Tuoni, fulmini e saette. Ora l'Islanda si affida a Thor
Daniele Castellani Perelli , dal nostro inviato DANIELE CASTELLANI PERELLINell'isola ha sempre più adepti Ásatrú, la religione degli antichi dèi del Valhalla. Piace molto alle destre, ma il capo non ci sta: "Siamo stati i primi a sposare i gay..."
REYKJAVIK. Erano i giorni di Natale del 1972. Sveinbjörn Beinteinsson e Þorsteinn Guðjónsson si infilarono tra le strade gelate della capitale islandese, fecero visita all'allora ministro della giustizia e degli affari ecclesiastici e gli consegnarono la loro richiesta. Il ministro pensò a uno scherzo: davvero volevano che lo Stato riconoscesse ufficialmente Ásatrú, la religione degli antichi dèi pagani nordici, quella di Thor e Odino? Li congedò con una vaga richiesta di nuovi documenti. Ma, mentre quelli se ne andavano, un fulmine colpì il centro di Reykjavík e lasciò al buio il ministro.
Fu un messaggio di Thor, il dio dei fulmini?, chiediamo a Hilmar Örn Hilmarsson, 60 anni, quattro figli, successore dei due fondatori a capo di Ásatrú. "Fu una coincidenza magica" sorride nella sede alla periferia della capitale. Fossimo ad altre latitudini, la "coincidenza" sar…
Fu un messaggio di Thor, il dio dei fulmini?, chiediamo a Hilmar Örn Hilmarsson, 60 anni, quattro figli, successore dei due fondatori a capo di Ásatrú. "Fu una coincidenza magica" sorride nella sede alla periferia della capitale. Fossimo ad altre latitudini, la "coincidenza" sar…
REYKJAVIK. Erano i giorni di Natale del 1972. Sveinbjörn Beinteinsson e Þorsteinn Guðjónsson si infilarono tra le strade gelate della capitale islandese, fecero visita all'allora ministro della giustizia e degli affari ecclesiastici e gli consegnarono la loro richiesta. Il ministro pensò a uno scherzo: davvero volevano che lo Stato riconoscesse ufficialmente Ásatrú, la religione degli antichi dèi pagani nordici, quella di Thor e Odino? Li congedò con una vaga richiesta di nuovi documenti. Ma, mentre quelli se ne andavano, un fulmine colpì il centro di Reykjavík e lasciò al buio il ministro.
Fu un messaggio di Thor, il dio dei fulmini?, chiediamo a Hilmar Örn Hilmarsson, 60 anni, quattro figli, successore dei due fondatori a capo di Ásatrú. "Fu una coincidenza magica" sorride nella sede alla periferia della capitale. Fossimo ad altre latitudini, la "coincidenza" sarebbe ampiamente sfruttata per proselitismo e merchandising. Ma non sembra essere lo stile islandese, e soprattutto non è lo stile di questo signore barbuto che dal 2003 ha fatto salire da poche centinaia a 4.126 (dallo 0,20 all'1,18 per cento della popolazione) i fedeli di questa antica e nuova religione, che oggi è quella che cresce di più nel Paese: è più diffusa del buddhismo.
Un ruolo non secondario nel boom di Ásatrú lo ha sicuramente avuto il generoso Stato islandese, che nel 1973, pochi mesi dopo quel famoso fulmine, l'ha riconosciuta ufficialmente, permettendole così di celebrare matrimoni e battesimi e di accedere all'8 per mille locale, ha autorizzato il suo primo cimitero e infine le ha donato un terreno per costruire il primo tempio (l'inaugurazione è prevista per l'anno prossimo).
Del resto l'intento dei fondatori era riportare in vita l'unica vera religione nazionale, cancellata dai cristiani nell'anno Mille, sebbene Hilmar precisi che non è un culto nazionalistico: "Lo è solo nel senso che è stato preservato in Islanda, ma per il resto è un patrimonio scandinavo che ha radici anche indiane e persiane. Troviamo concetti simili nello zoroastrismo, e nell'induismo Indra è lo stesso dio di Thor".
Hilmar non è però tutto fulmini e teologia. Coltiva anche passioni terrene. È un musicista che ha lavorato con i Sigur Rós e Björk, e ha vinto uno European Film Award per la colonna sonora del film Children of Nature. Al successo della sua religione può aver contribuito quello dei recenti film della Marvel, con il figaccione Chris Hemsworth nei panni di Thor e il saggio Anthony Hopkins in quelli di Odino? "No. Molto di più hanno fatto certi fumetti danesi che erano molto popolari negli anni 70. La serie Valhalla, di Peter Madsen. Quanto ai film Marvel, saranno anche belli e Thor ci fa una bella figura. Però preferisco gli spaghetti western".
