Rimorchiare è un problema matematico
Giuliano Aluffi , di GIULIANO ALUFFISu YouTube Lorenzo Baglioni spiega le leggi di Keplero cantando. Ora, in un libro, usa logaritmi e geometria per affrontare questioni della vita quotidiana. Anche di cuore
«Ma a che ti serve studiare la matematica? A contare il resto alla cassa del supermercato?». È per rispondere una volta per tutte a questa domanda che tanti coetanei gli hanno fatto quando era all’università che Lorenzo Baglioni, diventato famoso per i suoi video musicali su YouTube e per essere arrivato secondo a Sanremo Giovani 2018 con il brano Il congiuntivo, ha deciso di scrivere un libro che rivendica, con ironia, l’utilità dello studio scientifico. E lo fa a partire dal titolo: È tutto calcolato! Teoremi e funzioni per risolvere i piccoli problemi quotidiani. Nel libro, scritto con il fratello Michele e pubblicato da Mondadori, teorizza per esempio in che modo i logaritmi possano spiegare perché in gruppo si appaia più attraenti che da soli, come il calcolo probabilistico aiuti a capire quanto è difficile trovare il decimo giocatore per una partita di calcetto, e così via.
Trentadue anni, per due i…
Trentadue anni, per due i…
«Ma a che ti serve studiare la matematica? A contare il resto alla cassa del supermercato?». È per rispondere una volta per tutte a questa domanda che tanti coetanei gli hanno fatto quando era all’università che Lorenzo Baglioni, diventato famoso per i suoi video musicali su YouTube e per essere arrivato secondo a Sanremo Giovani 2018 con il brano Il congiuntivo, ha deciso di scrivere un libro che rivendica, con ironia, l’utilità dello studio scientifico. E lo fa a partire dal titolo: È tutto calcolato! Teoremi e funzioni per risolvere i piccoli problemi quotidiani. Nel libro, scritto con il fratello Michele e pubblicato da Mondadori, teorizza per esempio in che modo i logaritmi possano spiegare perché in gruppo si appaia più attraenti che da soli, come il calcolo probabilistico aiuti a capire quanto è difficile trovare il decimo giocatore per una partita di calcetto, e così via.
Trentadue anni, per due insegnante di matematica al liceo, Baglioni ha deciso di passare dalla cattedra al palco, ma senza tradire il sapere: con la sua boyband comica, i Supplenti italiani, ha reso più accattivante la fisica con il brano Le leggi di Keplero (il cui video è stato girato all’osservatorio di Arcetri), la chimica (Il modello atomico), il latino (La perifrastica passiva) e la grammatica (Il congiuntivo).
Come le è venuta l’idea di comunicare la scienza e la matematica in maniera così anticonvenzionale?
«Un giorno di due anni fa, tornando a casa dopo una supplenza di matematica in una scuola in provincia di Firenze, riflettevo sull’incomunicabilità che certe volte si crea tra insegnanti e ragazzi: è come se parlassimo due lingue differenti, come se ci fosse un muro nel mezzo. Siccome ogni volta che mi toccava la prima ora vedevo i ragazzi arrivare in classe con le cuffiette, ascoltando i rap di Fabri Fibra o di Ghali, mi venne l’idea di creare un rapper, I.l.P.r.o.f., che raccontava una regola matematica per scomporre i polinomi, il teorema di Ruffini. Tutto è iniziato da lì».
A parte il rap, come si fa a rendere più “sexy” la matematica?
«Facendo capire che ci permette di descrivere delle cose con mezzi potentissimi, che spesso riescono ad arrivare a un’ottima approssimazione della realtà. Certo, io ho scelto esempi presi dalla vita quotidiana e un po’ leggeri, e questo crea un contrasto ironico che avvicina il lettore. “Ok, non vuoi leggere pagine che parlano solo di insiemi, limiti e funzioni? Allora ti spiego le stesse cose parlando di chat, selfie e calcetto…”».
E ragazze. Un capitolo del libro è dedicato a spiegare se valga la pena o no continuare a corteggiare qualcuno sui social network...
«Ho immaginato che i messaggi che ci scambiamo su Facebook, WhatsApp e con gli Sms siano contenuti in rettangolini, ciascuno con una differente area a seconda della sua lunghezza. Se sommando le aree dei messaggi che tu mandi alla persona che ti piace ti rendi conto che questa somma è di molto superiore alla somma delle aree dei messaggi che hai ricevuto in cambio – in particolare se il rapporto tra l’area totale dei tuoi messaggi e quella dei suoi è maggiore di 3, valore che definisco “costante di Baglioni” basandomi sulla mia esperienza – allora significa che è meglio non insistere e impiegare il tempo nella ricerca di un altro partner. C’è poi un caso particolare in cui non serve neppure calcolare le aree…»
Quale?
«Se tu scrivi un lungo messaggio come “Ciao, come stai, oggi ho fatto questo e quest’altro, e poi sono andato di qui e di là, ecc. ecc.” e lei ti risponde soltanto con il classico “pollicione blu”, è evidente che non hai fatto breccia nel suo cuore».
