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Un particolare della Madonna col bambino ridente, attribuita a Leonardo da Vinci (Victoria and Albert Museum, London) 

Quella Madonna è proprio di Leonardo

Da più di 150 anni è esposta al Victoria and Albert Museum di Londra, attribuita ad Antonio Rossellino. Oggi però un autorevole specialista italiano non ha dubbi: la statuetta della Madonna col bambino ridente è del genio di Vinci
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FIRENZE. "Ho visto milioni di opere d'arte in chiese, palazzi, collezioni private, sale e depositi di musei... Mai incontrato nulla di comparabile. È una delle sculture più belle che conosco. Unica nel panorama dell'arte italiana del Rinascimento per il suo stile originalissimo, unito a una qualità d'esecuzione eccelsa. Ne sono certo: è un capolavoro di Leonardo. La sola scultura, delle centinaia che gli vengono attribuite, che al momento si possa ritenere inconfondibilmente sua".

Francesco Caglioti, ordinario di Storia dell'arte moderna all'Università Federico II di Napoli, studioso di riferimento per la scultura del Quattrocento, con una carriera scandita da duecento e passa pubblicazioni, travolge con il suo entusiasmo: la sua voce tuona, vibra, si fa concitata, suadente... Davanti a lui, sul monitor del portatile, compare una statuetta di terracotta alta poco più di 48 centimetri, che il Victoria and Albert M…
FIRENZE. "Ho visto milioni di opere d'arte in chiese, palazzi, collezioni private, sale e depositi di musei... Mai incontrato nulla di comparabile. È una delle sculture più belle che conosco. Unica nel panorama dell'arte italiana del Rinascimento per il suo stile originalissimo, unito a una qualità d'esecuzione eccelsa. Ne sono certo: è un capolavoro di Leonardo. La sola scultura, delle centinaia che gli vengono attribuite, che al momento si possa ritenere inconfondibilmente sua".

Francesco Caglioti, ordinario di Storia dell'arte moderna all'Università Federico II di Napoli, studioso di riferimento per la scultura del Quattrocento, con una carriera scandita da duecento e passa pubblicazioni, travolge con il suo entusiasmo: la sua voce tuona, vibra, si fa concitata, suadente... Davanti a lui, sul monitor del portatile, compare una statuetta di terracotta alta poco più di 48 centimetri, che il Victoria and Albert Museum di Londra, il V&A per gli inglesi, ha esposto fin dal 1862 come Madonna col bambino ridente di Antonio Rossellino, uno dei più amati scultori di Madonne per la devozione domestica della Firenze di metà Quattrocento. Ma il professore scuote risoluto la testa. Come fece tanti anni fa, nel 2000, quando sovvertì un'altra paternità, sempre attribuita a Rossellino: quella di un meraviglioso San Giovannino in marmo della Sacra Capilla del Salvador a Ubeda, in Andalusia. "Un'opera di Michelangelo ventenne", affermò deciso. E oggi tutti sono d'accordo con lui.

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L'occasione per lanciare ora la notizia clamorosa di un nuovo Leonardo è l'arrivo della Madonnina in Italia (nonché la sua prima uscita dal V&A dopo più di un secolo e mezzo) per la mostra che aprirà a Firenze il 9 marzo, curata da Caglioti e Andrea De Marchi: Verrocchio, il maestro di Leonardo, oltre cento opere del mentore e dei suoi discepoli. E sarà a Palazzo Strozzi che questa delicata figurina dalla vita misteriosa e travagliata debutterà con una targhetta mai vista prima: "Madonna col Bambino di Leonardo da Vinci, 1475 circa". Concorde ovviamente De Marchi, ordinario all'Università di Firenze e acuto indagatore della pittura tardo-medievale e quattrocentesca. Concorde Arturo Galansino, direttore di Palazzo Strozzi, che la prossima settimana annuncerà la nuova attribuzione nel presentare la mostra all'Istituto italiano di cultura a New York (dopo Firenze, la raccolta andrà alla National Gallery of Art di Washington). E concorde uno dei più autorevoli esperti di Leonardo, Carmen Bambach, curatrice del Dipartimento dei disegni e delle stampe del Metropolitan, che sta per pubblicare Leonardo da Vinci Rediscovered: rilettura della vita e del lavoro del genio in quattro volumi (2.200 pagine), dove accoglie l'attribuzione di Caglioti.