In cerca di folklore, dopo miracoli e supereroi, proviamo allora con i troll. Che qui trovi in tutte le salse su Laugavegur, la via dei souvenir. Ásatrú infatti crede non solo in un pantheon di dei, ma anche negli spiriti del luogo, i troll appunto. Secondo sondaggi più o meno leggendari, tantissimi islandesi ci crederebbero ancora. "Sono un fenomeno molto più complesso di quanto creda la gente" precisa Hilmar. "Anzitutto, nella versione islandese, i troll sono dei giganti. Al tempo della creazione c'erano grandi forze primarie, come i Titani della mitologia greca. Erano delle metafore potenti di come le persone vedevano le energie presenti nella natura".
Niente. Hilmar non dà proprio soddisfazione. Questa religione vuole essere presa sul serio, e non vuole essere fraintesa. Negli ultimi anni, infatti, diversi movimenti suprematisti hanno bussato alla porta di Ásatrú o hanno provato a usurparne i simboli pagani, tra martelli di Thor, anelli vichinghi, rune e solstizi, complice anche l'uso che ne fecero la cultura tedesca dell'Ottocento e poi il nazismo. Li hanno ostentati persino alla marcia dell'alt-right a Charlottesville, in Virginia, nel 2017. "Anche con alcuni italiani che dicono di rifarsi ad Ásatrú temo ci sia stato un misunderstanding, perché vedo interesse anche da parte di criptofascisti che si ispirano a Julius Evola. Altri però ci percepiscono come un luogo aperto, e c'è una coppia che è venuta qui per farsi sposare da me con il nostro rito".
La visione di Ásatrú, d'altronde, sembra davvero progressista, e non solo per le campagne ambientaliste: "Noi abbiamo sempre creduto che l'individuo ha ogni diritto sul proprio corpo. Siamo a favore dell'aborto, e siamo stati la prima religione in Islanda a celebrare, nel 2005, un matrimonio gay". Sono insomma molto in linea con il sentire nazionale. "E poi Ásatrú piace perché è più una filosofia di vita. Diciamolo, l'Islanda non è mai andata granché in religione... Sarà che per noi islandesi la vita è sempre stata in salita, tra vulcani nel cortile, terremoti, iceberg che ci circondano e un tempo che francamente è proprio di merda".
Se c'è una filosofia che si avvicina alla loro visione del mondo, è il panteismo: "Crediamo che la natura sia piena di energie e esseri, e che vi coesistano diversi "strati" di realtà. Con il livello poetico, spirituale, che a volte per noi è tanto reale quanto quello materiale. L'idea che esistano mondi invisibili paralleli a quelli visibili è in fondo ipotizzata anche dalla fisica quantistica. Ma il nostro è un universo magico, simile a quello di tanta letteratura dell'America Latina". Non a caso, Jorge Luís Borges era un grande esperto di saghe nordiche e parlava sempre dell'Islanda come di una sua patria. Venne fin qui come in pellegrinaggio, e scrisse una toccante poesia: "Islanda, ti ho sognata lungamente / da quella mattina in cui mio padre / diede al bambino che sono stato e che non è morto / una versione della Saga dei Völsungar...".
Ci sarebbe anche una corrente fondamentalista di Ásatrú che accusa Hilmar di essere poco letterale, vorrebbe che credesse davvero nel cavaliere monocolo Odino. "I critici interni? Li ho uccisi tutti. Con un martello" ride lui. "No, in realtà il fondamentalismo è un'altra di quelle cose in cui noi islandesi ce la caviamo male".
Intanto la Chiesa luterana, la prima dell'isola (71 per cento degli abitanti) è in crisi: solo un islandese su tre ne ha fiducia. "Con i luterani abbiamo un buon rapporto, abbiamo anche organizzato cerimonie insieme" conclude Hilmar. "Penso però che le chiese cristiane non siano state efficaci nell'affrontare i problemi della società, primo fra tutti il cambiamento climatico. Il cristianesimo, purtroppo, non sta funzionando".
Sul Venerdì del 21 dicembre 2018
Fu un messaggio di Thor, il dio dei fulmini?, chiediamo a Hilmar Örn Hilmarsson, 60 anni, quattro figli, successore dei due fondatori a capo di Ásatrú. "Fu una coincidenza magica" sorride nella sede alla periferia della capitale. Fossimo ad altre latitudini, la "coincidenza" sarebbe ampiamente sfruttata per proselitismo e merchandising. Ma non sembra essere lo stile islandese, e soprattutto non è lo stile di questo signore barbuto che dal 2003 ha fatto salire da poche centinaia a 4.126 (dallo 0,20 all'1,18 per cento della popolazione) i fedeli di questa antica e nuova religione, che oggi è quella che cresce di più nel Paese: è più diffusa del buddhismo.
Un ruolo non secondario nel boom di Ásatrú lo ha sicuramente avuto il generoso Stato islandese, che nel 1973, pochi mesi dopo quel famoso fulmine, l'ha riconosciuta ufficialmente, permettendole così di celebrare matrimoni e battesimi e di accedere all'8 per mille locale, ha autorizzato il suo primo cimitero e infine le ha donato un terreno per costruire il primo tempio (l'inaugurazione è prevista per l'anno prossimo).
