Il cavalier Enzo Muscia che fece sua l’impresa
Claudia Arletti , dalla nostra inviata CLAUDIA ARLETTINel 2011 la fabbrica di Saronno chiude. Ma un dipendente lancia la sfida: ipoteca la casa e investe per salvare azienda e operai. Una storia esemplare. Da fiction tv
SARONNO (Varese). I primi a sparire furono i manager. Poi tutti gli altri a cascata, dai tecnici ai magazzinieri fino agli inservienti. Così, lasciandosi dietro novemila metri quadrati di capannoni e 320 persone disperate, nel giro di una settimana la filiale italiana della francese Anovo Spa chiuse baracca e burattini, e niente poté fare il mesto picchetto sindacale ai cancelli se non lasciar passare il curatore fallimentare, un avvocato compitissimo arrivato da Milano.
Era la fine del 2011 e Saronno, un tempo terra di fabbrichette vigorose e di schiscette per il pranzo degli operai, metteva nel conto brutto della crisi un altro disastro. Con un dettaglio: l'Anovo, che riparava i televisori e i dispositivi elettronici di giganti come Samsung e Philips, non andava male, al contrario: la si poteva definire solida. La filiale fu quindi uccisa deliberatamente per far quadrare i bilanci della multinazionale. Ma le storie che sembrano già scritte talora inciampano…
Era la fine del 2011 e Saronno, un tempo terra di fabbrichette vigorose e di schiscette per il pranzo degli operai, metteva nel conto brutto della crisi un altro disastro. Con un dettaglio: l'Anovo, che riparava i televisori e i dispositivi elettronici di giganti come Samsung e Philips, non andava male, al contrario: la si poteva definire solida. La filiale fu quindi uccisa deliberatamente per far quadrare i bilanci della multinazionale. Ma le storie che sembrano già scritte talora inciampano…
SARONNO (Varese). I primi a sparire furono i manager. Poi tutti gli altri a cascata, dai tecnici ai magazzinieri fino agli inservienti. Così, lasciandosi dietro novemila metri quadrati di capannoni e 320 persone disperate, nel giro di una settimana la filiale italiana della francese Anovo Spa chiuse baracca e burattini, e niente poté fare il mesto picchetto sindacale ai cancelli se non lasciar passare il curatore fallimentare, un avvocato compitissimo arrivato da Milano.
Era la fine del 2011 e Saronno, un tempo terra di fabbrichette vigorose e di schiscette per il pranzo degli operai, metteva nel conto brutto della crisi un altro disastro. Con un dettaglio: l'Anovo, che riparava i televisori e i dispositivi elettronici di giganti come Samsung e Philips, non andava male, al contrario: la si poteva definire solida. La filiale fu quindi uccisa deliberatamente per far quadrare i bilanci della multinazionale. Ma le storie che sembrano già scritte talora inciampano in qualcosa che non era previsto, si piegano davanti a un accidente - magari a una persona - prendendo un'altra direzione. Qui fu un dipendente, un addetto ai servizi commerciali che aveva cominciato riparando lavatrici alla catena di montaggio, a fare la differenza.
Oggi Enzo Muscia è un uomo magro e stressato, sempre di corsa, che racconta senza enfasi di come ha resuscitato la sua azienda, di come per farlo abbia ipotecato la casa e dato fondo ai risparmi, e di come abbia infine assunto decine dei vecchi compagni di lavoro. Contratti a termine, all'inizio, poi trasformati in contratti a tempo indeterminato: "Il regalo di Natale di due anni fa". Una storia perfetta per l'epica del self made man al tempo della crisi - e infatti da poco è in libreria Tutto per tutto (Roi, pp. 175, euro 19), e ora è saltata fuori una fiction con Beppe Fiorello (Il mondo sulle spalle, su Rai1 il 19 febbraio).
IL CURATORE
Quando l'Anovo Spa dà forfait, Muscia è responsabile delle vendite. In principio il curatore fallimentare lo fa restare perché dell'azienda sa tutto e bisogna recuperare i crediti, dare la brutta notizia ai vecchi clienti e insomma organizzare una ritirata ordinata. È l'unico dipendente. Ogni giorno siede al suo vecchio posto, fra settanta scrivanie deserte. Di tanto in tanto il curatore lo convoca per dargli disposizioni, ma anche lui non ci vede chiaro e un mattino gli dice: "Muscia, chiudere questa azienda è un delitto. Teniamo aperto per un anno un ramo d'impresa, nuovo nome, nuova partita Iva. La chiamiamo A Novo srl. Io cerco un investitore. Lei ricontatti i vecchi clienti e identifichi venti risorse. Formi una squadra". "Mi sta chiedendo di scegliere venti persone tra 320?". "Non le chiedo niente. Ha doti commerciali, i suoi colleghi si fidano di lei. Altrimenti chiudiamo seduta stante".