Ma anche il V&A la accetterà, quando la Madonnina farà ritorno a Londra? "Non lo so", risponde il professore. "Me lo auguro vivamente". Saggia diplomazia. Eppure, ammettiamolo, qualche dubbio è inevitabile: dopo aver esposto per anni la terracotta come opera di Rossellino, è dura annunciare all'improvviso che - ops! - si trattava in realtà di un Leonardo. Se la tesi verrà accettata Oltremanica, ci vorrà comunque del tempo per assimilarla. Anche se poter dire di ospitare "il Sommo" sarebbe un bel vantaggio per il museo.

E la firma Rossellino come è nata?
"La storia inizia nel 1858, quando il V&A acquista la statuetta a Parigi. Si tratta di una prova in terracotta realizzata nel Quattrocento per una scultura più monumentale, di stile tanto pregevole che si era subito deciso di conservarla. Così era passata di famiglia in famiglia facendo perdere le proprie tracce, perché le testimonianze del viavai di beni privati vanno quasi sempre smarrite. Fino a riemergere nell'Ottocento, come la maggior parte delle opere d'arte rinascimentali oggi nei grandi musei, perché scoppia la passione collezionistica per l'età della Rinascita e i mercanti europei scendono in Italia a comprare da aristocratici indebitati, che riaprono le loro soffitte. Perfino il trittico della Battaglia di San Romano di Paolo Uccello è riaffiorato così. Certo è che, acquistata la terracotta, il V&A la espone come un Rossellino".

Con il consenso generale?
"Vari studiosi dubitano di quella affiliazione e sei-sette ingegni, nella prima metà del secolo scorso, fanno per primi il nome di Leonardo. Con timidezza però, perché già allora troppi buontemponi inquinano il campo con attribuzioni blasfeme a Leonardo scultore. E certo l'opzione leonardesca soccombe quando nel 1949 piomba sull'opera, come una pietra tombale, il verdetto di John Pope-Hennessy, The Pope, "il Papa", l'alfa e l'omega della critica d'arte britannica, allora ai preliminari del suo catalogo delle sculture italiane nel V&A. Quello del Papa è un ritorno convinto a Rossellino. E nessuno osa smentirlo più".

Fino al 2004, quando lei pubblicò per la prima volta la sua tesi contro. Come reagì la comunità scientifica?
"Ne parlai nel catalogo di una mostra su Matteo Civitali che si tenne a Lucca. Ma nel 2004 non ero Pope-Hennessy: l'ipotesi è stata accettata da più persone solo in note secondarie".

Lei però se ne convinse sempre più.
"È dagli anni del liceo che ne sono certo: la terracotta del V&A non ha nulla di Rossellino. Basta pensare alla Madonna Altman, rilievo in marmo di sua mano, o alla Maria del suo Presepe, entrambe al Metropolitan di New York: quelle Vergini sono trasognate, pensose, per nulla concentrate sul loro bambino. Mentre la Madonnina londinese guarda il figlio con quell'espressione protettiva, compiaciuta, che oggi si dà per scontata in ogni mamma, ma non lo era affatto nel Rinascimento. Un sentimento che torna più volte in Leonardo, a ennesima conferma del suo genio: si pensi alla tenerezza con cui Sant'Anna guarda la figlia Maria e il nipotino Gesù nella pala Sant'Anna, la Vergine e il Bambino con l'agnellino che è al Louvre. Un gioco affettivo a cui il bimbo risponde: quello del V&A è pazzo di gioia, pare di sentirne gli strilli, in un'allegria che ricorda altre opere uscite dalla bottega di Verrocchio, dove Leonardo entrò allievo a 13 anni e collaborò almeno fino ai 24. Ride ad esempio lo Spiritello con pesce di Verrocchio in persona, oggi a Palazzo Vecchio".

Sguardi, sorrisi... Quali altre prove che sia davvero un Leonardo?
"Mille dettagli che, messi insieme, cancellano ogni dubbio d'attribuzione. Basta confrontare anche i lineamenti della Madonnina con quelli di Sant'Anna. Nonché la serenità dei due volti. E poi osservare il serafino alato sui capelli della nostra Vergine: ritorna identico in un disegno giovanile di Leonardo agli Uffizi, un profilo di fanciulla oggi definito Testa femminile, un tempo Testa dell'Annunciata (interpretazione per cui propendo). Perfino l'acconciatura elaborata, raffinatissima, di quella Vergine ha le stesse onde sulle tempie della Madonna del V&A. Che è squisita anche nelle mani, altro particolare da mettere in risalto".