Del resto l'intento dei fondatori era riportare in vita l'unica vera religione nazionale, cancellata dai cristiani nell'anno Mille, sebbene Hilmar precisi che non è un culto nazionalistico: "Lo è solo nel senso che è stato preservato in Islanda, ma per il resto è un patrimonio scandinavo che ha radici anche indiane e persiane. Troviamo concetti simili nello zoroastrismo, e nell'induismo Indra è lo stesso dio di Thor".
Hilmar non è però tutto fulmini e teologia. Coltiva anche passioni terrene. È un musicista che ha lavorato con i Sigur Rós e Björk, e ha vinto uno European Film Award per la colonna sonora del film Children of Nature. Al successo della sua religione può aver contribuito quello dei recenti film della Marvel, con il figaccione Chris Hemsworth nei panni di Thor e il saggio Anthony Hopkins in quelli di Odino? "No. Molto di più hanno fatto certi fumetti danesi che erano molto popolari negli anni 70. La serie Valhalla, di Peter Madsen. Quanto ai film Marvel, saranno anche belli e Thor ci fa una bella figura. Però preferisco gli spaghetti western".
In cerca di folklore, dopo miracoli e supereroi, proviamo allora con i troll. Che qui trovi in tutte le salse su Laugavegur, la via dei souvenir. Ásatrú infatti crede non solo in un pantheon di dei, ma anche negli spiriti del luogo, i troll appunto. Secondo sondaggi più o meno leggendari, tantissimi islandesi ci crederebbero ancora. "Sono un fenomeno molto più complesso di quanto creda la gente" precisa Hilmar. "Anzitutto, nella versione islandese, i troll sono dei giganti. Al tempo della creazione c'erano grandi forze primarie, come i Titani della mitologia greca. Erano delle metafore potenti di come le persone vedevano le energie presenti nella natura".
Niente. Hilmar non dà proprio soddisfazione. Questa religione vuole essere presa sul serio, e non vuole essere fraintesa. Negli ultimi anni, infatti, diversi movimenti suprematisti hanno bussato alla porta di Ásatrú o hanno provato a usurparne i simboli pagani, tra martelli di Thor, anelli vichinghi, rune e solstizi, complice anche l'uso che ne fecero la cultura tedesca dell'Ottocento e poi il nazismo. Li hanno ostentati persino alla marcia dell'alt-right a Charlottesville, in Virginia, nel 2017. "Anche con alcuni italiani che dicono di rifarsi ad Ásatrú temo ci sia stato un misunderstanding, perché vedo interesse anche da parte di criptofascisti che si ispirano a Julius Evola. Altri però ci percepiscono come un luogo aperto, e c'è una coppia che è venuta qui per farsi sposare da me con il nostro rito".
La visione di Ásatrú, d'altronde, sembra davvero progressista, e non solo per le campagne ambientaliste: "Noi abbiamo sempre creduto che l'individuo ha ogni diritto sul proprio corpo. Siamo a favore dell'aborto, e siamo stati la prima religione in Islanda a celebrare, nel 2005, un matrimonio gay". Sono insomma molto in linea con il sentire nazionale. "E poi Ásatrú piace perché è più una filosofia di vita. Diciamolo, l'Islanda non è mai andata granché in religione... Sarà che per noi islandesi la vita è sempre stata in salita, tra vulcani nel cortile, terremoti, iceberg che ci circondano e un tempo che francamente è proprio di merda".
Se c'è una filosofia che si avvicina alla loro visione del mondo, è il panteismo: "Crediamo che la natura sia piena di energie e esseri, e che vi coesistano diversi "strati" di realtà. Con il livello poetico, spirituale, che a volte per noi è tanto reale quanto quello materiale. L'idea che esistano mondi invisibili paralleli a quelli visibili è in fondo ipotizzata anche dalla fisica quantistica. Ma il nostro è un universo magico, simile a quello di tanta letteratura dell'America Latina". Non a caso, Jorge Luís Borges era un grande esperto di saghe nordiche e parlava sempre dell'Islanda come di una sua patria. Venne fin qui come in pellegrinaggio, e scrisse una toccante poesia: "Islanda, ti ho sognata lungamente / da quella mattina in cui mio padre / diede al bambino che sono stato e che non è morto / una versione della Saga dei Völsungar...".
Ci sarebbe anche una corrente fondamentalista di Ásatrú che accusa Hilmar di essere poco letterale, vorrebbe che credesse davvero nel cavaliere monocolo Odino. "I critici interni? Li ho uccisi tutti. Con un martello" ride lui. "No, in realtà il fondamentalismo è un'altra di quelle cose in cui noi islandesi ce la caviamo male".
Intanto la Chiesa luterana, la prima dell'isola (71 per cento degli abitanti) è in crisi: solo un islandese su tre ne ha fiducia. "Con i luterani abbiamo un buon rapporto, abbiamo anche organizzato cerimonie insieme" conclude Hilmar. "Penso però che le chiese cristiane non siano state efficaci nell'affrontare i problemi della società, primo fra tutti il cambiamento climatico. Il cristianesimo, purtroppo, non sta funzionando".
Sul Venerdì del 21 dicembre 2018