L'attività riprende con pochi "naufraghi in mezzo al mare" che per prima cosa puliscono i pavimenti e tolgono la polvere dagli scaffali. Non ci sono ruoli, gerarchie, tutti fanno tutto. Muscia dice no a chi gli offre un posto da fuori. Sta al timone e briga con i vecchi clienti: implora, millanta, fa prezzi stracciati; qualcuno infine si convince a dargli una chance. Ogni giorno un'emergenza, una falla da chiudere. E i colleghi rimasti fuori? Un ragazzo gli telefona in azienda: "Mi hai lasciato a casa. Sei proprio uno stronzo, Muscia".
L'anno passa in fretta e le cose non vanno male, ma nessun investitore si fa vivo. A novembre 2012, il tempo è scaduto. "Dove sono i capitani d'industria?" si tormenta, "sono tutti caporali? Se ci credo io, perché loro no?". Nel suo ufficio senza finestre oggi dice: "Ero a pezzi, ma sorpreso di me stesso. Io, che non ero nessuno, avevo preso la A Novo e per un anno l'avevo tenuta in vita. E di colpo mi è venuto un pensiero, chiaro come un giorno di sole: che cosa aspetto?".
L'EUGENIO
L'ipoteca sulla casa appartiene al passato. Così come i cinque giorni di fuoco che ci vollero perché l'A Novo diventasse sua. "Commercialista. Studio paghe. Affitto locali. Banca d'appoggio: ecco gli adempimenti essenziali per aprire". Il 17 dicembre 2012 nello studio del solito avvocato l'impresa passa di mano e Muscia ancora incredulo si ritrova imprenditore. Il suo braccio destro, Eugenio Biondi, oggi caporeparto, quel momento lo ricorda così: "Ero appena uscito con mia moglie dall'ufficio di collocamento, per la mobilità. Trovo sul cellulare tre telefonate di Enzo. È incazzato: "Ma dov'eri? Senti, ho rilevato l'A Novo, sei il primo a cui lo dico. Da oggi sei assunto". Resto senza parole. "Che succede?" fa mia moglie. "Dobbiamo tornare all'ufficio di collocamento"".
L'OSVALDO
A Saronno oggi i dipendenti sono 34. Altri cinque lavorano a Torino. Cosa c'entra Torino? La Samsung ha suggerito a Muscia di rilevare anche la filiale piemontese di un'azienda fallita che riparava cellulari: "Stessa storia dell'Anovo, ma in piccolo. Li ho riassunti tutti e non è beneficenza, hanno un know how importante". Ecco l'inizio della nuova avventura descritto da Dario Nobile, un manager assunto di recente: "Arrivo a Torino con Enzo. Avevano chiuso da otto mesi, ovunque solo polvere, non c'era neanche la luce. Al colloquio si presenta l'Osvaldo, un tecnico sui 50, due figli. Sta lavorando da un'altra parte, ma non vede lo stipendio da due mesi. Il curriculum è di tutto rispetto. La sua dignità, a terra. Ci viene il magone. Enzo gli stringe la mano: i suoi problemi sono finiti".
LA TATA (E IL TATO)
Nel capannone se dici "sindacato" ti guardano stralunati. Come vuole l'epica d'impresa, quando c'è un problema si va dritti da Enzo. "Ha avuto coraggio" dicono quelli della vecchia guardia. Il Mauro Riva, 62 anni, operaio con il pensiero a "quota 100", racconta della moglie, una commercialista lasciata a casa dalla ditta: si è improvvisata tata e, a dispetto dell'età, è riuscita a farsi assumere da una famiglia; poi nel "tempo libero" bada ad altri bambini. "Farò il tato con lei". Il neo assunto Claudio Joza, 33 anni, nato in Ecuador, nel suo camice bianco da chirurgo ripara stampanti industriali e non avendo vissuto i momenti leggendari parla del capo senza farsi venire gli occhi rossi: "S'incavola per le postazioni in disordine, l'ordine nell'elettronica è vitale". Di peggio da dire non gli viene in mente.