Perché?
"La mano destra ha le stesse dita lunghe, sottili, eleganti di quella che poggia sulla spalla di San Giovannino nella Vergine delle rocce al Louvre e di quella sul leggio nell'Annunciazione agli Uffizi".

Certo, affinità sorprendenti...
"Cui si aggiunge la straordinaria consonanza dei panneggi, giustamente celeberrimi nei lavori di Leonardo. Giorgio Vasari, nelle sue Vite di artisti, attesta che Verrocchio e Leonardo furono i primi a creare manichini che drappeggiavano con tessuti preziosi, per studiarne la caduta morbida, aggraziata. Entrambi si esercitavano copiando quei drappi su tele di lino leggerissime che, più della carta, assorbivano il colore, catturando la luce con effetti straordinari. E usavano una tecnica di loro invenzione: prima uno strato di pigmenti colorati, poi il disegno "a secco", senza lapis ma con punta d'argento, che sbavando un po', come sbava l'argento quando è sporco, produceva effetti miracolosi, da rifinire poi con la biacca. Non a caso la Madonna col bambino sarà esposta a Palazzo Strozzi con intorno alcuni di questi lini, in arrivo dal Louvre. La somiglianza è impressionante. La bellezza, miracolosa. Se si potesse toccare la terracotta entrando in quelle pieghe, si scoprirebbe un mondo infinito, come all'infinito lo sguardo si perde seguendo le volute dei panneggi sui lini. Non solo, guardi qui: la veste della nostra Madonna e il manto rosso dell'arcangelo nell'Annunciazione. I movimenti del tessuto sono gli stessi".

Ok, professore. Ma gli accostamenti suggeriti dall'occhio ineludibile dell'esperto non vanno sostenuti da prove documentarie?
"Tutto ciò che è scritto - lettere, attestati, conti bancari - è fonte secondaria rispetto all'opera d'arte in sé. Perché si può dubitare di qualunque cosa: un capolavoro perfettamente documentato potrebbe addirittura essere stato sostituito in sordina con un falso eccellente. E solo l'occhio umano se ne accorgerebbe. Sono un assiduo frequentatore di archivi e so che, in un lavoro serio, occhio e documenti vanno sempre d'accordo. Di solito però le testimonianze scritte esistono per opere di committenza pubblica, non privata".

Rossellino era scultore a tempo pieno. Leonardo soprattutto pittore. Possibile che di lui ci sia giunta una sola scultura?
"Che scolpisse ce lo racconta Vasari, che parla di alcune sue 'teste di femine che ridono', in terracotta. E il fatto che sia rimasto nella bottega di Verrocchio fino a 24 anni, ben oltre l'età di altri discepoli, vuol dire che tra i due era nata una collaborazione feconda, in un luogo dove si produceva pittura, certo, ma l'arte somma, più remunerata, era la scultura".

Che reazioni si aspetta ora?
"Positive da parte dei giovani studiosi, più spregiudicati e meno compromessi. Tiepide, se non fredde, da quelli di una certa età, che avrebbero potuto intervenire al posto mio. Chi ha 'buon occhiò è più propenso ad accettare la nuova paternità di un'opera appena ritrovata in soffitta, piuttosto che l'attribuzione inedita di un'opera nota: per orgoglio, per non averci pensato in prima persona. Quando nel 1962 la storica dell'arte tedesca Margrit Lisner attribuì a Michelangelo il Crocifisso di Santo Spirito, splendido legno policromo, per anni trascurato nel monastero fiorentino, tutti le diedero contro, benché fosse una scoperta epocale. Oggi che i soloni del tempo sono morti, nessuno ha più dubbi".

So che la Madonnina del V&A non andrà a Washington con il resto della mostra. Come mai?
"È molto fragile. Il museo londinese non vuole farla viaggiare troppo a lungo. Ma una cosa è certa: se il V&A accettasse l'idea che la Madonna col Bambino è di Leonardo, quasi nessuno potrà più permettersi di muovere quel capolavoro, perché il suo valore assicurativo si moltiplicherà di mille volte".

Sul Venerdì dell'8 febbraio 2019