✕
Quello che resta dei prefabbricati post terremoto in località Pregiato (Gerardo Albano) 

L'ultima sfollata del terremoto dell'Irpinia ha finalmente una casa

Lucia Senatore, 88 anni, ne aveva 50 quando, nel 1980, ci fu il sisma. Restarono senza dimora in 280 mila. Lei ha "temporaneamente" vissuto dentro un container fino a pochi giorni fa
3 minuti di lettura
CAVA DE' TIRRENI (Salerno). Prefabbricato numero 59. Campo di Pregiato, frazione di Cava de' Tirreni. Per 38 anni è stato questo l'indirizzo di Lucia Senatore, invalida al cinquanta per cento. Compariva sulla carta d'identità e anche sulla corrispondenza, in particolare quella proveniente dall'Inps che le inviava mensilmente (e tuttora le invia) la pensione d'invalidità di 830 euro. Un indirizzo che Lucia Senatore, oggi ottantottenne, ha cercato di cambiare, impegnandosi in una lotta senza quartiere sui fronti della burocrazia e del buonsenso. Obiettivo: farsi riconoscere il diritto alla casa. Adesso che ce l'ha fatta, si può dire che con lei il terremoto è finito davvero: è infatti l'ultima persona ad aver abbandonato il container dell'area d'emergenza allestita a Cava de' Tirreni all'indomani del sisma del 1980. In una zona che per ironia della sorte si chiama Pregiato, ma dove di buono non c&#…
CAVA DE' TIRRENI (Salerno). Prefabbricato numero 59. Campo di Pregiato, frazione di Cava de' Tirreni. Per 38 anni è stato questo l'indirizzo di Lucia Senatore, invalida al cinquanta per cento. Compariva sulla carta d'identità e anche sulla corrispondenza, in particolare quella proveniente dall'Inps che le inviava mensilmente (e tuttora le invia) la pensione d'invalidità di 830 euro. Un indirizzo che Lucia Senatore, oggi ottantottenne, ha cercato di cambiare, impegnandosi in una lotta senza quartiere sui fronti della burocrazia e del buonsenso. Obiettivo: farsi riconoscere il diritto alla casa. Adesso che ce l'ha fatta, si può dire che con lei il terremoto è finito davvero: è infatti l'ultima persona ad aver abbandonato il container dell'area d'emergenza allestita a Cava de' Tirreni all'indomani del sisma del 1980. In una zona che per ironia della sorte si chiama Pregiato, ma dove di buono non c'è proprio nulla.

Un passo molto lungo indietro, ed eccoci alle 19.34 del 23 novembre 1980. Quella sera in Irpinia la furia del sisma distrugge tutto: strade, paesi e case della Campania centrale e della Basilicata. Si contano, alla fine, 2.914 morti e quasi novemila feriti. Impressionante il numero degli sfollati: 280 mila. Molti trascorrono i primi giorni per strada, poi arrivano le tende, i primi ripari. E le "soluzioni temporanee". Tra gli sfollati c'è anche Lucia Senatore. Ha cinquant'anni e certo non è ricca. Ha fatto l'operaia in una manifattura di tabacchi e poi la bidella. Come tanti altri a Cava de' Tirreni, si ritrova con la casa rasa al suolo e la vita stravolta. Le assegnano "per il momento" il prefabbricato numero 59.

Pian piano, l'emergenza si chiude. Ma dal prefabbricato di Pregiato, tirato su come una soluzione "temporanea" (massimo cinque anni e tutti sarebbero stati fuori di lì, si disse allora) lei non riesce  a uscire. Passano gli anni. Si succedono amministrazioni, sindaci, assessori, funzionari. Nessuno però in grado di scrivere la parola fine su questa vicenda.

Lucia Senatore resiste cercando di rendere vivibile quel buco. Lo cura come può  cercando di renderlo confortevole. Un anno deve fare anche i conti  con la copertura di eternit -   rimossa e sostituita. Anche davanti ai capricci delle stagioni si arrangia come può. Ma soprattutto, giorno dopo giorno, codicillo dopo codicillo, si scontra con la burocrazia. Un errore in un documento sembra un ostacolo insormontabile. Ma non si lascia abbattere e incassa i dinieghi con pazienza. Non chiede favori, ma non cede di un millimetro. Rifiuta negli anni proposte di alloggi magari senza neppure una camera da letto e soluzioni abitative che sembrano ancora più provvisorie di quel prefabbricato in cui vive: una struttura fredda d'inverno e calda d'estate con la copertura in amianto, lontana dai negozi, difficile da raggiungere e con una scarsa illuminazione pubblica. Così gli anni passano e si portano dietro gli acciacchi dell'età che avanza.

Poi, finalmente, la svolta. A Natale le consegnano le chiavi del suo nuovo mini appartamento: poco meno di 40 metri quadri ricavati dalla riconversione di un vecchio ambulatorio medico. Benché riadattata, è una casa. E a 88 anni, Lucia si  è potuta così lasciare alle spalle il degrado, il freddo, la solitudine del campo di Pregiato. Peccato che ancora non se lo sia potuto godere pienamente visto che, al momento, è ricoverata in ospedale.

Casa sua si trova a soli cinquecento metri dal campo in cui ha vissuto tutti questi anni. Dei container restano le coperture e i muri esterni, pezzi di soffitto che crollano, porte e finestre divelte, e soprattutto immondizia ovunque. Un "cimitero" che restituisce la fotografia degli anni difficili vissuti dagli sfollati del 1980 in poi. Un luogo nel quale si fatica anche a immaginare che si possa resistere per così tanto tempo. Eppure, proprio qui, c'è ancora una famiglia che abita in attesa di una nuova sistemazione. Sono i Della Valle, su cui pende l'ordine di sgombero. Vivono in cinque, la coppia e i tre figli, rispettivamente di 7, 14 e 16 anni. Arrivarono qui nel 1999 e da allora vivono tra i rifiuti e gli scheletri dei container post terremoto via via abbandonati. A differenza di Lucia Senatore sono abusivi.

"Ma qui il 90 per cento della gente aveva occupato i prefabbricati" dicono. I Della Valle sono stati i testimoni della battaglia combattuta da Lucia, l'hanno vissuta con lei e adesso possono raccontarla: "Per anni è stata completamente abbandonata, è rimasta sola ma è riuscita a non mollare. Ora finalmente vive a pochi metri da qua in uno spazio adattato ad appartamento".

Al Comune di Cava de' Tirreni giustificano la lentezza della procedura di assegnazione con un errore burocratico. "Una domanda che non era stata compilata bene" ricorda Antonella Minella, vicina di casa di Lucia Senatore. Resta l'ingiustizia: quella che l'ha vista nel corso degli anni superata in graduatoria da altri nuclei familiari senza diritti ma che in compenso avevano occupato i container. Oggi il sindaco di Cava de' Tirreni, Vincenzo Servalli, descrive la firma del contratto con la signora Lucia "un momento emozionante". Lo sarà stato di sicuro, ma dopo 38 anni non c'è molto da festeggiare.

Sul Venerdì del 25 gennaio 2019