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Caravaggio, Flagellazione 1607-1608 (particolare) 

Arriva Caravaggio e a Napoli è la rivoluzione

Il grande pittore irrompe nella città partenopea, dove dipinge capolavori e lascia in eredità il suo stile di luci e ombre che dà inizio al Barocco locale. Una mostra a Capodimonte racconta lui e i suoi allievi
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La definizione di campione del realismo non si addice più a Caravaggio; ma quella di pittore rivoluzionario non può essere dissociata dalla sua tumultuosa persona. Michelangelo Merisi è e resta il primo artista moderno a procedere non per evoluzione ma per rivoluzione, il primo a sfidare tradizione e autorità, come ebbe a dire il critico inglese Roger Fry. Caravaggio (Milano 1571 - Porto Ercole 1610) irrompe nel Seicento, rompe con il Rinascimento, impone un nuovo stile figurativo che fa subito proseliti in Italia ed Europa. Tra una lite e l'altra, scampando a duelli e invidie, dà vita senza volerlo a un movimento transnazionale chiamato caravaggismo, il cui punto di forza era a detta di Roberto Longhi "la forma delle ombre: uno stile dove il lume, non più asservito, finalmente, alla definizione plastica dei corpi su cui incide, è anzi arbitro coll'ombra seguace della loro esistenza stessa".

Aveva iniziato dipingendo …
La definizione di campione del realismo non si addice più a Caravaggio; ma quella di pittore rivoluzionario non può essere dissociata dalla sua tumultuosa persona. Michelangelo Merisi è e resta il primo artista moderno a procedere non per evoluzione ma per rivoluzione, il primo a sfidare tradizione e autorità, come ebbe a dire il critico inglese Roger Fry. Caravaggio (Milano 1571 - Porto Ercole 1610) irrompe nel Seicento, rompe con il Rinascimento, impone un nuovo stile figurativo che fa subito proseliti in Italia ed Europa. Tra una lite e l'altra, scampando a duelli e invidie, dà vita senza volerlo a un movimento transnazionale chiamato caravaggismo, il cui punto di forza era a detta di Roberto Longhi "la forma delle ombre: uno stile dove il lume, non più asservito, finalmente, alla definizione plastica dei corpi su cui incide, è anzi arbitro coll'ombra seguace della loro esistenza stessa".

Aveva iniziato dipingendo iconiche nature morte con frutta fresca e marcita, foglie verdi e ingiallite; poi era divenuto grandissimo con dipinti drammatici in cui le immagini di Cristo o della Maddalena appaiono virtualmente presenti, scovate nello spazio dalla luce in perenne lotta con le tenebre. Si sa che lavorava con le pareti dello studio dipinte di nero e le finestre oscurate, per organizzare con espedienti teatrali la luce e l'ombra, per mettere in scena una vita in cui il fascio luminoso sospendesse il tempo dell'azione. Si sa pure che assumeva i suoi modelli dalla commedia della strada, dal popolino, trasfigurando una misera puttana in una Vergine santa, ma gonfia e con le gambe scoperte. Fu iracondo e  violento, un dannato ribelle, condannato a fuggire dagli altri e da se stesso. Da Roma si allontanò verso Napoli, poi in Sicilia e a Malta; per rintanarsi ancora una volta nei vicoli partenopei, e infine incontrare la morte a Porto Ercole.

A Napoli, dove venne tartassato al punto che "per li colpi quasi più non si riconosceva", dipinse cose incredibili, che hanno aperto la strada all'arte moderna di Courbet e Cézanne, quanto e forse più di Masaccio e di Michelangelo. Una Flagellazione (1607-1608), ad esempio, che è arte senza tempo; il Cristo alla colonna è un prigioniero politico recluso in un luogo tetro e segreto del Cairo o di Guantanamo. Un esempio insuperato di naturalezza somma e somma astrazione che prepara la strada non tanto alla fotografia quanto al cinema. Adesso, il Ministero per i Beni e dle attività culturali, il Museo e Real Bosco di Capodimonte, con il contributo della Regione Campania, e la produzione e l'organizzazione di Electa, promuovono un'importante mostra per approfondire il periodo napoletano del pittore e l'eredità lasciata nella città partenopea: Caravaggio Napoli, al Museo di Capodimonte fino al 14 luglio 2019, a cura di Maria Cristina Terzaghi e Sylvain Bellenger.

Certo è che l'attività del Merisi in Napoli, preceduta da chiara fama, dette inizio al Barocco partenopeo di Battistello Caracciolo (1578-1635), che in certi lavori gioca alla pari con Caravaggio, vedi il Cristo alla colonna o la Crocifissione di Capodimonte. Altri vennero convertiti sulla via del naturalismo luministico, tra questi Massimo Stanzione (1585-1656) e Filippo Vitale (1585-1650), ben rappresentati nell'occasione, oltre agli stranieri Louis Finson (1580-1617), pittore fiammingo, e Jusepe de Ribera (1591-1652) arrivato dalla Spagna.

La mostra offre pure l'opportunità di muoversi in città per ammirare sul posto altre perle di Caravaggio, tra tutte le Sette opere di misericordia (1606-1607) conservate nel Pio Monte della Misericordia. Un dipinto che è una specie di tableau vivant ricostruito per la devozione degli analfabeti: un montaggio di vita vera apparsa al pittore in qualche crocicchio famoso, in un rimescolio di miseria e nobiltà, tra ricchi e poveri, dove teologia e metafisica s'incarnano nel vissuto di una Spaccanapoli sempre e comunque contemporanea. In "una realtà quotidiana e mimica, disperatamente popolare", tra banchi di pesce e una luna vestita d'argento, "sotto il volo di angeli-lazzari che fanno la volatella all'altezza dei primi piani, nello sgocciolio delle lenzuola lavate alla peggio e sventolanti a festone sotto la finestra cui si affaccia una nostra donna col bambino", che ha le fattezze, si badi bene, di una Madonna di Raffaello senza, però, la seggiola. È sempre Longhi che ci illumina.

Sul Venerdì dell'8 marzo 2019