IL CAVALIERE
Enzo Muscia è Cavaliere al Merito: "Lo sa che è più di Berlusconi? Lui era Cavaliere del Lavoro. Comunque resta il mio mito, insieme a Marchionne". Lo invitano ovunque. Ha appena partecipato a un evento con i pezzi grossi di Philip Morris e di LinkedIn. Il suo slogan: non c'è lavoro senza lavoratori. La fiction? "Fa piacere, ma tv e interviste non ci portano contratti".
Il 22 febbraio sarà in una libreria di Casal di Principe, il paese dei Casalesi, a parlare di resilienza ai ragazzi. La resilienza, si capisce, è un chiodo fisso. "Ci sono persone che potrebbero fare cose grandi. Manca loro una spinta. Provo a infondere coraggio". Ma il suo è un one man show, uno spettacolo con un solo protagonista: "Mi serve qualcuno che mi affianchi, un clone. Forse l'ho anche trovato". Giustissimo, comincerà a sentirsi stanco. "Non ha capito. I miei dipendenti me li sento sulle spalle, come tanti datori di lavoro. Se toccando ferro faccio un frontale, cosa sarà di tutto questo?".
Sul Venerdì del 15 febbraio 2019
Era la fine del 2011 e Saronno, un tempo terra di fabbrichette vigorose e di schiscette per il pranzo degli operai, metteva nel conto brutto della crisi un altro disastro. Con un dettaglio: l'Anovo, che riparava i televisori e i dispositivi elettronici di giganti come Samsung e Philips, non andava male, al contrario: la si poteva definire solida. La filiale fu quindi uccisa deliberatamente per far quadrare i bilanci della multinazionale. Ma le storie che sembrano già scritte talora inciampano in qualcosa che non era previsto, si piegano davanti a un accidente - magari a una persona - prendendo un'altra direzione. Qui fu un dipendente, un addetto ai servizi commerciali che aveva cominciato riparando lavatrici alla catena di montaggio, a fare la differenza.
Oggi Enzo Muscia è un uomo magro e stressato, sempre di corsa, che racconta senza enfasi di come ha resuscitato la sua azienda, di come per farlo abbia ipotecato la casa e dato fondo ai risparmi, e di come abbia infine assunto decine dei vecchi compagni di lavoro. Contratti a termine, all'inizio, poi trasformati in contratti a tempo indeterminato: "Il regalo di Natale di due anni fa". Una storia perfetta per l'epica del self made man al tempo della crisi - e infatti da poco è in libreria Tutto per tutto (Roi, pp. 175, euro 19), e ora è saltata fuori una fiction con Beppe Fiorello (Il mondo sulle spalle, su Rai1 il 19 febbraio).
IL CURATORE
Quando l'Anovo Spa dà forfait, Muscia è responsabile delle vendite. In principio il curatore fallimentare lo fa restare perché dell'azienda sa tutto e bisogna recuperare i crediti, dare la brutta notizia ai vecchi clienti e insomma organizzare una ritirata ordinata. È l'unico dipendente. Ogni giorno siede al suo vecchio posto, fra settanta scrivanie deserte. Di tanto in tanto il curatore lo convoca per dargli disposizioni, ma anche lui non ci vede chiaro e un mattino gli dice: "Muscia, chiudere questa azienda è un delitto. Teniamo aperto per un anno un ramo d'impresa, nuovo nome, nuova partita Iva. La chiamiamo A Novo srl. Io cerco un investitore. Lei ricontatti i vecchi clienti e identifichi venti risorse. Formi una squadra". "Mi sta chiedendo di scegliere venti persone tra 320?". "Non le chiedo niente. Ha doti commerciali, i suoi colleghi si fidano di lei. Altrimenti chiudiamo seduta stante".
L'attività riprende con pochi "naufraghi in mezzo al mare" che per prima cosa puliscono i pavimenti e tolgono la polvere dagli scaffali. Non ci sono ruoli, gerarchie, tutti fanno tutto. Muscia dice no a chi gli offre un posto da fuori. Sta al timone e briga con i vecchi clienti: implora, millanta, fa prezzi stracciati; qualcuno infine si convince a dargli una chance. Ogni giorno un'emergenza, una falla da chiudere. E i colleghi rimasti fuori? Un ragazzo gli telefona in azienda: "Mi hai lasciato a casa. Sei proprio uno stronzo, Muscia".
