Virginia Raggi, la sindaca è un po' sconnessa
Stefano Costantini , di STEFANO COSTANTININella vita reale il suo gradimento è bassissimo. Ma sui social la prima cittadina di Roma batte tutti i record: quasi un milione di follower. Ma come è possibile? Abbiamo indagato
ROMA. Nel meraviglioso mondo di Virginia, è lei la regina dei social. Ogni mattina, specchiandosi nello schermo del suo computer, ottiene la stessa risposta: "Sei tu la leader incontrastata nel regno dei sindaci di tutto il mondo". E non di poco. Tanto per capire, la prima donna sindaco salita sul Campidoglio sfiora il milione di follower, staccando di un terzo il collega di Londra Sadiq Khan (quasi 700 mila) e di due terzi Ada Colau, alla guida di Barcellona (370 mila). Gli altri arrancano dietro, pur amministrando città molto più grandi: Bill De Blasio, a New York, si accontenta di 188 mila ammiratori su Facebook, mentre Anne Hidalgo fa un po' meglio a Parigi, ma si ferma comunque poco sopra i 200 mila. Stessa cifra che annotiamo nella sfida casalinga con Chiara Appendino, 5 Stelle a Torino. Mentre Beppe Sala a Milano sta sulla soglia dei 100 mila.
Un paradosso, se non un mistero, il super gradimento social di una sindaca che governa da due anni e…
Un paradosso, se non un mistero, il super gradimento social di una sindaca che governa da due anni e…
ROMA. Nel meraviglioso mondo di Virginia, è lei la regina dei social. Ogni mattina, specchiandosi nello schermo del suo computer, ottiene la stessa risposta: "Sei tu la leader incontrastata nel regno dei sindaci di tutto il mondo". E non di poco. Tanto per capire, la prima donna sindaco salita sul Campidoglio sfiora il milione di follower, staccando di un terzo il collega di Londra Sadiq Khan (quasi 700 mila) e di due terzi Ada Colau, alla guida di Barcellona (370 mila). Gli altri arrancano dietro, pur amministrando città molto più grandi: Bill De Blasio, a New York, si accontenta di 188 mila ammiratori su Facebook, mentre Anne Hidalgo fa un po' meglio a Parigi, ma si ferma comunque poco sopra i 200 mila. Stessa cifra che annotiamo nella sfida casalinga con Chiara Appendino, 5 Stelle a Torino. Mentre Beppe Sala a Milano sta sulla soglia dei 100 mila.
Un paradosso, se non un mistero, il super gradimento social di una sindaca che governa da due anni e mezzo una città diventata capitale del degrado. In questo mondo al contrario, più la città precipita nella classifica della decenza e dell'apprezzamento, più lei che la guida sale sugli allori di un'effimera notorietà digitale.
Per capire bisogna, intanto, iniziare a dare un'occhiata alla pagina Facebook di questa avvocata, appena quarantenne, che nel 2016 al ballottaggio ha conquistato il 67 per cento dei voti dei romani. Un'elezione straordinaria frutto di tante concomitanze, certo: a cominciare dalla crisi del Pd, che aveva cacciato prematuramente il precedente sindaco Ignazio Marino; poi il vento dell'antipolitica che ha gonfiato le vele dei 5 Stelle; e infine l'aspetto rassicurante di una giovane donna dal volto e dalle mani pulite.
Fatte queste premesse, passiamo a scorrere il mondo da favola descritto da Virginia. Perché quello in cui vive è davvero un paese delle meraviglie, in cui si tagliano nastri e si inaugurano luoghi; dove i rifiuti spariranno con un colpo di bacchetta magica e dove si costruiscono stadi nuovi, nonostante la Procura abbia chiesto il rinvio a giudizio per il costruttore che doveva realizzarlo e per altri 14 che avrebbero dovuto renderlo possibile con mirate varianti urbanistiche.
Insomma, il racconto, o meglio lo storytelling come si usa dire, schiaccia la realtà, la offusca fino a relegarla a fastidioso ostacolo verso un mondo migliore. A volte però non basta, le grane sono così evidenti che serve una strategia collaudata. È di fronte all'evidenza dello sfascio che allora si ricorre alla tesi del complotto dei poteri forti. I bus dell'Atac si fermano e spesso vanno a fuoco? Sono sabotati. L'incendio ha mandato in tilt uno strategico impianto dei rifiuti? È doloso. I frigoriferi vengono abbandonati per le strade? Messi lì apposta da qualche avversario politico.