Meno facile è valutare se un nostro post su Facebook sia davvero di qualità. Anche qui pare che la matematica possa venirci in aiuto.
«Di solito riteniamo che l’unico indicatore del successo di un post sia il numero di “like” ricevuti. Ma i like distorcono la realtà. Nel libro ho definito una funzione utile a stimare in maniera più precisa il valore di un post, che tiene conto di diverse cose. Ad esempio del fatto che non tutti i like hanno lo stesso peso: quello di un amico vale “1”. Quello di una persona famosa, che mette in gioco la sua credibilità, vale di più, mentre il like della mamma ti fa perdere punti. Il like più dannoso, quello che azzera del tutto la funzione e quindi il valore del post, è quello che ti metti da solo: è un errore da evitare a tutti i costi».
Un altro errore, dimostrato matematicamente, è quello che fa chi dice “ai miei tempi si stava meglio”…
«È un classico senza tempo: tutte le persone di una certa età prima o poi dicono questa frase. Eppure in questo pensiero c’è una falla: la convinzione è frutto del fatto che ciascuno considera migliori gli anni della sua gioventù, e non dipende dal costante declino della società. Lo strumento matematico che ho usato è la successione numerica. Con la quale ho formulato il “teorema del vecchietto al circolino”…».
In cosa consiste?
«Prendiamo una successione di vecchietti V1, V2,…Vn, e indichiamo con V1un vecchietto che nel 2018 dice “ai miei tempi si stava meglio”, con V2 un vecchietto che, ai tempi in cui V1 era giovane, diceva la stessa frase, e così via, fino alla preistoria. Consideriamo poi un’altra successione di valori B1, B2,…Bn, in cui B1 è il benessere provato dal vecchietto V1, e così via. Se l’ipotesi “ai miei tempi si stava meglio” fosse sempre vera, dovremmo ritenere che la successione B sia sempre crescente. Ma è come dire che la preistoria è stata l’epoca d’oro della civiltà umana, e questo è chiaramente assurdo».
Per divulgare ha scelto di far sorridere. Che ne pensa di chi invece difende la scienza trattando in modo tranchant – “blastando” come si dice in gergo – i suoi oppositori, come fa per esempio il professor Burioni su Facebook contro i no vax?
«Non è nelle mie corde, ma ciò che conta è darsi da fare per trovare la propria via: sia per chi divulga sia, ancora di più, per chi insegna. Perché per i docenti è facile cadere nella routine e insegnare le cose sempre nello stesso modo. Ma il mondo cambia di continuo, è in costante evoluzione, e il linguaggio della didattica non può rimanere quello di 30-40 anni fa. “Blastare” le persone sui social è già una cosa che sta più al passo con la modernità, rispetto alla routine. Quindi potrebbe essere una strada: c’è almeno un’evoluzione, un’idea propria».
A proposito di didattica: sa di docenti che usano i suoi videoclip in classe?
«All’inizio vedevo le mie canzoni più come una provocazione nei confronti della didattica tradizionale che come qualcosa di realmente utile ai ragazzi per imparare le cose. Il discorso era: “Ragazzi, la matematica non si può insegnare sempre nello stesso modo. Proviamo a cercare un modo diverso. Io, per provocarvi, ve la faccio cantare da un rapper”. Ma poi ho ricevuto tanti messaggi, sia dai professori (“Ho fatto una bella lezione di latino con la tua canzone sulla perifrastica”) che da ragazzi: “Oh Baglio, ho preso sette e mezzo all’interrogazione sulle leggi di Keplero: mi veniva da canticchiarle, e la professoressa si è messa a ridere”. Per me è stata una soddisfazione insperata ma enorme».
Sul Venerdì del 21 dicembre 2018
Trentadue anni, per due insegnante di matematica al liceo, Baglioni ha deciso di passare dalla cattedra al palco, ma senza tradire il sapere: con la sua boyband comica, i Supplenti italiani, ha reso più accattivante la fisica con il brano Le leggi di Keplero (il cui video è stato girato all’osservatorio di Arcetri), la chimica (Il modello atomico), il latino (La perifrastica passiva) e la grammatica (Il congiuntivo).
Come le è venuta l’idea di comunicare la scienza e la matematica in maniera così anticonvenzionale?
«Un giorno di due anni fa, tornando a casa dopo una supplenza di matematica in una scuola in provincia di Firenze, riflettevo sull’incomunicabilità che certe volte si crea tra insegnanti e ragazzi: è come se parlassimo due lingue differenti, come se ci fosse un muro nel mezzo. Siccome ogni volta che mi toccava la prima ora vedevo i ragazzi arrivare in classe con le cuffiette, ascoltando i rap di Fabri Fibra o di Ghali, mi venne l’idea di creare un rapper, I.l.P.r.o.f., che raccontava una regola matematica per scomporre i polinomi, il teorema di Ruffini. Tutto è iniziato da lì».
A parte il rap, come si fa a rendere più “sexy” la matematica?