L'anno passa in fretta e le cose non vanno male, ma nessun investitore si fa vivo. A novembre 2012, il tempo è scaduto. "Dove sono i capitani d'industria?" si tormenta, "sono tutti caporali? Se ci credo io, perché loro no?". Nel suo ufficio senza finestre oggi dice: "Ero a pezzi, ma sorpreso di me stesso. Io, che non ero nessuno, avevo preso la A Novo e per un anno l'avevo tenuta in vita. E di colpo mi è venuto un pensiero, chiaro come un giorno di sole: che cosa aspetto?".
L'EUGENIO
L'ipoteca sulla casa appartiene al passato. Così come i cinque giorni di fuoco che ci vollero perché l'A Novo diventasse sua. "Commercialista. Studio paghe. Affitto locali. Banca d'appoggio: ecco gli adempimenti essenziali per aprire". Il 17 dicembre 2012 nello studio del solito avvocato l'impresa passa di mano e Muscia ancora incredulo si ritrova imprenditore. Il suo braccio destro, Eugenio Biondi, oggi caporeparto, quel momento lo ricorda così: "Ero appena uscito con mia moglie dall'ufficio di collocamento, per la mobilità. Trovo sul cellulare tre telefonate di Enzo. È incazzato: "Ma dov'eri? Senti, ho rilevato l'A Novo, sei il primo a cui lo dico. Da oggi sei assunto". Resto senza parole. "Che succede?" fa mia moglie. "Dobbiamo tornare all'ufficio di collocamento"".
L'OSVALDO
A Saronno oggi i dipendenti sono 34. Altri cinque lavorano a Torino. Cosa c'entra Torino? La Samsung ha suggerito a Muscia di rilevare anche la filiale piemontese di un'azienda fallita che riparava cellulari: "Stessa storia dell'Anovo, ma in piccolo. Li ho riassunti tutti e non è beneficenza, hanno un know how importante". Ecco l'inizio della nuova avventura descritto da Dario Nobile, un manager assunto di recente: "Arrivo a Torino con Enzo. Avevano chiuso da otto mesi, ovunque solo polvere, non c'era neanche la luce. Al colloquio si presenta l'Osvaldo, un tecnico sui 50, due figli. Sta lavorando da un'altra parte, ma non vede lo stipendio da due mesi. Il curriculum è di tutto rispetto. La sua dignità, a terra. Ci viene il magone. Enzo gli stringe la mano: i suoi problemi sono finiti".
LA TATA (E IL TATO)
Nel capannone se dici "sindacato" ti guardano stralunati. Come vuole l'epica d'impresa, quando c'è un problema si va dritti da Enzo. "Ha avuto coraggio" dicono quelli della vecchia guardia. Il Mauro Riva, 62 anni, operaio con il pensiero a "quota 100", racconta della moglie, una commercialista lasciata a casa dalla ditta: si è improvvisata tata e, a dispetto dell'età, è riuscita a farsi assumere da una famiglia; poi nel "tempo libero" bada ad altri bambini. "Farò il tato con lei". Il neo assunto Claudio Joza, 33 anni, nato in Ecuador, nel suo camice bianco da chirurgo ripara stampanti industriali e non avendo vissuto i momenti leggendari parla del capo senza farsi venire gli occhi rossi: "S'incavola per le postazioni in disordine, l'ordine nell'elettronica è vitale". Di peggio da dire non gli viene in mente.
IL CAVALIERE
Enzo Muscia è Cavaliere al Merito: "Lo sa che è più di Berlusconi? Lui era Cavaliere del Lavoro. Comunque resta il mio mito, insieme a Marchionne". Lo invitano ovunque. Ha appena partecipato a un evento con i pezzi grossi di Philip Morris e di LinkedIn. Il suo slogan: non c'è lavoro senza lavoratori. La fiction? "Fa piacere, ma tv e interviste non ci portano contratti".
Il 22 febbraio sarà in una libreria di Casal di Principe, il paese dei Casalesi, a parlare di resilienza ai ragazzi. La resilienza, si capisce, è un chiodo fisso. "Ci sono persone che potrebbero fare cose grandi. Manca loro una spinta. Provo a infondere coraggio". Ma il suo è un one man show, uno spettacolo con un solo protagonista: "Mi serve qualcuno che mi affianchi, un clone. Forse l'ho anche trovato". Giustissimo, comincerà a sentirsi stanco. "Non ha capito. I miei dipendenti me li sento sulle spalle, come tanti datori di lavoro. Se toccando ferro faccio un frontale, cosa sarà di tutto questo?".
Sul Venerdì del 15 febbraio 2019