I periti hanno smontato via via tutte queste ricostruzioni complottistiche e hanno dato un nome ai fatti: i servizi semplicemente non funzionano, dalla spazzatura agli alberi che cadono fino ai mezzi pubblici inefficienti (uno su due non rientra integro al deposito dopo una giornata di lavoro) per via della mancata manutenzione. Accade che le aziende che lavorano per il Comune, non pagate, non forniscano più servizi e ricambi; e che le nuove gare vadano deserte perché nessuno si fida più del Campidoglio. Per non parlare delle buche, ormai leggendarie. Sul tema la giunta Raggi - e anche la satira - ha dato il meglio: si è passati dall'imporre limiti lumaca impossibili da rispettare (30 chilometri orari) sulle strade di grande scorrimento, all'esortazione ai cittadini - "state attenti a non finirci dentro" - alla richiesta di intervento dell'esercito - che però non è mai stato contattato.
Ecco, ma i follower di tutto questo che ne sanno? Poco o nulla: perché si abbeverano alla fonte principale, il blog 5 Stelle o a quelli dei loro leader. Il resto, fuori dai confini vigilati dal Movimento - viene spiegato loro - sono fake news inventate dai giornali nemici, cioè quasi tutti.
Per capire la complessità del fenomeno Raggi sui social, allora si deve scendere di livello, addentrarsi nei meandri del web. E lì si comincia a cogliere che quei dati assoluti, il milione di seguaci che la sindaca può ancora vantare, non bastano a interpretare la sua performance. C'è infatti un valore che va tenuto presente, l'interaction rate: è una percentuale che valuta la reazione dei follower ai post e si calcola tenendo conto di diversi fattori. Ecco, in questa classifica più tecnica l'omologa di Barcellona, Ada Colau, ottiene un valore di 1,57 per cento mentre Virginia non raggiunge lo 0,7. E per restare all'Italia Beppe Sala a Milano strabatte tutti con il 2,48 per cento. Perché?
LEGGI ANCHE: IL CALCOLO DEL GRADIMENTO NEI SOCIAL
"La spiegazione è abbastanza lineare" spiega senza esitare Dino Amenduni, guru della rete ed esperto di comunicazione digitale (è socio e commentatore politico per la società Proforma): "Il grosso del milione di follower, Raggi lo ha ottenuto a ridosso della sua elezione, cioè prima di essere messa alla prova. Il suo tesoretto di like ha dimensioni da leader nazionale subito dopo la straordinaria impresa di aver conquistato la Capitale. Ma se andiamo poi a vedere la capacità di interazione (ovvero di coinvolgimento degli utenti, ndr) allora ecco che si svela il reale gradimento. In rete, infatti, chi decide di seguire un personaggio politico sull'onda dell'entusiasmo difficilmente poi decide di cancellarsi, a volte si dimentica pure di aver aderito. Inoltre più i post del personaggio pubblico si fanno poco interessanti più la parabola dell'interazione si fa discendendente e meno crescono i follower. Lo stesso fenomeno lo abbiamo osservato con Matteo Salvini, leader della Lega e della rete: dopo le elezioni ha fatto il pieno di consensi Facebook che oggi si sono ridotti della metà".
Basta questo a spiegare il baratro fra i risultati raggiunti da Raggi nella vita reale e i like ostentati sulla bacheca Facebook? Viene anche da pensare che molti di quel quasi milione non siano cittadini romani, utenti della Capitale, ma persone che vivono altrove e non sperimentano sulla propria pelle ogni giorno gli effetti di una governance disastrosa. "In effetti" prosegue Amenduni, "gran parte di quel risultato potrebbe arrivare da oltre i confini di Roma. Ma c'è un'altra questione che mi colpisce: i post della sindaca Raggi sembrano prodotti al cento per cento da uno staff preposto alla comunicazione, professionisti della propaganda, e questo in chi li legge diminuisce la percezione di originalità e genuinità. Esattamente il contrario di quanto Sala: il sindaco di Milano è molto attivo sui social, con ogni post mette la faccia e facendo ciò trasmette una reale e genuina connessione con i suoi "seguaci" e infatti ottiene il valore più alto in termini di interazione".
I momenti topici del Raggi pensiero, quelli che scatenano gli ultrà della rete, sono interessanti da analizzare. Si comincia da quelli legati alle vicende giudiziarie che hanno costellato questa prima parte del suo mandato: gli arresti del braccio destro Raffaele Marra e di Luca Lanzalone, poco dopo che era stato messo da Raggi a capo dell'Acea, la società del Comune che fornisce acqua e luce. Il post di maggiore successo è però legato al momento più favorevole, quando la sindaca viene assolta dall'accusa di falso: "Questa sentenza spazza via due anni di fango" scrisse subissata dai like.
