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 Simone Martini, il particolare dell'Angelo dell'Annunciazione e due santi (1333) (Archivi Scala) 

Isabella Ducrot racconta come nei quadri apparvero i quadretti

Nei classici della pittura hanno prevalso i tessuti a tinta unita, costosi e appannaggio della nobiltà. Ora un libro racconta in che modo altre trame abbiano trovato spazio nell'arte
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Nell’Annunciazione di Simone Martini c’è un dettaglio sorprendente. Nella tavola del 1333, l’Angelo, nell’atto di portare alla Vergine la notizia dell’Incarnazione, ancora frullante del suo volo, ha il mantello che fluttua nell’aria, rivelando la sua fodera rutilante. È un tessuto a quadri. Isabella Ducrot, la squisita artista che lavora con le stoffe antiche, ne è stata colpita fino alla commozione, in una giovanile visita agli Uffizi, e ora pubblica un saggio incantevole su quell’emozione, su cui nel corso del tempo ha molto riflettuto (La stoffa a quadri, da Quodlibet, pp. 92, euro 14). Aveva notato subito «con sorpresa» che tessuti a quadri, nelle rappresentazioni classiche della pittura occidentale – tranne qualche eccezione – erano assenti. Gianfranco Contini, il sommo filologo, anche lui colpito dai “rovesci” del corredo vestimentario dell’Angelo, non si sofferma a spiegarse…
Nell’Annunciazione di Simone Martini c’è un dettaglio sorprendente. Nella tavola del 1333, l’Angelo, nell’atto di portare alla Vergine la notizia dell’Incarnazione, ancora frullante del suo volo, ha il mantello che fluttua nell’aria, rivelando la sua fodera rutilante. È un tessuto a quadri. Isabella Ducrot, la squisita artista che lavora con le stoffe antiche, ne è stata colpita fino alla commozione, in una giovanile visita agli Uffizi, e ora pubblica un saggio incantevole su quell’emozione, su cui nel corso del tempo ha molto riflettuto (La stoffa a quadri, da Quodlibet, pp. 92, euro 14). Aveva notato subito «con sorpresa» che tessuti a quadri, nelle rappresentazioni classiche della pittura occidentale – tranne qualche eccezione – erano assenti. Gianfranco Contini, il sommo filologo, anche lui colpito dai “rovesci” del corredo vestimentario dell’Angelo, non si sofferma a spiegarselo, ma vorrebbe rubarli: «E certo, se di una tanta macchina si volesse portar via un pollice quadrato, io quanto a me non esiterei: qualcuno di quei torti quadrangoli in cui si flettono ventilate le linee della stoffa».  

Perché le Madonne non ascendono al cielo avvolte in manti a quadretti? Perché, si chiede Isabella Ducrot, Veneri e Ninfe non sorgono dalle acque cinte da veli a scacchi? A parte Simone Martini, c’è Botticelli, che dipinge una tovaglia a quadri in Sant’Agostino nello studio; negli interni dei Lorenzetti compaiono coltri quadrettate: e poi c’è Tiziano, che mette una piccola sciarpa pied-de-poule a un pellegrino della Cena in Emmaus e a un discepolo della Deposizione: e una tela a quadri sorregge le brache «di un ceffo muscoloso» che sbeffeggia Cristo nell’Incoronazione di spine, «in un abbagliante campo azzurro».

Rari gli esempi: «Modeste le stoffe, umili le persone, dimessi gli ambienti domestici» dove appaiono. Eppure da diecimila anni i tessuti intersecano i fili di trama e ordito – per Goethe e Ferdinand de Saussure sono buoni modelli per descrivere il linguaggio. L’invenzione del telaio fu la «messa in opera di un piano il cui esito era differito nel tempo»; i fili, fragili, diventano resistenti con la tessitura. E se i fili della trama e dell’ordito sono di colore diverso, si ottengono le stoffe a quadri: che prediligono evidentemente la vita di tutti i giorni, tovaglie e parannanze, negli asili e nelle cucine, «i luoghi del mondo frequentati per lo più da donne».

Anche Michel Pastoureau, il grande studioso dei colori, rileva in La stoffa del diavolo. Una storia delle righe e dei tessuti rigati (Nuovo Melangolo 2007) che i tessuti a righe (e al limite i maculati: non si occupa di quadretti) hanno identificato nei secoli carcerati, buffoni, giocolieri, prostitute, ebrei, musulmani, eretici, il Diavolo e le sue creature: marchio di marginalità e di infamia; ma hanno conosciuto pure una più dolce vita domestica – fino all’odierno uso sportivo. La tinta unita, spiega Pastoureau, è stata a lungo rara e costosa; le tecniche medievali non permettevano di ottenere facilmente superfici monocrome stabili, che sono state perciò appannaggio dei tessuti delle élite.   

Per i quadretti, interviene ora Isabella Ducrot. Con la Rivoluzione e la moda inglese, il Romanticismo e i romanzi di Walter Scott, subito anche gli uomini indossarono nelle stampe motivi scozzesi. Malati e malate mentali, trovatelli e carcerati sono ritratti e fotografati con divise a scacchi. Bonnard e Vuillard, i pittori delle intimità proustiane, rendono abbacinanti e sentimentali i motivi a quadri delle tovaglie, degli strofinacci, dei grembiuli infantili.

Anche nella sua declinazione maschile, le camicie a quadri dei taglialegna americani (i lumberjacks dell’Ovest, come gli australiani dell’Outback) parlano di uomini poveri, forti, lavoratori, pacifici. Quegli scacchi vistosi furono ripresi nella Francia degli anni Quaranta, durante l’occupazione nazista, dagli Zazous. Per partito preso di “cretinismo”, i giovani Zazous affettavano di ignorare la guerra brandendo solo un ombrello – sempre chiuso, specie se pioveva. Ma adoravano il jazz americano, sicché il governo collaborazionista di Vichy si fece un principio di eliminarli («raser les Zazous»).

La moda torna ora a imporre, in forma ironica e ingigantita, i quadretti: d’estate il vichy in cui si è sposata Brigitte Bardot, e in lana spumosa tutti gli scozzesi e gli spinati, il principe di Galles, geometrici jacquards. Forme anticonvenzionali, garanti di laboriosità, modestia, spirito di resistenza. Isabella Ducrot resta legata alla dolcezza del femminile, e si sofferma sull’eleganza della Mademoiselle Matisse, ritratta nel 1918 dal padre in cappotto scozzese.

Sul Venerdì del 25 gennaio 2019