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(Getty Images) 

Effetto Nimbo: l'Italia della pseudoscienza

Non solo no vax. Mentre cresce la diffidenza verso i medici, trionfa chi è incompetente ma promette di combattere i cattivi (Big Pharma e lo Stato). Un sociologo indaga
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C'era una volta il Nimby, che non è il nome di un elettrodomestico ma l'acronimo di Not In My Backyard, ovvero non nel mio cortile, slogan che dagli anni Ottanta etichettò quei movimenti di ambientalisti che negli Stati Uniti e in Gran Bretagna organizzavano resistenza locale alla costruzione di centrali nucleari. In parte la sindrome Nimby sopravvive anche oggi - e in Italia prende le forme dell'opposizione, soprattutto locale, a inceneritori o grandi opere, come la Tav in Val di Susa o il metanodotto Tap in Salento. Più di recente è emerso però anche un altro fenomeno, frutto delle paure moderne: è il Nimbo (Not In My Body, non nel mio corpo), individuato da Giuseppe Tipaldo, ricercatore in Sociologia dei processi culturali all'Università di Torino, che ne parla nel saggio La società della pseudoscienza. Orientarsi tra buone e cattive spiegazioni (Il Mulino).

Il Nimbo, reso dirompente dai social media, è…
C'era una volta il Nimby, che non è il nome di un elettrodomestico ma l'acronimo di Not In My Backyard, ovvero non nel mio cortile, slogan che dagli anni Ottanta etichettò quei movimenti di ambientalisti che negli Stati Uniti e in Gran Bretagna organizzavano resistenza locale alla costruzione di centrali nucleari. In parte la sindrome Nimby sopravvive anche oggi - e in Italia prende le forme dell'opposizione, soprattutto locale, a inceneritori o grandi opere, come la Tav in Val di Susa o il metanodotto Tap in Salento. Più di recente è emerso però anche un altro fenomeno, frutto delle paure moderne: è il Nimbo (Not In My Body, non nel mio corpo), individuato da Giuseppe Tipaldo, ricercatore in Sociologia dei processi culturali all'Università di Torino, che ne parla nel saggio La società della pseudoscienza. Orientarsi tra buone e cattive spiegazioni (Il Mulino).

Il Nimbo, reso dirompente dai social media, è la nuova sindrome di chi si oppone, soprattutto con gruppi online, ad assumere nel proprio corpo sostanze che ritiene pericolose, anche se legittimate dalla scienza ufficiale, come i vaccini. A rispondere alla chiamata di questa vox populi è spesso la pseudoscienza, rappresentata da soggetti che presentano soluzioni rassicuranti e "non ufficiali", ammantati dall'aura di martiri osteggiati da Big Pharma e dallo Stato.

"Se gli attivisti Nimby temevano macro-opere come discariche o centrali, il nuovo attivismo Nimbo rivolge la sua ansia alla dimensione "micro", a minacce invisibili, e perciò percepite come più insidiose e ubique" spiega Tipaldo. "Per esempio, nel 2015, poche righe di uno studio Iarc furono travisate dai media con titoli come "Le carni rosse causano il cancro", mentre, a leggere bene, questo legame di causa-effetto non era affatto suggerito dallo studio".

I clamori della pseudoscienza non solo alimentano la sfiducia verso gli scienziati, ma possono anche costringere gli esecutivi a inseguire le paure della gente prendendo decisioni non suffragate dalla comunità scientifica. "Nel 1998 l'opinione pubblica spinse il governo a far sperimentare nelle strutture pubbliche una terapia anticancro come il metodo Di Bella che solo pochissimi tra gli esperti ritenevano potesse essere efficace" spiega Tipaldo. A lui l'idea di un'indagine sociologica sulla diffusione della pseudoscienza in Italia è venuta proprio in seguito a un'altra bufala terapeutica, nel 2013, e a quel che ne disse l'oncologo Umberto Veronesi: "Si ripete per la cura Stamina lo stesso canovaccio delle vicende Bonifacio e Di Bella. I giudici entrano a gamba tesa per far ottenere la cura alle famiglie, un magistrato scoperchia invece retroscena inquietanti, la comunità scientifica internazionale avanza fortissimi dubbi, le autorità sanitarie dapprima resistono ma poi cedono".