«Facendo capire che ci permette di descrivere delle cose con mezzi potentissimi, che spesso riescono ad arrivare a un’ottima approssimazione della realtà. Certo, io ho scelto esempi presi dalla vita quotidiana e un po’ leggeri, e questo crea un contrasto ironico che avvicina il lettore. “Ok, non vuoi leggere pagine che parlano solo di insiemi, limiti e funzioni? Allora ti spiego le stesse cose parlando di chat, selfie e calcetto…”».
E ragazze. Un capitolo del libro è dedicato a spiegare se valga la pena o no continuare a corteggiare qualcuno sui social network...
«Ho immaginato che i messaggi che ci scambiamo su Facebook, WhatsApp e con gli Sms siano contenuti in rettangolini, ciascuno con una differente area a seconda della sua lunghezza. Se sommando le aree dei messaggi che tu mandi alla persona che ti piace ti rendi conto che questa somma è di molto superiore alla somma delle aree dei messaggi che hai ricevuto in cambio – in particolare se il rapporto tra l’area totale dei tuoi messaggi e quella dei suoi è maggiore di 3, valore che definisco “costante di Baglioni” basandomi sulla mia esperienza – allora significa che è meglio non insistere e impiegare il tempo nella ricerca di un altro partner. C’è poi un caso particolare in cui non serve neppure calcolare le aree…»
Quale?
«Se tu scrivi un lungo messaggio come “Ciao, come stai, oggi ho fatto questo e quest’altro, e poi sono andato di qui e di là, ecc. ecc.” e lei ti risponde soltanto con il classico “pollicione blu”, è evidente che non hai fatto breccia nel suo cuore».
Meno facile è valutare se un nostro post su Facebook sia davvero di qualità. Anche qui pare che la matematica possa venirci in aiuto.
«Di solito riteniamo che l’unico indicatore del successo di un post sia il numero di “like” ricevuti. Ma i like distorcono la realtà. Nel libro ho definito una funzione utile a stimare in maniera più precisa il valore di un post, che tiene conto di diverse cose. Ad esempio del fatto che non tutti i like hanno lo stesso peso: quello di un amico vale “1”. Quello di una persona famosa, che mette in gioco la sua credibilità, vale di più, mentre il like della mamma ti fa perdere punti. Il like più dannoso, quello che azzera del tutto la funzione e quindi il valore del post, è quello che ti metti da solo: è un errore da evitare a tutti i costi».
Un altro errore, dimostrato matematicamente, è quello che fa chi dice “ai miei tempi si stava meglio”…
«È un classico senza tempo: tutte le persone di una certa età prima o poi dicono questa frase. Eppure in questo pensiero c’è una falla: la convinzione è frutto del fatto che ciascuno considera migliori gli anni della sua gioventù, e non dipende dal costante declino della società. Lo strumento matematico che ho usato è la successione numerica. Con la quale ho formulato il “teorema del vecchietto al circolino”…».
In cosa consiste?
«Prendiamo una successione di vecchietti V1, V2,…Vn, e indichiamo con V1un vecchietto che nel 2018 dice “ai miei tempi si stava meglio”, con V2 un vecchietto che, ai tempi in cui V1 era giovane, diceva la stessa frase, e così via, fino alla preistoria. Consideriamo poi un’altra successione di valori B1, B2,…Bn, in cui B1 è il benessere provato dal vecchietto V1, e così via. Se l’ipotesi “ai miei tempi si stava meglio” fosse sempre vera, dovremmo ritenere che la successione B sia sempre crescente. Ma è come dire che la preistoria è stata l’epoca d’oro della civiltà umana, e questo è chiaramente assurdo».
Per divulgare ha scelto di far sorridere. Che ne pensa di chi invece difende la scienza trattando in modo tranchant – “blastando” come si dice in gergo – i suoi oppositori, come fa per esempio il professor Burioni su Facebook contro i no vax?
«Non è nelle mie corde, ma ciò che conta è darsi da fare per trovare la propria via: sia per chi divulga sia, ancora di più, per chi insegna. Perché per i docenti è facile cadere nella routine e insegnare le cose sempre nello stesso modo. Ma il mondo cambia di continuo, è in costante evoluzione, e il linguaggio della didattica non può rimanere quello di 30-40 anni fa. “Blastare” le persone sui social è già una cosa che sta più al passo con la modernità, rispetto alla routine. Quindi potrebbe essere una strada: c’è almeno un’evoluzione, un’idea propria».
A proposito di didattica: sa di docenti che usano i suoi videoclip in classe?
«All’inizio vedevo le mie canzoni più come una provocazione nei confronti della didattica tradizionale che come qualcosa di realmente utile ai ragazzi per imparare le cose. Il discorso era: “Ragazzi, la matematica non si può insegnare sempre nello stesso modo. Proviamo a cercare un modo diverso. Io, per provocarvi, ve la faccio cantare da un rapper”. Ma poi ho ricevuto tanti messaggi, sia dai professori (“Ho fatto una bella lezione di latino con la tua canzone sulla perifrastica”) che da ragazzi: “Oh Baglio, ho preso sette e mezzo all’interrogazione sulle leggi di Keplero: mi veniva da canticchiarle, e la professoressa si è messa a ridere”. Per me è stata una soddisfazione insperata ma enorme».
Sul Venerdì del 21 dicembre 2018