Poi ci sono gli incidenti di percorso: in un post al veleno prende per vero un fake del candidato sindaco del centrodestra Alfio Marchini, poi cancella frettolosamente, ma non abbastanza per i tempi della rete; indimenticabile l'utilizzo di una foto di un concerto di David Guetta: la folla degli spettatori, sulla pagina Fb della sindaca, viene spacciata per quella di una convention pentastellata. Fra le ultime polemiche, quella con le organizzatrici della manifestazione #Romadicebasta, definite da Raggi "signore con borse firmate da mille euro, indossate come fossero magliette di Che Guevara": un post che ha costretto il marito a spiegare che la Hermes modello Kelly sfoggiata proprio da sua moglie era solo un'imitazione dell'originale.
Due anni e mezzo vissuti pericolosamente nella realtà, ma che nel meraviglioso mondo di Facebook si trasformano in una favola a lieto fine. Alla fine la principessa si salverà, vivrà felice e contenta. I romani purtroppo no.
Sul Venerdì del 22 febbraio 2019
Un paradosso, se non un mistero, il super gradimento social di una sindaca che governa da due anni e mezzo una città diventata capitale del degrado. In questo mondo al contrario, più la città precipita nella classifica della decenza e dell'apprezzamento, più lei che la guida sale sugli allori di un'effimera notorietà digitale.
Per capire bisogna, intanto, iniziare a dare un'occhiata alla pagina Facebook di questa avvocata, appena quarantenne, che nel 2016 al ballottaggio ha conquistato il 67 per cento dei voti dei romani. Un'elezione straordinaria frutto di tante concomitanze, certo: a cominciare dalla crisi del Pd, che aveva cacciato prematuramente il precedente sindaco Ignazio Marino; poi il vento dell'antipolitica che ha gonfiato le vele dei 5 Stelle; e infine l'aspetto rassicurante di una giovane donna dal volto e dalle mani pulite.
Fatte queste premesse, passiamo a scorrere il mondo da favola descritto da Virginia. Perché quello in cui vive è davvero un paese delle meraviglie, in cui si tagliano nastri e si inaugurano luoghi; dove i rifiuti spariranno con un colpo di bacchetta magica e dove si costruiscono stadi nuovi, nonostante la Procura abbia chiesto il rinvio a giudizio per il costruttore che doveva realizzarlo e per altri 14 che avrebbero dovuto renderlo possibile con mirate varianti urbanistiche.
Insomma, il racconto, o meglio lo storytelling come si usa dire, schiaccia la realtà, la offusca fino a relegarla a fastidioso ostacolo verso un mondo migliore. A volte però non basta, le grane sono così evidenti che serve una strategia collaudata. È di fronte all'evidenza dello sfascio che allora si ricorre alla tesi del complotto dei poteri forti. I bus dell'Atac si fermano e spesso vanno a fuoco? Sono sabotati. L'incendio ha mandato in tilt uno strategico impianto dei rifiuti? È doloso. I frigoriferi vengono abbandonati per le strade? Messi lì apposta da qualche avversario politico.
I periti hanno smontato via via tutte queste ricostruzioni complottistiche e hanno dato un nome ai fatti: i servizi semplicemente non funzionano, dalla spazzatura agli alberi che cadono fino ai mezzi pubblici inefficienti (uno su due non rientra integro al deposito dopo una giornata di lavoro) per via della mancata manutenzione. Accade che le aziende che lavorano per il Comune, non pagate, non forniscano più servizi e ricambi; e che le nuove gare vadano deserte perché nessuno si fida più del Campidoglio. Per non parlare delle buche, ormai leggendarie. Sul tema la giunta Raggi - e anche la satira - ha dato il meglio: si è passati dall'imporre limiti lumaca impossibili da rispettare (30 chilometri orari) sulle strade di grande scorrimento, all'esortazione ai cittadini - "state attenti a non finirci dentro" - alla richiesta di intervento dell'esercito - che però non è mai stato contattato.
Ecco, ma i follower di tutto questo che ne sanno? Poco o nulla: perché si abbeverano alla fonte principale, il blog 5 Stelle o a quelli dei loro leader. Il resto, fuori dai confini vigilati dal Movimento - viene spiegato loro - sono fake news inventate dai giornali nemici, cioè quasi tutti.