 "Studiando le dinamiche di casi come le cure Stamina e Di Bella e i loro precursori, come il caso del "siero Bonifacio", presunto rimedio anticancro che suscitò scalpore negli anni Sessanta, mi sembra fondato il termine "canovaccio" indicato da Veronesi. In molte di queste vicende  emerge infatti una stessa struttura, fiabesca, che si articola in ruoli (il protagonista, l'aiutante, l'opponente) e funzioni (la rottura dell'equilibrio, il momento della prova), molto simili a quelle individuate dal linguista Vladimir Propp nel suo Morfologia della fiaba".

Nel Nimby ad avere il ruolo del protagonista è una comunità locale, che si oppone all'insediamento di una grande opera. "L'annuncio della costruzione - la "rottura dell'equilibrio" che dà il via all'azione -   scatena una reazione per salvare un territorio (ovvero la principessa) dalle mire dei decisori pubblici (l'antagonista). Il tutto mentre l'opera, inceneritore o Tav che sia, diventa "elemento magico negativo" ritenuto investito di oscuri poteri in grado di compromettere la vita del protagonista e della principessa" spiega il sociologo. "Quando la protesta, crescendo, ottiene eco nazionale, attira l'interesse dei media, che spesso si attivano nel ruolo di opponente, tacciando di egoismo localista il protagonista. Se i decisori pubblici, nell'impazzare della polemica, coinvolgono come aiutanti esperti e scienziati, il protagonista cerca una controexpertise che convalidi le sue ragioni: gli pseudoscienziati, avidi soprattutto di visibilità".

Nel caso delle proteste Nimbo, invece, il protagonista è di solito uno pseudoscienziato poco noto e spesso impegnato in ambiti diversi da quelli per cui otterrà fama. L'inventore del "siero di Bonifacio" - presunta soluzione anticancro basata su feci di capra che nel 1969 ebbe così vasta eco da indurre il ministro della Sanità Ripamonti ad autorizzarne la sperimentazione - era un veterinario. Davide Vannoni, l'inventore di Stamina, insegnava psicologia in una facoltà di lettere. Un bel giorno il protagonista ha un'intuizione: crede di aver trovato la risposta a un problema non risolto dalla comunità scientifica.

"Spesso l'illuminazione ha un alone agiografico" nota Tipaldo. "Il dottor Bonifacio raccontò di essersi reso conto, in una notte insonne per il mal di denti, del fatto che le capre non si ammalano mai di cancro. Vannoni tornò da un viaggio in Ucraina guarito da un'emiparesi facciale grazie a un'inoculazione di cellule staminali e decise di lanciare in Italia quella cura". Suscitando le critiche degli scienziati, voci esperte che però pochi ascoltano davvero.

"La diffidenza verso gli scienziati non è - come tanti credono - una questione di scarsa alfabetizzazione scientifica" sottolinea Tipaldo. "Gli italiani non sono un popolo di ignoranti, anzi secondo Eurobarometro hanno una preparazione scientifica ben al di sopra della media europea". Ma il titolo di studio non basta a vaccinare dalla pseudoscienza. "Incrociando recenti ricerche del Censis e dell'Italian Health Web Observatory, si vede che ben il 54 per cento dei laureati fa più affidamento sul web che sul pediatra (contro il 28 per cento di chi ha solo la licenza elementare o media inferiore) nel decidere se vaccinare o meno i figli. Più istruzione si ha, più ci si rivolge direttamente alla rete scavalcando gli esperti" spiega Tipaldo. "Ma così ci si espone a informazioni allarmistiche, che si consolidano attraverso gli algoritmi dei social media: questi evidenziano le informazioni già in linea con le credenze di ognuno, silenziando le altre, così da creare "bolle" di incomunicabilità, dove coloro che pensano di non aver bisogno del parere degli esperti si danno ragione l'uno con l'altro, aiutando la pseudoscienza a prosperare".

Insieme al narcisismo: il cittadino digitalizzato, infatti, rifiuta il ruolo di ricevente passivo della comunicazione mediata dagli esperti e pretende - sprezzando l'antica idea della "gavetta" come fonte di legittimazione - di essere riconosciuto come influencer. Per essere promosso al livello di esperti con centinaia di pubblicazioni  ritiene bastino il numero di condivisioni o di "like" accumulati. Come se non bastasse, il ciclo della disinformazione tende a perpetuarsi. "La rete non dimentica" chiosa Tipaldo "e in qualsiasi momento si possono ravvivare i "focolai infettivi" di pseudoscienza che si ritenevano estinti". Ancora oggi, se si digita "siero di Bonifacio", Google suggerisce come primo completamento "dove si compra".

Sul Venerdì del 1° febbraio 2019