sia scoppiata una polemica, innescata dalla senatrice a vita ed eminente biologa, Elena Cattaneo, a cui si sono associati decine di altri ricercatori e docenti.

"La biodinamica è una sorta di omeopatia agricola" sintetizza Luigi Mariani, professore di Storia dell'agricoltura all'Università di Milano, "fondata su convinzioni esoteriche di cento anni fa, prive di qualsiasi base scientifica. È incomprensibile che se ne sia discusso in una sede prestigiosa come il Politecnico. Si è data così una credibilità immeritata a questa minuscola frazione dell'agricoltura italiana, che campa vendendo a caro prezzo la sua inesistente superiorità nutrizionale ed ecologica rispetto all'agricoltura science-based. Quella, per intenderci, che fa andare avanti il Made in Italy del cibo e rifornisce gli scaffali dei supermercati".

Ma la questione si è complicata quando, in difesa dell'autonomia dell'Università e del diritto-dovere della scienza di esplorare ogni campo della realtà, si sono schierati altre decine di ricercatori, esperti e titolati quanto i primi, oltre a opinionisti come Michele Serra. "L'agricoltura vive un momento critico, in cui è chiamata a produrre sempre di più, ma limitando i danni ad ambiente e clima" dice Claudia Sorlini, che è stata preside della facoltà di agraria a Milano e prima firmataria del contro-appello a favore del convegno. "Dobbiamo quindi studiare ogni approccio, ascoltare e far dialogare tutti, per individuare gli elementi utili a creare l'agricoltura sostenibile, ma ad alta produttività, di cui abbiamo disperato bisogno".

Quando si legge che Steiner proponeva di combattere gli animali dannosi bruciandone alcuni e spargendone le ceneri nel campo o che per la prevenzione delle malattie delle piante indicava corteccia di quercia maturata in un cranio di bue, le possibilità di dialogo sembrano però scarse. "Ed è un errore, perché Steiner stesso non presentò le sue idee come dogmi, ma invitò tutti a verificarle" dice Carlo Triarico, storico della scienza, agricoltore e presidente dell'Associazione per l'agricoltura biodinamica. "Oggi la biodinamica prevede nei suoi disciplinari solo una parte delle indicazioni originali, quelle validate dalla pratica, e chiede alla ricerca di verificarle e dare un supporto scientifico per potenziarne gli effetti".

Questo approccio laico sembra ispirare la versione americana delle linee guida di Demeter, l'associazione che certifica l'adesione delle aziende agricole ai principi biodinamici: qui ci si limita infatti a illustrare le procedure steineriane, senza avventurarsi in spiegazioni esoteriche. Nella versione italiana si leggono invece cose come "l'achillea (maturata in vescica di cervo) permette al terreno di entrare in un rapporto di relazione con il cosmo" o "il potassio ha il compito di smorzare il corpo eterico, così che il corpo astrale possa agire liberamente".

Sembra cioè che la biodinamica  debba ancora decidere se essere una disciplina esoterica o science-based, visto che essere tutte e due insieme non è possibile. Detto questo, offre davvero vantaggi rispetto alle altre tecniche agricole, e in particolare a quelle biologiche "non spirituali"? La cosa è difficile da stabilire, perché agricoltura biodinamica e biologica condividono gran parte delle tecniche di coltivazione. "Ma in più noi dedichiamo alla biodiversità naturale almeno  un decimo del terreno, restringiamo ancora il numero di fertilizzanti e pesticidi permessi, per esempio evitando quasi del tutto il rame, e puntiamo all'autosufficienza ecologica: integrando allevamento e agricoltura, l'azienda deve mantenere la propria fertilità quasi senza apporti esterni" spiega Triarico.

Qualche tentativo di valutare l'efficacia della biodinamica, in realtà, è stato fatto:  il professore di agronomia Gaio Cesare Pacini, dell'Università di Firenze, ha censito 147 ricerche sul tema dal 1990 a oggi, contro le 5.500 sull'agricoltura biologica. "Con così pochi studi è difficile arrivare a una conclusione certa, ma ci sono indizi che la biodinamica offra dei vantaggi  per quanto riguarda la  salute del suolo, un fattore importante per un'agricoltura sostenibile".

Uno dei migliori studi di confronto disponibili  è il trial Dok, condotto dal 1978 dal Research Institute of Organic Agriculture svizzero, coltivando terreni simili in modo convenzionale, biologico e biodinamico: mentre il convenzionale è risultato produrre un 20 per cento in più, ma con una perdita di circa il 25 per cento di humus del suolo, rispetto a biologico e biodinamico, fra queste due non sono state rilevate differenze in termini di resa. Entrambi i metodi di coltivazione sembrano invece fertilizzare troppo poco, deprivando progressivamente il terreno di azoto, fosforo e potassio, il che solleva dubbi sull'obiettivo biodinamico di arrivare a una fattoria-organismo, che  funzioni senza apporti esterni. In compenso il suolo biodinamico è risultato essere il meglio strutturato, il  più ricco di vita e il più stabile dei tre, il che, però, in parte può dipendere dal minore uso di pesticidi e fertilizzanti minerali e dalle lavorazioni meccaniche più leggere. Ma non potrebbe essere anche merito dei preparati di Steiner?

Ha provato a capirlo Alessandro Piccolo, professore di chimica agraria all'Università di Napoli Federico II, analizzando il più famoso di questi, il cornoletame: "Non abbiamo trovato nulla di particolare per quanto riguarda i microorganismi, però contiene composti simili alle auxine, gli ormoni vegetali, e derivati fenolici della lignina, noti per il loro effetto di stimolo della crescita vegetale, anche in piccole quantità. È probabile quindi che il cornoletame sia biologicamente attivo, magari agendo in quel processo ancora largamente sconosciuto che è l'interazione fra humus, radici e microorganismi del suolo, indispensabile alle piante per assorbire nutrienti. Visto che anche gli altri preparati di Steiner contengono sostanze vegetali, animali e minerali macerate insieme, non mi meraviglierei se avessero anch'essi proprietà fitostimolanti. Ma simil-auxine e fenoli sono presenti anche nei normali compost vegetali, che prepariamo di routine nel nostro Centro di ricerca sull'humus: quello da scarti di peperoni o pomodori, per esempio, ne è particolarmente ricco. E il compost, abbassando il pH del terreno, favorisce anche l'assorbimento del fosforo nelle piante".

Insomma, per raggiungere un'agricoltura sostenibile  il compost sembra essere indispensabile, energie cosmiche e spiriti vitali no.

Sul Venerdì del 7 dicembre 2018