Per capire la complessità del fenomeno Raggi sui social, allora si deve scendere di livello, addentrarsi nei meandri del web. E lì si comincia a cogliere che quei dati assoluti, il milione di seguaci che la sindaca può ancora vantare, non bastano a interpretare la sua performance. C'è infatti un valore che va tenuto presente, l'interaction rate: è una percentuale che valuta la reazione dei follower ai post e si calcola tenendo conto di diversi fattori. Ecco, in questa classifica più tecnica l'omologa di Barcellona, Ada Colau, ottiene un valore di 1,57 per cento mentre Virginia non raggiunge lo 0,7. E per restare all'Italia Beppe Sala a Milano strabatte tutti con il 2,48 per cento. Perché?
LEGGI ANCHE: IL CALCOLO DEL GRADIMENTO NEI SOCIAL
"La spiegazione è abbastanza lineare" spiega senza esitare Dino Amenduni, guru della rete ed esperto di comunicazione digitale (è socio e commentatore politico per la società Proforma): "Il grosso del milione di follower, Raggi lo ha ottenuto a ridosso della sua elezione, cioè prima di essere messa alla prova. Il suo tesoretto di like ha dimensioni da leader nazionale subito dopo la straordinaria impresa di aver conquistato la Capitale. Ma se andiamo poi a vedere la capacità di interazione (ovvero di coinvolgimento degli utenti, ndr) allora ecco che si svela il reale gradimento. In rete, infatti, chi decide di seguire un personaggio politico sull'onda dell'entusiasmo difficilmente poi decide di cancellarsi, a volte si dimentica pure di aver aderito. Inoltre più i post del personaggio pubblico si fanno poco interessanti più la parabola dell'interazione si fa discendendente e meno crescono i follower. Lo stesso fenomeno lo abbiamo osservato con Matteo Salvini, leader della Lega e della rete: dopo le elezioni ha fatto il pieno di consensi Facebook che oggi si sono ridotti della metà".
Basta questo a spiegare il baratro fra i risultati raggiunti da Raggi nella vita reale e i like ostentati sulla bacheca Facebook? Viene anche da pensare che molti di quel quasi milione non siano cittadini romani, utenti della Capitale, ma persone che vivono altrove e non sperimentano sulla propria pelle ogni giorno gli effetti di una governance disastrosa. "In effetti" prosegue Amenduni, "gran parte di quel risultato potrebbe arrivare da oltre i confini di Roma. Ma c'è un'altra questione che mi colpisce: i post della sindaca Raggi sembrano prodotti al cento per cento da uno staff preposto alla comunicazione, professionisti della propaganda, e questo in chi li legge diminuisce la percezione di originalità e genuinità. Esattamente il contrario di quanto Sala: il sindaco di Milano è molto attivo sui social, con ogni post mette la faccia e facendo ciò trasmette una reale e genuina connessione con i suoi "seguaci" e infatti ottiene il valore più alto in termini di interazione".
I momenti topici del Raggi pensiero, quelli che scatenano gli ultrà della rete, sono interessanti da analizzare. Si comincia da quelli legati alle vicende giudiziarie che hanno costellato questa prima parte del suo mandato: gli arresti del braccio destro Raffaele Marra e di Luca Lanzalone, poco dopo che era stato messo da Raggi a capo dell'Acea, la società del Comune che fornisce acqua e luce. Il post di maggiore successo è però legato al momento più favorevole, quando la sindaca viene assolta dall'accusa di falso: "Questa sentenza spazza via due anni di fango" scrisse subissata dai like.
Poi ci sono gli incidenti di percorso: in un post al veleno prende per vero un fake del candidato sindaco del centrodestra Alfio Marchini, poi cancella frettolosamente, ma non abbastanza per i tempi della rete; indimenticabile l'utilizzo di una foto di un concerto di David Guetta: la folla degli spettatori, sulla pagina Fb della sindaca, viene spacciata per quella di una convention pentastellata. Fra le ultime polemiche, quella con le organizzatrici della manifestazione #Romadicebasta, definite da Raggi "signore con borse firmate da mille euro, indossate come fossero magliette di Che Guevara": un post che ha costretto il marito a spiegare che la Hermes modello Kelly sfoggiata proprio da sua moglie era solo un'imitazione dell'originale.
Due anni e mezzo vissuti pericolosamente nella realtà, ma che nel meraviglioso mondo di Facebook si trasformano in una favola a lieto fine. Alla fine la principessa si salverà, vivrà felice e contenta. I romani purtroppo no.
Sul Venerdì del 22 febbraio 2019