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I cartelli che indicano Torano, dove Emanuela Orlandi passava le vacanze, e la riserva naturale della Duchessa 

Nessuno indaga sul paese dei misteri del caso Orlandi

Emanuela passava a Torano le sue estati, compresa l’ultima. Ma da queste parti gli inquirenti non si sono mai visti. Perché? Reportage a metà strada tra le Br e la Magliana
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TORANO (Rieti). «I poliziotti e gli 007? Qui nessuno li ha mai visti». Pietro era il vicino di casa degli Orlandi quando, negli anni Ottanta, la famiglia trascorreva le vacanze a Torano, al confine tra le provincia di Rieti e L’Aquila. Tra i mille misteri del caso Orlandi c’è l’intreccio di vite e di storie che si concentrano in questo paesino. Un agente dei servizi segreti che indaga senza informare i magistrati, un amico di famiglia che lo accompagna, una zia che improvvisamente cambia nome, il suo fidanzato che sparisce.

La casa dove Emanuela ha trascorso la sua ultima estate, quella del 1982 (sparirà l’anno successivo) è una palazzina bianca sulla via che porta al centro del paese. Ha le imposte di legno come la porta, davanti alla quale Emanuela si sedeva a chiacchierare con le amiche. «Mi pare di vederla sorridere seduta su quei gradini», ricorda Pietro, ora settantenne. Le imposte sono chiuse dal 1983, e i pa…
TORANO (Rieti). «I poliziotti e gli 007? Qui nessuno li ha mai visti». Pietro era il vicino di casa degli Orlandi quando, negli anni Ottanta, la famiglia trascorreva le vacanze a Torano, al confine tra le provincia di Rieti e L’Aquila. Tra i mille misteri del caso Orlandi c’è l’intreccio di vite e di storie che si concentrano in questo paesino. Un agente dei servizi segreti che indaga senza informare i magistrati, un amico di famiglia che lo accompagna, una zia che improvvisamente cambia nome, il suo fidanzato che sparisce.

La casa dove Emanuela ha trascorso la sua ultima estate, quella del 1982 (sparirà l’anno successivo) è una palazzina bianca sulla via che porta al centro del paese. Ha le imposte di legno come la porta, davanti alla quale Emanuela si sedeva a chiacchierare con le amiche. «Mi pare di vederla sorridere seduta su quei gradini», ricorda Pietro, ora settantenne. Le imposte sono chiuse dal 1983, e i paesani quando passano davanti a quella casa la guardano ancora cercando di capire quali misteri racchiuda.

Torano, frazione di Borgorose, seicento residenti e molte seconde case, è una base per le passeggiate sul monte Velino. «Qui conviviamo con i misteri» dice Marino Nicolai, ex assessore. «Vede quella collina?»  e indica un punto poco distante. «Lì c’è il lago della Duchessa,  che, secondo un  falso comunicato delle Brigate rosse, era il posto dove sarebbe stato trovato il corpo di Aldo Moro». Del depistaggio venne sospettato Tony Chichiarelli, il falsario della Banda della Magliana: abitava a pochi chilometri da Torano, a Rosciolo. E a una trentina di chilometri da qui, in un altro paesino, Turania, vive don Pietro Vergari, 79 anni, ex rettore della basilica di Sant’Apollinare. È l’unico ecclesiastico a essere stato indagato per il sequestro Orlandi (tre anni fa l’archiviazione). Dirigeva la scuola di musica frequentata da Emanuela. E a Sant’Apollinare venne trovata la tomba di Renatino De Pedis, uno dei capi della banda della Magliana. Ora la vita di don Vergari è riservata, quasi segreta. Abita da solo in un ex convento dal quale esce poco dopo l’alba e rientra la sera: nessuno sa dove vada.

Emanuela, nell’estate del 1982, era una ragazza come tante che trascorrevano le vacanze a Torano. Giocava a calcio in una squadra femminile, come testimonia la foto usata sui manifesti per le ricerche: l’immagine con una fascia sulla fronte, secondo gli abitanti del paesino, venne scattata proprio qui durante un torneo estivo. «Noi ragazzi partecipavamo tutti ai tornei nei campi a Grotti, io ero amico di Federica, la sorella maggiore», ricorda Luigi Cattivera, titolare dell’unico bar del paese.

Con Torano c’entra anche uno dei personaggi chiave della vicenda. Si chiama Giulio Gangi, era un agente del Sisde, il servizio segreto civile dell’epoca. Si presentò a Roma, dal papà di Emanuela, Ercole, e dallo zio Mario Meneguzzi (marito di Lucia Orlandi, sorella di Ercole) dicendo che sospettava che il sequestro fosse avvenuto per costringere la ragazza a prostituirsi. A portare l’agente del Sisde a casa della famiglia Orlandi fu Marino Vulpiani, allora studente di 23 anni di Medicina, residente a Torano. Durante le vacanze aveva invitato a casa sua Gangi, che si era innamorato della cugina di Emanuela, Monica. Pochi giorni dopo il primo incontro, Gangi si fece accompagnare di nuovo a casa Orlandi, ma questa volta da un funzionario del Sisde, Gianfranco Gramendola. Perché allora Gangi ha sempre sostenuto di aver indagato a titolo personale, per aiutare la famiglia, e non per ordine dei suoi superiori?

Tra i tanti misteri c’è anche quello legato ad un uomo che frequentava la zia di Emanuela, Anna Orlandi, l’altra sorella di Ercole. Un uomo che non è mai stato rintracciato: lei disse che lui le aveva dato un nome falso, forse per nascondere il fatto di essere già sposato. Racconta che quando lo incontrava a Roma portava qualche volta con sé anche la nipote Emanuela. Dopo la sparizione, Anna sposò, a Torano, un carabiniere, Luigi Giuliani. E, inspiegabilmente,cambiò anche il proprio di nome: diventò Giuliana.

Emanuela amava quelle estati a Torano. Gli Orlandi arrivarono lì spinti dallo zio Mario, un funzionario della Camera dei deputati che poi diventò il portavoce della famiglia. In paese le due famiglie prima restaurarono uno chalet, poi scelsero la casa bianca. Sono trascorsi 36 anni da quell’ultima estate, ma i cugini Orlandi e Meneguzzi frequentano ancora Torano, come l’ex studente Vulpiani e altri vecchi amici. «Abbiamo una chat, la “banda dei ghiaccioli” e organizziamo qualche cena» dice Luigi dietro il bancone del bar. «Emanuela è nei nostri pensieri. Le indagini a Torano? No, noi non le abbiamo viste». Eppure, nel dedalo di piste fasulle, tra lupi grigi e intrighi della finanza, qualche traccia sulla sparizione di una ragazzina di 15 anni si poteva trovare anche qui, nel paese dell’ultimo sorriso di Emanuela.

Sul Venerdì del 28 dicembre 2018